I missili di Pinotti contro l’Anpi da: libertàe giustizia.it

Il missile del ministro arriva da Genova: ”Dispiace davvero che ci sia chi cavalchi contro la riforma i temi della Resistenza e  della Liberazione”. Così parlò Roberta Pinotti in una lenzuolata di intervista al SecoloXIX.
Destinataria della pesante critica è l’Anpi. Dopo Maria Elena Boschi e la sua spericolata affermazione su Casa Pound ecco che l’associazione dei partigiani è presa di mira da un altro ministro. Un missile degno di un F35 contro l’associazione guidata da Carlo Smuraglia che la Resistenza l’ha fatta per davvero: “Il fatto che l’Anpi si schieri per il “no” alla riforma ha turbato anche tanti che hanno fatto la Resistenza”.
‘Tanti’ lo dice Pinotti, visto il risultato plebiscitario del voto dell’assemblea Anpi. Ma il ministro della Difesa non si ferma: “Dopo la guerra ci fu la capacità di mettere insieme le forze diverse del Paese e ridurre a sintesi le diversità per dare vita alla Costituzione”. Capacità dimostrata anche oggi. Renzi e Verdini al posto di De Gasperi e Togliatti.
L’ex pacifista Pinotti rassicura i lettori parlando di un maxi appalto in arrivo per le navi di Fincantieri e del suo interesse per i droni. Infine un peana per il Jobs Act che ha portato 455 mila posti di lavoro. E un’agenda per la sua città dove arrivò terza alle ultime primarie per il sindaco: “A Genova voglio bene e sto cercando di aiutarla”.
Il fatto quotidiano, 14 giugno 2016

ANPI news n. 206

Anpinews n.206

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

APPUNTAMENTI

 

 

“Più firmiamo, più contiamo”: il 15 giugno, a Napoli, manifestazione pubblica promossa dai Comitati referendari nazionali. Interverrà, tra gli altri, il Presidente Nazionale ANPI  

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Le “teorie” di Hitler in edicola: una scelta incredibile!

 

Prosegue l’impegno per il NO alla riforma del Senato e per le modifiche della Legge elettorale

Un NO rotondo e motivato, fermo, deciso e intransigente, ma sempre sereno e pacato. Come nel referendum cileno di Pinochet votare NO con allegria, di Felice Besostri da: comitatosocialistaperilno.com

Postato il 13 giugno 2016 Aggiornato il 13 giugno 2016

Besostri 2

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Una proposta di revisione costituzionale, come la Renzi Boschi non avrebbe avuto alcuna probabilità di passare nella XIIIa Legislatura (1996-2001) in una Commissione Affari Costituzionali, dove ero il capogruppo dei DS ed era presieduta dal prof. Massimo Villone e non dalla senatrice Finocchiaro. In questa riscrittura di 48 articoli della Costituzione manca la trasparenza: il primo ministro è di fatto eletto direttamente, grazie ad un ballottaggio, cui si accede senza quorum di partecipazione al voto e/o di percentuale delle liste ammesse, ma formalmente facendo salve le prerogative del Presidente della Repubblica come prevede la forma di governo parlamentare: quella scelta dai padri costituenti. Malgrado l’ art. 92.2 Cost. 1 potrebbe il Capo dello Stato nominare Presidente del Consiglio dei Ministri un personaggio diverso da quello indicato come capo politico della lista, che dispone almeno di 340 seggi su 630 della Camera? No! Lo scriveva sul Sole 24 Ore del 26 aprile 20152 il prof. D’Alimonte, quindi dicono il falso i sostenitori del SI’, quando dicono che non è cambiata la forma di governo: questa passa da parlamentare a un premierato assoluto.

La preoccupazione maggiore è che questa revisione sia un antipasto di quella vera, fatta non più da un Parlamento di 945 parlamentari eletti più 6 senatori a vita o di diritto, ma da una Camera di 630 deputati e da un Senato a mezzo servizio di 100 membri. I principi fondamentali sono già stati toccati e proprio l’art. 1.2 Cost.3, togliendo al popolo sovrano il potere di eleggere il Senato, come gli è stato negato il diritto di eleggere gli organi provinciali e delle Città metropolitane. L’elezione diretta di un Senato di 100 membri non avrebbe migliorato la situazione. La vera soluzione, che avrebbe avuto ampio consenso, era la riduzione della Camera a 400 deputati e del Senato a 200 in totale 600 invece di 7304: un risparmio maggiore dei costi della politica5. L’altra soluzione sensata era di passare davvero ad un Parlamento monocamerale con una legge elettorale proporzionale, corretta da una soglia di accesso. Per dare stabilità ai governi basta la sfiducia costruttiva. I premi di maggioranza non sono conformi alla Costituzione, perché se vincolano il parlamentare , eletto grazie al premio, sono in contrasto con l’art. 67 Cost6., che vieta il mandato imperativo. Se, invece, non lo vincolano ,come è avvenuto nelle legislature conseguenti alle elezioni del 2006, 2008 e 2013, si sacrifica gravemente e inutilmente la rappresentatività.

L’attuale Senato è composto da 315 senatori eletti su base regionale. Il nuovo “ Senato della Repubblica è composto da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica L’art. 57 Cost. revisionato è inapplicabile perché richiede che i consigli regionali e di provincia autonoma eleggano i senatori “con metodo proporzionale”, impossibile quando i senatori siano 2 o 3 in totale, di cui uno sindaco. Ebbene è il caso di 11 regioni e 2 province autonome su 21, cioè la maggioranza. Con i sindaci tutti e i 5 di nomina presidenziale il totale dei senatori non eletti con sistema proporzionale è il 36% del nuovo Senato. Con un popolo informato la vittoria dei NO è scontata, ma questo deve essere evitato ad ogni costo. Quindi nella parte finale della campagna referendaria ci sarà il terrorismo politico-finanziario sulle famiglie che hanno un mutuo a tasso variabile: il diritto di voto dei cittadini sarà espropriato dalle agenzie di rating, dal FMI e dalla BCE: alla faccia del voto libero, uguale e personale previsto dal nostro art. 48.2 Cost..

Il passaggio alle elezioni di secondo grado, che per gli enti locali territoriali è in contrasto con la Carta Europea dell’Autonomia Locale ratificata dall’Italia- serve solo a sapere chi governerà la seraprima delle elezioni, ridotte a una farsa e nel caso del Senato- a differenza di cosa vuol far credere la propaganda a favore del SI’ del PSI- non saranno rappresentati, né i maggiori Comuni, né le Città metropolitane, ma i consiglieri regionali sindaci dei Comuni sotto i 5.000 abitanti: gli unici che possono permettersi di fare i Senatori senza indennità. Le eccezioni saranno rappresentate da sindaci, che abbiano urgenza di avere l’immunità, che non si giustifica per chi non rappresenta più la Nazione, rappresentanza che il nuovo art. 67 Cost. riserva ai soli deputati.

La revisione costituzionale è stata fatta in fretta dettata da esigenze di dimostrare chi comanda, Bossi usava un’altra espressione genitale, ma il concetto è lo stesso e quindi approvazione in ogni caso e a ogni costo. Si è arrivati all’assurdo, che i Sindaci metropolitani, se si fanno eleggere direttamente dai cittadini, insieme con il Consiglio metropolitano, non possono essere più eletti senatori e se lo fossero stati, come Sindaci del Comune capoluogo, dovrebbero decadere. Per dare un contentino ad alcuni esponenti della minoranza PD, hanno accolto un emendamento al V° comma del famigerato nuovo art. 57 Cost., per il quale a un comma che riguardava la durata del mandato dei Senatori “eletti” è stato, in aggiunta, specificato “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma”. Non essendosi cambiati né il II°, né il primo periodo del V° comma, né il VI° comma , sostituendo le parole “eleggono”, “eletti” ed “elezione” rispettivamente con “nominano”, “nominati” e “nomina” il legislatore boschian-renziano ha combinato un bel pasticcio. Se le scelte espresse dagli elettori fossero vincolanti, come indicherebbero le parole “in conformità” quella del Consiglio sarebbe una nomina e non una elezione. Inoltre l’ultimo periodo del VI° comma, per cui “i seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun consiglio” impedirebbe che i futuri Senatori potessero essere scelti unicamente in base alle scelte degli elettori, cioè non tenendo conto dei premi regionali di maggioranza, di norma superiori a quelli dell’Italikum (54%), perché arrivano al 60% e più, se contassero anche il seggio consiliare attribuito al Presidente della Regione. Questa confusione è stata dettata dal fatto che l’abolizione dell’elettività diretta del Senato non è stata una scelta meditata, ma improvvisata, dettata dall’impossibilità di trovare un algoritmo, che contro la volontà degli elettori, attribuisse un premio di maggioranza politicamente omogeneo nelle due Camere. Per demagogia populista e per parlare al basso ventre dei cittadini si è stabilito che i nuovi Senatori non avranno un’indennità di carica aggiuntiva a quella di cui godono come Consiglieri regionali o Sindaci. I senatori a vita e quelli di diritto(ex Presidenti della Repubblica godranno delle indennità piene, mentre per i nuovi di nomina presidenziale non è chiaro. Tuttavia se la logica è che i senatori consiglieri regionali e i sindaci non ricevono indennità perché già ne godono di un’altra, che succede se i 5 senatori a tempo non sono né consiglieri regionali, né sindaci? Devono essere ricchi di famiglia o pensionati d’oro? e l’uguaglianza dei cittadini dove la mettiamo?

Il vertice della confusione, che contrasta con la semplificazione annunciata e sbandierata, è raggiunta nel procedimento legislativo regolato dall’art. 70 Cost., che nella formulazione vigente7 è di una chiarezza esemplare di nove parole. Il nuovo non è possibile trascriverlo: sei commi e molte centinaio di parole. Non le ho contate, ma ho letto che son più di novecento, chiederò conferma ad un esponente del SI’ a uno dei prossimi e rari confronti. Tante parole ma poco chiare perché ho sentito parlare di 5, 7 e anche 9 procedimenti legislativi diversi, perché oltre che l’art. 70 Cost. entrano in gioco anche gli artt. 72, 77 e 117 Cost.. Il conflitto Stato/ Regioni può diventare conflitto Camera/Senato con rischi di incostituzionalità delle leggi per violazione del procedimento e il rischio di conflitto di attribuzione con le Regioni non è evitato, poiché per alcune materie, già di competenza concorrente, l’esclusiva competenza statale è limitata alle norme generali e comuni, cioè queelo che avrebbe dovuto fare con le materie di competenza concorrente.

Il dominio dell’esecutivo, cioè del Presidente del Consiglio dei Ministri non è solo di fatto avendo una maggioranza precostituita di 340 seggi più una quota dei 12 della circoscrizione all’estero, ma di diritto potendo chiedere l’approvazione di leggi a data certa entro un termine di poco superiore a quello di ratifica dei decreti legge, che quindi solo formalmente sono stati limitati. Inoltre è stata introdotta una clausola di supremazia8, che in una democrazia parlamentare introduce una pericolosa novità: una materia, formulata in termini general-generici, riservata all’iniziativa legislativa del solo Governo, come unico rappresentante dell’interesse nazionale, quando la Costituzione affida ad ogni singolo parlamentare la rappresentanza della Nazione. In pratica quando vuole lo Stato si riserva di intervenire senza limiti comprimendo l’autonomia regionale.

Dire mezze verità, che come insegna il Talmud, sono bugie intere è la regola. Dicono che sono stati aumentati i quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica: è vero a metà. Dalla quarta votazione sono richiesti i 3/5 e non più la maggioranza assoluta dei componenti di un’assemblea composta da Camera, Senato e delegati regionali, un migliaio di persone, ma dalla settima bastano i 3/5 dei votanti, che possono essere meno della maggioranza assoluta, che a revisione approvata è comunque ridotta dai 505 attuali9 ai 367 post-revisione10. I 3/5 degli aventi diritto a Costituzione riformata sarebbero 440, ma i 3/5 dei votanti con 80 assenti sono appena 390 un quorum facilmente raggiungibile da chi parte dai 340 del premio di maggioranza.

L’altro organo di garanzia la Corte Costituzionale, la Corte Costituzionale di 15 membri, 5 designati dalle magistrature superiori, 5 nominati dal Presidente della Repubblica, 5 eletti dal Parlamento, non più in seduta comune , ma 3 dalla Camera dei Deputati e 2 dal Senato ben potrebbe avere una maggioranza di designazione politica, determinata dal Partito o gruppo parlamentare, beneficiario del premio di maggioranza, che elegga il Presidente della Repubblica, potendo contare sui 5 di nomina presidenziale e di 3 di elezione parlamentare, cioè della maggioranza di 8 su 15. Il quorum dei 2/3 e poi dei 3/5 è una garanzia diversa se i votanti sono i 945 del Parlamento in seduta comune o i 630 della Camera ovvero i 100 del Senato, di nomina presidenziale e di elezione da parete di Consigli regionali eletti con sistemi iper-maggioritari.

Nella revisione le pochissime innovazioni positive come i referendum propositivi non sono di immediata entrata i vigore ma rinviati ad una legge costituzionale futura, non si sa quanto prossima e gli istituti di garanzia delle opposizioni aspettano norme regolamentari di cui la maggioranza parlamentare drogata dal premio di maggioranza. Un po’ poco rispetto alle ragioni per il NO illustrate e che sono aggravate dalla legge elettorale per la Camera, che prescinde dalla sentenza di annullamento del Porcellum , anzi ne è una plateale elusione. D’altra parte cosa c’era da aspettarsi da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale? Che manometta la Costituzione e sconfessi la Corte Costituzionale.

Milano 10 giugno 2016, nell’anniversario dell’assassinio di Giacomo Matteotti

Felice Besostri

I massacri delle yazide: o schiave sessuali o la morte da: famigliacristiana.it

11/06/2016  Si susseguono le uccisioni di giovani yazide: se non accettano di diventare prostitute per i combattenti dell’Isis vengono sterminate. Queste atrocità si stanno ripetendo da due anni. L’ennesimo crimine contro l’umanità, che presto potrebbe essere portato avanti la Corte Penale Internazionale.

La settimana scorsa 19 ragazze curde. Ieri, altre 19 ragazze sono state messe a morte nello stesso modo a Mosul, in Iraq, dai miliziani dello Stato islamico. Come le vittime curde, anche queste erano giovani donne che non volevano accettare il destino loro riservato dopo essere state rapite: diventare schiave sessuali dei combattenti islamisti.

Questa serie di atrocità, che l’Isis va ripetendo da due anni nelle zone dell’Iraq che è riuscito a occupare, mentre la grande alleanza di Usa, Arabia Saudita e altri 62 Paesi conduce la guerra al rallentatore, mostra tutta la ferocia degli islamisti ma rivela anche l’esistenza di un sistema, di un pensiero coerente orientato in primo luogo allo sterminio dei musulmani non allineati con la visione dell’islam contemplata dalla corrente wahabita.

Yazidi in fuga.

Yazidi in fuga.

Lo yazidismo, infatti, è una religione monoteista con forti tratti esoterici, anteriore come manifestazione all’ebraismo, al cristianesimo e ovviamente all’islam. Le sue origini tuttora avvolte dal mistero ma in genere è considerato un ramo, o una setta, dell’islam. La teologia yazida venera un Dio la cui emanazione sono sei angeli, responsabili del bene e del male nel mondo. È importante comunque ricordare che con il termine “yazidi” si indicano i fedeli di una religione, non un popolo o una razza: gli yazidi, infatti, sono quasi tutti di etnia curda. Sono curdi di religione yazida.

I primi cristiani occidentali che viaggiarono nella regione di Mosul definirono gli yazidi “adoratori del diavolo”, a causa appunto di quegli angeli capaci di fare sia il bene sia il male. I musulmani di orientamento wahabita, come sono i miliziani dell’Isis, considerano gli yazidi, che formano appena l’1,5% della popolazione dell’Iraq (che conta in totale 34 milioni di persone) degli eretici da eliminare. Come infatti stanno facendo.

Dietro questo odio religioso, però, si nasconde anche uno dei più efficaci strumenti di reclutamento dell’Isis. La disponibilità di schiave sessuali, il cui tormento è giustificato con una lettura convenientemente distorta del Corano, che autorizzerebbe lo stupro delle infedeli e delle eretiche, è uno degli incentivi con cui l’Isis attira reclute da molte parti del mondo, soprattutto dai Paesi islamici (o da regioni di Paesi islamici) dove la morale sessuale è più rigida, i rapporti e i contatti tra uomini e donne ridotti al minimo. Non a caso Tunisia, Arabia Saudita e Turchia sono ai primi posti come “fornitori” di foreign fighters alle truppe di Al Baghdadi.

Per questo l’Isis, sin dalla sua comparsa in Iraq, ha sempre praticato con intensità il rapimento delle donne curde e yazide alle quali, proprio perché musulmane eretiche, non è nemmeno dato di sfuggire alla schiavitù pagando una tassa come invece è concesso, anche se non sempre, alle cristiane.

La data d’inizio di questo orrore è considerata il 3 agosto del 2014, quando l’Isis fece irruzione in una serie di piccoli villaggi yazidi sulle pendici del Mopnte Sanjar. Le donne (anzi le femmine, perché spesso anche le bambine vengono usate come schiave sessuali) furono risparmiate e portate via, gli uomini tutti giustiziati.

Nel solo 2015 sono state rapite dall’Isis circa 5.300 donne yazide, che per almeno due terzi sono ancora nelle mani dei miliziani. Ci sono state avanzate e ritirate, offensive e incursioni che l’Isis ha compiuto quasi solo allo scopo di rapire altre donne. E c’è un intero apparato burocratico e operativo che si occupa di mantenerle, tenerle in appositi edifici dove possono essere esaminate e valutate, distribuirle ai combattenti, trasportarle alle loro tristi destinazioni con appositi autobus.

E a dimostrazione che lo schiavismo sessuale è una caratteristica connaturata alla visione dell’islam (ripetiamolo: di ispirazione wahabita) che permea l’Isis, ancora il mese scorso il ministero delle Fatwa (il tribunale religioso) dello Stato islamico ha pubblicato un lungo manuale sulla gestione “islamica” delle schiave che è stato prontamente rilanciato dagli organi di stampa e dai siti Internet dell’Isis o a esso affiliati.

Della sorte delle donne yazide, e dell’assistenza legale delle sopravvissute alle violenze, ha ora deciso di interessarsi l’avvocatessa inglese di origini libanesi Amal Alamuddin, dal settembre del 2014 moglie dell’attore George Clooney. La Alamuddin ha esperienza di questioni internazionali, essendosi tra l’altro occupata della difesa di personaggi come Jullian Assange (l’autore dei celebri WikiLeaks), Yulia Timoshenko (la politica ucraina, ex primo ministro, finita anche in carcere) e Abdullah Senussi, già alto funzionario del Governo del colonnello Gheddafi.

L’avvocato ha assunto il patrocinio di Nadia Murad Basee Tasha, una ragazza yazida del Sanjar, oggi ventiduenne, che nel 2014 fu rapita dall’Isis. Sua madre e i suoi sei fratelli furono uccisi sul posto, lei subì violenze inenarrabili nei mesi che dovette trascorrere come prigionieri e schiava dei miliziani prima di essere liberata. Nadia è ora candidata al premio Nobel per la Pace per aver avuto il coraggio di raccontare la tragedia sua e di migliaia di altre giovani donne yazide, anche di fronte al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

La Alamuddin si è detta pronta a portare il caso dello schiavismo dell’Isis di fronte alla Corte penale internazionale dell’Aja, competente per i casi di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Villa Sofia, chiesto il processo per Tutino La Regione non si costituisce parte civile da: meridionews

Redazione 13 Giugno 2016

Cronaca – Falso, peculato e truffa i reati contestati a Matteo Tutino che è stato primario del reparto di Chirurgia plastica di Villa Sofia. Il Pm Luca Bettineri ha chiesto il processo anche per altre persone coinvolte nell’inchiesta. La decisione è prevista l’1 luglio

La Regione siciliana non si è ancora costituita parte civile contro Matteo Tutino, ex primario del reparto chirurgia plastica di Villa Sofia ed ex medico personale del governatore Rosario Crocetta. Falso, peculato e truffa i reati contestati. Il pm Luca Bettineri ha chiesto il processo per tutti. La richiesta di processo riguarda infatti anche l’ex manager dell’azienda ospedaliera, Giacomo Sampieri, il dirigente del dipartimento di Anestesia e rianimazione, Damiano Mazzarese, l’ex direttore sanitario Maria Concetta Martorana e poi Giuseppe Scaletta, ispettore della Digos, e la moglie Mirta Baiamonte, biologa e titolare di un centro per il trattamento dei tessuti. Di favoreggiamento risponde una paziente, Alessia Di Blasi. La decisione è prevista per il primo luglio.

L’ipotesi di peculato si riferisce al fatto che Tutino, secondo l’accusa, avrebbe eseguito interventi di chirurgia estetica, facendoli passare per operazioni di chirurgia plastica, ovvero operazioni necessarie per la tutela della salute dei pazienti in questione. L’ex primario avrebbe poi dirottato i pazienti in ospedale, scavalcando il centro di prenotazione (Cup), e le liste di attesa, e si sarebbe fatto pagare privatamente, pur non avendo optato per il regime di attività intramuraria. Avrebbe, sempre secondo l’accusa, falsificato le cartelle cliniche, per far apparire gli interventi come ordinari, affinché i pazienti ottenessero dal servizio sanitario nazionale il rimborso, al quale non avrebbero altrimenti avuto diritto. Da qui le ulteriori contestazioni di truffa e falso. Fra le altre cose, Tutino avrebbe nascosto di aver subito una condanna per omicidio colposo, nel 1989, e nella domanda di partecipazione al concorso al posto di primario dichiarò di non avere precedenti penali.

comunicato stampa sulla strage di Orlando USA da: Arcigay Catania

Il testo del nostro comunicato odierno:

Arcigay Catania nel manifestare il proprio dolore per le vittime innocenti della strage di Orlando e, al contempo, vicinanza agli affetti che costoro hanno lasciato, ai feriti e a tutta la comunità lgbti americana, ribadisce ancora una volta che vero mandante di questo orrore è l’omofobia.
Noi non sappiamo se la folle mano autrice della strage sia stata guidata dal fondamentalismo islamico (a nostro avviso ci hanno solo messo sopra il cappello per non farsi sfuggire una ghiotta occasione per rivendicare l’ennesima barbarie e confermare, quindi, lo schifo che sono), oppure una patologia di chi non riesce a concepire l’altro da sé.
Omofobia comunque, omofobia frutto di una non-cultura e di una naturale perversa propensione all’odio, alla discriminazione alla idealizzazione di modelli negativi della vita dove sessismo e patriarcato ancora determinano orientamenti politici e sociali.
Ricordiamo che in precedenti altre orribili stragi tutti non abbiamo esitato a scrivere “je suis….”, a prescindere dalle diverse allocazioni geografiche, modificando dunque i nostri profili social con i colori dei paesi di riferimento.
Siamo curiosi di rilevare quante e quanti adotteranno il medesimo sistema scrivendo “all of us are gay” e colorare rainbow il proprio profilo.
Fin quando istituzioni, politica in generale, cultura soprattutto, non riusciranno a produrre e praticare percorsi di parità piena, di integrazione tra le differenze per etnia, orientamento sessuale etc…, fin quando tutto questo non avverrà tutti noi assisteremo impotenti a queste stragi, ai suicidi di persone rifiutate dalle famiglie e dalla cosiddetta società civile, fin quando non verrà decostruita la non-cultura che considera la donna come oggetto di proprietà assisteremo impotenti ai numerosi femminicidi, fin quando non verrà abolita ogni discriminazione verso le persone hiv positive e prodotta una cultura della salute, assisteremo al propagarsi delle infezioni.
Arcigay Catania ancora una volta richiama la sensibilità di ciascuno e soprattutto di chi riveste ruoli di responsabilità affinchè si inizi, sin dal linguaggio, a invertire una rotta che produce solo morte e odio.
Non bastano facili e scontati comunicati e pietose commiserazioni, occorrono azioni forti ed efficaci.

ARCIGAY CATANIA
Dario De Felice Presidente

Sicilia, lo sfascio è immobile Ecco chi paralizza la sanità da. livesicilia.it

Sicilia, lo sfascio è immobile Ecco chi paralizza la sanità

Scritto da Accursio Sabella
il 13 Giugno 2016 – 06:01 22.308