I tre anniversari del 2 giugno del presidente ANPI Nazionale Carlo Smuraglia

31 Maggio 2016

Referendum costituzionale: “Perché non dobbiamo seguire Renzi nelle polemiche” da: l’espresso

«Tra Italicum e plebiscito Renzi vuole un potere ancor più illimitato», scrive il professore. E il “no” alla riforma deve dunque restare nel merito della crisi democratica, visto che «già ora non esiste più un controllo di partito, il parlamento è sfibrato e delegittimato, non si avverte una stampa libera e plurale»

di Michele Prospero

31 maggio 2016

Se il governo riesce a far passare l’idea secondo cui con il referendum non sono in gioco grandi nodi di democrazia, allora a ottobre avrà facilmente partita vinta. Rinunciando a mobilitare l’opinione pubblica attorno al (fondato) pericolo di una restrizione della rappresentanza e degli equilibri sistemici di garanzia, il fronte del no rimarrebbe infatti privo della sua carta principale. Perché non è dei toni della comunicazione, ciò di cui si deve discutere: è la tenuta della carta, come valore essenziale della Repubblica, il tema vero della contesa.

Invece ottenendo di espellere dall’agenda lo spettro del rischio del dispotismo di minoranza, il governo intasca una carta pesante e costringe i sostenitori del no a cimentarsi su questioni tecniche poco rilevanti. La malattia mortale delle riforme è l’Italicum e vano sarebbe limitarsi, come vuole il governo, a parlare solo di dettagli relativi all’organizzazione del Senato, lasciando così fuori dal confronto pubblico il nodo più grande del contendere.
Una questione democratica è infatti aperta ab origine, da quando il governo ha monopolizzato il lavoro per le riforme come affare di partito. Renzi dichiara esplicitamente di aver avuto il mandato dal Quirinale: ma può il Capo dello Stato conferire un incarico di parte per le riforme, appaltando così la Carta al governo? Il pericolo per la democrazia non è dunque consegnato in un indistinto futuro, ma è percepibile già ora una temibile regressione della cultura delle regole.

La Costituzione appare come una Carta deprivata di ogni normatività, ridotta a volontà di potenza che erode il sistema delle garanzie. Non a caso Renzi fa prove muscolari, respinge il dialogo e poi si gioca il suo destino personale, la sua leadership, con il referendum. Con questa esasperazione, la Costituzione stessa diventa oggetto di competizione. E per il premier è il terreno perfetto. La Costituzione smarrisce ogni normatività e si scioglie nel processo politico. Ma se il governo impone le riforme e il referendum diventa l’occasione per legittimare il titolare del potere, cade già il senso minimo delle istituzioni in uno Stato costituzionale di diritto.

Spinose questioni di democrazia sono dunque già aperte. E se chi è contrario alle decisioni del governo è assimilato ai fascisti del terzo millennio, il potere compie una operazione tipica delle mentalità autoritarie: delegittimare l’altro, negare cittadinanza al diverso, che diventa il radicale nemico, la forza estranea che sta fuori dalla norma. E la norma non è la Carta, ma ciò che il potere ritiene utile ai propri disegni. Quando si dice che a Renzi non ci sono alternative, si completa un cortocircuito molto preoccupante. Una democrazia senza alternative non è più tale. Ma nel tombale silenzio dei custodi, nell’afonia dei presidenti delle camere, l’inquilino di palazzo Chigi può permettersi di affermare: «I parlamentari della Lega e M5s li capisco, rischiano il posto. Sono terrorizzati dalla idea mistica di tornare a lavorare».

In un sistema di pesi e contrappesi, con meccanismi di controllo e argini operanti, queste parole verrebbero stigmatizzate come attentati all’autorevolezza, alla dignità delle istituzioni repubblicane. E invece tutto il populismo di governo viene tollerato quando aggredisce le prerogative di istituzioni essenziali della Repubblica. Senza ricevere alcun richiamo formale, Renzi presenta i candidati delle liste d’opposizione alla stregua di «chi firma un contratto della Casaleggio, come fosse un co.co.pro». E come fa il presidente del Consiglio a garantire la normalità della competizione elettorale se l’opposizione viene delegittimata, e addirittura, come soggetto non libero, viene raffigurato chiunque la voti?

Ma in una democrazia già minore, nessuno osa difendere gli organi della Repubblica e Renzi – che nessuno ha mai eletto in cariche di rappresentanza – si può proporre come il vero rappresentante degli umori del popolo, mentre i deputati d’opposizione, che sono stati regolarmente eletti, non sono ritenuti rappresentativi del vero animo della gente. Anzi. Sono soltanto delle inutili figure incollate alle poltrone e operano contro gli autentici impulsi popolari.

Questa sottrazione di rappresentanza a chi svolge la funzione di opposizione è di una estrema pericolosità. Renzi attacca il decoro delle funzioni pubbliche e quindi mina alla radice la dignità delle istituzioni differenziate. A nessuno sfugge che con l’Italicum e il plebiscito d’autunno Renzi tende ad assumere un potere ancor più illimitato. Già ora non esiste un controllo di partito, il parlamento è sfibrato da operazioni di quotidiano trasformismo e delegittimato, non si percepisce la sorveglianza degli organi di garanzia, non si avverte una stampa libera e plurale.

Il “no”, in questo quadro, nel merito, è un estremo tentativo di proteggere la normatività della Carta, la rigidità della Costituzione. La difesa della democrazia dagli appetiti del governo personale sregolato, è la vera posta in gioco del referendum. Democrazia o forme postmoderne di autocrazia: torna d’attualità il dilemma di Kelsen.

È di Casapound il candidato arrestato per furto e segnalato dall’Antimafia da: globalist.it

Il candidato sindaco di Roma che, secondo la segnalazione della commissione guidata dalla Bindy fu arrestato per un furto in flagranza nel 2013, è Simone di Stefano. A Roma 5 impresentabili.

 

Il candidato impresentabile Simone Di Stefano, Casapound.

globalist 31 maggio 2016

Un impresentabile a Roma è di Casapound. Si tratta del candidato sindaco di Roma che, secondo la segnalazione della commissione Antimafia fu arrestato in flagranza nel 2013. È Simone di Stefano che corre come aspirante sindaco per Casapound.
Di Stefano fu condannato a tre mesi di reclusione e al pagamento di una multa di cento euro in relazione al furto della bandiera dell’Ue avvenuto il 14 dicembre 2013 nel corso di un blitz nella sede dell’Unione europea a Roma.

Antimafia, a Roma 5 impresentabili: il quadro non è rassicurante.

Il dossier della commissione Antimafia ha esaminato i profili dei 3.200 candidati in tutta Italia.  “Tralasciando quanto emerso dai carichi pendenti acquisiti, attestanti l’intervenuta condanna ma non in via definitiva”, per la Commissione Antimafia “se si guarda invece ai casellari giudiziari, riportanti cioè le sentenze irrevocabili di condanna, emerge un profilo di numerosi candidati che, al di la’ degli sbarramenti previsti dalla legge, non appare comunque consono alla carica pubblica che aspirano a ricoprire. Si segnalano infatti numerose dichiarazioni di fallimento e altrettanto numerosi casi di condanne, talvolta 155 plurime, per delitti contro il patrimonio o contro la persona, come altri ricorrenti casi di delitto di sfruttamento della prostituzione”.

“Inoltre, dalle poche informazioni finora pervenute dalle Forze dell’ordine, risulta che uno dei candidati sindaci è stato tratto in arresto in flagranza per il delitto di furto aggravato nel dicembre 2013”. Si tratta del candidato di Casapound Simone Di Stefano.

Ancora: la Commissione Antimafia ha rilevato che una candidata al Consiglio comunale “è coniugata con un avvocato, attualmente ristretto in carcere, condannato alla pena di 9 anni e sei mesi di reclusione per concorso in corruzione e partecipazione ad associazione mafiosa”. Infine, rileva l’Antimafia, un candidato sempre al Consiglio “risulta imparentato con una persona indicata come appartenente al clan Gallace della ‘ndragheta”.

solidarietà ANPI Catania alla giornalista Dina Lauricella

Palermo, raid nella villa della giornalista Dina Lauricella da:  larepubblica.it

La cronista della Rai e di Servizio pubblico si è occupata del caso Scarantino e dei depistaggi sulle stragi di mafia. La solidarietà dell’Ordine dei giornalisti

31 maggio 2016

Palermo, raid nella villa della giornalista Dina Lauricella
Dina Lauricella
Devastato il giardino della villa a Palermo della giornalista Dina Lauricella. Un raid che segue di pochi mesi il rogo, che, a dicembre, ha distrutto la sua auto, posteggiata davanti casa nella zona di Ponte Milvio a Roma. Alla cronista arriva la solidarietà dell’Ordine dei giornalisti della Sicilia, che spiega: “Auspichiamo che si
faccia presto chiarezza su questi atti”.

Dina Lauricella, che ha lavorato per la Rai e per la trasmissione ‘Servizio pubblico’, si è occupata del caso di Vincenzo Scarantino e dei depistaggi della prima inchiesta sulla strage di via D’Amelio in cui morì il giudice Paolo Borsellino. “Ribadendo la nostra vicinanza a Dina Lauricella – conclude la nota -, condanniamo con forza qualsiasi azione che possa compromettere il lavoro dei giornalisti”.

Lettera alla Ministre scritta dalla professoressa graziella priulla e recepita dalla presidente ANPI Catania

Gentili Ministre
MariaElena Boschi,
Stefania Giannini,
Beatrice Lorenzin,
Marianna Madia,
Roberta Pinotti
vi scriviamo per comprendere un silenzio, il vostro, che ci appare ingiustificabile.
Ieri è stato commesso l’ennesimo femminicidio,che ha avuto l’onore delle prime pagine: da anni oramai i femminicidi si susseguono raccontati in cronaca, mentre cronaca non sono.
Rappresentano un dramma culturale, sociale, educativo, legislativo.
La dimostrazione tangibile e dolorosa che il cambiamento epocale che sta coinvolgendo le donne e la società tutta, fatica a farsi accettare. Dopo millenni di patriarcato la resistenza alla piena autonomia delle donne è visibile; ma ci sono strumenti per educare al cambiamento, per far comprendere un’emancipazione dovuta; anche la violenza può essere evitata o almeno contenuta.
Alcune donne, spesso quelle apparentemente realizzate e che ricoprono posizioni di potere, paiono dimentiche del cammino in cui siamo coinvolte: una reale emancipazione per tutte le donne, nessuna esclusa.
DImenticarsi che il femminicidio ci riguarda tutte e tutti è segno di debolezza, comprensibile ma non condivisibile.
Ora vi chiediamo di ricordarvi del vostro ruolo, di prendere consapevolezza che in qualità di Donne di questo Governo rappresentate un modello per centinaia di migliaia di giovani che da voi possono essere ispirate.
Prendete dunque posizione, parlate, impegnatevi perché la violenza verso le donne diventi un tema primario del Governo a cui appartenete:non è la presunta debolezza delle donne a renderci deboli, bensì la negazione costante e ostinata del problema.
E ricordatevi che è per volontà delle donne che siete state elette: è stato il movimento fortissimo e capillare di protesta di qualche anno fa che ha lanciato un segnale chiaro ai partiti: “dovete eleggere le donne altrimenti non avrete il voto delle donne”
Non è stato Berlusconi, o Bersani o Monti e nemmeno Renzi a scegliervi: sono state milioni di donne ad indicare alla politica cosa andava fatto, per non perdere consenso.
Non fateci ricredere, onorate il vostro ruolo.Fate il vostro dovere.

( per chi legge: girate questa lettera, se volete, alle vostre amministratrici di città, paese, regione. Facciamoci sentire. Forza

“Marco Lillo del Fatto Quotidiano fuori dalla tv”. Maroni detta la linea alla Rai. Che esegue sconsigliando ai direttori di invitarlo da: ilfattoquotidiano.it

Come arriva la censura in Rai. Su carta intestata della Regione Lombardia, il governatore Roberto Maroni, detto Bobo, ha spedito una diffida legale alle televisioni Rai e La7 per impedire la divulgazione del libro Il potere dei segreti di Marco Lillo, vicedirettore del Fatto Quotidiano. Il libro contiene le telefonate accluse agli atti di un’inchiesta della procura di Reggio Calabria non ancora terminata; pagina dopo pagina, si dipanano le inquietanti trame di un sistema di potere onnivoro e onnipresente – prefetti, politici, manager – che tenta di agganciare o blandire Isabella Votino, portavoce e detentrice del pensiero di Maroni.

Il governatore prova a censurare Lillo con la lettera del 28 aprile, dopo una doppia apparizione nel servizio pubblico, a Virus su Rai2, ad Agorà su Rai3: “Devo con rammarico rilevare che la promozione del libro (edito da Paper First del Fatto, ndr) in occasione delle vostre trasmissioni aggravi le conseguenze del reato e configuri a sua volta un illecito penale quale condotta di concorso nel reato, ovvero di favoreggiamento, anche attraverso l’utilizzo di atti o documenti di provenienza illecita (corpo del reato)”.

Maroni si rivolge ai vertici di viale Mazzini e in copia a Federico Cafiero De Raho, procuratore a Reggio Calabria, perché l’indagine è partita lì e perché lì Marco Lillo è accusato di rivelazione di segreto istruttorio. Con questa infuocata premessa, Maroni conclude: “Vi intimo e diffido pertanto ad adottare ogni misura idonea a evitare il protrarsi di tali condotte incaute e favoreggiatrice e ad astenervi per il futuro dal promuovere nelle vostre trasmissioni la citata pubblicazione”.

I dirigenti di La7 non rispondono e non inoltrano la missiva ai giornalisti, viale Mazzini non replica a Maroni, ma l’ufficio legale dell’azienda pubblica – il 27 maggio – allerta i direttori di testata e dei canali e, in pratica, sconsiglia di ospitare il vicedirettore del Fatto Quotidiano: “La partecipazione per il futuro del predetto giornalista è rimessa alle opportune valutazioni editoriali che – in considerazione della contestazione in questione – dovranno considerare la sussistenza o meno di una fondata motivazione a soddisfare imprescindibili esigenze di cronaca e di critica. (…) Facciamo presente la necessità di adottare le più adeguate cautele affinché il giornalista, qualora ospitato per le sopra indicate esigenze, sia richiamato alla propria personale responsabilità”.

Chi avrà il coraggio di offrire il microfono a Marco Lillo dopo simili richieste di precauzione? Per saperlo occorre un po’ di tempo, ma è già inconfutabile che il giornalista, dopo Virus e Agorà, non sia stato più invitato negli studi del servizio pubblico, mentre ieri, per esempio, era a La7. Viale Mazzini non sarà mica un presidio del Pirellone?

Coordinanamento Democrazia Costituzionale Catania DOVE FIRMARE PER I REFERENDUM: I BANCHETTI DI GIUGNO

Coordinanamento Democrazia Costituzionale Catania

DOVE FIRMARE PER I REFERENDUM: I BANCHETTI DI GIUGNO

MERCOLEDÍ 1 ore 12.00-14.00 davanti liceo G.Galilei e I.T.I.S. Marconi.

MERCOLEDÍ 1 ore 17,30 GAPA

SABATO 4 ore 17.30-20.00 p.zza Stesicoro

SABATO 4 ore 20.00 Arena Argentina

DOMENICA 5 Giugno Lungomare Liberato p.zza Nettuno-Banca Unicredit

DOMENICA 5 ore 20.00 Arena Argentina

SABATO 11 p.zza Stesicoro 17,30-20.00

NICOLOSI 5 giugno

TRECASTAGNI 5 giugno dalle 18.00 in poi p.zza Aldo Moro NOMADE-ARCI

ACIREALE
I SABATI ore 17.30-21.00 p.zza Garibaldi (fino al20 giugno)
Le DOMENICHE ore 10.00-13.00 Largo XXV Aprile (fino al 20 giugno)
Ore 17,30- 21.00 P.zza Garibaldi (Fino al 20 giugno)

GIARRE Tutti i sabati ore 16,30 – 20,30 P.zza Arcoleo

SCORDIA venerdí 3

SANTA MARIA DI LICODIA
Domenica 5 giugno ore 9.00-12.00 e 15.00-18.00 P.zza delle Consuetudini
BIANCAVILLA domenica 5 giugno ore 17,30-20 P.zza Roma.
Sabato 11 giugno ore 17,30-20.00 P.zza Roma

È POSSIBILE FIRMARE nei seguenti COMUNI:
ACIREALE
ACICATENA
ACI SANT´ANTONIO
SANTA VENERINA
PIEDIMONTE ETNEO
SAN GIOVANNI LA PUNTA

Vi ricordo che ANPI provinciale Catania ha aderito sin dall’inizio al coordinamento

tutte le e i tesserati ANPI sono pregati di andare a firmare e di aiutare o fare banchetti nei paesi della provincia soprattutto in paesi come Caltagirone

cordiali saluti

la presidente Santina Sconza

Anpinews n.204

Anpinews n 204

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

APPUNTAMENTI

 

 

“IL FUTURO DELLA REPUBBLICA”: il 2 giugno, a Firenze, manifestazione pubblica. Interverrà, tra gli altri, il Presidente nazionale ANPI, Carlo Smuraglia

 

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

 

2 giugno

 

Raccolta firme, campagna referendaria e “confronti”

 

 

 

 

VI INFORMIAMO CHE I COMITATI REFERENDARI NAZIONALI HANNO LANCIATO PER IL WEEK-END DELL’11 E 12 GIUGNO UN FIRMA DAY IN TUTTA ITALIA (INFO SU http://www.iovotono.it/ e www.referendumitalicum.it ).

 

IN QUESTO AMBITO ANPI E ARCI SI RISERVANO DI REALIZZARE ULTERIORI INIZIATIVE COMUNI DI CUI SI DARA’ NOTIZIA A BREVE.