La relazione del presidente Carlo Smuraglia Congresso ANPI Nazionale 2016

Un lunghissimo applauso, con tutti i delegati in piedi, ha salutato l’ampia ed emozionante relazione del Presidente uscente Carlo Smuraglia.

Grazie Presidente per questi 5 anni
Noi ma soprattutto l’Italia ha ancora bisogno di lei Presidente
In questo momento di crisi dei valori sono pericolo la democrazia e la Costituzione c’è bisogno della sua autorevolezza, della sua fermezza e della sua dolcezza per poter frenare questa deriva
Mi auguro che almeno fino ai referendum lei accolga la richiesta di essere ancora il presidente ANPI Nazionale

La relazione integrale: http://www.anpi.it/…/05/relazione_smuraglia_16_congresso.pdf13173766_10153718399182903_1793414729441327908_n

Il governo Syriza-Anel, superato ogni confine dello squallore politico, trema di fronte alla rabbia e all’indignazione popolare da: www.resistenze.org

Partito comunista di Grecia (KKE) | kke.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

06/05/2016

Il Segretario generale del CC del KKE Dimitris Koutsoumpas, nella sua dichiarazione relativa ai piani del governo di emanare la legge-ghigliottina durante il fine settimana del 7 e 8 maggio, ha sottolineato:

“Il governo Syriza-Anel trema di fronte alla rabbia e all’indignazione popolare. Ha superato ogni confine dello squallore politico. In una mossa a sorpresa cercherà di far approvare le leggi antipopolari sulla previdenza e sulla fiscalità e gli ulteriori accordi con il quartetto europeo nel fine settimana.

E’ un atto di spudorato autoritarismo e ostilità nei confronti del movimento operaio per servire la grande impresa. E’ la prova che un governo di tale fatta, indipendentemente da come si presenti, attua politiche antipopolari e ricorre ad azioni che mirano a manipolare il movimento e il nostro popolo.

Dimostra inoltre che la ripresa, la ristrutturazione del debito, la nuova narrazione di successo in salsa Tsipras e tutte le promesse del suo governo per addolcire la pillola degli accordi antipopolari firmati con i corvi delle istituzioni internazionali hanno come presupposto nuove e infinite misure barbariche contro il popolo.

Il governo si inganna di grosso se crede che usando trucchi di bassa lega eviterà le proteste popolari contro le misure capestro che sta portando avanti.

Il KKE chiama i lavoratori, gli autonomi, gli agricoltori, i giovani e le donne delle famiglie popolari, i pensionati, a dare una risposta militante orgogliosa, partecipando in massa allo sciopero e alle manifestazioni per colpire i veri responsabili dei problemi del popolo: l’Unione Europea, il FMI, il potere del capitale, i governi e i partiti che li servono.

Inviata a una sollevazione popolare oggi e nei prossimi giorni, che culmini questo fine settimana quando i deputati del governo hanno in programma di votare la legge-ghigliottina.

Il KKE combatterà questa battaglia nelle strade e in parlamento fino al rovesciamento finale della linea politica antipopolare, fino a quando il popolo greco diventi padrone della sua terra e mandi nel pozzo della storia tutti i macellai dei suoi diritti”.

Cosa c’è dietro alle due isole del Mar Rosso regalate dall’Egitto all’Arabia Saudita? da: www.resistenze.org

Abayomi Azikiwe | iacenter.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

22/04/2016

Nella settimana dell’11 aprile è venuto fuori che il governo egiziano del Presidente Abdel Fattah al-Sisi ha intenzione di riconsegnare le isole strategiche di Tiran e Sanafir all’Arabia Saudita. Queste due isole sono state sotto l’amministrazione egiziana fin dal 1950, solo due anni dopo la fondazione dello stato di Israele.

La decisione egiziana sta a indicare che gli attuali imperativi di politica estera di Washington e Riyadh hanno la precedenza sulla liberazione della Palestina e sulla reale indipendenza degli stati del Nord Africa e del Medio Oriente.

Nella sfera militare, l’alleanza saudita-egiziana è chiaramente caratterizzata dalla cooperazione egiziana alla leadership saudita nel Consiglio del Golfo nella pluriennale guerra al popolo dello Yemen. Questa guerra ha causato a oggi oltre 10.000 morti e lo sfollamento di milioni di persone.

La decisione a proposito delle due isole, che deve essere ratificata dal Parlamento egiziano, ha generato molte discussioni e opposizione all’interno dello stato nordafricano. In un discorso alla televisione nazionale il 14 aprile, al-Sisi ha difeso la decisione dicendo: “Non abbiamo ceduto un nostro diritto e abbiamo restituito un diritto al popolo che lo aveva”. Ha aggiunto che vi sono documenti che provano che le isole sono dell’Arabia Saudita.

Il leader militare – eletto presidente dello Stato nel 2013-2014 – ha argomentato che l’Egitto ha solo due opzioni nella questione delle isole: “O entrare in conflitto con l’Arabia Saudita, o dare indietro all’Arabia Saudita i suoi diritti e le sue terre. Non vogliamo danneggiare nessuno. Inoltre, non regaleremo la nostra terra a nessuno, né ci approprieremo della terra di altri”.

Molti osservatori della politica egiziana credono che il Parlamento si allineerà colla decisione del Governo di al-Sisi e voterà a favore della decisione. Essendo conscio della vasta opposizione al suo annuncio, il presidente ha avvertito i cittadini di non organizzare dimostrazioni contro la decisione governativa.

Israele e gli USA approvano la manovra

Un articolo del Washington Post del 13 aprile ha riferito che la decisione del governo egiziano è stata supportata dallo stato di Israele: “Le due nazioni [Israele e Arabia saudita] non hanno vincoli formali tra loro ma ci sono stati accenni di tranquilla cooperazione – o almeno di dialogo strategico – su determinate questioni come ad esempio l’influenza iraniana nella regione. Mentre gli analisti riflettevano sulle implicazioni che il controllo saudita delle isole avrebbe avuto su Israele – le due isole si trovano all’ingresso del Golfo di Aqaba, rotta navale di importanza per i giordani e gli israeliani – il ministro della Difesa Moshe Yaalon diceva ai giornalisti israeliani che aveva appena ricevuto documenti ufficiali i quali attestavano che l’Arabia Saudita avrebbe continuato a lasciare passaggio libero nell’area ad Israele.

Lo stesso articolo dice che Yaalon ha confermato che Israele era stato consultato prima del trasferimento e che il “quotidiano israeliano Haaretz” ha riferito che per “il piano di trasferimento è stata necessaria l’approvazione di Israele, degli Stati Uniti (perché Washington ha contribuito a mediare l’accordo di pace tra Egitto e Israele), nonché una missione di osservazione multinazionale per monitorare le isole”.

Le isole rivestono importanza con riferimento alla sovranità contestata e al possesso del Golfo di Aqaba, questione di diritto internazionale tra le più importanti e discusse per decenni. Il Golfo di Aqaba è situato all’estremità settentrionale del Mar Rosso, a est della penisola del Sinai e a ovest del continente arabo. La linea costiera si espande verso l’Egitto, Israele, la Giordania e l’Arabia Saudita.

La guerra dei sei giorni del 1967 (5-10 giugno) tra Israele e gli stati regionali di Egitto, Siria e Giordania, iniziò in parte a causa dell’esercizio della sovranità da parte del governo del Presidente Gamal Abdel Nasser. L’Egitto aveva bloccato lo stretto di Tiran, impedendo ai trasporti navali israeliani di passare dal Golfo di Aqaba fin dal 23 maggio 1967. In seguito Tel Aviv lanciò un attacco contro l’Egitto che venne supportato dall’amministrazione USA del Presidente Lyndon Johnson.

In un discorso alle truppe in un quartier generale avanzato dell’aviazione nel Sinai, il Presidente Nasser disse che qualsiasi nave battente bandiera israeliana ovvero trasportante materiale strategico sarebbe stata interdetta dal passaggio da e verso il Golfo dopo Sharm El Skeikh, all’entrata del Golfo. Una settimana più tardi, il 16 maggio 1967, Nasser ordinò che la prima forza di emergenza dell’ONU (UNEF) fosse evacuata dal Sinai.

L’Egitto è ora dipendente dagli USA e dall’Arabia Saudita

Oggi l’Egitto è un regime militare-civile che è largamente dipendente dal supporto economico e politico dell’Arabia Saudita e dagli USA. Gli aiuti di Washington direttamente a sostegno del governo egiziano ammontano a 1,3 miliardi di dollari ogni anno, insieme con equipaggiamenti militari, consulenti e coordinazione dell’intelligence.

Una rivolta popolare nel 2011 ha deposto il Presidente Hosni Mubarak, che è stato il successore di Sadat fino dal suo assassinio nel 1981. I governi egiziani che si sono succeduti hanno continuato ad affidarsi all’aiuto di Washington e dei suoi alleati nella regione, incluso lo Stato di Israele.

L’Arabia Saudita ha facilitato il dominio USA nell’area procurando prestiti all’economia egiziana. Secondo un articolo pubblicato da Bloomberg il 4 gennaio: “L’Arabia Saudita si è accordata per procurare all’Egitto più di 3 miliardi in prestiti e garanzie per aiutare la sua economia affamata di dollari… I prestiti sono stati concessi in termini favorevoli”.

Fermare la persecuzione dei comunisti da: www.resistenze.org

Partito Comunista della Bielorussia | comparty.by
Traduzione da marx21.it

26/04/2016

Con questo appello il Partito Comunista della Bielorussia si è rivolto agli organismi competenti delle Nazioni Unite e di altre istituzioni internazionali, perché si pronuncino in merito allo scatenamento della “caccia alle streghe” anticomunista in molti paesi dell’Unione Europea e dell’ex URSS.

Negli ultimi tempi sono aumentati i casi di persecuzione ingiustificata di persone che condividono le opinioni della sinistra sulla costruzione di una società fondata sulla giustizia sociale, in particolare dei comunisti e dei sostenitori del movimento comunista, colpiti da sentenze di condanna da parte dei regimi borghesi al potere. Si fa sempre maggiore utilizzo del terrore contro i combattenti per l’autentica democrazia e il socialismo. E’ il caso della Turchia, dove la repressione e la persecuzione hanno colpito più di 50 militanti del Partito Comunista, Turchia.

In Polonia, i quadri dirigenti e i militanti del Partito Comunista della Polonia sono stati condannati a pene detentive fino a nove mesi, a molti mesi di “libertà vigilata” e lavoro forzato, ed anche a multe.

Continua la persecuzione dei comunisti in Ucraina: gli uffici del Partito Comunista di Ucraina sono stati distrutti e saccheggiati, i comunisti subiscono umiliazioni e discriminazioni, sono sottoposti ad arresti arbitrari e alla repressione. Il culmine del terrore politico è stato raggiunto con la decisione di proibire le attività del Partito Comunista di Ucraina.

In Moldavia e nella Transnistria non cessa la persecuzione politica dei comunisti e dei loro sostenitori, che vengono sanzionati per l’utilizzo dei simboli comunisti. Per ragioni politiche sono incriminati i rappresentanti delle forze politiche di sinistra all’opposizione.

Le attività dei partiti comunisti di Lettonia, Lituania, Estonia, Turkmenistan, Uzbekistan e Georgia sono vietate o sottoposte a stretto controllo da parte dei servizi di sicurezza. In questi stati, i comunisti si trovano ed operano nelle particolari condizioni dell’illegalità.

Simili persecuzioni giudiziarie, divieti dei partiti comunisti sono attuati in altri stati-membri dell’Unione Europea, con l’aperto sostegno di regimi borghesi, che hanno elevato l’anticomunismo a ideologia ufficiale, e vanno di pari passo con la scalata degli attacchi antipopolari. Gli episodi relativi alla violazione dei diritti umani, compresa la libertà di riunione, associazione ed espressione, sono taciuti dai “liberi e democratici” mezzi di comunicazione dei paesi dell’Europa. E’ evidente che gli appelli dell’UE in merito ai “valori di libertà e democrazia” sono solo belle parole e una espressione della politica dei due pesi e due misure.

Il Partito Comunista della Bielorussia condanna fermamente l’ipocrisia di tale politica e la repressione scatenata, in quanto essa rappresenta una grave violazione delle norme universalmente riconosciute dalla comunità internazionale sulla democrazia e sui diritti umani.

Siamo seriamente preoccupati per il fatto che, per colpa del regime liberale dell’UE, in una serie di paesi dell’Europa inizi nuovamente a diffondersi il fascismo. La restaurazione dell’ideologia fascista si osserva in Lettonia ed Estonia, dove le marce fasciste hanno piena legittimità, con il permesso ufficiale delle autorità locali. Si crea cosi di fatto un sito che rappresenta un banco di prova: ci si abitua all’ideologia fascista del XXI secolo e si cerca di rendere queste idee attraenti per la gioventù dei nostri tempi.

Il fascismo ha ricevuto il perdono ufficiale e il riconoscimento in Ucraina. A Kiev, sotto le bandiere di Stepan Bandera si svolgono sfilate, gli aguzzini ucraini che sorvegliavano i campi di concentramento sono diventati eroi, i collaboratori dell’UPA, delle SS Galizia e altri sono inseriti nei manuali di storia. In Ucraina sono stati consentiti la svastica, i simboli delle SS, gli slogan nazisti.

Ci preoccupa che, nelle ultime elezioni municipali in Francia, il “Fronte Nazionale” di estrema destra abbia conquistato il terzo posto per numero di mandati. In Austria, nelle elezioni parlamentari, il nazionalista “Partito della libertà” ha conquistato il 20,5% dei voti, finendo terzo.

L’unica forza in grado di contrastare la diffusione della minaccia fascista è stata e rimane l’alternativa comunista. I comunisti, le forze progressiste di tutti i paesi del mondo sono sempre stati combattenti attivi contro il fascismo e la sua rinascita. In quanto internazionalisti, si oppongono con determinazione all’ultra-nazionalismo e alla xenofobia.

Noi chiediamo ai paesi dell’Unione Europea di fermare immediatamente la politica dei due pesi e due misure, il terrore politico e qualsiasi forma di limitazione dei diritti umani e di libertà, la persecuzione dei comunisti e degli altri rappresentanti di forze di sinistra all’opposizione e di organizzazioni sociali per le loro attività politiche.

Esigiamo un attento esame dei fatti esposti da parte nostra di violazioni del diritto internazionale, l’assunzione di decisioni sul rilascio dei prigionieri politici e sulla legalizzazione delle attività proibite dei partiti comunisti.