Garibaldi: Santonocito conferisce, senza avviso pubblico, incarico da 40 mila euro all’assessore Scialfa da: sudpress.it

Proroga Santonocito Scialfa

Si tratta della proroga dell‘incarico di “Medico Competente” che già l’anno scorso aveva suscitato perplessità. Beneficiaria infatti un assessore in carica, Valentina Scialfa, nominata in un altro ente pubblico da un direttore generale, Giorgio Santonocito, che era stato consulente del sindaco Bianco. Allora venne effettuata una “selezione pubblica” con due partecipanti. Oggi neanche la selezione

“Su proposta del Dirigente Responsabile del Settore Affari Generali, Sviluppo Organizzativo e Risorse Umane che ne attesta la legittimità, nonché la correttezza formale e sostanziale; Sentito il parere favorevole del Direttore Amministrativo e del Direttore Sanitario.”

Con questa formula vengono individuate chiaramente le responsabilità in ordine al conferimento in proroga dell’incarico di “medico competente” presso l’ospedale Garibaldi di Catania all’assessore comunale Valentina Scialfa per un corrispettivo annuo di 40.000 euro.

A firmare la delibera 332 del 4 maggio 2016 è il direttore generale Giorgio Santonocito.

Responsabile unica del procedimento, “che fa la proposta e ne attesta la legittimità, nonché la correttezza formale e sostanziale”, è la dirigente Gaetana Bonanno.

Pareri favorevoli del Direttore Amministrativo Giovanni Annino e del Direttore Sanitario Anna Rita Mattaliano.

Sono stati rispettati i principi per l’accesso ad incarichi professionali nella pubblica amministrazione?

Tutto parte nel settembre 2014, quando il direttore generale Giorgio Santonocito decide di affiancare al “medico competente” interno, un professionista esterno all’amministrazione.

Viene quindi indetta una selezione pubblica con relativo bando che però viene subito revocato e poi ripresentato con alcune modifiche in ordine ai requisiti necessari.

I candidati sono due e la commissione giudicatrice ritiene maggiormente meritevole la dr.ssa Valentina Scialfa.

All’epoca dell’assunzione dell’incarico, che viene formalizzato con deliberazione n. 176 del 27/03/2015, la dr.ssa Scialfa è assessore della giunta Bianco, quindi nello stesso distretto in cui ha sede l’ospedale e l’incarico viene conferito dal dr. Santonocito che di Bianco è stato consulente e del Comune di Catania Ragioniere Generale.

Quindi si realizza un delicato intreccio in cui i ruoli si intersecano, con il sindaco Bianco che si è più volte definito “Prima Autorità Sanitaria” del territorio ed un suo ex consulente, Giorgio Santonocito, che conferisce incarico da 40 mila euro al suo attuale assessore Valentina Scialfa.

Di questo abbiamo dato notizia nel maggio 2015 con l’articolo “Nuovo incarico di Medico Competente al Garibaldi: è l’assessore Valentina Scialfa”.

Al di là dell’opportunità, nella prima occasione d’incarico è stata almeno svolta la selezione pubblica, mentre in questo caso neanche quello, si è proceduto infatti ad una “proroga” che parrebbe violare i principi di accesso nella pubblica amministrazione, facendo peraltro risalirne la presunta “urgenza” ad una “richiesta” del responsabile dell’unità operativa che l’ha firmata il 2 maggio con protocollo n.357.

Quindi, niente bando ed altri 40.000 euro all’assessore Scialfa.

Anche questo sarà normale.

A Catania.

Giorgio Santonocito nomina Valentina Scialfa Medico Competente delibera n.332 del 04-05-2016

Anpinewsn.205

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

APPUNTAMENTI

 

 

“Ballando sotto le firme”: l’11 e 12 giugno, nell’ambito del Firma day, iniziative comuni ANPI e ARCI

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

 

Lettera aperta al Senatore Pietro IchinoAnpinews n 205

 

Amministrative 2016, referendum, Verdini, partito. Lo scricchiolio nel Pd va oltre la minoranza da: huffngtonpost.it

Pubblicato: 06/06/2016 

I volti, i gesti parlano. Parlano i toni, per un giorno non sprezzanti, privi dell’evocazione del nemico. Matteo Renzi che, in conferenza stampa, appare contratto, stringe le labbra nelle pause è l’immagine di chi accusa il colpo. Evita polemiche anche quando la minoranza, uno dei bersagli preferiti, apre la discussione, come si sarebbe detto una volta.

Roberto Speranza, di buon mattino, ha appena terminato il suo collegamento con Rainews 24. Chiede una riflessione sul dato elettorale, invoca la separazione tra segreteria di partito e premiership, ammonisce sulle alleanze: “Le foto con Verdini ci fanno perdere voti, ma ne parleremo dopo le amministrative”. E, dopo le amministrative, si parlerà di referendum costituzionale, partito, legge elettorale. I dati definitivi fotografano la grande emorragia del Pd, da Nord a Sud. Torino, Bologna, Roma, Napoli, non c’è una città dove il Pd confermi il risultato della volta scorsa.

In Transatlantico, Ernesto Carbone, elegantissimo in un abito sartoriale, spiega, con precisione statistica e senza polemiche, che non è andata così male. Sciorina dati sulla debacle della Lega al Sud e sulla performance non brillante dei Cinque stelle in periferia. Sulla rete impazza un tweet in cui il presidente del Pd, Matteo Orfini, scommetteva che la Raggi non sarebbe arrivata ai ballottaggi. Lui, il presidente del Pd, va in tv a difendere la linea, evitando polemiche interne. Pare una tregua, in verità è un clima che indica che la scossa è stata avvertita in tutta la sua intensità. Il vicesegretario del Pd, il mite Guerini, è preoccupato perché la sostanza politica è che siamo al 2013, con tre blocchi. Sussurro di un renziano alto in grado: “Alle europee Renzi fu un grande antidoto all’antipolitica e abbiamo creduto nel riassorbimento della protesta. Invece, se questi sono i dati, non abbiamo sfondato…”. Nessun numero di questa tornata (leggi qui) dice che l’impianto strategico di questi anni ha funzionato: il Pd perde voti a sinistra e non sfonda al centro.

È uno scricchiolio avvertito in tutta la sua intensità, anche nel corpaccione che sta con Renzi. Preoccupato Fassino, a notte fonda, dichiara: “Il voto rivela malessere e disaffezione”. Ancor più preoccupato Virginio Merola, che la scorsa settimana firmò il referendum della Cgil per recuperare a sinistra, parla di quadro nazionale complesso. Nel corpo del Pd, il bagno di realtà archivia per un giorno la narrazione del tutto va bene, del paese che “cambia verso”. Ed è solo l’inizio, di settimane che si annunciano complicate. A microfoni spenti, più di un big (della minoranza) spiega: “Al primo tempo ha preso una bella botta, dopo il secondo tempo tra quindici giorni ci sarà su tutto un chiarimento”. Il silenzio di Pier Luigi Bersani è denso, perché non è il momento. Ma, quando sarà, saranno parole pesanti come pietre. Miguel Gotor, che può parlare liberamente, la mette giù così: “Milano dice che la destra c’è, Roma che 5stelle non sono ‘nuovi barbari’, Cosenza e Napoli dicono che l’alleanza trasformista con Verdini è puro masochismo. L’Italia dice che per noi è finito il tempo dell’arroganza”.

Sarebbe facile, e semplicistico, ridurre tutto a un ennesimo capitolo della lotta con la minoranza interna. Stavolta è più complicato perché la minoranza dice chiaro ciò che pensano in parecchi: “Fassino – spiega Cuperlo – ha parlato degli effetti di una crisi sociale che colpisce troppa gente impoverita. Ha ragione, ma oltre a questo bisogna capire perché un numero così alto di donne e uomini ha maturato l’idea di un Pd che non risponde più alle loro speranze. Rispondere a questa rimozione con un ‘tanto a ottobre vinciano noi’ è un mix di rimozione e scarsa responsabilità”.

I numeri raccontano che il Pd arretra nelle periferie: a Roma, Milano, Torino, ovunque. Roberto Speranza ci scrive un post fu facebook, analizzando città per città. Parole che interpretano la sofferenza di ciò che resta del popolo di sinistra.
Arrivano i commissari, come la protezione civile dopo i terremoti. Ora tocca a Napoli. Come era toccato a Roma con Orfini, dopo Mafia Capitale, in Liguria a David Ermini dopo il caos delle primarie, a Messina a Carbone, a Caserta dopo l’inchiesta che ha coinvolto Stefano Graziano a Mirabelli. “Dimmi tu se questo è un partito” è una frase che non pronunciano solo Speranza e Cuperlo. Referendum, partito, alleanza con Verdini. Il minuto dopo il ballottaggio il confronto interno è destinato a deflagrare, in caso di sconfitta in una o due città tra Roma, Torino e Milano.

Cantata “Bella Ciao” in piedi Il congresso nazionale dell’ANPI rilancia la battaglia per il No In netta minoranza il Sì alle modifiche costituzionali di Renzi e all’Italicum. Il neoduce ignora i lavori dell’ANPI. Approvato odg contro l’invio di militari in Libia. Non messo in votazione un odg di denuncia di Napolitano. Rimandati al Comitato nazionale gli odg per la messa fuori legge dei gruppi neofascisti e neonazisti da: wwwpmli.it

 

Il congresso nazionale dell’ANPI, che si è tenuto a Rimini dal 12 al 15 maggio, ha rilanciato con forza la battaglia dell’associazione partigiani d’Italia per il No alle modifiche costituzionali del nuovo duce Renzi e contro la legge elettorale Italicum.
In questo senso è andata la relazione di apertura del presidente uscente Carlo Smuraglia, la cui rielezione è stata appoggiata dalla stragrande maggioranza dei delegati proprio per dare continuità alla battaglia per il No. Su oltre 90 interventi dei delegati pochissimi si sono espressi a sostegno del Sì. Anche nei congressi di sezione e provinciali ha prevalso largamente il No. Da alcuni delegati la “riforma” Renzi è stata denunciata come espressione dei grandi potentati economici.
Al congresso sono arrivati tanti saluti e auguri di buon lavoro, interventi e messaggi, dai sindacati confederali all’Arci, dal presidente della Repubblica Mattarella ai presidenti di Camera e Senato. In questo quadro ha spiccato l’assenza totale di Renzi, che è stato accompagnato da un black-out praticamente totale dei mass-media; tra i quotidiani nazionali il Corriere della Sera ha rotto il black-out domenica 15 maggio con una “intervista” a tre delegati, Ivano Artioli, presidente dell’ANPI Ravenna, con i presidenti delle sezioni di Trento e Bolzano, che si sono prestati a dichiarazioni strumentali utilizzate dal quotidiano per sostenere che da Bolzano a tutta Italia i partigiani sono per il Sì. Il congresso ha preso atto e deferito i tre alla commissione di garanzia. L’intervista è stata solo un atto della campagna, calunniosa e provocatoria orchestrata da Renzi volta a screditare l’ANPI.
Ubaldo Nannucci, presidente dell’ANPI Firenze, ha denunciato la “riforma” di Renzi come anticostituzionale perché dà troppo potere ad un uomo solo, mentre le campagne di stampa orchestrate dal governo contribuiscono a creare un clima di regime; c’è chi non vuole andare con i grillini – ha concluso Nannucci – ma è peggio andare con Verdini, che è il vero architrave di questa riforma.
Nel congresso è emersa la nuova leva antifascista dell’ANPI, che, rispetto a cinque anni fa, ha visto ridursi drasticamente la presenza dei partigiani per ovvie ragioni anagrafiche; presenti anche diversi giovani e qualche giovanissimo. Nella giornata iniziale si è tenuta una tavola rotonda con Smuraglia, Susanna Camusso ed altri sui giovani e il futuro, in cui i giovani sono stati trattati come un fenomeno da studiare più che come compagni di lotta, tant’è che una giovane delegata nel suo intervento ha sottolineato “non siamo panda”. Tra i candidati al nuovo Comitato nazionale sono stati presentati 2 “giovani” sotto i 40 anni.
Un tema sollevato con insistenza è stata l’esigenza di combattere più efficacemente il neofascismo e il neonazismo; dal Nord al Sud si moltiplicano i casi, denunciati dai delegati, di spazi pubblici concessi a organizzazioni neofasciste, istituzioni locali e sindaci che sabotano il 25 Aprile. Ribadito il No al museo sulla storia del fascismo a Predappio e la richiesta di smantellare il monumento di Affile al gerarca fascista Graziani.
Anche nella sua relazione politica Smuraglia ha ammesso che su questo fronte i risultati sono deludenti. Ma lui stesso, come il documento preparatorio del congresso, non mette l’antifascismo al primo posto ma al nono delle attività svolte. Il limite dell’iniziativa dell’ANPI sta nella concezione della battaglia antifascista, che il Comitato nazionale e Smuraglia sostanzialmente delegano alle istituzioni e fanno coincidere con la difesa della Costituzione che non c’è più. “Non è stato, perché – ne siamo convinti – non bastano le nostre proteste, le nostre grida di allarme, i nostri presidi e i nostri cortei, se anche lo Stato non fa la sua parte e diventa davvero quello Stato antifascista che emerge da tutta la Costituzione”, sostiene infatti Smuraglia nella sua relazione. Costituzione che non viene mai aggettivata, anche se quella del ’48, che già era un compromesso più favorevole alla borghesia che al proletariato, è già stata manomessa più volte tirandola a destra, e articoli, come l’11 (l’Italia ripudia la guerra…) vengono ignorati nella pratica da decenni.
Da diversi delegati, in particolare del Piemonte e della Liguria, si è alzato l’appello a tornare nelle piazze con più determinazione, a utilizzare e rilanciare le leggi contro l’apologia di fascismo, per far sì che ai neofascisti siano negate le piazze e gli spazi all’interno delle sedi istituzionali. E’ stato ribadita anche la necessità di intervenire sui temi sociali, è l’assenza della sinistra su questo fronte che lascia spazio alla demagogia fascista, che fa presa sugli strati più poveri ed emarginati.
Delegati del Piemonte, in particolare un giovane di Torino venuto al congresso in maglietta rossa, hanno sostenuto la scelta delle sezioni locali dell’ANPI di appoggiare la lotta dei NoTav, scelta non condivisa dal Comitato nazionale.
Nonostante i lavori si siano svolti su 4 giorni non tutti i delegati (tra cui la delegata fiorentina Angela Rossi) che hanno chiesto la parola sono riusciti a intervenire e il congresso è stato concluso in fretta, sacrificando l’esame e la votazione degli emendamenti e degli ordini del giorno. La commissione politica aveva già scelto di non mettere in votazione la maggioranza degli emendamenti al documento congressuale, considerando gli emendamenti compresi nella relazione di Smuraglia, che poi il Comitato nazionale integrerà con il documento stesso. Una prassi insolita, che sostanzialmente priva di sovranità il congresso stesso, e che è stata contestata da alcuni delegati: essi non hanno avuto la possibilità di verificare che fine hanno fatto gli emendamenti proposti dai rispettivi congressi, tenendo conto che Smuraglia nella relazione è stato preciso solo nell’accettare la cancellazione della frase sui “cattivi amici”, termine con cui si intendevano stigmatizzare gli antifascisti che usano metodi di lotta non legali. Oltretutto non è stato possibile sapere quanti e quali sono stati gli emendamenti presentati dai congressi di base.
Stesso ragionamento anche sugli ordini del giorno, molti dei quali chiedevano un’azione più efficace sul fronte antifascista e per la messa fuori legge dei gruppi neofascisti e neonazisti.
Con una risibile motivazione, “non possiamo censurare gli atti dei singoli”, la presidenza si è rifiutata di mettere in votazione un odg che stigmatizzava il ruolo di Napolitano che ha spianato la strada alla controriforma costituzionale. Approvato un odg contro l’intervento militare dell’Italia all’estero, in particolare in Libia.
Il congresso ha eletto il nuovo Comitato nazionale, con lista bloccata. Poi il Comitato ha eletto al suo interno il presidente, riconfermando Carlo Smuraglia.
Le diverse anime dell’ANPI si sono infine riunite nel canto di “Bella Ciao”, intonato da tutti i delegati in piedi, qualcuno con il pugno alzato, che ha chiuso in bellezza i lavori.

Newslettere patria indipendente IN QUESTO NUMERO: IL CONGRESSO NAZIONALE DELL’ANPI, IL SIGNIFICATO DEL 2 GIUGNO, I REFERENDUM, LA RACCOLTA DELLE FIRME

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 IN QUESTO NUMERO: IL CONGRESSO NAZIONALE DELL’ANPI,
IL SIGNIFICATO DEL 2 GIUGNO, I REFERENDUM,
LA RACCOLTA DELLE FIRME

LA COPERTINA

DIALOGO FRA GENERAZIONI 
Carla Nespolo
Al Congresso nazionale l’impegno dei partigiani e degli antifascisti sui referendum, i temi attualissimi dei diritti umani, dei diritti individuali e di coppia, contro la tortura e l’omofobia. No ad archiviare la memoria. La riconferma di Smuraglia a Presidente dell’ANPI
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/idee/copertine/quattro-giornate-di-dialogo-fra-generazioni/
L’EDITORIALE
Unità, appartenenza, pluralismo: l’ANPI di oggi Carlo Smuraglia
Il Congresso nazionale e la conferma della scelta per il NO al referendum costituzionale. Le speculazioni su presunte e inesistenti rotture. La memoria e il ruolo storico dell’ANPI nella politica italiana e a difesa della Costituzione. Il rinnovamento generazionale
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/idee/editoriali/unita-appartenenza-pluralismo-lanpi-di-oggi/

IN PRIMO PIANO
SERVIZI – 2 giugno: la Repubblica, il voto alle donne, la Costituente
Carlo Smuraglia
1946: “Il dado era tratto, con la forma di Stato, col riconoscimento del diritto universale di voto, con le basi gettate – con la Costituente – per una Costituzione radicalmente innovativa, che fosse di rottura netta col passato, ma anche di premessa ed impegno per un futuro socialmente, politicamente e democraticamente diverso”
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/2-giugno-la-repubblica-il-voto-alle-donne-la-costituente/

SERVIZI – Hofer, c’è posta per te Filippo Giuffrida
La vittoria in Austria del candidato democratico Van der Bellen grazie alle schede inviate per posta. Sconfitto al ballottaggio Hofer, candidato della destra, che aveva ottenuto un sorprendente risultato al primo turno. Ma il Paese rimane diviso in due
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/hofer-ce-posta-per-te/

SERVIZI
L’aggressione all’ANPI ed un paio di mesi di ordinaria follia
Gianfranco Pagliarulo
Da Rondolino all’invenzione della spaccatura interna, fra partigiani “finti” e “veri”, prese di posizione postume di Berlinguer, Terracini, Iotti, Ingrao, con un’associazione “troppo giovane” o “troppo vecchia”, costituzionalisti e presunti costituzionalisti: storia di un allucinante film “splatter”
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“Il vento siamo noi”
Natalia Marino
Conversando con i giovani delegati al Congresso nazionale ANPI. Le ragioni dell’adesione. L’attenzione ai temi della Costituzione, della legalità, della memoria. Un formidabile senso di appartenenza. Le firme dei partigiani sui fazzoletti tricolore
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Particolarmente graditi Redazionale
I messaggi del Presidente della Repubblica, del Presidente del Senato e della Presidente della Camera al congresso nazionale dell’ANPI
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Resistenza europea: una mostra al Congresso nazionale ANPI
Filippo Giuffrida
Le parole di Jean Cardoen, uno dei curatori. L’ANPI? “Un’associazione viva, che si confronta al suo interno e che si fa carico della memoria, con la emme maiuscola; non si limita a tutelare i valori della Resistenza, ma vuole che essi siano sempre presenti e si batte perché essi siano applicati”
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La relazione politica del Presidente al 16° Congresso nazionale
Carlo Smuraglia
Pubblichiamo la relazione di Carlo Smuraglia al Congresso nazionale dell’ANPI, che si è svolto a Rimini dal 12 al 15 maggio. Com’è noto, Carlo Smuraglia è stato riconfermato all’unanimità Presidente nazionale dell’ANPI dal Comitato nazionale, che si è riunito immediatamente dopo la fine del Congresso
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ANPI: ecco gli organismi dirigenti Redazionale
Il Comitato nazionale eletto dal Congresso, la Presidenza e la Segreteria nazionale. I nomi dei componenti
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Ai partigiani di ieri, di oggi e di domani Gian Giacomo Migone
In questa “lettera aperta” un appello a votare NO alla riforma costituzionale: “riprendiamo la strada del nostro autogoverno, imboccata con il Risorgimento, ripresa con la Resistenza, per la piena attuazione della prima parte della Costituzione che afferma principi e diritti, a cominciare dal diritto al lavoro”
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/ai-partigiani-di-ieri-di-oggi-e-di-domani/

11 e 12 giugno: in tutta Italia “Firma day”, ma anche “Firma, dai!”
Redazionale
Banchetti per la raccolta delle firme e, la sera, feste da ballo in tante città per raggiungere le 500.000 necessarie per i due referendum
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Riforma costituzionale: forti critiche della Cgil Redazionale
Assente un dibattito che abbia affrontato il merito. Alla sola Camera dei Deputati e, quindi, al Governo, espressione del partito di maggioranza relativa, la facoltà di determinare le politiche pubbliche senza bilanciamenti e contrappesi. L’impegno del sindacato per l’informazione e il confronto su questi temi
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/riforma-costituzionale-forti-critiche-della-cgil/

Un sorprendente comunicato e un inesistente “avviso comune”
Redazionale
La nota ufficiale della Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane sul referendum e la risposta dell’ANPI: “Non condividiamo. Abbiamo già esposto la nostra contrarietà al comunicato in sede di esame della bozza”
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/un-sorprendente-comunicato-e-un-inesistente-avviso-comune/

CasaPound: a Roma fra mezzo flop e slogan truculenti
Redazionale
Duemila persone al raduno internazionale dei “fascisti del terzo millennio”. Negli slogan autarchia, scudo, spada, vittoria, morte. E No all’Unione Europea
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/casapound-a-roma-fra-mezzo-flop-e-slogan-truculenti/

TERZA PAGINA
CAMMIN CAPENDO – Io, non partigiano e dirigente dell’ANPI
Andrea Liparoto
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/cammin-capendo/io-non-partigiano-e-dirigente-dellanpi/

RED CARPET – Lino Toffolo, le nuvole e i fiori: “Gastu mai pensà?”
Serena D’Arbela
L’estrosa malinconia di un uomo di spettacolo aggraziato, umile, mai volgare, profondamente legato al suo Veneto. Le canzoni e i film. Le macchiette goldoniane
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/red-carpet/lino-toffolo-le-nuvole-e-i-fiori-gastu-mai-pensa/

LIBRARSI – Cinque vite e il valore della testimonianza
Valerio Strinati
“Vite partigiane – Rosario Bentivegna, Sergio Flamigni, Massimo Rendina, Walchiria Terradura, Teresa Vergalli”, a cura di UPM Un Punto Macrobiotico Roma – Prefazione di Daniele Balicco – Introduzione di Ciro Tizzano – Quodlibet editore (Macerata), 2016, pp. 152, Euro 15
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/librarsi/cinque-vite-e-il-valore-della-testimonianza-2/

LIBRARSI – Medio Oriente, uno storico al fronte
Antonella De Biasi
Gastone Breccia: “Guerra all’Isis. Diario dal fronte curdo”, Ed. Il Mulino, pp. 210, 16 euro
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/librarsi/medio-oriente-uno-storico-al-fronte/

PENTAGRAMMA – Quando la Resistenza è Festival Pop
Redazionale
Musica, spettacoli e creatività al teatro-canzone, con il patrocinio dell’ANPI nazionale
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ULTIME DA PATRIA
SERVIZI – Un popolo di santi, di navigatori. E di mercanti di armi
Giampiero Cazzato
In Italia triplicata nel 2015 l’esportazione del bellico. La parte del leone all’ex Finmeccanica, ora ribattezzata Leonardo. Appurato l’utilizzo in territorio yemenita delle bombe fabbricate a Domusnovas in Sardegna dalla RWM. Le armi di Daesh
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ITINERARI DELLA RESISTENZA – L’Anello della Linea Gotica
Luca Grisolini
Un sentiero della Memoria nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
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CRONACHE ANTIFASCISTE – Fascisti su facebook: oscurato un gruppo
Redazionale
Iscritto a sua insaputa al “Gruppo Dux Nobis” anche un giornalista che ha segnalato la pagina
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CRONACHE ANTIFASCISTE – Cassazione: il saluto fascista è sempre reato
Redazionale
La sentenza in merito ad una vicenda del 2008 durante una partita di calcio a Udine
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/cronache-antifasciste/cassazione-il-saluto-fascista-e-sempre-reato/

… e poi tutti gli articoli delle uscite precedenti
li puoi trovare cercandoli per:
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“La Renzi-Boschi è piena di contraddizioni e superficialità.Vi spiego perché”. Intervista a Domenico Gallo Autore: vittorio bonanni da. controlcrisi.org

Già magistrato e senatore della Repubblica, attualmente giudice presso la Cassazione, Domenico Gallo è tra gli esponenti di spicco del Comitato per il no al referendum costituzionale che dovrebbe approvare o meno le riforme del governo Renzi. A lui abbiamo chiesto di commentare l’iniziativa di circa 200 tra giuristi e costituzionalisti, tra questi Franco Bassanini, Salvatore Vassallo, Tiziano Treu ed altri, che sono usciti alla scoperto sostenendo la riforma di Renzi ed esponendo, punto per punto, le ragioni che starebbero dietro questa condivisione. A questa, come è noto, se ne è poi affiancata un’altra alla quale hanno aderito intellettuali e artisti. A Gallo abbiamo chiesto di commentare con noi le loro argomentazioni.

Dottor Gallo, cominciamo con il primo punto esposto dai firmatari di questo “manifesto per il sì”, dove si sostiene il superamento dell’”anacronistico bicameralismo paritario indifferenziato” e l’introduzione, con il nuovo Senato, di “un modello di rappresentanza al centro delle istituzioni locali” un po’ come succede in Germania. Che cosa ne pensa?
C’è scritto che “il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali”. In realtà non rappresenterà un bel niente perché in effetti chi sarà realmente rappresentato sarà il ceto politico delle istituzioni territoriali. Nel modello tedesco, nel “Bundesrat” per intenderci, sono realmente rappresentate le istituzioni territoriali, dove appunto chi fa parte della seconda camera va con il mandato di esprimere l’orientamento e la volontà di quelle istituzioni. Nel nostro caso avremo invece dei soggetti rappresentativi soltanto del ceto politico delle regioni e di altri enti locali. Una rappresentanza che non ha senso nel momento in cui – con la riforma – le Regioni vengono spogliate dei loro poteri. Con la riforma del titolo V era stata notevolmente accresciuta l’autonomia legislativa delle Regioni, e ciò avrebbe potuto giustificare una Camera delle Regioni. Ma se questa autonomia si riduce non c’è più l’esigenza di rappresentare le istituzioni territoriali nel momento in cui queste realtà non hanno più questi poteri e le Regioni sono ridotte a delle superprovince.

Siamo dunque di fronte ad una riforma che ricentralizza…
Molti poteri infatti ritornano nelle mani dello Stato centrale.

Come giudica questa novità?
Si può essere d’accordo o meno, ma una volta che si fa una svolta che riaccentra nello Stato i poteri concessi alle Regioni, non ha nessun senso creare una rappresentanza di enti territoriali che non contano più niente.

A questo proposito che cosa pensa della riforma del Titolo V della Costituzione che di fatto, come dicevamo, ricentralizza le competenze puntando anche sul fatto che l’esperienza delle Regioni non è stata delle più virtuose sia in termini di corruzione che di confusione legislativa?
Indubbiamente la riforma del 2001 conteneva numerosi errori e questo dimostra che non si possono fare appunto delle riforme a colpi di maggioranza senza prima averle meditate e senza prima aver realizzato un consenso ragionevole su di esse. Ora gli errori della riforma del 2001 vengono solo parzialmente corretti, mentre se ne fanno altri più gravi. Perché in pratica le Regioni sono, come abbiamo già detto, spogliate dei poteri in precedenza concessi e soprattutto vengono private di ogni possibilità di intervento nel governo del territorio. E se c’è una prerogativa che la Regione dovrebbe conservare è proprio la possibilità di interloquire nel governo del territorio. Togliere questo potere favorisce una politica di centralizzazione che consente di fare operazioni che passano sulla testa della popolazione. Parliamo di trivelle, grandi opere, condoni edilizi, magari realizzati anche in territori di interesse paesaggistico strategico, situazioni di grande rilevanza per i territori nelle quali le Regioni non potranno mettere becco. Siamo insomma di fronte ad una fortissima ricentralizzazione e quel poco di autonomia che viene lasciata è sottoposta ad un pericolo continuo perché su proposta del governo lo Stato può intervenire in materie non riservate alla sua legislazione esclusiva, quindi anche in materie regionali “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica ed economica della Repubblica” – e su questo non ci sarebbe niente da obiettare – ovvero la tutela dell’interesse nazionale”. Questo concetto dell’interesse nazionale è giuridicamente inafferrabile, per cui questa norma è stata definito “la clausola vampiro”, con la quale il governo praticamente può annullare – a sua discrezione – ogni autonomia delle Regioni, appunto succhiando loro il sangue.

Dunque le regioni escono dopo queste modifiche fortemente bastonate dal governo centrale….

Ne escono sicuramente ridimensionate. E il fatto che abbiano accettato questa riforma, o almeno che non tutte le regioni la contestino, dimostra se non altro il livello mediocre del ceto politico delle Regioni stesse. Questo ceto politico ha accettato che le Regioni venissero denudate dei loro poteri principali in cambio un piatto di lenticchie, ovvero che qualche suo rappresentante possa essere promosso senatore.

Nel secondo punto sottolineato dai sostenitori della riforma Renzi, che, leggo testualmente, così recita: “i procedimenti legislativi vengono articolati in due modelli principali a seconda che si tratti di revisioni costituzionali o di leggi di attuazione dei congegni di raccordo tra Stato e autonomie dove Camera e Senato approvano i testi su basi paritarie, mentre si prevede in generale una prevalenza della Camera politica permettendo al Senato la possibilità di richiamare tutte le leggi impedendo eventuali colpi di mano alla maggioranza ma lasciando comunque alla Camera l’ultima parola. La questione della complicazione del procedimento legislativo non va sopravvalutata perché non appare diversa la situazione in tutti gli stati composti. In ogni caso e di nuovo in continuità con le esperienze comparate la riforma prevede la prevalenza della Camera politica”. Insomma si tende a sottolineare come il Senato in qualche caso possa continuare a giocare un certo ruolo. Qual è la sua valutazione?
L’articolo 70 della Costituzione parla della funzione legislativa con nove parole. Il nuovo articolo 70 è formato da 440 parole. Se noi, diciamo così, usciamo fuori dal bicameralismo paritario, per forza di cose dobbiamo fare delle specificazioni e non ci possiamo limitare appunto alle 9 parole. Però le procedure indicate sono diverse tant’è che si parla addirittura di sette od otto procedimenti legislativi differenti. E questo crea una grande confusione, un gran caos nelle fonti di produzione del diritto e io mi chiedo come si possa approvare per esempio una legge mille proroghe con queste modalità. E con quali procedure? Altro che semplificazione dunque! Siamo di fronte ad una sorta di caos normativo dal quale non si può uscire e che può creare una infinità di conflitti circa la procedura di approvazione di ogni legge, che andranno poi alla Corte Costituzionale.

Nel quarto punto i sostenitori del sì sottolineano come vengano messi dei limiti alla decretazione d’urgenza introdotti nell’articolo 77 della Costituzione. I poteri normativi del governo verrebbero riequilibrati con una serie di più stringenti limiti appunto alla decretazione d’urgenza introdotti direttamente nell’articolo citato “per evitare l’impiego elevato che si è registrato nel corso degli ultimi anni e la garanzia al contempo di avere una risposta parlamentare in tempi certi”. Che valutazione dà di questo punto?
I limiti che loro pongono nell’articolo 77 sono stati già in qualche modo identificati dalla Corte Costituzionale, quindi la riforma non aggiunge niente di nuovo. E’ probabile che ci sarà un diminuito ricorso ai decreti legge perché in pratica tutta la legislazione ordinaria viene assimilata ai decreti legge nel momento in cui viene introdotto l’obbligo per il Parlamento di approvare le leggi che interessano il governo nella data fissa dei 70 giorni. E quindi a questo punto non c’è più bisogno del decreto legge perché le leggi appunto diventano quasi dei decreti legge. E in questo modo però il governo si impadronisce dell’agenda del Parlamento perché viene dettata e requisita dal governo e quest’ultimo dunque non può più organizzare liberamente il proprio lavoro.
Un vulnus dunque all’autonomia del Parlamento….
Certamente.

Un altro punto riguarda ancora il rafforzamento, sempre secondo i sostenitori del sì, degli istituti di democrazia diretta, come il referendum….
Questo è assolutamente falso. Non c’è nessun rafforzamento di questi istituti, anzi avviene il contrario. Perché innanzitutto per la legge di iniziativa popolare il plafond viene aumentato tre volte. Per quanto riguarda i referendum l’unica norma che poteva essere utile era quella di abbassare il quorum basandolo sui votanti e non sugli aventi diritto al voto, perché la gente vota sempre di meno e poteva essere giusto fare questa scelta. Invece questo non è stato fatto, è stata introdotta una novità senza senso, ovvero quella di aumentare ad 800mila il numero delle firme, apparentemente abbassando il quorum. Ma nel momento in cui si alza appunto il numero delle firme diventa tutto più difficile.

Eppure, almeno a prima vista, sembra un aggiustamento sensato…
No perché dobbiamo tenere presente che non ci sono più i grandi partiti di massa ad organizzare queste iniziative. Viviamo in realtà in una società sempre più liquida che renderà sempre più complicato raggiungere quell’obiettivo. Certo, nel passato poteva anche avere un senso quella modifica ma ora no.

Per quanto riguarda invece la cancellazione del Cnel, che rilevanza ha una scelta di questo tipo?

Dico che non c’era bisogno di cambiare 48 articoli per eliminare il Cnel. Dobbiamo ricordare che appunto il Comitato nazionale economia e lavoro è un organo che nella pratica si è rivelato inutile e quindi si può anche eliminare senza fare danno a nessuno. Questo però, pur non dando un giudizio negativo sull’obiettivo raggiunto, non può giustificare la riforma di 47 articoli della Costituzione. Si tratta di una questione assolutamente secondaria nell’economia della riforma. L’unica ragione è quella di vendere al pubblico di aver tagliato la politica, di aver tagliato il numero dei parlamentari, i costi.

Nell’ultimo punto si parla di riduzione dei costi della politica con 200 parlamentari in meno, un tetto alle indennità dei consiglieri regionali e via dicendo. Ma c’è chi contesta che questo si poteva fare senza creare un Senato non eletto e con tutti i problemi che abbiamo elencato…
Innanzitutto la questione dei limiti all’indennità dei consiglieri regionali non necessitava di una riforma costituzionale. Si poteva benissimo mettere in una legge ordinaria. E’ in realtà un modo per gettare polvere negli occhi.

Loro sostengono anche che “il testo non sarebbe, né potrebbe essere altrimenti, privo di difetti e discrasie ma non ci sono scelte gravemente sbagliate”. Per esempio rispetto al tipo di governo l’Italia resterebbe comunque una repubblica parlamentare. Dunque dicono sì, non è perfetta però non rappresenterebbe questa minaccia che tanti sostengono…
Il problema è che questo testo, se non esistesse la legge elettorale denominata italicum, sarebbe semplicemente una pessima riforma che sostituisce un bicameralismo paritario con un bicameralismo confuso e inconcludente. E realizza poi come unico risultato una ricentralizzazione dei poteri nelle mani dello Stato sottaendoli alle Regioni. Gli effetti dunque sarebbero limitati ma in realtà la vera riforma è quella elettorale. La revisione formale della Costituzione tende ad adeguare il funzionamento delle istituzioni alla riforma elettorale appunto.

Ovvero?

Se si sceglie un sistema elettorale che distorce fortemente la volontà degli elettori non si possono avere due camere elettive. Perché in una camera ci può essere una maggioranza e in un’altra ce ne può essere una diversa. Questa ipotesi avrebbe garantito l’ingovernabilità più assoluta. Mi pare comunque che nel documento dei 180 alla fine loro lo ammettono. Perché dicono al punto uno che il rapporto fiduciario rimane in capo alla sola Camera dei deputati risolvendo così i problemi derivanti da sistemi elettorali diversi. Loro riconoscono per l’appunto che con diversi sistemi non potrebbe funzionare questa riforma. Non potrebbe funzionare più il bicameralismo. Quindi il problema è che andava eliminato un ramo del Parlamento (il Senato) perché altrimenti non avrebbe funzionato quel modello di democrazia dell’investitura che poi rappresenta la causa e l’origine di questa riforma. L’oggetto della riforma costituzionale è quello di adeguare le istituzioni a questo modello di democrazia dell’investitura. Ma il modello di democrazia previsto dai costituenti era diverso, fondato sulla centralità del Parlamento e sulla partecipazione dei cittadini; non risolveva la democrazia nell’investitura del capo. Dunque è stato necessario eliminare un ramo del Parlamento mentre l’altro ramo viene sottoposto allo schiaffo del capo politico, il quale praticamente controlla la maggioranza e determina lui stesso l’elezione della “sua” maggioranza. Dunque abbiamo di fronte una fusione tra potere legislativo e potere esecutivo che per legge deve essere concentrato tutto nelle mani di un unico partito. Con l’italicum è stato introdotto un sistema che prevede il governo di un’unica forza politica per legge e questo ovviamente comporta la necessità di modificare il quadro dei rapporti tra Camera e Senato.