Biancavilla 22 aprile ore 18.00 “DONNE RESISTENTI”

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Pensando a Giulio e a Khaled .. se le madri si prendono per mano da: ndnoidonne

Editoriale

Tiziana Bartolini

Ma che Europa è mai questa che, volendo fare la guerra totale al terrorismo, pensa bene di cominciare con l’erigere muri condividendo pari responsabilità tra i paesi che chiudono le frontiere e quelli che lo consentono. Il suo biglietto da visita l’Unione lo affida ai poliziotti, che controllano i confini e negano il passaggio a migliaia di profughi. Famiglie intere e bambini soli arrivano dopo viaggi inenarrabili e ad attenderli trovano rotoli di filo spinato che trafiggono sogni e intrappolano speranze. Le immagini e i racconti immersi nel fango di Idomeni sembrano arrivare dal set di un film che eccede nel rappresentare una realtà. Perché quella al di là delle barriere non può essere la nostra Europa, culla della civiltà dell’Occidente, del diritto e del rispetto per la dignità delle persone. La ferocia di Daesh conta sulla potenza della rete per la sua propaganda e affida alla follia solitaria dei kamikaze il messaggio di terrore con cui ha già vinto la sua guerra con l’assedio al cuore del Vecchio Continente. Di fronte alla straordinaria capacità di questo nuovo terrorismo di sfruttare la dimensione virtuale e di capitalizzare disponibilità di corpi pronti ad immolarsi, noi abbiamo scoperto le nostre fragilità politiche e culturali. I servizi (più o meno) segreti sono stati colti di sorpresa anche perché, almeno in teoria, avrebbero dovuto raccogliere e interpretare i belati di una classe dirigente che si è concentrata, invece, sul triangolo Bruxelles – Strasburgo – Francoforte per affinare le armi della burocrazia e gestire l’attacco della finanza internazionale. In questa inedita e asimmetrica guerra quanto di più palpabile esista – il corpo – si incontra, si scontra, si confronta con beni immateriali che consideriamo (consideravamo?) nelle nostre indiscusse disponibilità: libertà, benessere, sicurezza, diritti. Quelle moltitudini di corpi affogati nel Mediterraneo, in marcia lungo le strade europee o aggrappati alle recinzioni sono un drammatico monumento alla nostra cecità. Di fronte all’unica certezza – la necessità di riconsiderare e rimodulare i nostri stili di vita – è indispensabile la saggezza di chi si pone con coraggio e umiltà nell’ottica di studiare e sperimentare con l’arma del dialogo. In questo senso va letto il messaggio di condoglianze destinato alla mamma di Giulio Regeni, il giovane ricercatore torturato e ucciso al Cairo a gennaio. “Sono con lei e sento il suo stesso dolore, come soffro, ogni giorno, fino ad ora, per Khaled. Voglio ringraziarla per essere con noi e per il suo interesse e per la preoccupazione per i casi di tortura in Egitto. Il lavoro di suo figlio sarà continuato”. La madre del blogger Khaled Said, assassinato a bastonate nel giugno 2010 da poliziotti ad Alessandria e considerato l’ispiratore della rivoluzione egiziana del 2011, ha affidato a YouTube il suo strazio ben comprendendo il ‘dolore necessario’ di Paola Regeni, madre di Giulio, che ha scolpito indelebilmente nelle nostre coscienze i patimenti del figlio. “Su quel viso ho visto tutto il male del mondo e mi sono chiesta perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui”. Ci piace pensare che dall’incontro virtuale di due “madri dei martiri” si tragga la forza per reagire alla cultura della violenza che, direttamente e indirettamente, nutre tutti i terrorismi. Perché se una madre, con il carico di dolore che le schiaccia il cuore, ha la capacità di pronunciare queste parole “la morte di Giulio non è un caso isolato”, vuol dire che tutte e tutti possiamo credere e impegnarci per disegnare una nuova civiltà delle relazioni umane.
Tiziana Bartoli

Tra le righe della condanna europea all’Italia sulla legge 194 da: ndnoidonne

Approfondendo la lettura della decisione del Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa si legge di un proposito del governo suscettibile di opportuni chiarimenti.

inserito da Maddalena Robustelli

A leggere attentamente la decisione con cui il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha accolto il reclamo della Cgil contro l’Italia per violazione della Carta sociale europea in tema di applicazione della normativa sull’interruzione di gravidanza, dopo essersi imbattuti nelle questioni preliminari, si assiste ad un botta e risposta tra il sindacato ed il governo. Premessa necessaria è che la Cgil si è rivolta all’istituzione comunitaria per dimostrare come nel Paese si violi l’art. 11 della suindicata Carta, che prevede l’impegno statale “ad adottare sia direttamente sia in cooperazione con le organizzazioni pubbliche e private, adeguate misure volte in particolare ad eliminare per, quanto possibile, le cause di una salute deficitaria”.
Mentre il governo nel difendersi dall’accusa illustra come nel tempo si sia assistito alla diminuzione del numero degli aborti, il sindacato collega il dato menzionato alla presenza di un’alta percentuale di medici obiettori di coscienza, circostanza che indurrebbe le donne ad abortire clandestinamente. A riprova di questa tesi la Cgil, suffragata dagli studi della Laiga (Libera associazione italiana di ginecologi per l’applicazione della 194/1978), replica che le donne sono costrette ad effettuare le interruzioni di gravidanza fuori dai propri presidi territoriali di competenza, al di là dei confini regionali fino addirittura ad espatriare verso la Gran Bretagna, la Francia, la Spagna e la Slovenia. A questo punto la rappresentanza governativa controbatte che, dal tavolo tecnico istituito per valutare lo stato d’applicazione della 194 in Italia, si evince che il servizio sanitario pubblico risulti efficiente, perché il numero dei medici non obiettori è idoneo all’espletamento delle procedure sanitarie.
Tale rilievo, però, è contestato dalla Cgil quale sottostimato, tant’è che il sindacato specifica che la Laiga da tempo ha chiesto un monitoraggio apposito al riguardo. Entrando nello specifico le cifre indicate dal governo atterrebbero solo al 30% degli ospedali, scelti tra quelli dove non si registrano richieste di aborto non soddisfatte. La delegazione ministeriale allora si richiama ai risultati dell’attività di monitoraggio, presentati in Parlamento il 15 ottobre 2014, precisando che sono stati finanziati diecimila euro per un progetto migliorativo, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. Come sia andata a finire la contesa è noto, ossia l’istituzione comunitaria ha scelto le ragioni della Cgil, decidendo che nel nostro Paese “le donne che intendono chiedere un aborto possono essere costrette a trasferirsi in altre strutture sanitarie, in Italia o all’estero, o ad interrompere la loro la gravidanza senza l’appoggio o il controllo delle autorità sanitarie competenti, o possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto”, previsti dalla normativa italiana.
Senonchè ad un esame più approfondito del deliberato, a pag. 35 si legge che è intendimento del governo “tenere traccia di ogni situazione relativa alla questione sollevata dalla CGIL a vantaggio delle persone interessate, vale a dire le donne e medici, ma soprattutto i bambini non nati ancora, in vista della tutela dei loro diritti”. Una scelta, quella di queste parole, che risponde ad una correlata posizione ideologica, indubbiamente, legittima se fatta a livello personale, ma criticabile se espressione delle posizioni ministeriali, perché va a confutare uno dei pilastri fondanti della normativa in materia di interruzione di gravidanza. Come sancito da una pronuncia della Corte Costituzionale del 1975, precedente addirittura alla legge 194, “non esiste equivalenza fra il diritto alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora divenire”.
Quel “soprattutto” presente in quella motivazione ministeriale diventa, allora, particolarmente pregnante di un valore dell’embrione apertamente confliggente con la tutela dei diritti e dei bisogni delle donne che, vistesi rifiutato un servizio sanitario pubblico a causa dell’alto numero dei medici obiettori, vengono gettate tra le braccia della clandestinità, a rischio della loro stessa vita. Donne a cui peraltro il Governo ha anche aumentato, lo scorso gennaio, le sanzioni da comminare in tale caso, elevandole da 51 euro ad una cifra che potrebbe oscillare tra i 5000 ed i 10.000 euro. Alla condanna del Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, adottata lo scorso ottobre e resa pubblica pochi giorni fa, che segue ad una analoga pronuncia del 2014, si aggiunge conseguentemente un’ulteriore riflessione. Può ritenersi legittimo che una rappresentanza governativa, a nome dell’Italia tutta, persegua la tutela dei diritti dei nascituri? La risposta non è di poco conto, perché chi esercita il ruolo di ministra/o, prima di agire in base alle proprie competenze, è soggetto alla seguente formula di rito: ”Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”. Ecco della Nazione, per l’appunto!

Assisi / Mani di pace Dalla Tavola per la Pace, la lettera aperta ai 5500 partecipanti al Meeting nazionale delle scuole di pace che si è svolto ad Assisi il 15 e 16 aprile 2016 da: ndnoidonne

 

inserito da Redazione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Mani di pace
Lettera aperta ai 5500 partecipanti al Meeting nazionale delle scuole di pace che si è svolto ad Assisi il 15 e 16 aprile 2016

Quante mani servono per fare la pace?
A volte ne bastano due. Spesso ne occorrono molte, molte di più.

Per fare il Meeting nazionale delle scuole di pace che si è svolto ad Assisi il 15 e 16 aprile ne sono servite tantissime. E noi le vogliamo ringraziare tutte, dalle più piccole alle più grandi. Tra queste ci sono quelle delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi e di tutti gli studenti che hanno animato queste due giornate condividendo idee, emozioni, gesti, canzoni, suoni, cartelli, voci, progetti realizzati nel corso dell’anno scolastico. A loro e alle famiglie che li sostengono va il nostro primo caloroso ringraziamento. L’energia che hanno sprigionato ha inondato di gioia e di speranza il cuore di tutti.

La loro partecipazione è stata possibile grazie all’impegno di oltre cinquecento insegnanti e dirigenti scolastici. Il nostro riconoscimento più grande è per loro perché sappiamo quante fatiche e quanti ostacoli hanno dovuto affrontare non solo nei giorni di Assisi ma nel corso di tutto l’anno. In trent’anni di lavoro con la scuola abbiamo visto crescere la passione e la qualità del loro insostituibile impegno. Per questo non smetteremo mai di ringraziarli! Dalle più alte istituzioni dello Stato, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, sono venuti importanti e non scontati riconoscimenti che ci aiuteranno a proseguire il cammino. Dal palco di Assisi è venuto chiaro e forte anche il ringraziamento di Rosa De Pasquale, Capo Dipartimento del Ministero dell’Istruzione che non ci ha mai fatto mancare il suo prezioso sostegno.

Ad Assisi l’impegno di pace del mondo della scuola si è saldato con quello di tutte le donne e gli uomini che hanno aperto le porte delle istituzioni civili e religiose dell’Umbria, del Comune di Assisi e della Provincia di Perugia, della Regione, della Diocesi e di tutta la famiglia francescana di Assisi, della Prefettura, della Questura, della polizia municipale e di tutte le forze dell’ordine. Senza il loro coinvolgimento, la loro capacità di ascolto e di collaborazione questo Meeting non sarebbe stato possibile. Un ringraziamento particolare va al Vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino, ai Custodi delle Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli, p. Mauro Gambetti e p. Rosario Gugliotta ai collaboratori della rivista San Francesco e a tutti i frati che hanno partecipato personalmente all’organizzazione del Meeting. Grazie! Grazie! Grazie!

Un sentito ringraziamento lo dobbiamo anche ai pochi giornalisti che hanno seguito i lavori di questo Meeting. Grazie a chi è venuto di persona, a chi è intervenuto nei laboratori coordinati dagli amici della FNSI e di Articolo 21, a quelli della TGR della Rai che hanno realizzato con grande impegno numerosi servizi e dirette. Peccato che la carta stampata non abbia colto questa occasione per abbattere il muro d’indifferenza che circonda il meglio della nostra scuola! Questo muro fa male al nostro paese e va abbattuto.

Grazie è anche la parola che indirizziamo a tutti gli amici di Fiumicello che ci hanno aiutato a conoscere Giulio Regeni e a rilanciare la domanda di verità e giustizia. A loro abbiamo offerto un grande abbraccio di solidarietà da consegnare alla famiglia di Giulio. Insieme a loro ringraziamo ancora una volta il Presidente della Repubblica e il Ministro dell’Istruzione che hanno condiviso sino in fondo la nostra decisione di dedicare il Meeting a Giulio Regeni e alla sua storia di responsabilità. Il loro apprezzamento infonde fiducia in tutti coloro che continuano a battersi, senza opportunismi, per Giulio e per il rispetto dei diritti umani di tutti.

L’ultimo ringraziamento, il più affettuoso, lo dobbiamo collettivamente al piccolo gruppo di donne (cinque) che per mesi hanno lavorato nell’ufficio di Perugia alla preparazione del Meeting in condizioni di precarietà e incertezza economica. Nessuno può immaginare la fatica e le tensioni che hanno accompagnato questo lavoro. A loro si sono aggiunti negli ultimi giorni alcuni preziosi volontari e amici che hanno permesso la gestione di un evento così complesso.

Non tutto è andato come avevamo progettato. A chi ha sofferto i limiti del nostro sforzo chiediamo scusa e comprensione. Di fronte alla consapevolezza dei nostri limiti organizzativi, al bilancio ridicolo con cui abbiamo dovuto lavorare, al disinteresse di chi, con poco, avrebbe risolto molti problemi, all’ostilità di chi mal ci sopporta, potevamo limitare la partecipazione delle scuole ma abbiamo scelto un’altra strada.

Chi lavora per la pace tiene le porte sempre aperte.

Flavio Lotti, Coordinatore della Tavola della pace

ANPInews n.198

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

APPUNTAMENTI

 

LA COSTITUZIONE ITALIANA: UN PONTE CHE UNISCE”: VENERDI’ 22 APRILE, A TORINO, CONSEGNA DELLA COSTITUZIONE TRADOTTA IN ARABO AI RAPPRESENTANTI DELLA MOSCHEA DI VIA SALUZZO. INTERVERRA’, TRA GLI ALTRI, IL PRESIDENTE NAZIONALE DELL’ANPI

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

 

Un concorso per le scuole sulla cittadinanza attiva e la premiazione al Quirinale

 

La visita del Pontefice a Lesbo Anpinews n 198