Per la fratellanza dei popoli, gliene chiederemo conto! da: www.resistenze.org

Partito Comunista (KP), Turchia | kp.org.tr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

13/06/2016

La presunta “indignazione” suscitata dalla risoluzione del parlamento tedesco sul genocidio armeno è legata alle esigenze del capitalismo turco. La reazione dell’AKP è fasulla, dal momento che il capitalismo turco ha profondi legami con la Germania.

Non è possibile per il governo mettere in discussione i rapporti commerciali, economici e militari con il capitalismo internazionale e con la Germania.

Ciò significa che la risoluzione tedesca è, per il governo AKP, solo una maniera e un mezzo per amplificare una demagogia irrazionale, nazionalistica e sciovinista. L’agenda sul genocidio è solo uno strumento di cui necessita l’AKP.

E’ abbastanza ridicolo fare riferimento al concetto di genocidio in questa misura. Quanto è stato fatto contro il nostro popolo armeno è un crimine contro l’umanità, e questo è ciò che conta per noi. Ciò che invece va fatto è di creare la coscienza sociale sul massacro, l’esilio e la cancellazione del nostro popolo armeno e chiedere ai responsabili di renderne conto. E l’analisi, la coscienza e il conto di cui farsi carico devono essere in termini di classe.

I conflitti che hanno avuto luogo tra gruppi etnici e religiosi nel corso dell’epoca moderna dell’Impero ottomano avevano le loro basi nelle contraddizioni di classe con aspetti economici, così come in altre parti del mondo.

La questione armena era esplosa come una questione riguardante la terra nel tardo XIX secolo. Il trasferimento di terre e ricchezze non derivavano dal nazionalismo. Al contrario, erano i conflitti di classe ad aver assunto una forma nazionalistica.

Proprio come gli altri elementi non-musulmani, anche la borghesia armena fu esiliata come parte del più ampio e urgente progetto di creazione di una nuova borghesia nazionale. Tale progetto non avrebbe potuto essere realizzato semplicemente appropriandosi dei beni delle classi ricche armene. Affinché tale ricchezza cambiasse di mano, contando al tempo stesso su di un sostegno di massa, era necessaria una copertura nazionalistica.

D’altra parte, le potenze imperialiste e colonialiste avevano all’ordine del giorno la questione della liquidazione dell’Impero ottomano, cosa che portava con sé innumerevoli contraddizioni e tensioni potenziali. Le differenze culturali non sono le principali cause del conflitto in sé. Eppure, esse possono facilmente essere trasformate in strumenti di repressione politica. Le grandi potenze del tempo non esitarono a intervenire nelle contraddizioni interne della società ottomana e la richiesta di democratizzazione dalla rivoluzione costituzionalista del 1908 si evolse rapidamente in disintegrazione. Quella armena è una questione di classe e il suo farla divenire una questione internazionale fa parte del piano più ampio per la ridistribuzione dell'”Est”, vale a dire della nostra regione.

Consapevolmente o inconsapevolmente, chi ha massacrato gli armeni ha servito le classi possidenti che intendevano allargare le loro terre, i capitalisti che volevano accelerare l’accumulazione primitiva di capitale e gli imperialisti che avevano posato gli occhi sulle risorse naturali della regione, mentre cercavano allo stesso tempo di ottenere vantaggi strategici. I giudizi razzisti e sciovinisti servono a mascherare tutto ciò.

Per decenni gli imperialisti sono riusciti a evitare di assumersi la colpa e con arroganza hanno fatto del riconoscimento del genocidio un nuovo strumento di manipolazione. Tali interventi continui servono a mantenere in ombra il ruolo dell’imperialismo sulla questione. Proprio come sfugge il fatto che fu lo stato imperialista tedesco dell’epoca il mentore e il pianificatore delle pratiche di deportazione e genocidio.

Tali interventi sono anche diretti a screditare la Repubblica di Turchia, fondata a seguito di una lotta antimperialista e a vanificare le speranze del nostro popolo per la creazione di un nuovo paese e di un futuro basato sull’uguaglianza e la giustizia sociale. Un paese fondato sul genocidio invece che su di una guerra d’indipendenza è senza dubbio illegittimo. Ecco perché la campagna imperialista sulla questione è diventata parte dei progetti di ricolonizzazione.

D’altra parte, l’attuale scenario aiuta le forze reazionarie a rendere ostili i popoli e funge da ancora di salvezza per i settori religiosi sciovinisti e razzisti in Turchia. Lo sciovinismo continua a riprodurre l’ostilità contro gli armeni in Turchia, i quali hanno inconfutabilmente sperimentato la peggiore tragedia delle nostre terre.

La questione non può essere affrontata solo in termini storici, dal momento che i suoi effetti segnano l’attualità! Ciò che dovrebbe essere messo in discussione non è la legittimità storica del nostro paese e del nostro popolo, ma il capitalismo, le cui fondamenta poggiano su milioni di massacrati. Illegittimo è l’imperialismo, che definisce progetti per rendere i popoli di questo paese ostili l’uno con l’altro.

Sono costoro che devono essere chiamati a risponderne. Lo devono essere per la cancellazione di uno dei più antichi popoli abitanti di queste terre, per i tentativi di screditare il nostro popolo che ha combattuto una delle prime guerre di indipendenza contro l’imperialismo. Devono essere chiamati a risponderne dai nostri popoli, insieme, spalla a spalla…

Partito Comunista, Turchia
Comitato centrale

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