Chiesa e omosessuali. La bellezza del dubbio da:nndnoidonne

Krysztof Charamsa, ex Ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede, lo scorso 4 ottobre, alla vigilia del Sinodo, ha fatto coming out

Camilla Ghedini

 

Il 28 febbraio, a Ferrara, la mia città, ho avuto modo di intervistare e ascoltare Krysztof Charamsa, l’ex Ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede, che lo scorso 4 ottobre, alla vigilia del Sinodo, ha fatto coming out, rivelando ‘in un botto’ di essere omosessuale e avere un compagno, Eduard, da 16 anni. Apriti cielo. Non solo per la Chiesa, che lo ha allontanato impedendogli il sacerdozio, ma anche per me, che in quei giorni ho dichiarato apertamente tutto il mio sdegno. Nella tempistica l’operazione mi sapeva di marketing. A peggiorare la situazione l’annuncio di un libro in uscita, che mi toglieva ogni dubbio. Una bella mattina ho messo nero su bianco la mia indignazione su Fb, il luogo in cui oggi facciamo passare tutti il ‘Verbo’. La Bibbia fai da te, per capirci. Poi la vita me lo ha fatto incontrare e ho rivisto il mio giudizio. Ho rivisto la mia stessa etica. Ho rivisto un modo di pensare, il mio, profondamente laico, in cui c’è sempre un’altra strada da percorrere, quando la mia non mi entusiasma più. Sentendo la sua voce, guardandone la postura e i movimenti, mi sono chiesta che diritto ho io di non credere al calvario di chi ha fede e al tempo stesso vuole vivere appieno. Io che pure l’ho, la fede, e non per questo sono bigotta. Lui è stato chiaro: ha sempre saputo di essere omosessuale ma non cercava un rifugio. Ha parlato dell’omofobia nella Chiesa, che ti costringe ad odiare te stesso e tutti quelli che hanno il coraggio di essere felici. E ha messo in relazione la paura dell’omosessualità con quella della donna, che la Chiesa considera inferiore e al servizio dell’uomo, tant’è che alle mogli che subiscono violenza, nel segreto del confessionale si consiglia di pregare e perdonare il marito. Non ha risparmiato Papa Francesco, cui imputa la grande responsabilità di avere lasciato alla politica il dibattito sul ddl Cirinnà, poi snaturato con stralcio della stipchild adoption. Ha definito il celibato un crimine, in quanto non scelta. Io, giuro, ero ipnotizzata. Ho ‘relativizzato’ le mie posizioni ‘assolute’. E così dopo il Diluvio ho fatto un bel bagno di umiltà. Ha ragione lui, la sua battaglia non poteva farla ‘dentro’ la Chiesa. Ha ragione lui a rivendicare il dovere di non rinnegare se stessi. Ha ragione lui a non negare il bisogno di amore, che passa anche per il corpo, non prendiamoci in giro. Lo avrei ascoltato per ore, perché raramente le persone sanno parlare tanto intensamente, con semplicità, cultura e senza retorica. Certo, io non posso misurare il grado di autenticità di ogni sua esternazione. Ma neppure posso immaginare il suo tormento e conflitto interiore. E neppure sminuire una necessità di uscire dall’armadio, come ha esemplificato lui, che prima di essere libertà è liberazione. Ha dichiarato di essere felice, con Eduard, Krysztof Charamsa, e io glielo auguro, perché la felicità fa bene a tutti. Meglio un uomo appagato che sappia parlare alla gente, mantenendo la propria fede e sapendola trasmettere, che uno frustrato, in qualsiasi contesto, Chiesa compresa. Non so se mi sono ricreduta al 100 per cento, ma so che ho un forte dubbio, che assomiglia alla speranza di avere inizialmente sbagliato opinione. Sarebbe davvero bellissimo.
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