Comunicato della Segreteria nazionale ANPI sull’omicidio di Fermo

 

L’ANPI Nazionale, nel condividere le preoccupazioni espresse nel tempestivo comunicato dell’ANPI provinciale di Fermo, si stringe con immensa tristezza al dolore di Chimiary per la perdita del suo caro Emmanuel. Una vicenda inquietante che conferma quanto occorra tenere occhi e coscienza ben aperti dinanzi ad un fenomeno che non cessa di mostrarsi vitale e diffuso: il razzismo. Facciamo appello alla magistratura affinché si faccia rapidamente giustizia e alle forze dell’ordine affinché si vigili con maggiore intensità sull’incolumità dei nostri fratelli migranti. Il Paese ha bisogno di una rinnovata e piena stagione di diritti e convivenza civile. Di una incisiva e operativa stagione di memoria attiva: il fascismo, di cui il razzismo è chiara espressione, non è ancora definitivamente sepolto. L’orrore di Fermo è lì ad attestarlo.

 

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

 

Roma,  8 luglio 2016

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Sicilia. La “nuova” rete ospedaliera? Un trionfo di strafalcioni da: sanitàquotidiano.it

04 LUG – Gentile direttore,
che dire del DA 1188 del 29 giugno 2016, il decreto salva assunzioni che prelude all’indispensabile allineamento della problematica rete ospedaliera siciliana al DM n. 70 del 2 aprile 2015? Semplicemente un trionfo di strafalcioni! Altro che allineamento al DM 70!

Tanto per cominciare un atto che colpisce duramente un settore critico come quello dell’emergenza. Un atto programmatico che risulta essere un attentato alla sicurezza dei siciliani. Se c’è un principio ispiratore del DM 70, il cosiddetto regolamento Balduzzi, è quello di rendere omogenei sul territorio nazionale le risorse strutturali ed organizzative dei vari comparti della sanità, partendo proprio dai dipartimenti dell’emergenza. E invece il DA 1188 suggella le fantasie del DA 46 ratificando incomprensibili disomogeneità organizzative che minano irrimediabilmente la credibilità del sistema dell’emergenza ed in particolare delle prestazioni sanitarie erogate dai Pronto Soccorso.

E’ sconfortante infatti constatare come, nell’arco di pochi chilometri, da provincia a provincia, l’offerta assistenziale dell’emergenza urgenza venga erogata secondo modelli organizzativi assolutamente variegati, talora decisamente in contrasto tra loro e, comunque, non rispondenti agli standard previsti dal DM n. 70/2015.

La struttura complessa di riferimento di tutti i Pronto Soccorso è, secondo il regolamento Balduzzi, la Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza (MCAU) a cui afferiscono medici inquadrati nella disciplina omonima istituita con D.M. del 30.01.98 (Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza). Tali strutture devono essere presenti sul territorio regionale come strutture complesse secondo standard minimi e massimi compresi, in Sicilia, fra 17 e 34 strutture. Considerato l’elevato numero di Presidi Ospedalieri presenti nella rete ospedaliera il raggiungimento del parametro massimo sarebbe stato doveroso. Invece le strutture previste sono state ridotte a meno di un terzo di quelle ragionevolmente necessarie.

Invece Il DA 1188 le riduce dalle 16 precedentemente previste nel DA 46/2015 a 11. Poco importa se alcuni Pronto Soccorso sono previsti come strutture complesse. Non è questo che il DM n. 70 prevede. Accanto ad aziende come l’ASP di Agrigento o l’ASP di Ragusa che, correttamente, prevedono 3 o 4 strutture complesse di MCAU con posti letto, abbiamo aziende, con bacini di utenza anche superiori, nelle quali ne è prevista a malapena una, ASP di Catania, e addirittura aziende nelle quali non ne è prevista nemmeno una. Anzi, non è previsto nemmeno un DEA (Dipartimento dell’Emergenza) (ASP di Messina e Palermo). Accanto a Pronto Soccorso rispondenti al modello organizzativo del regolamento Balduzzi, abbiamo Pronto Soccorso che dipendono da strutture complesse con le quali hanno davvero poco a che fare, per mission, formazione e competenze, come le Unità Operative di Medicina.

Persino gli ospedali delle grandi aree metropolitane, sedi di Hub per l’emergenza, non sono risparmiate dallo scempio organizzativo di questo improbabile atto programmatico che è rappresentato dal DA 1188.

Il paradosso della disomogeneità di assistenza sanitaria e della inesistenza di un modello organizzativo standardizzato, ancorché normato, si concretizza a Palermo dove presso l’Azienda Ospedaliera Villa Sofia Cervello viene istituita una struttura complessa di MCAU in più, una per ogni presidio ospedaliero (Cervello e Villa Sofia), mentre presso l’ARNAS Civico, sede di uno dei due DEA di II livello dell’isola, la MCAU, già organizzata secondo quanto previsto dagli standard ministeriali, scompare del tutto, con tutti i suoi posti letto sub intensivi. Tale struttura era già stata “vittima” di un curioso “refuso” che aveva caratterizzato il DA n. 46/2015 e che l’aveva parzialmente smembrata. La sua abolizione fornisce la certezza che di refuso non si è trattato bensì di un preciso disegno le cui motivazioni, mai addotte, evidentemente prescindono da un modello organizzativo assistenziale ben identificabile. Di fatto dal punto di vista organizzativo e funzionale la risposta assistenziale in emergenza presso l’ARNAS Civico sarà “assicurata” attraverso un modello analogo a quello di un Presidio Ospedaliero di provincia (spoke) e ciò non potrà non avere un impatto pericolosissimo sulla qualità e sulla tempestività delle cure erogabili sui pazienti critici e ad alto rischio evolutivo che presso questa struttura vengono centralizzati da tutta la Sicilia occidentale.

Il mancato riconoscimento del complesso ed articolato ruolo delle MCAU come strutture di riferimento delle aree di emergenza e dei Pronto Soccorso così come previsto dagli standard ministeriali, rappresenta un passo indietro di oltre un decennio (era già previsto da un DPR del 2002), rende poco credibile e potenzialmente fallace un settore critico nel quale è evidente l’interpretazione arbitraria della norma e incrementa il gap organizzativo con le regioni cosiddette virtuose dove il più idoneo modello organizzativo è da anni presente e consolidato.

Un danno incommensurabile che si deve alla politica clientelare distante dalle reali esigenze dei cittadini e piegata ai desiderata, ed in alcuni casi ai diktat, di certi direttori generali che sono i veri artefici di questo decreto, tutt’altro che allineato agli standard ministeriali, rappresentando persino un passo indietro rispetto al DA n. 46/2015 e contro il quale i sindacati porranno in essere ogni provvedimento utile ad annullarne le nefaste conseguenze.

Pata Pietro
Segretario Regionale Anaao Assomed

Agostino Geraci
Segretario Aziendale
Anaao Assomed ARNAS CIVICO PA

Autore: redazione Scuola, i tagli all’organico e alle buste paga documentati dalla Corte dei Conti. E da settembre spariscono 51 istituti da: controlacrisi.org

La Relazione 2016 sul costo del lavoro pubblico della Corte dei conti, pubblicata nei giorni scorsi, ha evidenziato quanto denunciato da tempo dal sindacato dal mondo della scuola: tra il 2008 e il 2014 il personale docente di ruolo è sceso di 9 punti, i dirigenti scolastici sono stati ridotti di oltre il 30%, si è risparmiato sugli automatismi stipendiali bloccando gli scatti di anzianità, si è negato il rinnovo contrattuale e l’adeguamento stipendiale anche al solo costo della vita.

Dopo il dimensionamento degli istituti, è così arrivato pure quello del personale e del relativo trattamento economico. Nel 2014 un docente ha guadagnato in media 30.699 euro lordi; un dirigente scolastico 62.890 euro, mentre un dirigente di seconda fascia dell’Università ha percepito 94.455 euro; un dirigente delle Regioni 93.450 euro; un dirigente ministeriale di prima fascia 178.301 euro. Per il personale Ata, sottolinea il sindacato Anief, poi, i compensi rasentano la soglia di povertà: 22.000 euro. A scanso di equivoci, è bene sapere che la riforma della Buona Scuola, approvata un anno fa, se si eccettua l’immissione in ruolo di circa 47.000 nuovi docenti “potenziatori”, non ha sanato nulla.

Con il nuovo anno scolastico, intanto, spariranno 51 scuole. La perdita arriva a 102 istituti, perché il taglio riguarda altrettante sedi sottodimensionate, che scenderanno da 385 a 334. In tutto, si passerà da 8.382 scuole dello scorso anno a 8.281. È la solita operazione in chiave spending review, aggravata dal dato Miur che ha certificato un incremento di allievi. E a rifilarla è quell’Esecutivo che, più di tutti, si è professato promotore di una scuola di qualità.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal) commenta: in questo modo si costringono i presidi a fare i salti mortali per gestire due o anche tre scuole a testa, con spesso una decina di plessi distanti chilometri tra loro. Dal 1° settembre saranno 2mila, uno su quattro, gli istituti che andranno in reggenza. In questo modo continueremo ad avere scuole abbandonate al loro destino, affidate a vicari sottopagati e a presidi, a loro volta, con stipendi dimezzati e costretti a vivere alla giornata e a tamponare a distanza le emergenze.

Violenza a Motta S.Anastasia – Comunicato stampa UDI Catania

Udi Catania

 Catania, 07.07.16 Comunicato stampa UDI Catania  Un padre ignobile e un convivente altrettanto ignobile Aggiorniamo da Catania il triste bollettino delle violenze quotidiane subite dalle donne: oggi una sedicenne vittima di lesioni aggravate a Motta Sant’Anastasia. Naturalmente un lui ha perso il controllo perché era pazzo di gelosia, un padre collaborativo ha offerto il suo aiuto. Continua il pregiudizio che assegna uno spazio “accettabile” alla violenza agita fra le mura di casa, la convinzione che si possa punire una donna per i suoi comportamenti veri o presunti, per i suoi sentimenti, per le sue parole…Cercheremo che arrivi alla vittima la nostra solidarietà e la nostra attenzione ma diventa sempre più urgente che siano gli uomini a mostrarsi solidali e dichiaratamente distanti da ogni tipo di violenza.
Intanto annunciamo tre mesi di inizative UDI  “Catania. STOP femminicidio”, questo possiamo fare nel tentativo di scalfire stereotipi che sembrano impermeabili. Possiamo ribadire la nostra tenacia e la convinzione che le donne cambieranno la loro vita ma questo orizzonte è inaccettabile per tutte quelle che pagano ogni giorno con la loro vita o con il loro dolore.Oggi quello che più offende è la solidarietà tra violenti e la rassegnazione dei non violenti. Si chiama complicità inaccettabile per la quale si può provare solo disprezzo mentre cresce il numero delle donne morte per femminicidio o “ferite a morte”.