Processo Muos: Verzera: «È abusivo. La Cassazione è chiarissima» da: ilsettemezzomagazine.it

di Giacomo Belvedere – Giuliana Buzzone – Giusi Scollo

In stand-by il processo sul Muos di Niscemi presso il tribunale di Caltagirone. Ieri udienza lampo: non c’è stata attività processuale e il dibattimento non si è neppure avviato in quanto si sono presentati intoppi procedurali: alcune notifiche, quelle agli imputati Puglisi e Condorelli, non sono andate a buon fine, e il giudice Lo Bue ha dovuto differire l’udienza al 22 luglio. Un’udienza che – ha già anticipato – sarà interamente dedicata all’esame delle richieste di costituzione di parte civile. Con la promessa che, dopo, si avranno ritmi più veloci, con calendarizzazione quindicinale delle udienze. Insomma, per il processo vero bisognerà aspettare settembre.

Il processo si annuncia complesso e difficile, attorno al Muos ruotano attese e paure, si agitano passioni e interessi enormi. «Deve essere chiaro a tutti, e non solo agli attivisti No Muos, che questo è un impianto assolutamente abusivo e va smantellato»: non usa le mezze misure Samanta Cinnirella, Presidente Mamme No Muos di Caltagirone, venuta come altri attivisti ad assistere al processo. Se si scorre l’elenco della quindicina di associazioni che hanno chiesto di potersi costituire parte civile al processo, si scopre che sono per lo più realtà locali: il Comune di Niscemi, il Coordinamento dei comitati No Muos, Legambiente, Mamme No Muos Caltagirone, Mamme No Muos Niscemi, Ass. Antimafie Rita Atria, Circoli Legambiente Caltagirone e Piazza Armerina, Codacons, Arci Sicilia, WWF Italia, Ass. Codici Sicilia, CEA Niscemi, Astra Caltagirone, Prociv Niscemi, Ass. No Muos Sicilia. Siciliani che non si sentono tutelati dalla loro regione: convitato di pietra la cui assenza nell’aula del Tribunale strideva ieri: a questo processo la Regione Siciliana non ci sarà, come se non lo riguardasse affatto. Un’assenza «vergognosa» per Goffredo D’Antona, legale dell’ass. Rita Atria. «Orami è chiaro. C’è lo Stato contro i suoi cittadini», commenta amaro il sindaco di Niscemi Francesco La Rosa. Eppure proprio il dibattimento potrebbe chiarire alcuni punti oscuri o persistenti ambiguità nel ruolo giocato nella vicenda dalla Regione, tra autorizzazioni date, negate, revocate. Un processo che promette scintille, soprattutto se verrà accolta la richiesta avanzata dall’associazione antimafia Rita Atria che siano ascoltati come testi il Presidente della Regione Rosario Crocetta e l’ex Presidente Raffaele Lombardo, oltre all’Ing. Vincenzo Sansone, dirigente generale dipartimento ambiente, al Dott. Gaetano Gullo dirigente dell’Assessorato ambiente  e ad Antonio Mazzeo, blogger esperto in temi della militarizzazione.

Fiducioso si mostra il Procuratore Giuseppe Verzera, che ha traghettato la delicata inchiesta sino al rinvio  a giudizio per i sette indagati: Giovanni Arnone, che dirigeva l’Assessorato regionale territorio e ambiente della regione Sicilia e siglò il procedimento di autorizzazione del Muos; Mauro Gemmo, presidente della Gemmo SPA, ditta vicentina, general contractor con il governo americano, che ricevette  l’assegnazione dei lavori dal cittadino americano Gelsinger, (la Gemmo fu nel 2008 finanziatrice con 15 mila euro del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo); la responsabile di LAGECO, Adriana Parisi, ditta che si è aggiudicata l’appalto per la costruzione del Muos e che insieme alla GEMMO S.P.A. formò una A.T.I., denominata “Team Muos Niscemi”; il direttore dei lavori Giuseppe Leonardi; la titolare della Calcestruzzi Piazza Srl Concetta Valenti; il responsabile della PB Costruzioni Carmelo Puglisi; e la rappresentante legale Maria Rita Condorelli della C.R. Impianti Srl.. Per un ottavo, Mark Andrew Gelsinger, deciderà l’autorità competente americana.

Il procuratore di Caltagirone, pur non sbottonandosi più di tanto e non uscendo dal suo naturale riserbo,  conferma quanto già espresso altre volte: «L’impianto Muos è assolutamente abusivo». Lo incontriamo, subito dopo l’udienza, che è già nel suo ufficio, chino sul pc  a lavorare. Chi lo conosce sa che Verzera alle parole preferisce i fatti. Le inchieste di cui si sta occupando sono grosse e delicate: non ultime quelle che riguardano il Cara di Mineo. Ma alle domande sul centro di Contrada Cucinella, risponde con un “no comment” garbato ma deciso: «posso solo dire che c’è stata una richiesta di proroga delle indagini. Per il resto, le indagini sono in corso e non posso aggiungere nulla». Può capitare – spiega – che vengano divulgate dalla stampa notizie, perché ci sono atti che vengono notificati ai difensori e agli imputati. Ma lui non conferma, anche se aggiunge che non ci sono state smentite. Ma si capisce che preferirebbe che sull’inchiesta Cara si spegnessero i riflettori per evitare il polverone mediatico e lo si lasciasse lavorare serenamente.

Verzera non pensa affatto che il pronunciamento del CGA abbia indebolito la posizione dell’accusa al processo Muos: «Le vicende sono sovrapponibili, ma non vincolanti. La sentenza del Cga si occupa di un aspetto amministrativo e prende in considerazione il potenziale inquinamento da parte della struttura, ritenendo che il Muos non sia inquinante. Noi riteniamo che invece sia stato realizzato in una località dove vi è un vincolo di inedificabilità assoluta. Noi abbiamo una sentenza della Cassazione che è chiarissima sul punto».

Gli chiediamo se ritiene fondati gli allarmi lanciati da alcuni sui social, circa i movimenti delle parabole: «C’è un custode italiano, un colonnello – ci spiega. Periodicamente vengono fatte delle istanze, prima al Gip, e ora saranno fatte al giudice del dibattimento, per effettuare dei lavori di manutenzione nella struttura, che è molto sofisticata. Questi lavori sono fatti sotto il controllo del custode che è un colonnello italiano. Ora non so se fra questi lavori di manutenzione ci sia anche lo spostamento delle parabole, questo non saprei dirlo: potrebbe esser anche la conseguenza di questi lavori di manutenzione. Una cosa è certa: là dentro non entra nessuno, perché ci sono i sigilli e c’è un custode che ha la responsabilità di non far entrare nessuno se non previa autorizzazione e sotto il suo controllo».

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