E sulle pensioni Camusso e Renzi scrissero, dopo tante fatiche, il nuovo “patto sociale” Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Sulle pensioni arriva la seconda convocazione da parte del Governo. Il 14 giugno ci si ritrova con Poletti e con il sottosegretario Nannicini. Il copione sembra già scritto. Per il momento non si arriverà ad alcun accordo perché tutto si trascinerà in uno stanco tira e molla. In un secondo momento potrebbe venir fuori Renzi che con il classico colpo di teatro rimetterà tutto in riga richiamandosi alla necessità di un nuuovo patto sociale. Il Governo non ha una lira. E, come scrivono diversi commentatori, quello che farà è proporre soluzioni tampone per le uscite anticipate, senza però cambiare la legge Fornero, come richiesto dai sindacati che su questo punto hanno lanciato una grande mobilitazione nazionale di cui la manifestazione di Roma del 19 maggio organizzata dai sindacati dei pensionati è stata una tappa decisiva. Il governo pensa ad una serie di formule con penalizzazioni diversificate per poter andare in pensione dai 63 anni e 7 mesi. Prendere o lasciare.
A Renzi interessa la firma, tutta politica, a un nuovo “patto sociale” fatto di promesse e fumoserie varie. Camusso e gli altri sono cotti al punto giusto per accettare qualsiasi cosa eviti lo scontro frontale, per il quale non sono attrezzati. Ce li vedete voi a fare l’autunno caldo mentre ci sono i referendum costituzionali?
La Cgil, che ha valutato positivamente l’apertura del confronto con il governo, ora si attende il suo sviluppo effettivo per dare un giudizio sulle proposte ma è chiaro che si tratta solo di azzeccare la formula giusta per una uscita onorevole. “La notizia è che oggi, dopo lungo tempo, il governo ha proposto di avviare un confronto di merito su due grandi temi: previdenza e lavoro”, aveva detto il 24 maggio il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, secondo la quale il confronto è ill risultato dell’iniziativa della Cgil, “innanzitutto quella sulla piattaforma delle pensioni, e di aver tenuto sempre alta la pressione. Non é una novità da poco”. Poi però, fin qui, il confronto “è stato sostanzialmente sulla compilazione dell’agenda” che verrà poi discussa.
Per il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti, addirittura ci troviamo di fronte  una sostanziale marcia indietro rispetto al muro iniziale: “Vi informo – scrive Pedretti – che il governo ha presentato l’emendamento che stralcia l’intervento sulle pensioni di reversibilità. Ci sono voluti cinque mesi ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Se il governo avesse ascoltato subito le nostre ragioni sarebbe stato tutto più semplice e veloce. Ma questo è un nostro risultato, frutto della pressione che siamo riusciti a mettere in campo e della grande manifestazione del 19 maggio”.
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