Referendum, durissimo scontro Pd-Anpi. 70 senatori scrivono una lettera ai partigiani: “Sbagliate ad opporvi” da. huffngitonpost

Difendere la Costituzione, per l’Anpi, “è un obbligo, è un dovere”. Carlo Smuraglia, presidente dell’associazione partigiani d’Italia, risponde così, pacato ma fermo, agli inviti arrivati alla sua associazione di rivedere la decisione, consacrata nel congresso delle scorse settimane, di votare “No” al referendum di ottobre sulla riforma della Costituzione.

Ai vertici dell’Anpi hanno fatto appello alcuni iscritti che fanno parte del Pd che, a Bologna, hanno cominciato a raccogliere le firme. Ma anche 70 senatori, fra i quali Valeria Fedeli, Anna Finocchiaro, Luciano Pizzetti e Riccardo Nencini, che hanno chiesto a Smuraglia, con una lettera sull’Unità, “di non perseverare sulla linea del “No” senza un confronto dialettico con gli aderenti all’associazione che intendano invece sostenere le ragioni della conferma referendaria e impegnarsi a favore del Sì, nella convinzione di concorrere a rafforzare la democrazia”.

Smuraglia ha replicato ribadendo la legittimità del percorso congressuale dell’Anpi, con una relazione che si è conclusa con 347 voti a favore e tre astensioni, dopo che tutti gli iscritti hanno avuto modo di esprimersi nei congressi sul territorio.
“Forse il nostro metodo – ha scritto – sarebbe un esempio da seguire per tutti”.

“Nello nostro Statuto – ha detto Smuraglia – è scritto che noi siamo obbligati a difendere la Costituzione nello spirito dei costituenti, quando si fanno riforme che vanno contro a quello spirito siamo obbligati, abbiamo il dovere di opporci. Io a mandare a casa Renzi non ci penso nemmeno: se politicamente qualcuno vuole trarre delle conseguenze è affare della politica, non nostro. Il governo sta in carica finché gode della fiducia del parlamento. Ma adesso basta strumentalizzazioni e battute ad effetto”.
In sua difesa è intervenuto anche il segretario Fiom Maurizio Landini, al fianco di Smuraglia, a Bologna, in un’iniziativa organizzata dal comitato del “No”: “Troverei singolare – ha detto – che chi ha combattuto per la Costituzione non si battesse per applicarla”. E anche i Comitati per il “No” hanno espresso solidarietà al presidente dell’Anpi per “l’attacco” che due storici De Bernardi dell’Università di Bologna e Flores dell’Univeristà di Siena gli hanno lanciato dalle colonne de “L’Unità”.

Per ragioni anagrafiche, non sono rimasti in molti i partigiani attivi dentro l’Anpi. Al congresso di Rimini hanno preso la parola in cinque e in cinque hanno tuonato contro la riforma. Nelle fila del “Sì”, invece, si è schierato il comandante “Diavolo”: il 97enne reggiano Germano Nicolini, protagonista di una delle più controverse vicende della storia del dopoguerra, completamente scagionato dopo essere stato ingiustamente accusato di un omicidio. “Io non sarò mai – ha assicurato ‘Al Dievel’ – in compagnia di Salvini, di Casapound, del comico e della Meloni”.

LUNEDÌ 23 MAGGIO – ORE 17.30 Presso Aula A9 del Dipartimento di Scienze Umanistiche (Monastero dei Benedettini) – piazza Dante 32, Catania presentazine del libro” La Resistenza italiana negata – il 25 luglio e la vendetta tedesca in Sicilia” di Nicola Musumarra

LUNEDÌ 23 MAGGIO – ORE 17.30


“La Resistenza italiana negata – il 25 luglio e la vendetta tedesca in Sicilia”


l’opera di Nicola Musumarra è incentrata su episodi di Resistenza siciliana e di rivolta armata contro l’occupante tedesco, avvenuti nella Sicilia nord-orientale a partire dal luglio 1943 e di cui ancora troppo poco si parla e si scrive.


Interverranno: 

– Prof. Nunzio Famoso, del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania;
– Nicola Musumarra, autore del libro.

Presso Aula A9 del Dipartimento di Scienze Umanistiche (Monastero dei Benedettini) – piazza Dante 32, Catania

“Deforma” Renzi-Boschi, anche il Consiglio comunale di Lamezia Terme si schiera con il No Autore: redazione da: controlacrisi.org

«Il consiglio comunale di Lamezia Terme esprime un giudizio negativo sulla riforma costituzionale del trio toscano Renzi- Boschi-Verdini ed auspica che al referendum prevalgano i No». E’ netta la presa di posizione del consiglio comunale di Lamezia Terme, terza città della Calabria, prima nella regione e tra i primi comuni italiani a dichiarare formalmente la propria opposizione alla “deforma”.

Nella mozione, recentemente approvata a larga maggioranza (due soli voti contrari, espressi dal gruppo consiliare che fa riferimento ad Ala di Verdini; assenti al momento del voto i consiglieri Pd; favorevoli i consiglieri di maggioranza e quelli di Lamezia Insieme-Sinistra Italiana), si legge, tra l’altro che «la riforma costituzionale modifica radicalmente l’impianto delle istituzioni democratiche previste dai Costituenti, alterando il principio dell’equilibrio dei poteri e non definisce i compiti dei senatori», mentre «la legge elettorale, che ha elementi di incostituzionalità perché non rispetta la sentenza della Consulta, collegata alle modifiche costituzionali farà della Camera dei Deputati uno strumento del partito che vincerà le elezioni con una maggioranza relativa dei voti acquisiti in virtù di uno sproporzionato premio di maggioranza».
Ma non solo i consigli comunali prendono l’iniziativa; anche i candidati sindaci e consiglieri aderiscono all’appello e scelgono da che parte stare, visto che con la riforma anche i poteri dei comuni, già stretti nella morsa dei vincoli di bilancio, vengono ulteriormente ridotti: non avranno più voce in capitolo su grandi opere e assetto del territorio. Per il No si sono schierati: Antonio Di Luca (Napoli); Antonio Perillo (Napoli); Chiara Guida (Napoli); Daniela Pongiglione (candidata sindaco a Savona); Daniele Maffione (Napoli); Elena Coccia (Napoli); Federico Mantille (Napoli); Ferruccio Diozzi (Napoli; Marco Esposito (Napoli); Maria Teresa Iervolino (Napoli); Salvatore Galiero (Napoli).

“Casapound not welcome”. Roma scende in piazza contro il raduno nazista di piazza Vittorio da. controlacrisi.org

Alla fine,nonostante gli appelli e le interrogazioni parlamentari, i sit in e le proteste, il corteo Nazi-Xenofobo di Casapound si è materializzato intorno alla zona di piazza Vittorio. Ma la città, medaglia d’oro della Resistenza, almeno, ha risposto: il concentramento in piazza dellEsquilino, a pochi passi dai circa duemila neri provenienti da tutta Europa, ha in qualche modo fatto da argine. A Roma, le organizzazioni neofasciste e neonaziste sono scese in piazza contemporaneamente a Parigi, Madrid, Atene, Budapest in occasione dell’anniversario del suicidio a Notre Dame dell’esponente fascista francese Venner. Unendo l’utile al dilettevole i neofascisti hanno così approfittato dell’occasione per farsi un po’ di campagna elettorale. Una furbata che ha moltiplicato la loro reale consistente con schiere importate un po’ da varie parti d’Italia e d’Europa.

A piazza Esquilino, fin dalle nove del mattino e fino a verso mezzogiorno e mezza, con le bandiere del Prc, dell’Anpi, della Fiom e dei Cobas tanti giovani universitari che sono arrivati, e se ne sono andati, in corteo. Tra loro anche Stefano Fassina (qui intervista audio), unico candidato-sindaco presente, il segretario della Fiom Maurizio Landini, e il neo-segretario dell’Anpi provinciale Fabrizio De Sanctis (qui intervista audio). “Il messaggio che vuole lanciare questa piazza è quello di una difesa della costituzione: siamo qua compostamente, pacificamente e vogliamo parlare della Costituzione. Noi abbiamo chiesto che non ci fosse quella manifestazione e siamo qua perché non vogliamo permettere la propaganda”, dice.

L’unica nota “effervescente” della giornata è il lancio di alcune uova da un palazzo di via Merulana al passaggio del corteo dei neri. Le uova si sono rotte a terra senza colpire manifestanti. Da una finestra dello stesso stabile era stata esposta una bandiera rossa con l’immagine di Che Guevara.

Tanti gli interventi accorati nel corso dell’assemblea improvvisata davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore. “La resistenza non è finita”, dice l’anziana compagna Tina che poi intona una bellissima “Fischia il vento”. “Casapound not welcome” si legge sullo striscione principale del sit in. “Unici stranieri fascisti nei quartieri” si è gridato fino all’ultimo qundo il corteo si è rianimato imboccando la strada verso l’università.

Processo Muos: Verzera: «È abusivo. La Cassazione è chiarissima» da: ilsettemezzomagazine.it

di Giacomo Belvedere – Giuliana Buzzone – Giusi Scollo

In stand-by il processo sul Muos di Niscemi presso il tribunale di Caltagirone. Ieri udienza lampo: non c’è stata attività processuale e il dibattimento non si è neppure avviato in quanto si sono presentati intoppi procedurali: alcune notifiche, quelle agli imputati Puglisi e Condorelli, non sono andate a buon fine, e il giudice Lo Bue ha dovuto differire l’udienza al 22 luglio. Un’udienza che – ha già anticipato – sarà interamente dedicata all’esame delle richieste di costituzione di parte civile. Con la promessa che, dopo, si avranno ritmi più veloci, con calendarizzazione quindicinale delle udienze. Insomma, per il processo vero bisognerà aspettare settembre.

Il processo si annuncia complesso e difficile, attorno al Muos ruotano attese e paure, si agitano passioni e interessi enormi. «Deve essere chiaro a tutti, e non solo agli attivisti No Muos, che questo è un impianto assolutamente abusivo e va smantellato»: non usa le mezze misure Samanta Cinnirella, Presidente Mamme No Muos di Caltagirone, venuta come altri attivisti ad assistere al processo. Se si scorre l’elenco della quindicina di associazioni che hanno chiesto di potersi costituire parte civile al processo, si scopre che sono per lo più realtà locali: il Comune di Niscemi, il Coordinamento dei comitati No Muos, Legambiente, Mamme No Muos Caltagirone, Mamme No Muos Niscemi, Ass. Antimafie Rita Atria, Circoli Legambiente Caltagirone e Piazza Armerina, Codacons, Arci Sicilia, WWF Italia, Ass. Codici Sicilia, CEA Niscemi, Astra Caltagirone, Prociv Niscemi, Ass. No Muos Sicilia. Siciliani che non si sentono tutelati dalla loro regione: convitato di pietra la cui assenza nell’aula del Tribunale strideva ieri: a questo processo la Regione Siciliana non ci sarà, come se non lo riguardasse affatto. Un’assenza «vergognosa» per Goffredo D’Antona, legale dell’ass. Rita Atria. «Orami è chiaro. C’è lo Stato contro i suoi cittadini», commenta amaro il sindaco di Niscemi Francesco La Rosa. Eppure proprio il dibattimento potrebbe chiarire alcuni punti oscuri o persistenti ambiguità nel ruolo giocato nella vicenda dalla Regione, tra autorizzazioni date, negate, revocate. Un processo che promette scintille, soprattutto se verrà accolta la richiesta avanzata dall’associazione antimafia Rita Atria che siano ascoltati come testi il Presidente della Regione Rosario Crocetta e l’ex Presidente Raffaele Lombardo, oltre all’Ing. Vincenzo Sansone, dirigente generale dipartimento ambiente, al Dott. Gaetano Gullo dirigente dell’Assessorato ambiente  e ad Antonio Mazzeo, blogger esperto in temi della militarizzazione.

Fiducioso si mostra il Procuratore Giuseppe Verzera, che ha traghettato la delicata inchiesta sino al rinvio  a giudizio per i sette indagati: Giovanni Arnone, che dirigeva l’Assessorato regionale territorio e ambiente della regione Sicilia e siglò il procedimento di autorizzazione del Muos; Mauro Gemmo, presidente della Gemmo SPA, ditta vicentina, general contractor con il governo americano, che ricevette  l’assegnazione dei lavori dal cittadino americano Gelsinger, (la Gemmo fu nel 2008 finanziatrice con 15 mila euro del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo); la responsabile di LAGECO, Adriana Parisi, ditta che si è aggiudicata l’appalto per la costruzione del Muos e che insieme alla GEMMO S.P.A. formò una A.T.I., denominata “Team Muos Niscemi”; il direttore dei lavori Giuseppe Leonardi; la titolare della Calcestruzzi Piazza Srl Concetta Valenti; il responsabile della PB Costruzioni Carmelo Puglisi; e la rappresentante legale Maria Rita Condorelli della C.R. Impianti Srl.. Per un ottavo, Mark Andrew Gelsinger, deciderà l’autorità competente americana.

Il procuratore di Caltagirone, pur non sbottonandosi più di tanto e non uscendo dal suo naturale riserbo,  conferma quanto già espresso altre volte: «L’impianto Muos è assolutamente abusivo». Lo incontriamo, subito dopo l’udienza, che è già nel suo ufficio, chino sul pc  a lavorare. Chi lo conosce sa che Verzera alle parole preferisce i fatti. Le inchieste di cui si sta occupando sono grosse e delicate: non ultime quelle che riguardano il Cara di Mineo. Ma alle domande sul centro di Contrada Cucinella, risponde con un “no comment” garbato ma deciso: «posso solo dire che c’è stata una richiesta di proroga delle indagini. Per il resto, le indagini sono in corso e non posso aggiungere nulla». Può capitare – spiega – che vengano divulgate dalla stampa notizie, perché ci sono atti che vengono notificati ai difensori e agli imputati. Ma lui non conferma, anche se aggiunge che non ci sono state smentite. Ma si capisce che preferirebbe che sull’inchiesta Cara si spegnessero i riflettori per evitare il polverone mediatico e lo si lasciasse lavorare serenamente.

Verzera non pensa affatto che il pronunciamento del CGA abbia indebolito la posizione dell’accusa al processo Muos: «Le vicende sono sovrapponibili, ma non vincolanti. La sentenza del Cga si occupa di un aspetto amministrativo e prende in considerazione il potenziale inquinamento da parte della struttura, ritenendo che il Muos non sia inquinante. Noi riteniamo che invece sia stato realizzato in una località dove vi è un vincolo di inedificabilità assoluta. Noi abbiamo una sentenza della Cassazione che è chiarissima sul punto».

Gli chiediamo se ritiene fondati gli allarmi lanciati da alcuni sui social, circa i movimenti delle parabole: «C’è un custode italiano, un colonnello – ci spiega. Periodicamente vengono fatte delle istanze, prima al Gip, e ora saranno fatte al giudice del dibattimento, per effettuare dei lavori di manutenzione nella struttura, che è molto sofisticata. Questi lavori sono fatti sotto il controllo del custode che è un colonnello italiano. Ora non so se fra questi lavori di manutenzione ci sia anche lo spostamento delle parabole, questo non saprei dirlo: potrebbe esser anche la conseguenza di questi lavori di manutenzione. Una cosa è certa: là dentro non entra nessuno, perché ci sono i sigilli e c’è un custode che ha la responsabilità di non far entrare nessuno se non previa autorizzazione e sotto il suo controllo».

Roma, Esquilino blindato: Corteo CasaPound e contro-sfilata Anpi. Antagonisti assaltano auto: “Sono fascisti” da: larepubblica.it

La vettura attaccata con caschi e un bastone è poi riuscita ad allontanarsi. Lancio di uova da un palazzo di via Merulana sui militanti di estrema destra. Polemica tra Fassina e Meloni

Roma, Esquilino blindato: Corteo CasaPound e contro-sfilata Anpi. Antagonisti assaltano auto: “Sono fascisti”
Si è concluso il corteo organizzato da Casapound Italia contro l’unione europea e le politiche sull’immigrazione, partito questa mattina da piazza Vittorio. Momenti di tensione in via Bixio, quando una monovolume ritenuta “piena di fascisti” è stata presa d’assalto da un gruppo di antagonisti che aveva partecipato alla manifestazione antifascista. Distrutti i vetri del veicolo a colpi di casco. L’auto, un Ncc, si è ritrovata bloccata all’incrocio con via Emanuele Filiberto mentre salivano un gruppo di uomini. L’autista ha provato a spiegare che si trattava di cittadini tedeschi ma non è servito. All’interno c’erano circa quattro uomini nerboruti, con il corpo ricoperto da tatuaggi. L’auto per qualche momento era rimasta intrappolata con alle spalle una transenna. Alla fine qualcuno ha rimosso la transenna e, procedendo in retromarcia a tutta velocità, urtando anche un’auto parcheggiata, la monovolume è riuscita ad allontanarsi.
Roma, scontri al corteo: antagonisti assaltano un furgone
Condividi
I manifestanti, che secondo il leader di Cpi, Gianluca Iannone, erano oltre diecimila, sono poi arrivati a Colle Oppio, qui è stato allestito un piccolo palco dal quale avverrà un comizio degli organizzatori dopo di che si esibiranno nel pomeriggio alcuni gruppi musicali di estrema destra per l’ottava edizione del concerto “la tana delle tigri”. La zona è comunque presidiata da un alto numero di forze dell’ordine con camionette, idranti, polizia a cavallo e agenti in tenuta antisommossa per evitare qualsiasi contatto con gli antagonisti dei centri sociali che, questa mattina, insieme all’associazione nazionale partigiani, hanno organizzato un contro sit-in in piazza dell’Esquilino. Lanciate alcune uova da un palazzo di via Merulana al passaggio del corteo. Le uova si sono rotte a terra senza colpire manifestanti. Da una finestra dello stesso stabile era stata esposta una bandiera rossa con l’immagine di Che Guevara.
“Faremo una manifestazione senza tensioni e senza allarmi sociali – aveva annunciato detto Gianluca Iannone, presidente di Casapound – Casapound vive a Roma da 12 anni, fa politica alla luce del sole, volontariato, sport e comunità. Il corteo è in parallelo con altre capitali. Questa giornata è dedicata al sacrificio di Dominique Venner, scrittore francese suicida a Notredame nel 2013”. “Fare un corteo che parte da piazza Vittorio non è una provocazione – ha aggiunto – Noi viviamo qui, la nostra sede è a pochi passi, è provocatorio chi dice che non siamo benvenuti”. “Non c’è apologia del fascismo, resto basito quando ne parlano – ha aggiunto – la guerra è finita 71 anni fa, e qui non ci sono né bandiere del Pnf né divise. Ma stamani si erano registrate le prime tensioni: due ragazzi che avevano sul casco un adesivo con una celtica sarebbero stati malmenati fuori dalla fermata della metro Cavour da un gruppo di persone che stava raggiungendo il presidio antifascista di piazza dell’Esquilino.
Roma, corteo Casapound: il contro-presidio dell’Anpi

Il contro-presidio. Qualche momento di tensione in piazza dell’Esquilino, durante la contromanifestazione organizzata dall’Anpi, quando un giovane è stato visto correre via dalla piazza oltre i cordoni della polizia, inseguito dagli antifascisti. “Erano fascisti venuti a provocare” spiegano i presenti, che hanno avuto una discussione con la polizia, che a loro dire, aprendo il cordone avrebbe “protetto” il presunto provocatore. Gli agenti di polizia hanno indossato i caschi, la situazione si è tranquillizzata in pochi minuti ma la piazza ha iniziato a scandire ‘corteo, corteo’. La manifestazione era iniziata al canto di ‘Bella ciao’, intonata dai ragazzi arrivati in corteo in piazza. Non c’erano solo tanti giovani, a manifestare ma anche reduci di guerra e membri delle associazioni antifasciste di Roma. Prima tra tutte l’Anpi, l’associazione dei partigiani italiani, promotrice del presidio di oggi. Il suo presidente della provincia di Roma, Fabrizio De Sanctis, aveva spiegato che “il messaggio che vuole lanciare questa piazza è quello di una difesa della costituzione: siamo qua compostamente, pacificamente e vogliamo parlare della Costituzione. Noi abbiamo chiesto che non ci fosse quella manifestazione e siamo qua perché non vogliamo permettere la propaganda” di quelle forze di destra. Poi la piazza ha intonato “Fischia il vento” assieme un’anziana partigiana che al microfono ha pronunciato un accorato discorso a difesa dei valori della Costituzione, molto applaudito dai presenti. Al microfono si stanno alternando interventi dei vari gruppi presenti al presidio. In piazza si cantano slogan contro Casapound, e, a più riprese, torna il coro ‘Siamo tutti antifascisti’. Qualcuno poi ha acceso fumogeni rossi ai piedi dell’obelisco. Il gruppo si è poi diretto verso San Lorenzo.

La polemica Fassina-Meloni. “Presidio antifascista all’Esquilino. E voi dove siete?”, chiede via Twitter Stefano Fassina, l’unico presente alla contromanifestazione, agli altri candidati sindaco. La risposta di Giorgia Meloni: “Io penso ai problemi di Roma, non a riesumare gli anni ’70. Chi scatena odio si assuma le responsabilità delle conseguenze”. Contro replica di Fassina: “Cara Giorgia Meloni non anni ’70 ma chi oggi a Roma predica e pratica violenza verso migranti, gay e ogni diversita’”.

L’aggressione a due militanti Fdi. Nella mattinata anche un’aggressione a due giovani di Fratelli d’Italia. Stavano percorrendo via Cavour su uno scooter quando sono stati improvvisamente fermati e aggrediti da trenta persone armate di caschi e bastoni. I ragazzi sono
stati medicati all’ospedale San Giovanni e, dopo essersi ristabiliti, sono andati a sporgere denuncia per aggressione e rapina. “Un episodio di violenza inaudita, se si considera che le vittime non stavano nemmeno svolgendo attività di propaganda elettorale. Essendo presenti su via Cavour decine di videocamere ci aspettiamo l’immediata individuazione dei delinquenti e il loro arresto”, scrive in una nota il gruppo Fratelli d’Italia Roma.

Referendum, a Bologna partigiani in piazza con la Fiom: “Difendiamo la Costituzione” Carlo Smuraglia e Maurizio Landini da: larepubblica.it

Referendum, a Bologna partigiani in piazza con la Fiom: “Difendiamo la Costituzione”

Il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia dopo le polemiche per il “No” alle riforme del Governo: “Chi straccia la nostra tessera pensi ai 100mila morti per la libertà”. Landini in piazza: “Il problema non è cambiare la Carta ma applicarla”
Invia per email
Stampa
21 maggio 2016

BOLOGNA – “Nel nostro statuto è scritto che noi siamo obbligati a difendere la Costituzione nello spirito dei Costituenti. Quando si fanno riforme che vanno contro a quello spirito siamo obbligati, abbiamo il dovere di opporci”. Lo sostiene Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi che, a Bologna, torna a parlare della posizione dell’associazione sul referendum soprattutto dopo la lettera dei 70 senatori in cui si fa pressing affinché non si schieri.

Da giorni infatti è scoppiata la polemica per il “No” dei partigiani alle riforme costituzionali volute dal Governo. E non tutti, nell’Anpi, sono d’accordo. Tuttavia, se ci sono persone che vogliono restituire la tessera dell’Anpi in polemica con la posizione presa in vista del referendum, “vuol dire che sono persone che non danno alla tessera dell’Anpi il valore che dovrebbe avere: rappresenta il ricordo di 100mila persone morte per la libertà, la tessera non si prende e non si dà via con facilità” aggiunge Smuraglia. “La decisione di sostenere il “No” è del 21 gennaio, da allora tutti i congressi e si sono espressi su questo, più democratica così questa decisione non potrebbe essere. La libertà di espressione va bene, ma un iscritto non può mettersi contro all’Anpi: su questo stanno montando una polemica che non ha senso. Quando si aderisce all’Anpi si deve rispettare statuto, regolamento e decisioni degli organismi dirigenti. Questi problemi non si risolvono sotto il profilo disciplinare, non è che ci mettiamo a cacciar via le persone. Rispettiamo le opinioni diverse, ma chiediamo di non fare danno all’associazione”.
Referendum, a Bologna partigiani in piazza con la Fiom: “Difendiamo la Costituzione”
Condividi
“L’Anpi è l’associazione che rappresenta i partigiani che hanno liberato il Paese dal nazismo e dal fascismo e grazie alla loro lotta oggi abbiamo una democrazia e una Costituzione antifascista e fondata sul lavoro. Avrei trovato singolare che chi è stato protagonista per avere quella Costituzione oggi non si battesse per farla applicare” sostiene Maurizio Landini, segretario della Fiom. “Chi si
dovrebbe vergognare – ha detto – è chi oggi cerca di attaccare l’Anpi”. E aggiunge: “La Fiom in questi anni è stata spesso promotrice della difesa della Costituzione, sia quando siamo andati in Tribunale e la Corte Costituzionale ci ha riammesso alla Fiat, sia quando abbiamo manifestato per dire “No” a chi già tentava di cambiare la Costituzione senza il consenso delle persone. Il problema non è cambiare la Costituzione, ma applicarla”