Dio perdona, D’Alema no da: Linkiesta

I suoi video fanno migliaia di condivisioni. Le sue dichiarazioni rimbalzano da une rete all’altra e da un giornale all’altro. Ecco perché Baffino è sempre più un pericolo, sia per il premier, sia per la sinistra Pd

Un po’ Cincinnato, un po’ Franti («E l’infame sorrise»), un po’ Von Clausewitz come sempre, Massimo D’Alema è tornato e sta rompendo le uova nel paniere alla sinistra Pd, che si preparava a vantaggiose contrattazioni con un Matteo Renzi stordito dagli ultimi eventi. Ed è un bizzarro destino che, ancora una volta, le exit strategy della sinistra debbano fare i conti con un personaggio più volte liquidato, dato per disperso, finito, impegnato in altre vite, le vigne, il vino, le relazioni blande di una fondazione internazionale, qualche fiera o anteprima di prestigio. E invece no. Come nel mitico sketch del Terzo Segreto di Satira, D’Alema torna e fa saltare la serata buttando lì una frase apparentemente innocua ma che avrà conseguenze: «la disciplina di partito può valere alle elezioni, non quando si decide sulla Costituzione. Sulla Costituzione, il voto è sempre di coscienza».

Così, in due righe Massimo D’Alema ha aperto il recinto del diritto al dissenso referendario, mettendo i Bersani, i Cuperlo, gli Speranza, in un mare di guai: se finora se l’erano cavata immaginando di scambiare il loro “sì” con una riforma elettorale più rispettosa del pluralismo interno, qualche capolistato, garanzie sui territori, oggi quel sì” vale assai meno perché fuori dalla loro cerchia emerge un nuovo tipo di possibile opposizione, l’opposizione coi baffi di un ex-premier che si è stufato di giocare al vignaiolo.

D’Alema ha aperto il recinto del diritto al dissenso referendario, mettendo i Bersani, i Cuperlo, gli Speranza, in un mare di guai

Il bello è che D’Alema è stato evocato e riportato al centro della scena proprio da chi lo aveva rottamato e relegato nel dimenticatoio. Nessuno pensava più a lui finché dieci giorni fa, raccogliendo voci dal sen fuggite del mondo Pd, Repubblica non aveva aperto il caso del voto di D’Alema: «Sta con la Raggi», dicevano le voci. «Lavora per portarle assessori». «Pur di cacciare Renzi è pronto a votare il Cinque Stelle». Seguirono smentite, conferme, ri-smentite, e comunque lui si ritrovò lì: di nuovo sul palcoscenico, grazie ai suoi avversari.
Ed è per questo che, adesso, può andare a Ballarò e sorridere, e far sorridere Giovanni Floris ed Enrico Mentana e tutti noi, senza dar l’aria di quello che si vendica. Per questo il videoblog con le sue battute – «Le riforme di Renzi? Vanno nel senso opposto di quelle promesse ai cittadini»; «Guerra a Renzi? Non lo conoscevo neanche» – fa centomila visualizzazioni e gira sul web come l’urlo di Antonio Conte. Grazie all’assist dei suoi avversari, D’Alema non appare come uno che cerca ritorsioni ma come un vecchio e saggio zio che, richiamato dall’esilio, torna a spiegarci la vita. «Non è colpa mia – sembra dire col suo mezzo sorriso, alzando le sopracciglia nella sua più classica smorfia di finto stupore – se questi sono scemi».

La tesi “sono scemi” peraltro D’Alema l’ha declinata anche seriamente, in un’intervista post-elettorale al Corriere della Sera il cui nocciolo era il paragone tra Renzi e Blair. «Blair – spiegava l’ex-premier – si circondò del meglio del suo partito, non di un gruppetto di fedelissimi. Blair prese il suo principale avversario, Gordon Brown, e lo fece cancelliere dello scacchiere. Volle ministri Robin Cook e Jack Straw, figure storiche del laburismo. Ma Blair era intelligente». E in quel «ma» c’è il nocciolo delle cose: gente più sveglia dei renziani avrebbe dato a lui, D’Alema, qualcosa da fare oltre alla cura dei suoi vitigni, perchè lui non è Veltroni che può sentirsi pago di una new life nel cinema, non è la Bindi che può accontentarsi di una presidenza di Commissione, non è Bersani che si fa maltrattare in direzione e ingoia il rospo. Lui è Massimo D’Alema, e insomma: ci dovevano pensare prima.

il personaggio-simbolo della rottamazione, del vecchio da buttare dalla finestra, è rientrato in gioco. Ed è temibile, come tutti quelli che hanno poco o niente da perdere

Il tempo ci dirà quanto conta la zeppa che D’Alema sta mettendo nella ricomposizione delle “anime” Pd e fino a che punto il suo No inciderà sul dibattito referendario. Sta di fatto che il personaggio-simbolo della rottamazione, del vecchio da buttare dalla finestra, delle bicamerali fallite, degli accordi con Berlusconi sottobanco, di tutto ciò che gran parte della sinistra ha odiato e disprezzato per anni nell’era pre-Renzi, è tornato a luccicare a modo suo. Il mondo nuovo dei populismi e della crisi ha rovesciato il paradigma andreottiano. Il potere, oggi, logora chi ce l’ha. Massimo D’Alema lo ha capito prima di altri, e si gioca la partita sua, temibile come tutte le partite di quelli che hanno poco o niente da perdere.

ASSEMBLEA COMITATI CDC Provincia di Catania LUNEDÍ 11 pv ore 19.00

Coordinamento Democrazia Costituzionale Catania


Carissim@,

dopo la chiusura della fase raccolta firme, URGE riunirci  per procedere ad una valutazione del lavoro svolto. Dobbiamo incontrarci per programmare iniziative, proporre  strategie d´informazione per lanciare ed organizzare la “Campagna per il NO”, in vista del Referendum.
Ci vediamo LUNEDÍ 11 alle ore 19.00 presso il Circolo R.L. in via L.Capuana, 89 con il seguente ODG.:
1) Resoconto raccolta firme. Valutazione politica.
2) Iniziative per la Campagna per il NO.
3 ) Proposta per una o piú date in cui  convocare un´assemblea regionale, preferibilmente ad Enna (epicentro della Sicila ) , successiva alla riunione nazionale del 16 pv a Roma.
4) Varie ed eventuali.
Il Comitato catanese proseguirá la riunione per discutere delle spese sostenute e da sostenere e dei rimborsi.
Ci vediamo LUNEDÍ 11 alle 19.00.
Per la segreteria CDC
GCV

Autore: fabrizio salvatori Scuola, importante sentenza a Roma che risarcisce i precari e condanna lo sfruttamento da: controlacrisi.org

 

Il Tribunale del Lavoro di Roma risarcisce i precari: dopo essere stati illegittimamente assunti e licenziati oltre il limite consentito dei 36 mesi, il giudice ha puntato il dito contro l’interminabile serie di contratti a tempo determinato stipulati in aperta violazione delle disposizioni dettate dalla normativa comunitaria. La tesi degli avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Salvatore Russo, legali del sindacato Anief che per primo si è mosso in tribunale per la tutela dei lavoratori precari della scuola pubblica, era corretta: uno Stato che reitera le supplenze, cade nella discriminazione e nell’abuso del lavoro a termine. Il corposo risarcimento danni imposto all’amministrazione scolastica riguarda anche gli scatti di anzianità, mai riconosciuti ai lavoratori precari, e il pagamento delle spese di lite.Marcello Pacifico (Anief-Cisal) commenta: “Abbiamo nuovamente indicato il ‘corretto cammino’, anche ai tanti sedicenti esperti di diritto e di legislazione scolastica che negli ultimi mesi si sono ‘assurti’ come difensori dell’ultima ora dei lavoratori precari della scuola; questi non possono far altro che seguire la ‘scia’ segnata dall’Anief in Tribunale e avvalersi della favorevole e granitica giurisprudenza ormai ottenuta in tutti i settori dal nostro sindacato per la tutela dei diritti del personale scolastico italiano”.