Sono 36 i reparti che “scompaiono” nel nuovo decreto firmato da Gucciardi. L’assessore ha rivisto il numero di divisioni e posti letto del vecchio piano sulla sanità in Sicilia, varato da Lucia Borsellino nel 2015 e bocciato dai ministeri della Salute e dell’Economia perché non in linea con le nuove norme che dettano precisi paletti sul numero dei servizi. Fonte – la Repubblica (ed. Palermo) da: redazione

Nei 120 chilometri che separano Cefalù da Patti non ci sono Terapie intensive coronariche né reparti di Emodinamica e se uno qualsiasi dei 600 mila cittadini che vivono tra le due cittadine viene colto da infarto, rischia davvero grosso.

Negli ospedali di Giarre, Niscemi, Mazzarino e Noto restano solo divisioni di Riabilitazione e Lungodegenza e qualche posto di Medicina.

La Chirurgia generale perde otto “bandierine”, mentre le Medicine d’accettazione e d’urgenza che inglobano i Pronto soccorso passano da 21 a 11. È la “cura dei tagli” dell’assessorato alla Salute per ottenere il semaforo verde del ministero alle ottomila assunzioni promesse e ancora al palo.

Sono 36 i reparti che “scompaiono” nel nuovo decreto firmato da Gucciardi.

L’assessore ha rivisto il numero di divisioni e posti letto del vecchio piano, varato da Lucia Borsellino nel 2015 e bocciato dai ministeri della Salute e dell’Economia perché non in linea con le nuove norme che dettano precisi paletti sul numero dei servizi.

«Il nuovo atto è solo un primo step che fotografa la situazione del pubblico e del privato convenzionato. Non vengono tagliati servizi, ma solo primariati», ha ribadito l’assessore che spera nel via libera romano entro luglio. Ma dovrà vedersela prima di tutto con i suoi colleghi all’Ars: il decreto dovrà passare al vaglio della commissione Sanità per il parere obbligatorio.

È già successo con il piano Borsellino, che da Palazzo dei Normanni uscì molto modificato.

E c’è da chiedersi cosa succederà quando la Sicilia dovrà tagliare altri cento reparti: il ministero ha dato tempo alle Regioni fino al 2017 per adeguarsi alle nuove regole.

LA MAPPA DEI TAGLI La scure colpisce soprattutto i reparti di Chirurgia generale: ne scompaiono otto. Quelli di Bronte e Paternò, nel Catanese, diventano costole di Biancavilla. Nel Ragusano Comiso si fonde con Vittoria, mentre a Scicli si passa da 8 a 4 posti letto e ci si accorpa a Modica.

Il reparto di Piazza Armerina viene inglobato dall’Umberto I di Enna, così come Petralia Sottana si fonde con Termini Imerese. Ma per il ministero ci sono almeno altre sette Chirurgie da cancellare.

Troppe, in base al decreto, sono anche le Ortopedie: il nuovo piano ne accorpa quattro, ma ne restano da eliminare almeno altre 17. L’Ortopedia di Avola si fonde con Noto, Piazza Armerina con Enna. A Mazara del Vallo i 12 posti letto vengono cancellati, ne restano 4 di day hospital, e il reparto si accorpa a Castelvetrano.

Nessuno sconto per gli ospedali delle aree metropolitane.

L’unità complessa di Chirurgia plastica e maxillo-facciale di Villa Sofia a Palermo, diretta dal chirurgo Matteo Tutino prima dell’arresto per truffa, viene declassata a unità semplice dipartimentale. Stessa sorte per la Chirurgia toracica del Policlinico di Palermo.

L’ospedale Papardo di Messina e Villa Sofia perdono i primari di Endocrinologia. All’Asp di Catania scompare una Geriatria. A Ragusa il reparto di Malattie infettive diventa unità semplice. Le Medicine generali passano da 61 a 58: scompaiono due dei quattro reparti del Policlinico di Palermo e quello di Giarre. Enna e Leonforte si accorpano a Nicosia, Niscemi diventa unità semplice dipartimentale.

Ma una nuova Medicina, oltre alle due già attive, va al Civico di Palermo, una in più al Policlinico di Catania, una a testa al Papardo di Messina e all’Asp di Messina. I reparti di Oculistica perdono una unità complessa a Lentini.

CHI CI GUADAGNA Non mancano le discipline “premiate”, come la Cardiologia: la Borsellino aveva previsto 57 divisioni pubbliche e private, con Gucciardi passano a 58. Una in più va al Garibaldi di Catania, l’altra a Villa Sofia di Palermo che già può contare sul reparto del Cervello.

A perdere la disciplina è invece l’ospedale Piemonte a Messina, che non farà più parte dell’azienda ospedaliera Papardo ma diventa presidio dell’ospedale per neurolesi Bonino Pulejo. Eppure per il ministero dovrebbero scomparire almeno altre 24 Cardiologie entro il 2017.

In controtendenza anche le scelte sui reparti di Ginecologia: tre in più rispetto al piano Borsellino e addirittura 19 in più rispetto al parametro massimo stabilito dal ministero. Un “paradosso” sollevato dai sindacati che qualche mese fa si scagliarono contro l’apertura di una nuova Ginecologia, la seconda, all’ospedale Civico di Palermo, sebbene a indirizzo oncologico. E anche il Policlinico di Catania ne guadagna un’altra.

Vincono anche l’Urologia, con una unità in più a Trapani (per il ministero dovrebbero essere 11 in meno in Sicilia) e la Pneumologia, dove si passa da 14 a 15 reparti con l’attivazione di una unità complessa al Policlinico di Palermo. E non mancano i doppioni, come il secondo reparto di Nefrologia pediatrica al Civico di Palermo.

CHI CI PERDE Anaao e Cimo denunciano «paradossi» al contrario: i reparti di Medicina e Chirurgia d’accettazione e d’urgenza che ospitano i pronto soccorso. Il piano Borsellino ne prevedeva 21, il nuovo decreto li dimezza a 11: ovvero 23 in meno rispetto ai parametri del decreto ministeriale.

In molti casi, come al Civico di Palermo, rimane solo il pronto soccorso, ma si prevedono due divisioni complesse negli ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello e quattro in provincia di Agrigento.

E non ce n’è neanche uno negli ospedali della provincia di Palermo, a Ragusa, Caltanissetta e Siracusa dove i pronto soccorso – denuncia l’Anaao – vengono declassati a strutture semplici di reparti di Medicina generale, senza autonomia, oppure restano come strutture complesse ma non all’interno della Medicina e chirurgia di accettazione e urgenza come prevede il ministero.

«Uno scempio che non risparmia nemmeno gli ospedali delle grandi aree metropolitane», attacca il segretario regionale Anaao, Pietro Pata. «La summa delle follie degli atti aziendali approvati in Sicilia che tengono conto di capricci e diktat dei vari direttori generali, proni ai desiderata dei politici di turno, e che ci allontana ancora di più dal decreto ministeriale», rincara la dose Angelo Collodoro, vice segretario regionale Cimo.

IL CASO RIABILITAZIONE E LUNGODEGENZA Nel piano Borsellino i reparti per malati cronici erano 19, ora passano a 18. Da Roma ne chiedono un minimo di 34 e un massimo di 64. Lo stesso vale per la Riabilitazione che perde due unità: all’ospedale Civico di Palermo verrà attivata come struttura semplice con la metà dei posti previsti, così come all’ospedale di Ragusa.

I pazienti potranno contare soprattutto sugli ospedali di provincia dove non c’è niente tranne che queste discipline, come a Noto (30 posti di Riabilitazione e 16 di Lungodegenza), Niscemi (6 posti di Riabilitazione, 6 di Lungodegenza, 20 posti di Medicina generale), Giarre (16 letti di Riabilitazione e altrettanti di Lungodegenza).

A Mazarino restano solo venti posti di Medicina generale, mentre sparisce del tutto la Chirurgia generale.

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