PIÙ ITALIA IN ARMI IN IRAQ. da: ancorafischia.altervista.org

img1024-700_dettaglio2_Soldati-italiani-in-AfghanistanSono trascorsi due anni ma la battaglia per Falluja continua ancora. La scorsa settimana, l’esercito iracheno ha cantato vittoria, ma Falluja non è ancora stata completamente liberata dal Daesh. La vittoria è stata smentita dagli Stati Uniti, che hanno informato che solo un terzo della città è stata liberata dal Califfato. La causa non sono solo i limiti militari dell’esercito iracheno, ma anche l’aspetto economico. La lunga battaglia di Falluja è quella più costosa dal ritiro delle truppe americane nel 2011.

Un tank dell’esercito iracheno alla periferia di Falluja. Iraq, 22 maggio 2016. REUTERS/Stringer

Dopo l’annuncio di vittoria delle forze irachene lo scorso fine settimana, gli Stati Uniti Il principale ostacolo per una vittoria chiara è il denaro, o meglio la mancanza di questo. I lunghi anni di combattimenti hanno un peso economico notevole sugli alleati degli Stati Uniti che combattono il gruppo islamista, noto anche come ISIS, cui si aggiunge un costo di miliardi di dollari attuale: è una delle battaglie più costose dal ritiro delle truppe americane, nel 2011.

La lotta contro Daesh in Iraq e Siria ha un costo molto pesante, 11,5 milioni di dollari al giorno: solo gli Stati Uniti nel 2016 hanno investito 5,3 miliardi di dollari per combattere ISIS, circa l’1 per cento del bilancio della Difesa, mentre l’economia irachena sopporta il peso di una spesa militare che costituisce un quinto del suo bilancio annuale.

D’altra parte, sul campo di battaglia gli uomini dell’ISIS sono finanziati non solo dai profitti provenienti dagli impianti petroliferi da loro controllati in Siria e Iraq ma anche da ricchi uomini d’affari del Golfo, secondo quanto ha rivelato un’indagine di International Business Times svolta nel 2015.

Una combinazione di denaro e ostinata cecità ha fatto sì che uomini d’affari sunniti della regione del Golfo Persico possano finanziare senza alcun contrasto Daesh tramite l’intermediazione di diverse tribù sunnite, come detto a IBT da Eissa al-Issawi, capo del consiglio locale di Falluja. I leader tribali sostengono ISIS con intelligence, denaro e armi che aiutano il gruppo ad allontanare le forze militari irachene sostenute dagli Stati Uniti, mantenendo così il sopravvento in battaglia.

Mowaffak al-Rubaie, ex consigliere per la sicurezza nazionale irachena del governo dell’ex-presidente Nuri al-Maliki, ha dichiarato che diversi uffici governativi nelle diverse città della provincia di Anbar, compresa Falluja, trasferiscono denaro direttamente ai militanti.

Anche se è difficile accertare le cifre che incassano gli ultimi miliziani a Falluja il governo iracheno sa benissimo che si tratta di un bancomat senza fondo, almeno fino a quando non si romperanno i legami tra il Golfo e la provincia di Anbar.

Per questo motivo l’esercito iracheno, consigliato dagli Stati Uniti, utilizza le sue truppe d’elite per guidare la campagna militare ad Anbar. Alcuni dei 1500 uomini dell’unità antiterrorismo sono coinvolti nei combattimenti diretti insieme ad altri 10.000 soldati locali e 8.000 membri delle forze di polizia, molti dei quali provenienti da tribù locali.

Il CT, il nome dell’unità, risponde direttamente al primo ministro Haider al-Abadi. L’unità combina diversi elementi per operazioni speciali in territorio iracheno, con unità della polizia federale e del ministero dell’interno. Sono i soldati più attrezzati e meglio qualificati di tutto l’Iraq, i combattenti di maggior valore sul campo di battaglia.

Oltre a ricevere finanziamenti nell’ambito della coalizione internazionale e formazione dai Marines statunitensi, CT ha anche accesso a un fondo di 19 miliardi di dollari istituito dalla fine della guerra in Iraq. Le perdite sono piuttosto costose: a Ramadi, capitale della provincia di Anbar, le forze speciali hanno perso oltre 200 Humvee blindate, la cui sostituzione costa 9,4 milioni di dollari.

In quanto unità principale di combattimento CT sfrutta prima il denaro proveniente dagli Stati Uniti e dalla coalizione lasciando il restante da spartire tra forze paramilitari sciite, tribù locali e polizia nazionale.

Secondo il budget americano 2016 per l’addestramento degli iracheni, CT ha ricevuto fino ad oggi 1,34 miliardi di dollari solo quest’anno, 50 volte quello ricevuto dalle forze tribali della provincia di Anbar.

Il denaro della coalizione viene trasferito al governo centrale di Baghdad, che dovrebbe distribuire poi i fondi ai suoi vari rami militari in tutto il Paese. Ma combattenti tribali filogovernativi nella provincia di Anbar hanno dichiarato a IBT che i fondi non vengono condivisi in modo equo, con il denaro che viene consegnato a comandanti che hanno un rapporto privilegiato con il Ministero delle Finanze.

Nel 2014 alcune milizie sunnite ad Anbar, in lotta contro i miliziani di ISIS, hanno chiesto formazione e armi al governo iracheno. Quelle armi non sono state consegnate prima della fine del 2015 e solo successivamente si è saputo che erano stati gli Stati Uniti a mettere pressione al governo centrale.

La mancanza di fondi per le milizie tribali è un grosso problema secondo quanto dichiarato dall’ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq James Jeffrey a IBT. La vittoria della battaglia di Anbar, ha dichiarato, è subordinata a guadagnare il sostegno delle tribù sunnite locali: “La tribù di Falluja è sempre stata divisa [tra coloro che sostengono ISIS e coloro che appoggiano il governo] perché l’autorità dei capi tribali è stata annacquata dall’invasione dell’Iraq nel 2003” ha detto Jeffrey.

Se le forze irachene riusciranno a controllare Falluja questo segnerà un punto di svolta nella lotta irachena contro Daesh.

“Tutto sommato Anbar sarà messa in sicurezza” ha detto Jeffrey. Solo che potrebbe richiedere del tempo.

Francesco Cecchini

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