Si è spento il più grande pugile di tutti i tempi e ambasciatore della pace Cassius Clay alias Muhammad Alì

photo datée des années 60 de l'ancien champion du monde de boxe dans la catégorie des poids lourds, Mohammed Ali (Cassius Clay). Mohammed Ali devint champion olympique des poids mi-lourds en 1960 puis champion du monde poids lourds pour la première fois en février 1964 contre Sonny Liston. Picture dated from the 60's of the U.S. boxing champion Cassius Clay (Muhammad Ali), who got the Olympic middle heavyweight gold meadal in 1960 in Rome, aged 18, and got the professional world heavyweight title for the first time in February 1964 against Sonny Liston. (Photo credit should read -/AFP/Getty Images)

Biografia • C’era una volta un Re

Quello che è considerato il più grande pugile di tutti i tempi, Cassius Clay alias Muhammad Ali (nome che ha adottato dopo essersi convertito alla religione islamica) è nato il 17 gennaio del 1942 a Louisville, Kentucky e ha iniziato a tirare di boxe per un caso fortuito, dopo essere capitato in una palestra mentre, bambino, era alla ricerca della sua bicicletta rubata.

Iniziato alla boxe da un poliziotto di origini irlandesi a soli dodici anni il futuro campione del mondo cominciò ben presto a raccogliere trionfi nelle categorie dilettantistiche. Campione olimpico a Roma nel 1960, si trovò però nel suo paese d’origine, gli Stati Uniti d’America, a combattere con un avversario ben più temibile di chiunque potesse incontrare sul ring: la segregazione razziale. Molto sensibile al problema e trascinato dal suo spirito battagliero ed indomito, Alì prese subito a cuore le tematiche che colpivano in prima persona i fratelli neri meno fortunati di lui.

Proprio a causa di un episodio di razzismo il giovane pugile arriverà a gettare il proprio oro olimpico nelle acque del fiume Ohio (solo nel 1996 ad Atlanta il CIO gli riconsegnò una medaglia sostitutiva).

Allenato da Angelo Dundee, Clay arrivò a conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi a soli ventidue anni battendo in sette riprese Sonny Liston (Miami, 25 febbraio 1964). Fu in quel periodo che Cassius Clay cominciò a farsi conoscere anche per le sue dichiarazioni provocatorie e sopra le righe che ebbero l’inevitabile conseguenza di far parlare molto di lui. Cosa che forse non sarebbe comunque successa se Alì, grazie al suo enorme carisma anche mediatico, non avesse avuto una reale presa sul pubblico. In effetti il suo modo di essere, spavaldo fino ad arrivare alla spacconeria, era una notevole novità “spettacolare” per quei tempi, esercitando un fascino immediato sul pubblico, sempre più assetato, grazie a quel meccanismo, di notizie e di informazioni sulla sua attività.

Immediatamente dopo aver conquistato la corona annunciò di essersi convertito all’Islam e di aver assunto il nome di Muhammad Ali.

Da quell’istante cominciarono anche i suoi guai che culminarono nella chiamata alle armi nel 1966 dopo essere stato riformato quattro anni prima. Affermando di essere un “ministro della religione islamica” si definì “obiettore di coscienza” rifiutandosi di partire per il Vietnam (“Nessun Vietcong mi ha mai chiamato negro”, dichiarò alla stampa per giustificare la propria decisione) e venne condannato da una giuria composta di soli bianchi a cinque anni di reclusione.

Fu quello uno dei momenti più bui della sua vita. Decise di ritirarsi e venne attaccato per il suo impegno nelle lotte condotte da Martin Luther King e Malcolm X. Poté tornare a combattere nel 1971 quando fu assolto grazie a una irregolarità nelle indagini svolte su di lui.

Persa la sfida con Frazier ai punti, riuscì a tornare campione del mondo AMB solo nel 1974 mettendo al tappeto George Foreman a Kinshasa, in un incontro passato alla storia e ad oggi ricordato sui manuali come uno dei più grandi eventi sportivi di sempre (celebrato fedelmente, dal film-documentario “Quando eravamo re”).

Da quando però nel 1978 il giovane Larry Holmes lo sconfisse per K.O. tecnico all’11a ripresa, iniziò la parabola discendente di Cassius Clay. Disputò il suo ultimo incontro nel 1981 e da allora si è impegnato sempre più nella diffusione dell’Islam e nella ricerca della pace.

Nel 1991 si è recato a Bagdad per parlare personalmente con Saddam Hussein, allo scopo di evitare la guerra con gli Stati Uniti ormai alle porte.

Colpito negli ultimi anni dal terribile morbo di Parkinson, Cassius Clay ha commosso l’opinione pubblica di tutto il mondo, turbata dal violento contrasto esistente fra le immagini esuberanti e piene di vita di un tempo e l’uomo sofferente e privato delle sue forze che si presenta adesso.

Alle Olimpiadi americane di Atlanta 1996, Muhammad Alì ha sorpreso e allo stesso tempo commosso il mondo intero accendendo la fiamma che inaugurava i giochi.

Il grande atleta, dotato di una forza di volontà e di un carattere d’acciaio, non si è fatto moralmente sconfiggere dalla malattia e continua a combattere le sue battaglie di pace, in difesa dei diritti civili, pur sempre rimanendo un simbolo per la popolazione di colore americana.

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