Cantata “Bella Ciao” in piedi Il congresso nazionale dell’ANPI rilancia la battaglia per il No In netta minoranza il Sì alle modifiche costituzionali di Renzi e all’Italicum. Il neoduce ignora i lavori dell’ANPI. Approvato odg contro l’invio di militari in Libia. Non messo in votazione un odg di denuncia di Napolitano. Rimandati al Comitato nazionale gli odg per la messa fuori legge dei gruppi neofascisti e neonazisti da: wwwpmli.it

 

Il congresso nazionale dell’ANPI, che si è tenuto a Rimini dal 12 al 15 maggio, ha rilanciato con forza la battaglia dell’associazione partigiani d’Italia per il No alle modifiche costituzionali del nuovo duce Renzi e contro la legge elettorale Italicum.
In questo senso è andata la relazione di apertura del presidente uscente Carlo Smuraglia, la cui rielezione è stata appoggiata dalla stragrande maggioranza dei delegati proprio per dare continuità alla battaglia per il No. Su oltre 90 interventi dei delegati pochissimi si sono espressi a sostegno del Sì. Anche nei congressi di sezione e provinciali ha prevalso largamente il No. Da alcuni delegati la “riforma” Renzi è stata denunciata come espressione dei grandi potentati economici.
Al congresso sono arrivati tanti saluti e auguri di buon lavoro, interventi e messaggi, dai sindacati confederali all’Arci, dal presidente della Repubblica Mattarella ai presidenti di Camera e Senato. In questo quadro ha spiccato l’assenza totale di Renzi, che è stato accompagnato da un black-out praticamente totale dei mass-media; tra i quotidiani nazionali il Corriere della Sera ha rotto il black-out domenica 15 maggio con una “intervista” a tre delegati, Ivano Artioli, presidente dell’ANPI Ravenna, con i presidenti delle sezioni di Trento e Bolzano, che si sono prestati a dichiarazioni strumentali utilizzate dal quotidiano per sostenere che da Bolzano a tutta Italia i partigiani sono per il Sì. Il congresso ha preso atto e deferito i tre alla commissione di garanzia. L’intervista è stata solo un atto della campagna, calunniosa e provocatoria orchestrata da Renzi volta a screditare l’ANPI.
Ubaldo Nannucci, presidente dell’ANPI Firenze, ha denunciato la “riforma” di Renzi come anticostituzionale perché dà troppo potere ad un uomo solo, mentre le campagne di stampa orchestrate dal governo contribuiscono a creare un clima di regime; c’è chi non vuole andare con i grillini – ha concluso Nannucci – ma è peggio andare con Verdini, che è il vero architrave di questa riforma.
Nel congresso è emersa la nuova leva antifascista dell’ANPI, che, rispetto a cinque anni fa, ha visto ridursi drasticamente la presenza dei partigiani per ovvie ragioni anagrafiche; presenti anche diversi giovani e qualche giovanissimo. Nella giornata iniziale si è tenuta una tavola rotonda con Smuraglia, Susanna Camusso ed altri sui giovani e il futuro, in cui i giovani sono stati trattati come un fenomeno da studiare più che come compagni di lotta, tant’è che una giovane delegata nel suo intervento ha sottolineato “non siamo panda”. Tra i candidati al nuovo Comitato nazionale sono stati presentati 2 “giovani” sotto i 40 anni.
Un tema sollevato con insistenza è stata l’esigenza di combattere più efficacemente il neofascismo e il neonazismo; dal Nord al Sud si moltiplicano i casi, denunciati dai delegati, di spazi pubblici concessi a organizzazioni neofasciste, istituzioni locali e sindaci che sabotano il 25 Aprile. Ribadito il No al museo sulla storia del fascismo a Predappio e la richiesta di smantellare il monumento di Affile al gerarca fascista Graziani.
Anche nella sua relazione politica Smuraglia ha ammesso che su questo fronte i risultati sono deludenti. Ma lui stesso, come il documento preparatorio del congresso, non mette l’antifascismo al primo posto ma al nono delle attività svolte. Il limite dell’iniziativa dell’ANPI sta nella concezione della battaglia antifascista, che il Comitato nazionale e Smuraglia sostanzialmente delegano alle istituzioni e fanno coincidere con la difesa della Costituzione che non c’è più. “Non è stato, perché – ne siamo convinti – non bastano le nostre proteste, le nostre grida di allarme, i nostri presidi e i nostri cortei, se anche lo Stato non fa la sua parte e diventa davvero quello Stato antifascista che emerge da tutta la Costituzione”, sostiene infatti Smuraglia nella sua relazione. Costituzione che non viene mai aggettivata, anche se quella del ’48, che già era un compromesso più favorevole alla borghesia che al proletariato, è già stata manomessa più volte tirandola a destra, e articoli, come l’11 (l’Italia ripudia la guerra…) vengono ignorati nella pratica da decenni.
Da diversi delegati, in particolare del Piemonte e della Liguria, si è alzato l’appello a tornare nelle piazze con più determinazione, a utilizzare e rilanciare le leggi contro l’apologia di fascismo, per far sì che ai neofascisti siano negate le piazze e gli spazi all’interno delle sedi istituzionali. E’ stato ribadita anche la necessità di intervenire sui temi sociali, è l’assenza della sinistra su questo fronte che lascia spazio alla demagogia fascista, che fa presa sugli strati più poveri ed emarginati.
Delegati del Piemonte, in particolare un giovane di Torino venuto al congresso in maglietta rossa, hanno sostenuto la scelta delle sezioni locali dell’ANPI di appoggiare la lotta dei NoTav, scelta non condivisa dal Comitato nazionale.
Nonostante i lavori si siano svolti su 4 giorni non tutti i delegati (tra cui la delegata fiorentina Angela Rossi) che hanno chiesto la parola sono riusciti a intervenire e il congresso è stato concluso in fretta, sacrificando l’esame e la votazione degli emendamenti e degli ordini del giorno. La commissione politica aveva già scelto di non mettere in votazione la maggioranza degli emendamenti al documento congressuale, considerando gli emendamenti compresi nella relazione di Smuraglia, che poi il Comitato nazionale integrerà con il documento stesso. Una prassi insolita, che sostanzialmente priva di sovranità il congresso stesso, e che è stata contestata da alcuni delegati: essi non hanno avuto la possibilità di verificare che fine hanno fatto gli emendamenti proposti dai rispettivi congressi, tenendo conto che Smuraglia nella relazione è stato preciso solo nell’accettare la cancellazione della frase sui “cattivi amici”, termine con cui si intendevano stigmatizzare gli antifascisti che usano metodi di lotta non legali. Oltretutto non è stato possibile sapere quanti e quali sono stati gli emendamenti presentati dai congressi di base.
Stesso ragionamento anche sugli ordini del giorno, molti dei quali chiedevano un’azione più efficace sul fronte antifascista e per la messa fuori legge dei gruppi neofascisti e neonazisti.
Con una risibile motivazione, “non possiamo censurare gli atti dei singoli”, la presidenza si è rifiutata di mettere in votazione un odg che stigmatizzava il ruolo di Napolitano che ha spianato la strada alla controriforma costituzionale. Approvato un odg contro l’intervento militare dell’Italia all’estero, in particolare in Libia.
Il congresso ha eletto il nuovo Comitato nazionale, con lista bloccata. Poi il Comitato ha eletto al suo interno il presidente, riconfermando Carlo Smuraglia.
Le diverse anime dell’ANPI si sono infine riunite nel canto di “Bella Ciao”, intonato da tutti i delegati in piedi, qualcuno con il pugno alzato, che ha chiuso in bellezza i lavori.
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