Donne ucraine in Italia La guerra del Donbass ha accelerato i flussi migratori e aumentano le domande di protezione internazionale da: ndnoidonne

Cristina Carpinelli

In Italia, gli ucraini costituiscono già da tempo una cospicua comunità. Sulla base dei dati Istat, al 31 dicembre 2014 gli ucraini presenti sul territorio italiano per motivi di lavoro, di studio o personali, erano 226.060, di cui 178.667 donne (21% uomini; 79% donne) . Dopo i rumeni e gli albanesi, gli ucraini sono il gruppo più numeroso proveniente dall’Europa Centro Orientale presente in Italia, distribuito in quasi tutte le regioni del paese ma concentrato soprattutto nelle città di Roma, Napoli e Milano.
I flussi migratori che si erano avviati con la dissoluzione dell’Urss e la caduta dei regimi nell’Europa Centro Orientale avevano interessato in modo consistente i paesi dell’Europa meridionale. Negli anni Novanta, i meccanismi impietosi delle economie in transizione dei paesi dell’ex blocco comunista avevano generato forme estreme e stagnanti di povertà tali da innescare processi di femminilizzazione della povertà che si erano riflessi sulle scelte migratorie. Proprio in quel decennio si assiste a una migrazione di massa degli ucraini verso l’Europa del Sud, e dunque anche verso l’Italia, di cui la componente maggioritaria era rappresentata da donne (spesso madri breadwinners), che migravano da sole, lasciando a casa (a Kiev, Leopoli, Chernivtsi o Odessa) la propria famiglia.
L’immigrazione ucraina in Italia è un fenomeno prevalentemente femminile, circostanza che non ha avuto precedenti nella storia migratoria dell’Ucraina. Oggi le ucraine, insieme con altre donne provenienti dai paesi dell’Europa Centro Orientale (rumene, albanesi, moldave), rappresentano la popolazione più numerosa delle straniere che vivono in Italia (dati Istat 2015). Le immigrate ucraine svolgono prevalentemente lavori domestici o di cura, alloggiando presso le famiglie che le assumono, dove tempi di lavoro e di riposo frequentemente si sovrappongono. Questa condizione limita fortemente gli spazi d’autonomia, caratterizzando la loro vita in modo precario e provvisorio. Questo spiega l’intensità dei rapporti che le ucraine intrattengono con la società d’origine e, ovviamente, con la propria famiglia, che si mantiene in gran parte grazie alle rimesse che queste immigrate inviano a casa.
Il flusso migratorio delle ucraine in Italia si è sempre caratterizzato per la sua permanenza temporanea, imperniata sulla volontà di guadagnare per la propria famiglia. Queste donne hanno, infatti, progettato di rientrare al loro paese d’origine dopo un periodo di lavoro (anche lungo) all’estero. Ecco perché vengono in Italia da sole. Emigrano soprattutto per i figli, reputando il trasferimento per lavoro uno dei pochi modi, se non l’unico, di prendersi immediatamente cura di loro, provvedendo ai loro bisogni primari e al loro benessere.
Tuttavia, il fenomeno migratorio ucraino sta assumendo caratteri nuovi. Da aprile 2014, con lo scoppio della guerra dell’Ucraina orientale, o guerra del Donbass, si è registrato un esodo sensibile (soprattutto fra luglio 2014 e agosto 2015) della popolazione ucraina innanzitutto verso la Russia e la Bielorussia, ma anche verso alcuni paesi dell’Unione europea: Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria, Germania e Italia. Il conflitto nell’Ucraina orientale sta avendo un impatto sui progetti migratori di coloro che sono direttamente o indirettamente coinvolti.
La guerra civile, tuttora in corso, ha accelerato e innescato altri flussi migratori provenienti da quella parte di Europa. Contemporaneamente, si sta assistendo all’aumento progressivo di domande di protezione internazionale da parte di persone di nazionalità ucraina. I dati 2015 forniti dalla piattaforma di “Open Migration” mostrano che i richiedenti asilo ucraini ammontano complessivamente a livello europeo a 19.805 persone e l’Italia è il secondo paese Ue dopo la Germania per numero di richiedenti asilo (4.455 vs 4.655; Graf.1).Ma ancor più significativo, per quanto riguarda il nostro paese, è il dato relativo alle donne: le ucraine sono il secondo gruppo di richiedenti asilo dopo le nigeriane (2.325 vs 3.915). I dati Eurostat dal dicembre 2014 al novembre 2015 indicano che le donne che hanno formalmente richiesto protezione in Unione europea sono state 339.955, di cui 9.435 in Italia – quasi pari al 3% . Il numero più alto delle donne che chiedono asilo politico nel nostro paese è, appunto, rappresentato dalle nigeriane con 3.915 presenze, corrispondente al 21,9% dei migranti richiedenti asilo provenienti dal paese africano. Al secondo posto si collocano, invece, le ucraine che con 2.325 presenze rappresentano la metà (49,7%) dei richiedenti asilo provenienti dall’Ucraina (Graf.2). Seguono le siriane che con 180 presenze costituiscono il 37,5% dei richiedenti asilo provenienti dalla Siria (Damasco e Aleppo). Tra gli altri gruppi nazionali che hanno chiesto protezione, la distanza tra uomini e donne è abissale: mediamente oltre il 98% delle presenze è costituto da migranti uomini (Graf.2).

Sono in crescita forte i “migranti forzati” (uomini, donne e bambini costretti a fuggire dalle loro case a causa di guerre e conflitti, torture e persecuzioni) provenienti non solo dall’Africa subsahariana, dai Paesi asiatici o dal Medio Oriente, ma anche dall’Europa Orientale con in testa l’Ucraina che ha fatto registrare per la prima volta (fenomeno in precedenza non rilevato) richieste d’asilo in seguito alle forti tensioni del governo ucraino con i filorussi nell’est del paese. Ma perché gli ucraini, tra i vari paesi di destinazione, scelgono l’Italia? Certamente l’esistenza di una rete sedimentata di contatti e relazioni personali favorisce questa scelta: dall’inizio della crisi in Ucraina è cresciuta l’importanza di una correlazione fra presenza di connazionali e arrivo di richiedenti asilo nei paesi Ue.
Com’è stato sottolineato è presente da tempo in Italia una comunità ucraina decisamente femminilizzata dedita al lavoro domestico e di cura. Avere delle amiche o parenti, a cui chiedere ospitalità e aiuto, è una forte opportunità per chi abbia intenzione di presentare domanda d’asilo. Un dato interessante è quello che mostra che tra le persone richiedenti asilo in Italia, coloro che fanno parte del continente Europa sono solo gli ucraini (totale richieste nel 2015: 77.395, di cui 4.455 dall’Ucraina; Graf.3). A differenza della comunità ucraina che vive sul nostro territorio e caratterizzata da un’elevata componente femminile, i nuovi migranti ucraini richiedenti asilo sono per metà uomini e per metà donne (rispettivamente 50,3% e 49,7%; Graf.2). Sono soprattutto persone che fuggono dalla guerra civile (e dalla devastazione materiale che questa ha prodotto), appoggiandosi alle consolidate reti familiari transnazionali femminili.

In sintesi, tutti questi dati ci dicono prima di tutto che la composizione di genere dei flussi migratori dipende dalle nazionalità di provenienza. Le strategie migratorie che i cittadini mettono in pratica sono diverse da paese a paese. Tuttavia chi fugge dalla guerra (es: Ucraina o Siria) presenta un numero percentuale di donne e uomini più o meno bilanciato (la guerra colpisce tutti!). Coloro che fuggono, invece, dal servizio militare nazionale obbligatorio (giovani Eritrei), o che vanno in cerca di una vita migliore (migranti c.d. “economici”), scappano da soli e sono in altissima percentuale giovani uomini.

Note

1. Sono esclusi gli immigrati irregolari.

2. I richiedenti asilo nell’UE,in quell’arco di tempo, sono stati in tutto: 1.242.155. Tra essi 339.955erano donne, ovvero una percentuale pari al 27% dell’intera popolazione dei richiedenti asilo.

 

 
(8 giugno 2016)

L’Europa cristiana che rifiuta i migranti Le contraddizioni del Vecchio Continente, e dei vari paesi cattolici, che ha smarrito gli anticorpi della barbarie conquistati attraverso la Shoah e la liberazione dal nazifascismo da. ndnoidonne

 

Stefania Friggeri

Negli ultimi due anni in Europa si sono perse le tracce di diecimila minori (ma “Save the Children” calcola che il numero degli scomparsi sia il doppio) e si teme che abbiano fatto una brutta fine: gruppi criminali potrebbero averli rapiti e schiavizzati per sfruttarli nei modi più perversi e violenti, dalla prostituzione minorile al prelievo di organi. Sono tremende le sofferenze di questi minori dopo la separazione dalla propria famiglia nel paese di origine, o durante la pericolosa e caotica peregrinazione per raggiungere l’Europa. A volte però sono gli stessi ragazzini che fuggono di loro volontà dai centri di accoglienza a causa delle insopportabili lungaggini burocratiche e delle degradanti condizioni di vita.
La tratta di esseri umani, e in particolare la scomparsa di minori non accompagnati, è ormai uno dei business più redditizi per le organizzazioni criminali che, infatti, nel 2015 ha fruttato dai tre ai sei miliardi. Numerose ong impegnate in questo campo chiedono una normativa comune europea che, grazie alla condivisione di informazioni, permetterebbe di allargare a più paesi la ricerca dei minori scomparsi. E l’Europa? Ne discute ma non prende provvedimenti concreti. Anzi, la Camera dei Comuni inglese lo scorso mese di aprile ha rifiutato di accogliere tremila minori non accompagnati di origine siriana, molti dei quali a Calais o Idomeni, con la scusa che il gesto umanitario della Gran Bretagna avrebbe aumentato il numero dei richiedenti asilo oltre la Manica.
L’Europa, maestra di civiltà, dove le Costituzioni parlano di “liberté, égalité, fraternité”, nel corso del 2015 ha spento la speranza dei rifugiati che, nel perdurare del conflitto in Siria ed in Iraq, tentavano di raggiungerla attraverso la Grecia e la Serbia; infatti, dopo la reintroduzione dei controlli nello spazio di Schengen, l’asse stradale da Salonicco a Belgrado, percorsa da migliaia di disperati in fuga dalla guerra e dalla miseria, non può rappresentare più un corridoio della speranza. E alla chiusura delle frontiere, alle barriere di filo spinato e reti metalliche si aggiungono i maltrattamenti e i pestaggi della polizia che talora si appropria anche dei danari e dei telefonini, uno strumento indispensabile per rimanere in contatto coi familiari e con chi può fornire utili informazioni per proseguire. Gli abitanti di Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, che piange e rimpiange papa Wojtyla, hanno restaurato le chiese in abbandono e ne hanno edificato di nuove, liberi di praticare quella fede religiosa cui i precedenti governi guardavano con sospetto.
Ma nell’Europa cristiana com’è vissuta, com’è interiorizzata la figura di Cristo di cui il Vangelo tramanda queste parole: “Ama il prossimo tuo come te stesso”? Se per i migranti il viaggio è una vera “via crucis”, una scommessa (quanti cadranno lungo il percorso? o saranno rimandati indietro?) come è possibile per un cristiano non impegnarsi per salvare quella vita che viene da Dio? quella vita che in alcuni stati viene difesa anche contro la volontà della madre cancellando le leggi che al tempo dei regimi atei avevano permesso di abortire? Come la grave crisi economica che si è abbattuta sull’Occidente dopo la Prima guerra mondiale ha formato l’humus in cui si sono sviluppate le dittature, così oggi l’indomabile crisi avviata nel 2008, cui si è aggiunto il fenomeno delle migrazioni, spinge gli europei, obnubilati dalla paura, a dare credito ai leader della destra xenofoba ed autoritaria?
Eppure dopo la Shoah, dopo la Resistenza, si sperava che l’Europa cristiana avesse acquisito gli anticorpi della barbarie, distinguendosi come un continente ricco di umanità, un esempio di costumi civili. A papa Francesco, il primo papa non europeo dopo secoli, viene rimproverato di occuparsi in primo luogo dei paesi extraeuropei: ed è vero che, rivisitando la dottrina sociale della Chiesa, Bergoglio raccomanda di impegnarsi nelle periferie del mondo, preoccupato non solo della vita eterna ma anche di quella terrena, affinché sia dignitosa. Ed infatti, recandosi a Lampedusa e a Lesbo, ha spinto i fedeli a solidarizzare coi migranti. Ma l’Europa non risponde alle sollecitazioni di papa Francesco, nemmeno la Polonia dove Radio Maria continua a diffondere una cultura antisemita e razzista secondo la tradizione secolare, codina e bacchettona, del papa-re che il Concilio Vaticano II ha cercato di smontare. Durante il papato di Giovanni Paolo II schiere di politici hanno tentato inutilmente con dotte argomentazioni di inserire l’espressione “Europa cristiana” nella Nuova Costituzione Europea, e la mancata citazione ha destato grande disappunto nella Chiesa gerarchica che, allontanando e censurando chi non rinuncia al dubbio e alla critica, era, ed è rimasta, chiusa in un’arrogante pretesa di perfezione.
Ma un’Europa cristiana dovrebbe essere un mondo che alimenta spiritualmente i fedeli e, dunque, giudica angusta e manchevole l’azione pastorale che si limita a promuovere il rispetto dell’ortodossia, la ritualità delle cerimonie, la venerazione dei santi che difendono il campanile o intervengono miracolosamente per risolvere i guai personali. Quando invece il Cristo, il Salvatore che secondo i Vangeli ha subito la crocifissione per amore dell’uomo, dovrebbe nutrire il cuore dei fedeli facendoli capaci di accettare qualche sacrificio per amore del prossimo. A cominciare dai bambini abbandonati.

Salta presentazione libro di Riina Junior Borsellino: «Spero altri seguano esempio» da. meridionews

Antonio Mercurio 8 Giugno 2016

Cronaca – Ad avvalorare le voci riguardo un possibile annullamento dell’incontro, fissato per sabato 18 giugno, lo staff dell’albergo che ha confermato che la sala destinata all’evento è stata disdetta. Non è stato possibile, tuttavia, apprendere il motivo di tale decisione e da chi sia partita: se dalla struttura o dal figlio del super boss

Salta la presentazione del libro di Salvo Riina, il figlio del super boss Totò. Ad avvalorare le voci di un possibile annullamento dell’appuntamento, fissato per sabato 18 giugno, lo staff dell’albergo a pochi passi da piazza Ruggero Settimo che ha confermato che la sala destinata all’evento è stata disdetta. Non è stato possibile, tuttavia, conoscere il motivo di tale decisione e da chi sia partita: se dalla struttura o dal figlio di Riina. O se l’incontro sia stato rinviato ad altra data o sia stato scelto un’altra location. La casa editrice del libro intitolato Riina family life, al momento, ha preferito non rilasciare alcun commento. Possibile che sulla decisione, tuttavia, abbia pesato il clima di questi ultimi giorni: dopo le polemiche per l’intervista a Porta a Porta del figlio di Riina, in molti avevano promesso azioni di protesta per impedirne la presentazione nel capoluogo siciliano.

Come il sindacato di Polizia, il Siap che aveva annunciato un sit-in contro il libro scritto dal figlio del capomafia, giudicando «un affronto irricevibile l’annunciata presentazione del libro». Non meno duro l’affondo di Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo il magistrato ucciso da Cosa nostra nella strage di via d’Amelio nel 1992, e leader del movimento Agende rosse che in un post su Facebook aveva detto di esser pronto a tutto per bloccare la presentazione e «impedire questa ulteriore offesa alla memoria di mio fratello e dei ragazzi massacrati insieme a lui».

E proprio Salvatore commenta così a MeridioNews la notizia della disdetta: «Mi è giunta voce che la presentazione sia stata annullata. E che sarebbe stato proprio l’albergo a ritirare la disponibilità della camera: la motivazione sarebbe stata che, al momento della prenotazione, erano ancora ignoti l’autore e il libro da presentare. Non posso dire se questa versione corrisponda al vero o meno, ma se l’hanno fatto sicuramente è una buona notizia. Spero che anche tutte le altre location di Palermo si rifiutino e facciano altrettanto perché, come ho già detto, la presentazione di quel libro sarebbe un oltraggio e un affronto alla memoria di mio fratello e di tutti quelli che sono morti insieme con lui e di tutte le vittime della mafia».

Negazionismo: sì definitivo della Camera alla legge, da 2 a 6 anni carcere I si’ sono stati 237, i no 5, gli astenuti 102

La Camera ha approvato in via definitiva la legge che punisce con la reclusione da 2 a 6 anni, l’incitamento all’odio razziale che si fonda “in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra”. I si’ sono stati 237, i no 5, gli astenuti 102.

La polemica di Forza Italia – “Ho il massimo rispetto per le finalità dell’intervento di contrasto dei crimini di genocidio e per lo spirito che lo anima. Ma questo non può essere una esimente per avallare una norma scritta malissimo, che non ha né capo né coda e che è stata modificata dal Senato in modo scellerato, sì da renderla tecnicamente orribile. Siamo passati da un’aggravante a un reato autonomo, e mi chiedo: in un Paese che soffre di una esasperata frantumazione delle fattispecie incriminatrici, c’era bisogno di introdurre un altro reato?”. Lo ha detto, intervenendo in Aula, il deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto. “E ancora, si sta infilando nel testo il concetto, penalisticamente inafferrabile e malleabile di ‘concreto pericolo di diffusione’, mentre si eliminano i riferimenti alla ‘pubblicità’ della condotta perseguibile. Una fattispecie penale deve essere tipica e determinata, e in questo caso non lo è. Questo modo di fare le norme penali a ‘forbice aperta’, senza contenuti certi, è proprio degli Stati non democratici. Per questo, e assolutamente non per altro, personalmente voterò contro questo provvedimento”, ha concluso.

La lettera con cui Matteo Saudino, docente di storia e filosofia a Torino. distrugge il Ministro Poletti e Matteo Renzi. Fonte: http://zapping.altervista.org

Egregio Ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere. Mi sono laureato, ho preso due abilitazioni a numero chiuso, ho fatto un concorso nazionale e sono precario da 13 anni (assunto il primo di settembre e licenziato il 30 giugno) non tanto perché volevo far l’insegnante, ma per godermi tre mesi di vacanze estive, oltre ovviamente a quelle natalizie, pasquali, di carnevale e ai ponti dei santi, dell’immacolata, del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. Peccato non si stia a casa anche il giorno della festa della mamma, del papà, della donna e magari dei nonni.
Egregio ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere, la volgarità e la disonestà intellettuale che caratterizza lei e tutto il governo Renzi è squallida e imbarazzante, sintomo di un paese sempre più allo sbando, retto da personaggi di piccolo cabotaggio, corrotti, prepotenti e mediocri.
Probabilmente signor Ministro lei è troppo impegnato in cene e feste con importanti esponenti di Mafia Capitale per conoscere la professione dei docenti e la realtà in cui vivono gli studenti italiani; altrimenti saprebbe che il numero di giorni di scuola in Italia è pari a quello dei principali stati europei (Germania, Francia, Spagna. ..).
Le vacanze sono solo distribuite in modo diverso.
Se conoscesse le condizioni in cui versano gli edifici scolastici italiani e l’ubicazione geografica del Paese che governa, saprebbe, inoltre, che andare a scuola a luglio e agosto nella maggior parte delle città (Napoli, Bari, Palermo, Roma, Sassari, Milano) sarebbe impossibile.
Infine, signor Ministro, le ricordo che ormai anche il mio macellaio di fiducia (purtroppo sono carnivoro) non pensa che un insegnante faccia tre mesi di vacanza. Tra esami di stato, esami di riparazione, riunioni e programmazione le ferie dei docenti (trenta giorni più le domeniche) si concentrano per lo più da metà luglio al 31 agosto.
Comunque Egregio Ministro e Esimio Premier, fate bene ad umiliare costantemente noi insegnanti. Ce lo meritiamo. Negli ultimi decenni abbiamo accettato tutto supinamente: blocco salariale, classi pollaio, precarietà, aumento dell’orario di lavoro, edifici insicuri, cattedre spezzatino e concorsi truffa.
Ed ora, sprezzanti ma con il sorriso sulle labbra, state realizzando la privatizzazione della scuola e la sua trasformazione in un’azienda senza che il corpo docente italiano dia un sussulto di vitalità. Tra chi aspetta la pensione e chi pensa che un salario fisso anche se basso è meglio che niente, tra chi è stanco di lottare e chi si considera intellettuale, tra chi “tanto mio marito è un dirigente o libero professionista” e chi è solo e disperato, tra chi “o si blocca il paese per settimane o uno sciopero non serve a nulla” e chi ” ora servirebbe la rivoluzione”, gli insegnanti stanno assistendo inerti e rassegnati alla lenta morte della scuola pubblica, democratica e costituzionale.
Il nostro silenzio è complice. E non basta più (se mai è servito a qualcosa) sfogarsi solo sui social network.
Per chi non si vuole arrendere non vi è altra strada che la lotta, per la nostra dignità e per il futuro dei nostri figli e dei nostri studenti.
Una terza via non ci è data.

Matteo Saudino, docente di storia e filosofia a Torino.
Libero pensatore e cittadino del mondo.
(da https://www.facebook.com/pages/Matteo-Saudino/1400008323610329?fref=nf)

Fonte: http://zapping.altervista.org/lo-ammetto-faccio-il-docente-per-fare-tre-mesi-di-vacanza-stupenda-lettera-di-un-insegnante-al-min-poletti-ed-a-matteo-renzi-leggetela-tutta-ne-vale-la-pena/

Coordinamento Democrazia Costituzionale Catania : Banchetti per la raccolta firme No al refendum

Coordinamento Democrazia Costituzionale Catania

Carissim@,
eccovi il calendario programmato durante il nostro ultimo incontro. Come vedrete, abbiamo un bisogno estremo di aiuto ai banchetti. Segnalateci le vostre disponibilitá .
Prossimo appuntamento all´Arci, corso Sicilia, 97 ore 18.00 LUNEDÍ  13. pv.

BANCHETTI   GIUGNO GIORNI 08_09_10   POMERIGGIOBARETTO  Via Santa Filomena Angolo Via Pacini Gisella – Ciccio – Toti – Giusy ( 8 – 9 ) , Antonio (il 9 )  VENERDÍ  10SCALINATA  ALESSI ore 21,30//24, 00Dora – Ciccio – Rita – Daniela   SABATO  11PIAZZA STESICORO  ore 17:30//20:00                        Gisella – Luciano – Giancarlo Scordo – Tina  DOMENICA  12 PIAZZA VERGA  ore 10,00//13, 00Emanuele – Irina – Micio – Gisella – Antonio  FERA BIO (AI BENEDETTINI ) ore 19,00//23,00Sara – Dora – Ciccio – Mimmo – Irina –   MARTEDÍ 14ST MICROELETTRONIC ore 11, 30//14,00Irina – Toti – Luciano – Mimmo – Giusy  – Micio – Ciccio –   BIANCAVILLA  Sabato 11  ore 17,30Mimmo – Toti
ACITREZZA  SAGRA DEL PESCE SPADA Venerdí 10  p.zza G.Verga 18.00-23.00Giusy – Mariangela – AntonioSabato 11 e Domenica 12 MATTINA ore 10.00-13.00                                            POMERIGGIO  ore 18.00- 23.00Giusy, Maria Angela, Antonio (11)
ACICASTELLO  da organizzare
p.zza Castello VENERDI´ 17,  ore 17,30-23.00SABATO 18  Mattina 0re 10.00-13.00                      Pomeriggio  18.00-23.00          DOMENICA 19  ore 10,00- 13.00                                  17,30-23.00  ACIREALE I SABATI  ore 17.30-21.00 p.zza Garibaldi (fino al 20 giugno)Le DOMENICHE ore 10.00-13.00 Largo XXV Aprile (fino al 20 giugno)                       Ore 17,30- 21.00 P.zza Garibaldi  (Fino al 20 giugno) GIARRE  Tutti i sabati ore 16,30 – 20,30 P.zza Arcoleo  È POSSIBILE FIRMARE nei seguenti COMUNI:ACIREALEACICATENAACI SANT´ANTONIO SANTA VENERINAPIEDIMONTE ETNEO               SAN GIOVANNI LA PUNTA NICOLOSI

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