Lasciare la UE: un passo in senso antimperialista da: resistenze.org

International Communist Press (ICP) | icp.sol.org.tr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

18/06/2016

Intervista esclusiva sul referendum UE a Ella Rule, Vice Presidente del Partito Comunista di Gran Bretagna – Marxista Leninista (CPGB-ML)

ICP: In un articolo del vostro giornale, si dice che lasciare la UE consente di compiere un piccolo passo in avanti nella lotta per il socialismo. In che modo?

Ella Rue: L’aspetto saliente è che si tratta di un passo antimperialista. Il popolo non necessariamente se ne rende conto. Ma se l’Unione europea è una formazione imperialista che ha commesso numerosi crimini di guerra sin dal suo esordio e perché l’Unione europea è forte. Se la UE cadesse a pezzi, cosa che il voto britannico per la Brexit favorirebbe, l’imperialismo uscirebbe indebolito. Sì, rimarrebbero diversi paesi, ma non sarebbero così forti come prima. L’Unione europea inoltre è sempre stata strettamente alleata con l’imperialismo degli Stati Uniti: la disgregazione della UE indebolirebbe anche l’imperialismo statunitense, che è, naturalmente, il nemico più feroce della classe operaia.

ICP: Quali sono le principali preoccupazioni per la partecipazione all’UE? In che modo l’appartenenza alla UE influenza il popolo?

ER: La UE ci rende co-cospiratori nella lotta dell’imperialismo contro i popoli del mondo. Non vogliamo davvero aggregarci a questi banditi. Credo che con ogni probabilità ci sarà molta pressione sotto il profilo finanziario come esito dell’uscita dall’UE, se ciò dovesse accadere. I quotidiani dicono che gli anziani perderanno i loro abbonamenti gratuiti del pullman e il Cancelliere ha sputato ogni tipo di minacce. Anche se fossero messe in atto, ritengo che non si possa far parte di un’istituzione la cui sopravvivenza dipende dall’oppressione della maggior parte del mondo e dal terrore esercitato sui popoli degli altri paesi. Si è fatto molto rumore sugli immigrati che vengono in Europa. Arrivano perché l’Unione europea è implicata come l’imperialismo USA nella fuga dalle loro case. Qualsiasi indebolimento dell’imperialismo crea opportunità per il movimento di classe.

ICP: Dicevi che opponendosi all’Unione europea, i socialisti si trovano in una compagnia estremamente nauseante. Venite criticati per trovarvi dalla stessa parte di questi gruppi. Ciò rende la vostra lotta più difficile?

ER: Sì, naturalmente. Si può ben capire il motivo per cui questi personaggi hanno preso questa posizione. Non capiscono realmente la natura imperialista della UE. E quindi, la loro agenda si ferma alla superficie delle questioni, senza affrontare il problema di fondo. In realtà, l’anti-islamismo e la xenofobia sono posizioni del tutto reazionarie e dividono e indeboliscono la classe operaia. Tuttavia, un detto inglese dice che “anche un orologio rotto ha ragione due volte al giorno”, quindi, anche i reazionari a volte sono in grado di prendere una posizione corretta, anche se parte da assunti sbagliati.

ICP: Frances O’Grady, segretaria generale del Trades Union Congress, afferma che è grazie all’Unione europea che ai lavoratori sono garantiti i loro diritti, quali le ferie retribuite, il congedo parentale, la parità di trattamento per i lavoratori part-time, ecc. Molti altri che sostengono di essere di sinistra dichiarano la loro volontà di rimanere. Cosa ne pensi a riguardo?

ER: Non so in quale pianeta vivano! Si guardi a ciò che sta accadendo in Grecia ora, la Grecia che è ancora un membro dell’Unione europea: in che modo la UE sta aiutando la Grecia? Le pensioni dei greci sono state tagliate e i servizi sociali – scuole, ospedali, ecc – sono in una situazione estremamente disastrosa. Non pare che la UE li protegga. I francesi stanno combattendo molto ferocemente per cercare di preservare i loro diritti fondamentali. Come li aiuta l’Unione europea? E’ pazzesco, la tesi più strampalata che abbia sentito in un milione di anni.

ICP: Nel Regno Unito, vi è un gran numero di persone provenienti da paesi europei venuti per lavorare. Pensi che l’uscita dalla UE costringerà queste persone – tutte della classe lavoratrice – a tornare nei loro paesi d’origine?

ER: Dubito che, a seguito di un esito positivo della Brexit sarebbero rimandati indietro. Se lo fossero, sarebbe un effetto collaterale molto infelice. Ma comunque non si possono contrastare gli interessi dell’imperialismo senza fare sacrifici. Non potremo vincere la guerra contro l’imperialismo, senza sacrifici tremendi. Sarebbe ovviamente un peccato ma mi sembra tuttavia improbabile. La classe dirigente britannica guadagna un sacco da maestranze altamente qualificate e molto economiche. Allora, perché dovrebbero rimandarli a casa?

ICP: In quale modo gli altri paesi potrebbero essere colpiti dalla Brexit? L’UE uscirà considerevolmente indebolita?

ER: Lo sarà. Il fatto è che ci sono diversi paesi anche all’interno dell’UE in cui le masse popolari tendono ad accusare l’UE della crisi economica che sommerge il mondo nel suo complesso. Vi è questa sensazione: se il Regno Unito esce, sarà il primo di molti. Si guardi alla Spagna, per esempio, dove probabilmente potrebbero essere indette nuove elezioni, visto che non sono riuscite le precedenti. Si pensa che pure il popolo spagnolo potrebbe prendere seriamente in considerazione l’uscita. La Grecia avrebbe dovuto lasciare. Lasciare e rifiutare di pagare il debito. La Grecia ha recentemente ricevuto un nuovo prestito. Si specula che la ragione del nuovo prestito da parte del Fondo monetario internazionale (in violazione delle norme di prestito del FMI) è proprio per evitare il  default della Grecia alla vigilia del referendum britannico. Perché quando la Grecia fallirà – è probabile che vi sarà costretta – allora i creditori della Grecia presenteranno il conto ai paesi europei. Dovremo coprire le perdite, il che significherà maggiore austerità sulle spalle della classe operaia nel resto dell’UE… Chiaramente stanno facendo quello che possono per tenere a bada il default greco un po’ più a lungo.

ICP: Ci sono diverse campagne e vari fronti che si propongono di abbandonare l’UE. Cosa pensi di loro?

ER: Per quanto mi riguarda, la principale campagna per l’uscita è la Brexit. Ma include gli sciovinisti, include coloro che nutrono motivazioni xenofobe. In un certo senso noi stiamo per conto nostro. Nessuna di queste altre persone vorrebbe aver a che fare con noi.

ICP: Qual è la politica del suo partito sull’immigrazione?

ER: Sono un europea. Mio padre è spagnolo e mia madre è inglese. Amo l’unità europea. Mi piace vagare per l’Europa. Mi piace ascoltare e parlare altre lingue. La politica del nostro partito è l’apertura delle frontiere. Siamo a favore del coordinamento internazionale e della cooperazione tra i lavoratori di tutti i paesi. Siamo contrari a ogni controllo sull’immigrazione. Ma questo non significa che automaticamente dobbiamo sostenere un’organizzazione imperialista. Ci sono molte persone che vengono in Gran Bretagna per opportunità di lavoro. Inoltre, molti inglesi lavorano in tutto il mondo. Vogliamo riportarli indietro? Si lasci che le persone colgano le opportunità dove sono. Il capitale va dove vuole. Perché non le persone? Parte delle sofferenze subite dalla classe operaia sono dovute al fatto che il capitale che hanno prodotto per il capitalista va a fare più soldi in un’altra parte del mondo. Il capitalismo è il capitalismo; è così che funziona. Non può funzionare in modo diverso. Persegue il massimo profitto. L’unica soluzione è sbarazzarsi del capitalismo. Lasciare l’Unione europea può essere un passo verso questa soluzione.

ICP: Grazie mille per l’intervista.

ER: E’ stato un piacere. Grazie.

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