Sinistra Italiana si spacca sul supporto al Pd, critiche alla linea di Fassina da. lastampa.it

Scontro interno sul sostegno al Partito Democratico nei prossimi ballottaggi. Fava: «Io voterò Giachetti, non credo alle schede bianche»
09/06/2016
alessandro di matteo
roma

Le avvisaglie c’erano da settimane, ma adesso lo scontro dentro Sinistra italiana è esplicito: il risultato deludente delle comunali e i ballottaggi di Roma e Torino spaccano il neonato partito e l’aria che si respira è già quella dei separati in casa. Da un lato Stefano Fassina, Alfredo D’Attorre, Nicola Fratoianni, ovvero l’ala che dice ‘mai col Pd’, dall’altra il fronte che vuole dialogare con i democratici almeno nelle città e nelle regioni, costituito da Massimo Zedda, Giuliano Pisapia, Massimiliano Smeriglio (che è il vice del Pd Nicola Zingaretti alla regione Lazio), Claudio Fava, Ciccio Ferrara, Marco Furfaro. Uno scontro sui risultati e sui ballottaggi che, di fatto, apre la sfida per la segreteria di Sinistra italiana, che dovrà essere decisa dal congresso in programma a fine anno.

 

A uscire allo scoperto è proprio Fava, che annuncia senza giri di parole il voto a favore di Roberto Giachetti, al ballottaggio romano: «Io voterò Roberto Giachetti. Non mi sento equidistante dai due candidati al ballottaggio e non credo nel rimedio aristocratico della scheda bianca (proposta da Fassina, ndr). Punire Roma con un cattivo voto pur di dare un dispiacere a Renzi mi sembra una scelta adolescenziale

Fava dice quello che pensano in molti altri dentro a Sel: la linea di Fassina porta a sbattere, «a Roma abbiamo perso circa 40mila voti dal 2013 e azzerato la rappresentanza istituzionale nei municipi. Il risultato non è imputabile solo a Fassina, ma ognuno su assuma le responsabilità». Per decidere sul ballottaggio «dobbiamo avviare una consultazione dei nostri elettori» e soprattutto «non possiamo non vedere il risultato straordinario di Zedda a Cagliari, ignorare che a Milano sosteniamo Sala… Mi rendo conto che a Roma la situazione è più difficile, ma dobbiamo valutare bene le posizioni dei candidati in campo. Per quanto mi riguarda, dal punto di vista dei valori – populismo, giustizialismo, una certa dose di razzismo – la mia distanza da M5s è siderale e anche se io non ho maturato una posizione considero la posizione di Fava molto responsabile».

 

Fassina, dal canto suo, ha già dato indicazione di votare scheda bianca, facendo però capire che lui personalmente voterà per Virginia Raggi. L’ex Pd ha convocato i candidati al comune di Roma, mossa contestata da buona parte di Sel, e ha spiegato: «Io andrò a votare, ma si può votare anche scheda bianca segnalando una differenza di fondo». Il punto è, ha aggiunto, che «bisogna tenere conto della domanda di discontinuità, non ci sono le condizioni per convergere sul Pd, in continuità con il modello Roma».

 

La discussione, però, non è solo sul sostegno a Giachetti, il confronto riguarda proprio la collocazione di Sinistra italiana rispetto al Pd. Il modello da seguire, sia per Fava che per Smeriglio, è quello del “centrosinistra” alla Zedda, o lo schema che sosteneva Pisapia, ovvero uno schema che prevede comunque un confronto con i democratici. Anzi, il sindaco di Cagliari, l’unico nelle grandi città confermato già al primo turno, addirittura apre a Renzi, argomento per ora tabù persino per Fava e Smeriglio: «Sono convinto che Renzi sia il primo a credere alla possibilità di ricostruire un percorso unitario di centrosinistra».

 

Ma è proprio questo che Fassina non condivide: «Non abbiamo avuto un profilo abbastanza autonomo dal Pd, per questo siamo andati male». E D’Attorre aggiunge: «Rischia di essere una discussione astratta, se Renzi vince il referendum l’Italicum resta com’è e non credo che qualcuno di noi proporrà di candidarci come indipendenti nel Pd…». Una discussione che andrà fatta dopo il referendum, secondo Smeriglio: «Noi vogliamo battere Renzi sul campo, al referendum. Poi ragioneremo sul risultato. Il punto è che veniamo tacciati di voler fare un partito vassallo del Pd, ma così il rischio è di fare un partito vassallo di M5s».

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