Ilva, ancora un rinvio. Secondo Fiom e Usb siamo davanti a un comportamento irresponsabile Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

A pochi giorni dalla scadenza fissata dal bando di gara per la vendita dell’Ilva, previsto per il 23 giugno prossimo, il governo ha emesso il decimo decreto con il quale allunga i tempi di cessione nominando un comitato di esperti che dovrà esprimere un parere – entro 120 giorni a partire dal suo insediamento – per valutare eventuali proposte di modifica del piano ambientale avanzate dagli offerenti.

Per Rosario Rappa, segretario nazionale della Fiom, “si tratta di un comportamento irresponsabile. Il nuovo decreto, oltre allo slittamento di almeno altri quattro mesi, produce altre indeterminatezze, facendo perdere ulteriori commesse allo stabilimento e richiedendo una ulteriore iniezione di liquidità in attesa della vendita”.
“Non vorremmo che tale scelta – continua Rappa – incida sull’operazione di vendita e sulla congruità del prezzo finale, a proposito della tanto decantata trasparenza nella gestione della vicenda Ilva.”
Per la Fiom, c’è il sospetto che il comitato nominato dal ministero dell’Ambiente celi in realtà “la volontà di rimettere in discussione il processo di ambientalizzazione dell’Ilva, così come previsto dall’Aia approvata, presupposto per salvare lo stabilimento.”
E’ necessario quindi che il neoministro allo Sviluppo economico convochi urgentemente le organizzazioni sindacali per chiarire le reali volontà del governo.Per Usb, da tempo, ormai, si sta assistendo a continui cambiamenti e giravolte del Governo sulla vicenda dell’ILVA, della sua vendita e del disastro ambientale creato dai Riva in anni d’indifferenza da parte di tutte le istituzioni pubbliche, “in cui si sono privilegiati i profitti dei privati a scapito della salute e sicurezza di tutti”.

“Ma scoprono ora questa priorità? – domanda Rizzo, sindacalista USB -. O ad indurre queste misure cautelari è stata l’apertura del procedimento contro il Governo italiano da parte della Corte Europea dei diritti umani, per non aver protetto dalle emissioni dell’ILVA i cittadini di Taranto e dei comuni vicini?”

“Non ci stancheremo di ripeterlo – sottolinea l’esponente USB – la nazionalizzazione e l’intervento pubblico sono l’unica strada. Del resto la richiesta pressante del gruppo Marcegaglia ed altri per l’ingresso della Cassa Depositi e Prestiti nell’affare la dice lunga sulla capacità/possibilità per i privati di sostenere questa operazione. Dal canto nostro – conclude Rizzo – utilizzeremo questo tempo per contrastare questa ennesima privatizzazione”.

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