Comunicato Stampa Lunedì 11 Aprile 2016 Assemblea ANPI Acireale

11204879_10207429099499835_983115513767401730_nL’ANPI Provinciale di Catania ha dato mandato ai suoi legali di mettere in atto tutte le azioni giuridiche necessarie per denunciare il sindaco di Acireale, che negando il suolo pubblico, per le celebrazione del 25 Aprile, indette dall’ANPI, ha attentato ai diritti politici dei cittadini, con il più grande disprezzo delle libertà acquisite con la lotta di Liberazione
La presidente Santina Sconza

Partecipate tutti all’assemblea ANPI sezione Acireale che si terrà Lunedì 11 Aprile

Retata di boss mafiosi 62 arresti a Palermo, tra cui due boss legati a Riina da: pmli.it

 

L’operazione dimostra quanto ancora sia radicata la mafia sul territorio
Dal nostro corrispondente della Sicilia
L’operazione antimafia, disposta dal procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, e dagli aggiunti Leonardo Agueci e Vittorio Teresi, che ha portato il 16 marzo all’arresto di 62 esponenti delle cosche mafiose palermitane, boss e gregari, mostra, sotto diversi aspetti, come siano capillari la presenza e l’oppressione mafiosa nel capoluogo siciliano e nella sua provincia.
In carcere i due padrini, che, fin dagli anni ’80 fedelissimi di Salvatore Riina, stavano puntando alla riorganizzazione delle cosche nel caoluogo siciliano e nella sua provincia: Mario Marchese, 77 anni, per volere del nuovo capo di Cosa nostra, Salvatore Riina, andato a comandare, dopo l’assassinio del boss Stefano Bontate nel 1981, la cosca di quest’ultimo. Uscito di carcere nel 2001, il capomafia da allora impone estorsioni e “risolve” questioni di vario tipo anche per i politicanti borghesi. Dall’indagine, emerge che un consigliere comunale di Monreale (Palermo), Remo Albano, ex PDL, si inginocchiò al cospetto del boss per chiedergli un favore. C’era anche un andirivieni di imprenditori che, secondo gli inquirenti, sarebbero collegati alle cosche. Alcuni di loro, oltre a pagare il pizzo, sarebbero stati disposti anche a mettersi in ginocchio in segno di rispetto nei confronti di Marchese, dal quale ricevevano indicazioni e incarichi per la realizzazione di progetti imprenditoriali di vario tipo, soprattutto nel settore edilizio.
Anche davanti alla casa di Gregorio Agrigento, 81 anni, da sempre legato ai Brusca e reggente del mandamento di San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo, c’era la fila di imprenditori e politici a chiedere il favore.
Con l’enorme giro di danaro sporco che riuscivano a muovere, i clan nel corso degli anni avrebbero avviato o rilevate alcune imprese, minacciando i titolari che, inizialmente vittime, avrebbero poi deciso di collaborare con i boss. Insieme agli arresti è stato quindi notificato un decreto di sequestro per attività commerciali e imprese di vario tipo, oltre che per beni immobili.
Le indagini dei carabinieri del Ros e del Gruppo di Monreale hanno portato in carcere anche una sessantina tra colonnelli e gregari che, al comando degli anziani padrini, garantivano un controllo capillare del territorio. Nella lista degli arrestati c’è anche un pezzo della Palermo bene. Si tratta di Alfredo Giordano, il direttore di sala del Teatro Massimo, padre della famosa cantante lirica che si esibisce nel teatro palermitano.
L’indagine mostra quanto diffusi e generalizzati siano il radicamento e il consolidamento del legame tra criminalità organizzata e istituzioni, favoriti da una totale mancanza di volontà e di azioni concrete di lotta contro la mafia da parte di tutti i partiti politici borghesi, che addirittura si vanno ad inginocchiare concretamente o metaforicamente davanti ai boss.
Cosa sta, peraltro, facendo il governo del nuovo duce Renzi per sconfiggere la mafia? Cosa stanno facendo il governo Crocetta e l’amministrazione Orlando? Praticamente nulla, mentre avrebbero il dovere di sottrargli manodopera attraverso piani di intervento straordinari economici e sociali per il Mezzogiorno d’Italia, contro la povertà dilagante, il degrado sociale, ambientale e urbanistico. Occorrerebbe fermare la spaventosa ecatombe di posti di lavoro, la desertificazione industriale e la disoccupazione di massa. Occorrerebbe un piano per il lavoro stabile, a salario pieno e tutelato sindacalmente, secondo le condizioni sancite nei contratti di lavoro e senza alcuna deroga, per tutti i disoccupati.

Altro che vittime. Ecco le voci di donne che resistono da: ndnoidonne

Investimenti sulle competenze femminili e sulle loro capacità propositive. È il valore e il segreto del successo dei progetti della rivista Confronti sostenuti dalla Chiesa valdese con i fondi dell’8xmille

Stefania Sarallo

Quando nel 2011 ideammo il progetto L’altra via. Dal conflitto alla ricostruzione: strategie al femminile, nella nostra mente si delinearono progressivamente gli scenari verso cui era necessario, dal nostro punto di vista, volgere lo sguardo. Pensavamo a quei Paesi lacerati dai conflitti, dove opposti nazionalismi avevano tracciato solchi così profondi da rendere difficile ogni forma di convivenza. Pensavamo, poi, che le destinatarie delle “azioni” previste dal progetto, per il quale la rivista Confronti ottenne il sostegno economico della Chiesa valdese, sarebbero dovute appartenere a categorie ben precise: vittime di guerra, vedove prive di pensioni, profughe e sfollate. Volevamo, inoltre, che il progetto contribuisse realmente alla costituzione e allo sviluppo di iniziative imprenditoriali femminili nate in quei contesti postbellici dove, a nostro giudizio, proprio le donne avrebbero potuto rappresentare una risorsa cruciale. Pensavamo, pensavamo…
Da allora, non senza difficoltà, abbiamo fatto del nostro meglio per garantire sostegno alle realtà individuate. Abbiamo incontrato donne forti e dal temperamento carismatico che, scevre da ogni atteggiamento vittimistico, ci hanno fatto percepire l’inappropriatezza di quelle “categorie” precedentemente individuate. Con Rada Zarkovic, direttrice della Cooperativa Insieme di Bosnia Erzegovina, abbiamo visitato Parchi e allestito banchetti, allo scopo di promuovere le confetture e i succhi che la cooperativa bosniaca produce e vende in Italia. Dalla Bosnia, abbiamo guardato all’Afghanistan, dove l’azione politica di donne coraggiose come Selay Ghaffar, portavoce ufficiale del Partito di Solidarietà dell’Afghanistan, si interseca con la concreta esigenza, espressa dall’associazione Humanitarian Assistance for the Women and Children od Afghanistan (HAWCA), di garantire sostegno e formazione professionale alle donne vittime di violenza. Siamo passati per Israele e i Territori palestinesi, dove realtà come il Bethlehem Fair Trade Artisans (Bfta) e Syndianna of Galilee, sorte al di qua e al di là del muro, collaborano allo scopo di valorizzare le risorse umane (femminili e non solo) e territoriali (legno di Betlemme e olive della Galilea) locali, ma anche per favorire il dialogo e la conoscenza reciproca. Abbiamo cercato di dare vita a sistemi di reti, funzionali non solo dal punto di vista commerciale ma anche programmatico, curando dossier e promuovendo convegni nel corso dei quali le diverse “Voci di donne che resistono” si sono modulate senza sovrapposizioni e stonature.
Tutto ciò ha dato i suoi buoni frutti. Ci siamo resi conto, tuttavia, di quanto il nostro approccio fosse stato troppo esclusivista e di quanto fosse necessario avviare una riflessione più ampia su un’”altra via”: quella tracciate dalle donne all’interno della nostra società, lì dove il conflitto e il maschilismo assumono forme meno visibili ma altrettanto dannose. Abbiamo guardato, quindi, a tutte coloro che lottano e resistono quotidianamente, imbattendoci in situazione di emarginazione sociale e lavorativa, ma anche in storie di donne che inventano quotidianamente un modo per andare avanti, come quelle della Casa delle donne Lucha y Siesta e della Cooperativa sociale Altri orizzonti – MADE in Castel Volturno, che ambiscono a creare opportunità lavorative per donne socialmente svantaggiate attraverso l’attività sartoriale, offrendo un ritrovo, ma anche formazione ed esperienza professionale.
Tutto ciò non rappresenta solo un progetto, ma un fluire ininterrotto di proposte e cambiamenti, frutto di condivisione e passione, che con il tempo ha assunto delle forme inaspettate proprio perché a muovere il tutto è stata la necessità di rimodulare le azioni in funzione delle esigenze delle persone cui ci si rivolge, piuttosto che del rispetto del target e dei numeri predefiniti. Perché la creatività è donna, nella progettazione quanto nell’azione.

Il 7 aprile e la Resistenza al ‘Ponte di ferro’ – Le donne dell’ANPI, sezione Don Pietro Pappagallo (Roma) da: ndnoidonne

La rivolta del pane delle donne romane. Anche quest’anno saranno ricordate

inserito da Redazione

Sul finire dell’inverno 1944, i nazifascisti, per punire Roma, città ribelle e mai domata, ridussero la razione di pane quotidiano da 150 a 70 grammi.
La risposta delle donne, immediata, ferma e decisa, ancora oggi è conosciuta come ‘la rivolta del pane’: resistenza non armata, capace di sconfiggere i nazifascisti, costringendoli a rivedere i loro piani di approvvigionamento alimentare di Roma.
Per le donne di Roma, venerdì 7 aprile 1944, altro non avrebbe dovuto essere che un ordinario giorno di guerra e paura, passato a rincorrere il pezzo di pane e la farina necessari a sfamare le loro famiglie.
Loro, Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi e Silvia Loggreolo, note come ‘le ragazze del ponte’, che con guerra e paura avevano imparato a farci i conti a brutto muso, si sono accorte che quel giorno non è stato affatto ordinario.
Quel giorno, con altre donne, forti della sfrontatezza di chi ha coraggio, sono andate a prendere farina e pane al mulino-forno Tesei (nel quartiere Testaccio), uno dei più grossi di Roma, posto sotto il diretto controllo dei nazifascisti.
I soldati tedeschi, allertati da qualche spione fascista (vil razza dannata), minacciosi come solo loro sapevano essere, si sono presentati ‘all’appuntamento’; come se le donne fossero criminali del loro pari, le hanno fucilate, tolto la farina dalle mani e strappato il sorriso dalle labbra.
Il sorriso gliel’hanno strappato per sempre ma la farina no, ignoranti com’erano, i soldati non sapevano che la farina è leggera: come la lasci se la porta via il vento ma non si perde mai.
Perciò, ancora oggi, da qualche parte dell’universo sta e continua a parlare del coraggio e della caparbietà delle donne, che in ogni tempo hanno scelto la cultura del ‘fare’, anche a costo della loro vita. La tragedia del Ponte di Ferro ne è un esempio inequivocabile.
Noi, simili a quella farina per cui vi è stata tolta la vita, vogliamo ricordarvi perché vogliamo far sapere che anche quando la notte è più buia e lunga, come quella nazifascista, prima o poi torna l’alba e si ricomincia.
Ricominciare assieme a voi sarebbe stato meglio ma, non essendo possibile, è per voi che ci permettiamo di raccontare la vostra storia.
Come facciamo ormai da tre anni, ogni 7 aprile, puntuali come l’alba, vi ricorderemo alla nostra maniera. Quest’anno verremo al Ponte di Ferro e, sotto la lapide a voi dedicata, vi lasceremo un fiore, un biglietto vergato a matita, un sorriso o un semplice pensiero ma ci saremo.
Promesso!
L’appuntamento è per giovedì 7 aprile, ore 17:30, al ponte di ferro.
Vi aspettiamo,

le donne dell’ANPI, sezione Don Pietro Pappagallo (Roma)

| 05 Aprile 2016

Newsletter di patriaindipendente.it – News n. 9 del 7 aprile 2016

Patria Indipendente
News n. 9 del 7 aprile 2016
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BUONGIORNO, ANTIFASCISMO!
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   LA COPERTINA

ARDEATINE. I REPERTI DEL MASSACRO Wladimiro Settimelli
Un pettinino trovato addosso ad una vittima, telegrammi, lettere, fotografie, pezzetti di stoffa, suppliche scritte su pezzi di carta semidistrutti
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   L’EDITORIALE   
Un articolo che non passerà alla storia e “l’Unità” Carlo Smuraglia
“Preferisco non fare commenti di sorta ad un articolo che considero inqualificabile e altamente offensivo…”
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   IN PRIMO PIANO   
ELZEVIRO – Ambientalismo? “Del fare”. Democrazia? “Decidente” Gustavo Zagrebelsky
Pubblichiamo gran parte del capitolo dal titolo “Fare-Lavorare-Decidere”, tratto dal volumetto di Gustavo Zagrebelsky, che ringraziamo, “Sulla lingua del tempo presente” (Einaudi, 2010). Nel capitolo si affronta il particolare e alle volte paradossale significato che nel tempo in cui viviamo assumono alcune parole
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INTERVISTE – Letteratura e TV: a volte funziona Irene Barichello
Parla Edoardo Camurri: “I grandi della letteratura”, una trasmissione per tutti, per gli insegnanti e per gli studenti, col compito di coinvolgerli e di emozionarli
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INTERVISTE
Gli stragisti, l’Europa e l’ISIS Marco Di Donato
Intervista all’analista Ludovico Carlino: il Belgio, l’UE, le cellule del terrore, il “moltiplicatore” dei media, gli arretramenti dello “Stato Islamico”, le prospettive
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IN PUNTA DI PENNA
Rondolino, Crozza e il Grande Fratello Zazie
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CITTADINANZA ATTIVA
A Mattarella il documento “per uno Stato pienamente antifascista”
Redazionale
Presentate le proposte dell’ANPI e dell’Istituto Cervi. Le leggi Scelba e Mancino. Gli interventi legislativi. Un Testo Unico di riordino della materia. La Scuola Superiore della Magistratura. La formazione dei cittadini, il ruolo della scuola e l’accordo ANPI-MIUR. La funzione delle Autonomie
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   SERVIZI   
Bruxelles, la città fuori controllo Filippo Giuffrida
La bolgia dell’aeroporto. La stazione della metropolitana “del mondo di mezzo”. Forze dell’ordine e servizi segreti non all’altezza del sfida del terrorismo stragista. La necessità di una procura europea antiterrorismo
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Curdi, il popolo senza Stato Antonella De Biasi
La regione più contesa del mondo dai tempi della scoperta dell’agricoltura, un popolo senza diritti, la guerra all’Isis e l’ecologia sociale
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ITINERARI DELLA RESISTENZA
Percorsi della Memoria tra Gemona del Friuli, Trasaghis e Venzone Natalia Marino
Un volume curato da Pieri Stefanutti. La morte di dieci partigiani e otto civili a Gemona, l’occupazione cosacca, la strage di Avasinis di Trasaghis, l’eccidio dei nazisti in ritirata con 51 vittime, l’omicidio di monsignor Faustino Lucardi, parroco di Venzone
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PROFILI PARTIGIANI
Quel comandante partigiano venuto dal Sud Maurizio Orrù
Nino Garau, “Geppe”, cagliaritano, comandante della 13ª Brigata partigiana “Aldo Casagrandi” che operava nel Modenese, a capo di tante azioni e della liberazione di Spilamberto
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CRONACHE ANTIFASCISTE
Militia e l’oltraggio a Pasolini Redazionale
Distrutta ad Ostia la stele che ricorda l’artista. La rivendicazione dell’organizzazione neofascista, non nuova a comportamenti e gesti infamanti, ma non ancora sciolta dalla magistratura
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/cronache-antifasciste/militia-e-loltraggio-a-pasolini/

Apologia di fascismo su Facebook, in 13 denunciati
Redazionale
Social neri, a Varese un’indagine della Procura e continuano i controlli della Polizia
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   TERZA PAGINA   
LIBRARSI L’aggressione all’Etiopia: come il fascismo preparò la guerra mondiale Valerio Strinati
Nicola Labanca, “La guerra d’Etiopia 1935-1941”, Il Mulino, Bologna (2015), pp. 272, euro 20
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/librarsi/laggressione-alletiopia-come-il-fascismo-preparo-la-guerra-mondiale/

LEONARDO Le onde gravitazionali, cento anni dopo la teoria della Relatività Generale Vito Francesco Polcaro
Il “rispetto” di Einstein per la matematica. Una competizione con Hilbert. Il contributo di Gregorio Ricci Curbastro e Tullio Levi Civita. La pubblicazione della “teoria” nel marzo del 1916
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FORME I mostri e noi. I mostri, noi Francesca Gentili
Dalla famosa opera di Goya “Il sonno della ragione genera mostri” una sconvolgente denuncia dell’oscurantismo, delle superstizioni, delle paure e un’esortazione a costruire un pensiero critico che possa renderci liberi di scegliere
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RED CARPET Pasolini: chi ha dato l’ordine di uccidere?
Serena D’Arbela
“La macchinazione”, un film di David Grieco. Con Massimo Ranieri, Libero de Rienzo, Roberto Citran, Milena Vukotic, Matteo Taranto; 2016
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PENTAGRAMMA “La Warszawianka”, da quasi due secoli, dalla Polonia alla Spagna al mondo Chiara Ferrari
Una canzone nella storia. L’opposizione alla Russia zarista, la sommossa polacca del 1930, l’insurrezione del 1863, la manifestazione operaia del 2 marzo 1885 a Varsavia, la rivoluzione russa del 1905 e del 1917. E poi, col nome di “A las Barricadas”, la guerra civile spagnola. Fino alla manifestazione di Praga del settembre 2000
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… e poi tutti gli articoli delle uscite precedenti
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Acireale 8 Aprile 2016 Inziativa del Comitato per il No alla Riforma Costituzionale e all’Italicum

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