Solidarietà al presidente nazionale Carlo Smuraglia da: Partito Comunista d’Italia regione Siciliaa

Il Partito Comunista d’Italia, definisce inqualificabile l’attacco sull’Unità da parte di Fabrizio Rondolino al presidente dell’ Anpi Carlo Smuraglia, per aver criticato l’italicum, battendosi ancora oggi per il NO allo stravolgimento della Costituzione. Da parte del gruppo Regionale dei Comunisti Italiani la piena solidarietà a Carlo Smuraglia. Ivan Strano – Responsabile Organizzazione Regionale PCdI

Il 17 Aprile vota SI al referendum contro le trivelle

Erri De Luca: “Referendum, caffeina civile contro l’anestesia delle coscienze” da: micromega

 

intervista a Erri De Luca di Giacomo Russo Spena

“Possiamo far valere la nostra voce concentrando gli sforzi sul massacro di Regeni, lui era un cittadino europeo oltre che un italiano”. Scrittore impegnato, Erri De Luca è in prima fila – in questi giorni – sia per la vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore brutalmente ucciso in Egitto, che per il referendum del 17 aprile contro le trivellazioni. Due battaglie che considera prioritarie. Lo scorso 25 febbraio era anche davanti all’ambasciata egiziana per chiedere verità sul caso Regeni e per impedire che l’efferato assassinio finisse nell’oblio. Inequivocabile il messaggio per il governo: “Prima viene la dignità politica, poi vengono gli affari. Bisogna coinvolgere l’Unione Europea”.

Erri De Luca, che idea si è fatto sulla morte di Regeni?

Ci troviamo di fronte ad un delitto di Stato. Il ragazzo è stato sequestrato in pieno giorno per strada, detenuto illegalmente a lungo e torturato a morte senza fretta, poi buttato via come in un rifiuto in una discarica: solo chi ha garanzia di impunità di Stato agisce con questa disinvoltura feroce in un regime di dittatura. Regeni è stato sottoposto a trattamento speciale da parte di organi di polizia.

Il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury ha denunciato che il caso Regeni non è isolato: “Nel 2015 ci sono stati 466 casi di sparizione forzata in Egitto, i casi documentati di tortura sono stati 1.056. Nel 2016 i casi documentati di tortura sono stati 88”. Anche il Corriere della Sera ha dimostrato come gli spariti in Egitto siano più di 500. Che cosa pensi del governo di Al Sisi?

Assistiamo ai desaparecidos del Mediterraneo. Il governo dei militari si è sovrapposto al precedente e questo ha implicato una repressione che colpisce direttamente il rispetto dei diritti umani di quel popolo.

E che n’è stato delle Primavere arabe?

Sono stagioni di passaggio e io non definisco con questo nome gentile le tempeste politiche che hanno rovesciato tirannie decennali. Non chiamo “autunno slavo”, la Rivoluzione Russa. Come succede anche nell’Europa non più sovietica, si trapassa da un’oligarchia a un’altra. La via della democrazia è fatta a sassi.

Domani, 5 aprile, ci sarà un incontro tra la polizia egiziana e quella italiana, il ministro Gentiloni ha già anticipato che se non ci dovesse essere collaborazione da parte di Al Sisi, il governo utilizzerà le maniere forti. Arriveremo allo scontro o siamo al solito bluff e alla fine prevarranno gli interessi economici tra Egitto e Italia?

Il governo è stato finora troppo reticente perché questo caso disturba il business italiano in Egitto. Quindi le pressioni del nostro esecutivo sulle autorità egiziane sono state fin qui insufficienti per ottenere la verità sulla sua scomparsa e tortura. Ora non abbiamo maniere forti da opporre ed è puerile minacciarle. Noi però abbiamo ragione e l’unica arma possibile è che il ministero degli Esteri agisca verso l’Europa per raccogliere la sua voce unanime e il peso necessario da mettere sul piatto di bilancia dell’incontro con il governo di Al Sisi.

Lei si appella all’Europa. Ma questa Europa, quella dei muri, delle disuguaglianze e delle politiche di austerity, veramente ha la forza di intervenire su tale caso?

Su vicende che riguardano i singoli l’Europa sa e può intervenire. Abbiamo un tribunale all’Aja per crimini contro i civili.

Nel concreto l’Europa come potrebbe intervenire per sanzionare le autorità egiziane?

Occorre premere con ogni mezzo diplomatico per ottenere piena giustizia e, intanto, piena collaborazione.

Il governo italiano, intanto, è alle prese con le dimissioni di Guidi, coinvolta in un chiaro conflitto d’interessi per una concessione ad una società petrolifera prossima al proprio compagno, ora indagato. Una ragione in più per battersi per il referendum contro le trivelle del prossimo 17 aprile?

Il malaffare Guidi non è un episodio isolato, ma la prassi: interessi privati in pubblico servizio con l’aggravante del danno alla salute e all’economia di una comunità. Il personale politico al potere è regolarmente corrotto e se ne infischia delle conseguenze. Le dimissioni preparano a nuovi incarichi e non all’esilio. Il 17 aprile si va a riscattare la nostra cittadinanza contro la riduzione a sudditi del satrapo di turno. Si va a riempire le urne di Sì per affermare la nostra sovranità sul mare, sui fondali, sulle coste e sull’economia della bellezza, nostra irripetibile fonte di reddito e di credito.

Per il giurista Stefano Rodotà: “Con l’attacco frontale ai referendum Renzi prosegue sulla strada della passivizzazione dei cittadini”. Lei è d’accordo? Viviamo un’era di democrazie incompiute?

Al governo serve un’astensione totale dei cittadini, una rinuncia a partecipare e interessarsi, complice una informazione che procede a reti unificate con la censura del referendum. Istigano alla diserzione dalle urne. Al governo serve l’anestesia delle coscienze per proseguire con la svendita e lo stupro del territorio, come fosse cosa sua privata. Siamo alla democrazia drogata da anestetico. Perciò il 17 aprile lo chiamerei giorno di caffeina civile, giorno di adrenalina e di pronto soccorso al nostro suolo. Non è un voto contro il governo, è il voto di chi vuole bene al suo Paese.

In Italia è in atto una torsione autoritaria o siamo a semplici boutade giornalistiche?

Questo governo, anch’esso non uscito da urne, gode di una congiuntura favorevole: ha maggioranze parlamentari variabili dovute al fine corsa di Forza Italia che vuole sfruttare tutta la durata della legislatura. Da questa posizione irripetibile di vantaggio il governo spadroneggia. Il guasto del nostro Paese è la corruzione. Questa è la tirannia penetrata nelle fibre della società, che produce inerzia. Attribuisco al 17 aprile un’ importanza superiore al quesito del referendum: assume il senso di un risveglio di cittadinanza oppure, l’alternativa, la sottomissione all’emiro nostrano. Chi sta con le trivelle in mare vede l’Italia come un suo emirato.

Per il comitato del NO con il blocco futuro delle concessioni l’Italia avrebbe bisogno di sopperire al gas e al petrolio “perso” rifornendosi altrove, il che si tradurrebbe nell’arrivo di un maggior numero di petroliere che aumenterebbero i rischi di inquinamento da idrocarburi nei nostri mari. Inoltre le trivellazioni porterebbero ad un risparmio di quasi 5 miliardi l’anno sulla bolletta energetica. Come replica?

Sono balle desolate. Le concessioni, come dice la parola, concedono ai petrolieri di vendere l’estratto a chi vogliono loro. Quel gas, quel petrolio non è nostro, per concessione è loro. Da noi intanto con tenacia cresce l’energia rinnovabile che investe sulla dipendenza dal sole e dal vento, per liberarsi dalla dipendenza dei trivellatori, degli sfruttatori e dei loro concessionari politici.

Altra questione. Il settore chimico della Cgil si è schierata per il No al referendum per il rischio della perdita dei posti di lavoro. In effetti non sarebbe un disastro occupazionale la vittoria dei Sì?

Non è così. Quei posti di lavoro sono altamente specializzati e trovano collocazione ovunque. È puro corporativismo analfabeta, da parte di un sindacato, pronunciarsi contro questo referendum voluto da sette Regioni e per legittima difesa.

@giakrussospena

(4 aprile 2016)

Solidarietà al presidente ANPI nazionale Carlo Smuraglia dal partito dei Comunisti Italiani Catania

La segreteria e il tutto il Partito dei Comunisti Italiani di Catania,
condannano l’articolo di Fabrizio Rondolino sull’Unita’ oggi contro il Presidente dell’ANPI Smuraglia.
Piena solidarieta’ al presidente dell’ANPI

Salvatore Torregrossa segretario

No Triv, Fiom e Regione Puglia scendono in campo a sostegno del Sì. Girandola di mobilitazioni in tutta Italia Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Al referendum del 17 aprile invitiamo i cittadini a votare sì. Vogliamo che il nostro Paese prenda con decisione la strada che ci porterà fuori delle vecchie fonti fossili, innovi il nostro sistema produttivo, combatta con coerenza l’inquinamento e la febbre del Pianeta, rispettando gli impegni che il Governo ha preso alla COP21 di Parigi a fine 2015”.

È questo l’appello lanciato oggi dal Comitato della Regione Puglia, dalla Fiom e dal Comitato Vota sì per fermare le trivelle che hanno organizzato questa mattina una conferenza stampa a Roma presso la sede del comitato referendario delle associazioni. Un incontro pensato per ribadire l’importanza di questo referendum, più volte bistrattato, per rilanciare l’appello contenente le 10 ragioni per le quali è importante votare sì il 17 aprile; ma anche per annunciare il fine settimana di mobilitazione nazionale dell’8-9-10 aprile lungo tutto lo Stivale, con appuntamento finale il 10 aprile a Bari con un grande concerto. Alla conferenza stampa hanno partecipato Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano a nome del Comitato promotore della Regione Puglia, Rossella Muroni e Dante Caserta, in rappresentanza del Comitato Vota Sì per fermare le trivelle.Il referendum del 17 aprile è l’occasione per fermare le trivellazioni in mare, cancellando la norma che consente alle società petrolifere di avere concessioni di ricerca e di estrazione (entro le dodici miglia marine dalla costa) senza limiti di tempo. Le trivelle, hanno sottolineato i tre organizzatori durante la conferenza stampa, sono il simbolo tecnologico del petrolio: vecchia energia fossile causa di inquinamento, dipendenza economica, conflitti, protagonismo delle grandi lobby, estesa corruzione. Le riserve su cui punta il Governo non sono in alcun modo direttamente collegate al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale.

Qualora lo fossero le riserve certe presenti sotto il mare italiano sarebbero in grado di soddisfare il fabbisogno energetico del nostro Paese per 7 settimane per il petrolio e 6 mesi per il gas. In tutto ciò a guadagnarci sono solo i petrolieri. Alle casse dello Stato vengono versati dalle multinazionali del petrolio 340 milioni di euro circa all’anno, un’inezia. Il “petrolio” degli italiani è ben altro ed è dato da turismo, pesca, produzioni alimentari di qualità, biodiversità, innovazione industriale ed energia alternativa. Trivellare il mare italiano vuol dire mettere a rischio tutti questi mondo, non soltanto dal punto di vista di patrimonio naturale ma anche economico e sociale.

Per questo nell’appello sottoscritto oggi, i tre organizzatori hanno ribadito l’urgenza che “l’Italia acceleri la transizione energetica, si doti di un piano industriale strategico per lo sviluppo sostenibile per costruire un futuro basato sull’efficienza energetica e le fonti rinnovabili distribuite, una economia sostenibile e equa con una industria innovativa ed ecocompatibile, la piena occupazione e la democrazia partecipativa”.

“È insensato puntare sull’estrazione di gas e petrolio per garantire la nostra indipendenza energetica, il futuro dell’energia non passa dalle trivelle e dalle fonti fossili, ma dalle rinnovabili e dall’efficienza come dimostrano molti comuni che in questi anni hanno scommesso su una gestione innovativa e sostenibile del territorio. Per questo al referendum del 17 aprile chiediamo di votare sì per fermare le trivelle, per salvaguardare l’ambiente, l’ecosistema marino e le sue ricchezze, per difendere i posti di lavoro dati dal turismo e dalla pesca, e per riaffermare il protagonismo e la vocazione dei territori che parla di agricoltura, turismo, cultura e sostenibilità. Un sì importante che guarda al futuro fatto di energia rinnovabile, innovazione e rispetto della vocazione dei territori. Per questo chiediamo al Governo Renzi di abbandonare le fonti fossili e dotare al più presto l’Italia di una strategia energetica nazionale all’altezza delle sfide attuali e in linea con gli accordi della Cop 21”, dichiara Rossella Muroni in rappresentanza del comitato referendario.

“L’iniziativa referendaria delle Regioni – aggiunge Dante Caserta, sempre del comitato referendario – è un fatto eclatante nella storia repubblicana e mette in discussione una politica energetica fatta a suon di decreti legge in cui il Governo impone le sue politiche frutto di mera improvvisazione e di equilibri corporativi. È dal 1988 che l’Italia non ha un Piano Energetico Nazionale, mentre la Strategia Energetica Nazionale del 2013 è nata morta. Noi chiediamo una Conferenza nazionale per discutere dei nuovi obiettivi post Parigi per andare decisamente verso la direzione della decarbonizzazione dell’economia, un’emancipazione dalle fonti fossili che tuteli l’ambiente e crei nuovi posti di lavoro. Il 17 aprile sarà occasione per ribadire queste nostre richieste che saranno anche al centro della mobilitazione del weekend 8/10 aprile e del concerto di Bari”.

“L’impegno della Fiom a difesa dell’ambiente – dichiara Maurizio Landini, segretario generale della Fiom – parte dall’idea che l’industria deve essere compatibile con il territorio e con le persone che lo abitano. Questa sfida rilevante parte anche da una riflessione sulla vicenda dell’Ilva di Taranto, dove il giusto e imprescindibile impegno per la salute delle persone e il rispetto del territorio devono essere compatibili con l’esistenza di un industria strategica per l’Italia. L’impegno della Fiom parte dal presupposto che è necessaria una nuova politica energetica che riduca il peso del fossile e una nuova politica industriale che definisca una vera e innovativa filiera produttiva. Il SI al quesito referendario non produce disoccupati. Il referendum è stato indetto su richiesta di 9 Consigli regionali e chiede che le concessioni non siano più date senza limiti e senza nessun ruolo delle stesse Regioni al fine di considerare il mare un bene comune”.

“Noi il referendum lo abbiamo già vinto cinque a zero contro il Governo – spiega il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano – Se non lo avessimo proposto avremmo le trivellazioni entro le dodici miglia, vicino alle spiagge più belle di Italia. Adesso si tratta di arrivare alla fine, andando a votare il 17 aprile per impedire queste autorizzazioni “highlander”, eterne, concesse ai petrolieri. Le autorizzazioni devono avere una scadenza, altrimenti diventano un’espropriazione del bene pubblico. Questo è un referendum che tutela il nostro mare, ma anche l’articolo 97 della Costituzione, butta fuori le lobby dalla procedura legislativa, che è stato il cruccio più grande di questi giorni. E in questo modo si recupera quella che noi chiamiamo l’imparzialità della pubblica amministrazione, senza la quale non ci sono diritti, non ci sono garanzie, e soprattutto c’è l’impressione che le istituzioni, anziché essere formate per garantire le persone, siano sviate per garantire singoli gruppi, socialmente irrilevanti, ma economicamente influenti. Continuiamo la nostra campagna per il SI al fianco di questa parte meravigliosa del Paese che difende il suo mare”.

1000 piazze, un mare di Sì – Questo week-end saranno tante le mobilitazioni organizzate in tutta Italia dal Comitato referendario per informare gli italiani, per parlare e far parlare di referendum. Da Torino a Venezia, da Milano a Palermo passando per Roma, il filo conduttore che legherà l’8, il 9 e il 10 aprile le tante grandi e piccole città italiane sarà “vota sì per fermare le trivelle”. Ci saranno flash mob, piazze tematiche, attività di volantinaggio fuori dai supermercati, dai centri commerciali, nei mercati, nelle università, biciclettate, catene umane, concerti, feste in piazza. Anche il popolo del web si mobiliterà.
Una mobilitazione straordinaria che vedrà centinaia di associazioni, comitati, gruppi volontari di cittadini, lavoratori, operatori del turismo impegnati con creatività per informare sul Referendum e invitare a votare SI. La partecipazione democratica, l’invito ad andare a votare, fa bene alla vita democratica del nostro paese perché vogliamo che i cittadini si esprimano sulle scelte strategiche energetiche e contino più delle lobby dei fossili.

Tra le mobilitazioni in programma: a Bologna sabato 9 aprile alle 15 dalla fontana del Nettuno ci sarà un flash mob in difesa del mare per informare e sensibilizzare i cittadini bolognesi a votare SI il prossimo 17 aprile. A Torino il Comitato Vota Si per fermare le trivelle domenica 10 dalle 15:30 organizza “SiPedala! Un Sì lungo 12 miglia”, una pedalata dal Parco del Valentino ai Giardini della Cavallerizza Reale per sensibilizzare ed invitare i torinesi a votare Sì il #17Aprile. Il percorso sarà a forma di SI e lungo 12 miglia. A Milano appuntamento sempre domenica 10 aprile dalle 10 alle 19, nell’ambito della festa del Riciclo. I partecipanti riceveranno tutte le informazioni sul perché votare SI; inoltre potranno prendere parte a uno speciale set fotografico “Mettici la faccia, il mare a Milano!” per farsi fotografare in riva al mare di Milano, con sdraio e ombrelloni. A Napoli sarà organizzato un presidio e una catena umana “sporchi di petrolio”.
Dal 7 all’11 aprile saranno in visita per supportare il referendum del 17 aprile, anche le associazioni della piattaforma One Adriatic che riunisce le associazioni ambientaliste di tutti i Paesi adriatici (Croazia, Slovenia, Montenegro, Albania e Bosnia Herzegovina). Una delegazione di 14 rappresentanti parteciperà attivamente alle iniziative della campagna referendaria che si terranno tra Marche, Abruzzo e Puglia. Sarà l’occasione per conoscere le diverse realtà che in Italia si battono contro le trivellazioni e rilanciare un messaggio comune in difesa dell’Adriatico. Grazie a questo movimento, in Croazia si è riusciti ad ottenere una moratoria generale delle trivellazioni, ora tocca all’Italia. In particolare la delegazione parteciperà alle iniziative che si terranno ad Ancona l’8 aprile, a Chieti il 9 aprile ed in Puglia il 10 aprile. Questo fine settimana non mancheranno, inoltre, le attività di volantinaggio e le iniziative pubbliche in piazza come quelle in programma a Matera, a Cava dei Terreni, a Padula (Sa), a Gragnano (Na), a Salerno, Solofra, in provincia di Avellino, dove il 10 aprile sarà organizzato un flash mob.

Il week-end si concluderà il 10 aprile con la manifestazione/concerto di Bari alla quale stanno aderendo istituzioni, associazioni no triv, rappresentanti del mondo della cultura e dello spettacolo che si alterneranno sul palco per sostenere le ragioni del si al referendum del 17 aprile per bloccare le trivelle a tutela del nostro mare e dell’interesse pubblico. Al momento hanno dato la loro adesione l’Orchestra Popolare Notte della Taranta, Dario Vergassola, Davide Ceddia, Stip Cà groove, Chop chop band, Municipale Balcanica, Bari Jungle Brothers, Cantori di Carpino, Faraualla.
Non saranno presenti fisicamente, ma daranno un loro contributo Albano Carrisi, Emma e tanti altri.