Teresa Noce partigiana e rivoluzionaria di professione: Noi con le partigiane e i partigiani votiamo No al referendum confermativo sulle modifiche Costituzionali del Senato

Nata a Torino il 29 luglio 1900, deceduta a Bologna il 22 gennaio 1980, organizzatrice politica e sindacale.

Alessio Grancagnolo studende in giurisprudenza umilia la ministra Boschi venuta a Catania alla scuola per eccellenza per spiegare le motivazioni per il Si

Lunedì 23 maggio alle ore 21 presso Palestra LUPo, piazza Pietro Lupo, Catania. Interverrà Marco Bersani – ATTAC ITALIA

CATANIA STRANGOLATA DAL DEBITO PUBBLICO:

DIETRO I NUMERI IL BILANCIO DEI DIRITTI NEGATI.

Lunedì 23 maggio alle ore 21

presso Palestra LUPo, piazza Pietro Lupo, Catania.

Interverrà Marco Bersani – ATTAC ITALIA

L’evento facebook: https://www.facebook.com/events/187313038329977/

Vi invitiamo a partecipare all’assemblea.

Il debito del Comune di Catania certificato nel 2013 era di 528milioni di euro. Negli ultimi due anni sono stati prodotti debiti per ulteriori 29 milioni. Il riaccertamento dei crediti inesigibili ha obbligato il Comune a sancire un aggiuntivo disavanzo di 580 milioni di euro.

Un miliardo e 30 milioni di euro di debiti oggi pesano sulle spalle degli abitanti della città di Catania.

Debiti che non hanno contratto i cittadini, che non hanno migliorato la qualità della vita in città, che non hanno consegnato maggiori servizi. Debiti frutto delle pessime amministrazioni, dei tagli micidiali agli Enti locali, della speculazione dei grandi gruppi bancari sull’esigenza di liquidità dei Comuni. Debiti non nostri ma che vogliono fare pagare all’intera città.

Mentre sarebbe necessario un intervento pubblico per risollevare l’economia e migliorare le condizioni di vita di chi sta subendo i drammatici effetti della crisi, la città è a un passo dal dissesto e l’Amministrazione Bianco ha intenzione di redigere (far redigere a privati) un nuovo Piano di riequilibrio finanziario trentennale che porterà all’aumento delle tasse comunali, al taglio di numerosi servizi essenziali, al crollo dei finanziamenti pubblici, alla privatizzazione dei servizi e dei beni comuni, alla svendita del patrimonio pubblico.

Non è un caso che proprio in queste ore l’Amministrazione stia tentando la svendita di luoghi importanti come il Teatro Coppola e stia minacciando di sgombero la Palestra Lupo.

Fino al 2046 la città sarebbe condannata a bilanci lacrime e sangue, pianificati nelle segrete stanze di consulenti attraverso inumani imposizioni finanziarie. Da un lato infatti depredano le risorse pagate attraverso sacrifici dalle tasse dei cittadini, dall’altro annullano la democrazia delegando a consulenti e uffici tecnici le scelte di bilancio.

Abbiamo il dovere di fermarli, di aprire una discussione sul futuro della città e di contrastare con forza le politiche di austerità che l’amministrazione Bianco e il Governo Renzi vorrebbero imporre a Catania.

Dobbiamo liberarci del cappio del debito e dell’austerità, iniziando dal nostro territorio e dalla nostra comunità.
Per tornare a immaginare un futuro fatto di investimenti pubblici, diritti, giustizia sociale, democrazia.

“Rischiamo di approdare a una carta costituzionale che dividerà il Paese”. Intervista a Gaetano Azzariti da: controlacrisi.org

Professore di Diritto costituzionale presso l’Università di Roma La Sapienza ed esponente di spicco del Comitato per il no nel prossimo referendum di ottobre, Gaetano Azzariti è tra i costituzionalisti più prestigiosi che il nostro Paese annovera il quale, come tanti altri, viene poco ascoltato da chi ha deciso di mettere mano senza troppe mediazioni alla Costituzione. Con lui abbiamo deciso di ripercorre le varie tappe che in questi ultimi venti-venticinque anni hanno caratterizzato i diversi tentativi di cambiare la nostra massima legge fino a quello di oggi che accentrerà nell’esecutivo, se alla consultazione di ottobre dovessero vincere i sì, il potere a scapito del Parlamento. Quasi un tappa finale di una storia che appunto in più occasioni ha cercato di trasformare la nostra Repubblica parlamentare in una Repubblica presidenziale o semipresidenziale. “Questa riforma costituzionale – dice Azzariti – non nasce infatti dal nulla ma è l’ultimo frutto di una lunghissima stagione espressione di un regresso che ha le sue origini probabilmente ben prima dell’entrata in campo di Berlusconi”.

Professore, a quando possiamo datare l’inizio di questo percorso?
Quando si cominciò a parlare della cosiddetta grande riforma di craxiana memoria. Siamo a metà degli anni Ottanta e lì ci fu un passaggio anche culturale significativo. Noi abbiamo avuto un primo trentennio di storia repubblicana che non a caso i costituzionalisti definiscono il “trentennio d’oro”, in cui tutte le forze politiche cercavano di dare attuazione ai principi costituzionali. C’erano anche in quel caso, tanto per citarne uno Giuseppe Maranini, dei critici, ma erano assolutamente isolati, e poi soprattutto tra le forze politiche pur essendoci la guerra fredda ed una grande differenza tra di loro in qualche modo tutte si sentivano parte della casa comune che era appunto la Costituzione.

Poi che cosa è successo?
R. Ad un certo punto anche qui per ragioni politiche più che costituzionali, ovvero il tentativo del Partito socialista di acquisire maggiore spazio, si decise di mettere mano alla Costituzione. Con l’ipotesi, tra l’altro elaborata da un fine costituzionalista quale era ed è Giuliano Amato, di elezione diretta del Capo dello Stato la quale fino ad allora era stata la grande bandiera della destra e che veniva invece indicata dal Psi. Da allora si è prodotta direi una omeopatica e progressiva delegittimazione della Costituzione. Comincia a passare l’idea che piuttosto che da riformare la nostra Carta fosse invece diventata vecchia e quindi da rottamare come si sarebbe detto oggi. Certamente poi ci sono state svolte ulteriori.

Quali in particolare?
Furono quelle degli anni ’90 con le due bicamerali. Ancor prima la Commissione Bozzi, che però fu un organismo di studi, con meno responsabilità, e poi le due appunto bicamerali alle quali venne assegnato non il compito di riformare alcuni punti della Costituzione, perché le leggi di riforma della Carta ci sono sempre state e non si sta discutendo di questo. E perché al di là della retorica nessuno pensa che la Costituzione sia assolutamente immodificabile. Passò invece l’idea che con una legge costituzionale una commissione potesse rivoltare e cambiare tutta la seconda parte della Carta costituzionale, negando sostanzialmente lo stesso complessivo assetto costituzionale dei poteri.

Queste due bicamerali però falliscono nel loro intento…
Falliscono, e il legislatore e il sistema politico nel suo complesso se ne rendono conto, non perché l’ostacolo fosse l’articolo 138 della Costituzione, ma la frammentazione politica, l’incapacità del sistema politico di adottare politiche costituzionali coerenti. E allora si introdusse un altro elemento che noi oggi paghiamo.

Ovvero?
Si fece strada l’idea che le riforme costituzionali potevano anche essere approvate dalle maggioranze politiche.

Un’eventualità comunque prevista dalla Costituzione….
Certo. Vorrei infatti sottolineare come questa possibilità sia prevista dall’articolo 138 della Carta Costituzionale. Infatti c’è una doppia lettura: se le modifiche vengono approvate dai 2/3 non si fa il referendum; si fa invece se a dire sì è solo una maggioranza assoluta. Non si tratta dunque di una illegittimità costituzionale però certamente c’è una modifica almeno nello spirito della riforma costituzionale. Perché si accetta l’idea che la Costituzione fosse nella disponibilità di una maggioranza contro una opposizione.

Come sta succedendo adesso….

E come è successo in passato, a destra come a sinistra. Nel 2001 il centro-sinistra riformò male il titolo V, e oggi infatti si piangono lacrime di coccodrillo perché tutti, anche gli autori di quella modifica, confessano l’avventatezza o comunque la inopportunità di quella riforma costituzionale. Fu approvata poi nel 2005 la riforma dell’intera seconda parte da un governo di centro-destra. E oggi è il centro-sinistra, anzi una maggioranza ancor più ibrida che ha certamente un nucleo forte nella maggioranza dell’attuale partito di governo, attorno a cui ruotano soggetti politici diversi, ad attuare una modifica altrettanto avventata. La storia del resto è nota: c’è il patto del Nazareno tra il mal di pancia della sinistra del Pd, la sua rottura e poi con l’ausilio di parte del centro-destra che sta al governo, ovvero Alfano, e di un’altra parte del centrodestra, e dunque Verdini, la nascita di una nuova intesa. Quindi una maggioranza anche variabile nei suoi numeri, con un suo nucleo forte in quanto è il governo in carica, attorno a cui poi si uniscono parlamentari diversi.

Che rischi corriamo qualora vincesse l’ipotesi governativa? E che valutazione dà del fatto che comunque all’opposizione di questa idea di riforma ci sia comunque un fronte politico certamente molto disomogeneo e in alcune sue componenti inguardabile che sta spingendo alcune persone dubbiose sulla riforma Renzi a votare sì?
Io faccio due considerazioni. La prima è la seguente: certamente cambierà la natura della nostra Costituzione perché come accennavo all’inizio di questa conversazione abbiamo avuto fin qui appunto una Carta costituzionale che univa gli italiani, di compromesso tra le diverse forze politiche, approvata da tutti i partiti e da tutte le culture politiche allora prevalenti, quella comunista, socialista, democristiana, liberale ed altre; ed ora rischiamo di averne una che divide il Paese tra maggioranza ed opposizione. Ed è impressionante tutto questo. E aggiungo una cosa: io non voglio dare in questo caso neppure i torti e le ragioni. Non so insomma se la colpa di questa situazione è della maggioranza o dell’opposizione. Dico solo che è appunto sconcertante vedere una riforma costituzionale così importante approvata da metà del Parlamento. Ricordiamo le opposizioni che escono al momento del voto dall’emiciclo della Camera. Che cosa vuole dire simbolicamente questo fatto? Al di là del giudizio più propriamente politico vuol dire che metà del Parlamento non si riconosce e non legittima la scelta. Passiamo da un problema di legalità della scelta ad un problema di delegittimazione della scelta stessa che è ancora più pericoloso.
E sulle difficoltà che incontrerà il fronte del no a causa della sua disomogeneità?
Questo argomento che lei mi propone e che è ripetuto continuamente francamente ho difficoltà a comprenderlo. Perché in via ordinaria cioè non sulle riforme costituzionali ma in Parlamento, le opposizioni che possono essere assolutamente diverse, votano in modo unitario contro una maggioranza. In quella che si chiama la Prima repubblica la regola era che il Msi e il Pci votassero contro il pentapartito od altri governi prevalentemente a guida democristiana. Qualcuno in quelle occasioni ha mai sollevato l’idea che questi due partiti potessero convergere per strane collusioni? Di più: quando si parla di riforme costituzionali e di referendum è evidente che il Paese si spacca in due tra il sì e il no e le contraddizioni dei due fronti saranno tra loro diverse. Anche qui al di là del giudizio politico che ci farebbe ricordare che l’attuale maggioranza è sorretta di persone diciamo così discutibili dal punto di vista politico, ma che ci sia un’alleanza tra Alfano e Renzi, e i partiti che essi rappresentano, a me non stupisce, anzi, in qualche modo mi fa esprimere un giudizio che mi consolida nella mia valutazione non positiva della riforma costituzionale. Anche il fatto che nel fronte del no ci siano persone vicine alla cultura democratico-progressista, e anche all’area conservatrice, mi fa piacere nel senso che nelle lotte referendarie bisogna coagulare tutti i contrari. Tra il no di Salvini e il no di Rodotà c’è un abisso culturale, di civiltà democratica e via dicendo. E però va bene così. In qualche modo per ragioni opposte questa Costituzione appunto come dicevo prima, divide e non unisce.

Il Codacons denuncia per la seconda volta Renzi: “Fa pubblicità occulta alla Apple”da: controlacrisi.org

Pubblicità, non troppo occulta, per la Apple: il Codacons denuncia per la seconda volta all’Antitrust il comportamento del premier Matteo Renzi, che n occasione del suo incontro social #matteorisponde, non ha nascosto il logo della Mela presente sul suo Pc. Il presidente dell’Associazione dei consumatori Carlo Rienzi ha considerato quello del premier un comprostamento recidivo: “nonostante le proteste di molti utenti che non hanno gradito la scelta di Renzi, e nonostante una denuncia presentata nei giorni scorsi dal Codacons per pubblicità occulta”, è stato mostrato “in modo evidente il logo della Apple”.
“Evidentemente il nostro premier è recidivo e ritiene che fare pubblicità ad una nota azienda dell’informatica non rappresenti una violazione delle norme vigenti”, ha continuato Rienzi, che, vendendo ignorata la precedente richiesta di apporre un adesivo sul logo della Mela, ha optato per un nuovo esposto all’autorità Antitrust.

L’addio di Bellavita alla Cgil: una ventina di Rsa della Fiat lasciano la Fiom Cgil da: controlacrisi.org

Sono una ventina, tra Rsa e membri del direttivo Fiom, i sindacalisti usciti dai metalmeccanici della Cgil sulle orme dell’addio di Sergio Bellavita. Hanno firmato un documento scrivendo l’appellativo “incompatibile” a fianco al loro nome. Quello che segue è il documento,in cui, tra le altre cose scrivono: “Noi siamo lavoratori che, al netto della nostra idea politica , cercano di fare conflitto e non documenti, quelli li lasciamo discutere a chi notoriamente ha fatto il male della classe operaia”.

Ai componenti dell’esecutivo nazionale e a tutti i compagni de ” il sindacato è un altra cosa”
L’ultima assemblea ha evidenziato un distacco tra le diverse correnti politiche all’interno dell’area e una parte di delegati , in merito alle iniziative che la stessa avrebbe dovuto mettere in atto in un momento difficile come questo, ma che si erano palesate ormai da diverso tempo. Influenze politiche che nulla hanno a che fare con il sindacato e per cui l’area venne a crearsi. A nostro avviso la giornata del 12 Maggio doveva essere un momento importante per altre questioni , per una in particolare. Ci saremmo aspettati che al primo appuntamento che vedeva coinvolta la base dopo l’epurazione del nostro portavoce , la discussione prioritaria si facesse su come intraprendere una vera azione di lotta nei confronti della Cgil , che portasse al ripristino della democrazia interna alla nostra Organizzazione. Tanto eravamo convinti che queste fossero le ragioni dell’assemblea che alla prima occasione abbiamo lanciato l’occupazione a oltranza della sala Di Vittorio, un azione forte ma indispensabile quando in gioco c’è la libertà individuale e collettiva. La risposta dei rappresentanti delle diverse correnti politiche è stata assente o contrastante, senza voler giudicare nessuno, non possiamo fare altro che prenderne amaramente atto. Noi abbiamo evidentemente un idea del conflitto diverso dalla maggioranza dei compagni che compongono la nostra area , ed il 12 ne abbiamo avuto dimostrazione. Restiamo convinti che solo con la lotta si possano ottenere risultati , che solo questa sia la linea di azione da mettere in campo quando il padrone ti attacca, e non fa alcuna differenza se l’aggressione arriva dal tuo datore di lavoro piuttosto che dal sindacato di appartenenza. Non possiamo negare un velo di imbarazzo nel constatare che prima durante e dopo questo appuntamento , ci sia stato un gruppetto di persone appartenenti all’area che hanno deriso e denigrato il nostro portavoce , arrecando un danno a tutti noi e alle idee che portiamo avanti ormai da tempo. Con dispiacere e incredulità abbiamo dovuto assistere al valzer dei documenti, piuttosto che praticare un azione di lotta si è preferita la solita via autoreferenziale, come se nulla di diverso dal solito era avvenuto. Ci siamo distratti , chi in buona fede e chi no, dall’obbiettivo , e la Cgil ,sempre attenta alle nostre manovre, ne ha tratto grande beneficio. Il prezzo della non battaglia ormai è chiaro a tutti, il fatto che a scegliere le future iniziative dell’area saranno i vertici dei partiti politici lo è altrettanto. Noi siamo lavoratori che, al netto della nostra idea politica , cercano di fare conflitto e non documenti, quelli li lasciamo discutere a chi notoriamente ha fatto il male della classe operaia. Siamo molto dispiaciuti di lasciare un percorso che ci ha permesso di conoscere tanti bravi lavoratori e compagni onesti, che come noi lottano per l’esclusivo protagonismo operaio, con i quali il rapporto di stima e affetto rimarrà indissolubile, ma non riusciamo a far finta che sia tutto come prima del 12 Maggio. Per queste ragioni vi comunichiamo che da questo momento lasciamo l’area de “ il sindacato è un altra cosa “.

Saluti fraterni
Massimo Fierro rsa fiom Fca ( incompatibile ), Stefania Fantauzzi rsa fiom Fca ( incompatibile ), Felice Antenucci Commissione Nazionale Statuto fiom ( incompatibile ), Principio Di Nanni rsa fiom Fca ( incompatibile ), Giuseppina Imbrenda rsa fiom Fca ( incompatibile ), De Stradis Domenico rsa fiom Fca ( incompatibile ), Ernesto Marcovicchio rsa fiom Fca ( incompatibile ), Domenico Cappella rsa fiom Fca ( incompatibile ), Maria Labriola direttivo fiom Fca ( incompatibile ), Antonio Genovese fiom Fca ( incompatibile ), Marco Pignatelli direttivo fiom Fca ( incompatibile ), Fabio D’ilio rsa fiom Fca ( incompatibile ), Antonio Langone rsa fiom Fca ( incompatibile ), Silvano Fanelli direttivo fiom Fca ( incompatibile ), Leonardo Di Maio direttivo fiom Fca ( incompatibile ), Antonio De Stefano fiom Fca ( incompatibile ).