“Brexit, l’esito del voto non è né di destra né di sinistra”. Intervento di Federico Giusti da. controlacrisi.org

Confessiamo di avere letto poco dei commenti post voto perché la tendenza dei pensatori e intellettuali nostrani è quella di piegare il voto inglese a giustificare letture parziali della realtà. Da destra e da sinistra tutti a esultare la vittoria del Brexit, o a strapparsi le vesti per il fallimento dell’Europa dei popoli.
Intanto prima del trattato di Lisbona non era neppure contemplata la uscita dalla Ue, se guardiamo ai blog della sinistra radicale inglese si capiscono molte cose, per esempio che il referendum viene ancora visto come espressione dell’estrema destra, della reazione antixenofoba senza neppure abbozzare una lettura critica di cosa sia oggi la UeSi aprono intanto scenari nuovi, due anni nei quali molte cose potrebbero cambiare, 24 mesi per armonizzare la uscita della Gb ma anche per comprendere quale sia il modello da seguire senza dimenticarei molteplici accordi che continuano a legare i vari paesi dell’Unione su materie dirimenti per l’economia nazionale. Non è detto insomma che non nascano nuovi equilibri all’interno del capitale europeo….Sarebbe utile leggere intanto la composizione del voto per conoscerne i risvolti sociali, dai primi dati si evince che nelle metropoli è prevalsa una posizione filo europea al contrario delle periferie e dei quartieri popolari e soprattutto della campagna inglese, in Scozia e nel Nord Irlanda la maggioranza era per restare in Europa. Di sicuro, tanto a destra quanto a sinistra, si è votato contro l’Europa a trazione tedesca, o sognando i fasti dell’Impero che fu dentro una logica nazionalista e non immune da razzismo e xenofobia o rifiutando un’Europa dominata dalle banche, dagli interessi speculativi e finanziari che taglia salari e servizi sociali accanendosi con ferocia contro i ceti popolari

Che poi questi ultimi siano attirati dalle sirene della destra avviene in tutta Europa a dimostrazione del fallimento della sinistra, anche la piu’ radicale.

E’ presto per suonare le campane a morto al capezzale del pd e del governo Renzi, di certo dalle elezioni e dal voto in Gb Renzi esce indebolito come dimostra, solo per dirne una, anche il suo silenzio su twitter.

Se la tentazione è quella di seguire il modello norvegese, si ricorda che dallo stesso è prevista la libera circolazione di uomini e donne, quindi dubitiamo che la destra reazionaria d’Oltre Manica voglia rivedere la chiusura delle frontiere ai migranti, un tema caro ai conservatori e uno schieramento trasversale che accomuna i due fronti referendari.

C’è chi come Romano Prodi invoca una Europa a trazione italo franco spagnola tedesca, sentirlo dire da chi ha privatizzato e svenduto l’industria nazionale fa ridere o piuttosto versare lacrime amare, soprattutto se pensiamo che su Il sole 24 ore recrimina sulla assenza di leaders nazionali del calibro di Kohl (!!)

Le elezioni nazionali del 2017 sono dietro l’angolo e i leaders dei paesi europei ben sanno di non potere dare risposte ad una crisi sociali ed economica devastante acuita dalle politiche di austerità, il timore è che prevalgano le fazioni antieuropee assemblando malessere sociale, rifiuto dell’austerità con un retroterra nazionalista.
Siamo certi che non si possano paragonare gli scenari inglesi e Greci, due contesti economici diversi e una posizione di forza della Gb rispetto alla Grecia che di fatto è stata costretta a negoziare\accettare la permanenza nell’Ue con un memorandum che si traduce nella svendita del paese.

Ovviamente il nazionalismo e il ritorno agli stati nazionali di 30 anni fa non sono le risposte necessarie\possibili a combattere la crisi, non lo sono per le masse popolari e i lavoratori, non lo sono per le classi sociali meno abbienti

Che la svolta sia a destra è indubbio ma rimpiangere la sinistra dell’austerità non ha senso a meno che non si vogliano far passare manovre economiche lacrime e sangue come le risposte dovute alla crisi

Per questo il voto in Gb non è né di destra né di sinistra , è un voto contro questa Europa e la dice lunga sul fatto che negli ultimi 20 anni l’annessione alla Germania e alle sue politiche non abbia conosciuto opposizione di sorta

Il remain era sostenuto dalle banche e dagli interessi speculativi, nei giorni precedenti il voto l’indice delle borse era cresciuto proprio quando i sondaggi davano vincente la permanenza della GB in Europa., i grandi media avevano diffuso ad arte statistiche pilotate per dimostrare che l’uscita dall’Europa avrebbe pesato oltre 2500 euro all’anno come perdita di acquisto delle buste paga, dati che non si capisce da cosa scaturiscano ma hanno comunque ottenuto il risultato di alimentare confusione.

Con il brexit esce sconfitta la politica europea dell’austerità e l’ineluttabilità dello scenario comunitario dentro cui restare accettandone ogni ricetta economica antipopolare, da qui bisogna ripartire pensando che la crisi capitalistica puo’ avere molteplici uscite, sta alla nostra capacità decidere se svoltare verso il nazionalismo o verso un nuovo protagonismo delle classe sociali meno abbienti, protagonismo che potrà realizzarsi al di fuori delle compatibilità politiche e istituzionali del capitale che proprio ieri ha deciso, in Italia, il sostegno alla riforma costituzionale del Governo Renzi

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