460 tra imprenditori, politicanti borghesi, mafiosi, professionisti Le logge massoniche spadroneggiano a Trapani La procura: “Un potere parallelo persino più forte della mafia” che riporta alle “vicende politico-giudiziarie di risonanza nazionale (P2) e locale (Iside 2) da: pmli.it

A Trapani e provincia il criminale intreccio tra mafia, politica, massoneria, finanza e imprenditoria avviluppa e condiziona tutta la vita politica, sociale ed economica.
É l’inquietante verità che emerge dalle varie inchieste condotte dal procuratore Marcello Viola e dai suoi sostituti che evidenziano come nel trapanese la massoneria è tornata ad essere più potente di prima. Dati a dir poco allarmanti per una provincia di 400mila abitanti in cui si contano non meno di 19 logge di diverse obbedienze, 6 delle quali a Castelvetrano, il paese del superlatitante Matteo Messina Denaro. Gli iscritti sono almeno 460 tra i quali figurano mafiosi, esponenti delle forze dell’ordine, funzionari della prefettura, dirigenti di banca, decine di medici e professionisti, imprenditori e ovviamente tanti boss politici nazionali e amministratori locali.
La maggiore concentrazione di massoni si registra a Castelvetrano: Loggia Italo Letizia 345, Loggia Demetra, Loggia Enoch e poi per l’Obbedienza di Piazza del Gesù la Loggia Oriente. E ancora la “Francisco Ferrer” e la “Hypsas” del Grand Orient de France. Il patto di “solidarietà” accomuna assessori e mafiosi, consiglieri comunali e imprenditori corrotti, burocrati e forze dell’ordine.
Di fronte a ciò: “Appare lecito chiedersi – scrivono gli investigatori – fino a che punto la quotidiana e multiforme attività di enti pubblici non sia subdolamente pilotata dall’influenza di poteri occulti assai più penetranti della purtroppo diffusa logica clientelare, della dilagante corruzione o ancora delle ben note pressioni intimidatorie di chiara matrice mafiosa”.
Il coraggioso lavoro investigativo svolto dalla procura è stato riassunto in un dossier consegnato nei giorni scorsi alla prefettura in cui fra l’altro sono riportati tutti i nomi degli iscritti alle logge (naturalmente scoperte) e da cui si evince che “le clamorose vicende politico-giudiziarie di risonanza nazionale (P2) e locale (Isise2) non sembrano avere ancora ingenerato il diffuso coinvincimento che in seno a logge massoniche, soprattutto se occulte o deviate, possa annidarsi un vero e proprio potere parallelo, persino più forte della mafia, in grado di inquinare l’attività amministrativa e la gestione della cosa pubblica costituendo una temibile turbativa per le istituzioni e la collettività”.
Il riferimento è alla retata del 6 aprile 1986 avvenuta nelle stanze del circolo Scontrino a Trapani: quel giorno il capo della squadra mobile Saverio Montalbano scoprì che dietro il paravento della cosiddetta “associazione culturale” si nascondeva l’attività di sette logge massoniche con trecento “fratelli muratori”: una delle logge, la Iside 2, risultò poi essere completamente segreta, così come in segreto si erano iscritti i suoi cento “incappucciati”. Tra gli iscritti al circolo Scontrino spiccavano i nomi di boss politici come quello dell’ex potentissimo ministro della Dc Calogero Mannino, mentre la loggia coperta Iside 2 accoglieva tra i suoi membri anche sanguinari boss mafiosi come Mariano Agate, Natale L’Ala, Natale Rimi, Mariano Asaro, Gioacchino Calabro, più Pino Mandalari, considerato il commercialista di Totò Riina. Padrini e boss di Cosa nostra ma anche dirigenti delle forze dell’ordine, altissimi funzionari di importanti ministeri e persino esponenti del clero.
Sarà per questo che poco dopo il suo blitz, Montalbano venne rimosso con una contestazione di uso improprio dell’auto di servizio. Da quell’indagine, confluita poi in un processo che portò a sei condanne, sono passati 30 anni, ma la musica nella provincia più occidentale della Sicilia non sembra essere cambiata.
A conferma di ciò basta confrontare il dossier sulla massoneria della Procura catanese con le risultanze investigative emerse da alcune recenti inchieste. Come per esempio quella a carico di Francesco Miccichè, l’ex vescovo di Trapani finito sotto inchiesta per truffa, appropriazione indebita e stalking. All’inizio l’ex presule si era difeso dalle accuse tirando in ballo le sue posizioni pubbliche contro la massoneria: adesso, però, ci sarebbe una una nuova pista d’indagine che punta a fare luce sulla costruzione di una chiesa affidata senza appalto alla ditta di alcuni massoni. L’ombra del compasso si scorge anche nell’ultima inchiesta che ha fatto aprire le porte del carcere per Pasquale Perricone, l’ex vicesindaco di Alcamo indicato come “vicino” alla famiglia mafiosa dei Melodia, considerato dalla procura al vertice di un “comitato d’affari” che gestiva ogni business pubblico e privato della zona: tra gli arrestati nella stessa operazione c’è anche Emanuele Asta, dirigente regionale che sarebbe iscritto alla loggia Myrhiam.
Una loggia con lo stesso nome, tra l’altro, compare anche nell’inchiesta che ha portato alle dimissioni di Sebastiano Bonventre, eletto neopodestà di Alcamo nel 2012 nelli liste PD. Quel turno elettorale è costato anche all’ex senatore Nino Papania, sempre del PD, una condanna a otto mesi in primo grado per voto di scambio, mentre Bonventre ha deciso di dimettersi da sindaco negli stessi giorni in cui sui giornali locali cominciavano a circolare alcune fotografie che dimostrerebbero il suo grado di gran maestro venerabile della loggia Myrhiam 225.
Insomma, a distanza di oltre trent’anni dall’inchiesta sulla “associazione culturale” Scontrino, nella provincia di Trapani le logge massoniche continuano a spadroneggiare.
15 giugno 2016
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