ANPInews n. 193

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

 

8 marzo, festa della donna

 

Ancora una volta, le due (o tre) Germanie (la medaglia ad un carnefice di Marzabotto)

 

Un’altra avventura in Libia

 

Corte di Cassazione e “commemorazione” di Ramelli

 Anpinews n.193

Come scavalcare le frontiere? Strumenti di resistenza e di la lotta per i diritti dei migranti da: arci

 
 
il seminario accompagna il lancio della videoguida per richiedenti asilo AsylEasy.
L’ incontro si svolgerà a Catania nei giorni 21 (ore 15:30 – 21)  e 22 marzo (ore 10 – 14) presso la Chiesa Valdese, in via Naumachia, 20.
 

Amministrative. Minoranza Pd teme il trabocchetto: “Renzi cerca l’alibi per scaricare su di noi la sconfitta alle elezioni” da: huffngtonpst

MATTEO RENZI

Le amministrative saranno fra tre mesi, ma già cominciano le manovre e i litigi sul dopo elezioni. I parlamentari della minoranza del Partito democratico temono quello che chiamano “il trabocchetto Matteo”, ovvero hanno paura che i vertici del Pd possano scaricare sulla sinistra del partito il fallimento delle amministrative, in particolare a Roma, dove il candidato è Roberto Giachetti. “Abbiamo l’impressione – dice il senatore bersaniano Federico Fornaro – che riunire la Direzione nazionale sia un tentativo per ripetere in grande stile questo attacco in corso alla minoranza e per costituirsi un alibi in vista della sconfitta a Roma”.

Il 21 marzo, infatti, durante la Direzione nazionale, potrebbe andare in scena la resa dei conti, tra maggioranza e minoranza del Pd, che da due giorni si scambiano accuse in seguito alle primarie romane che hanno registrato un enorme calo di votanti: oltre 50mila in meno rispetto al 2013. I toni sono stati i seguenti. Il commissario del Pd romano e presidente dell’assemblea dem, Matteo Orfini, commentando i risultati ha detto: “Nel 2013 era andata più gente ai gazebo perché c’erano le truppe cammellate dei capibastone poi arrestati”. Roberto Speranza, della minoranza Pd, ha risposto dicendo che in questo modo Orfini offende i cittadini. E il commissario, a sua volta, ha puntualizzato: “I romani sono stati offesi da Mafia Capitale. Gli atti giudiziari dimostrano quello che ho detto. Sembra che Speranza rimpianga quel tipo di partito”. Come se non bastasse ecco la nuova replica alla replica: “I 50mila cittadini che non sono andati ai gazebo non possono essere tutti capibastone, mafiosi o rom”.

Ecco che Orfini, d’accordo il segretario Renzi, decide di convocare la Direzione nazionale del partito. “A fronte della discussione sviluppatasi in queste ore all’interno del Partito – si legge in una nota – ritengo sia necessario che il tema venga affrontato senza indugio e in maniera esplicita nelle sedi opportune”. La motivazione ufficiale dell’incontro è ricompattare il partito a sostegno di Roberto Giachetti in vista delle amministrative a sostegno dei candidati scelti dalle primarie: “Siamo impegnati in campagna elettorale e abbiamo poco tempo a disposizione, discutiamo subito, visto che ci sono da vincere delle elezioni”.

Ma nella convocazione improvvisa di questa riunione della Direzione nazionale, la minoranza Pd vede appunto qualcosa di marcio: “Nel passato abbiamo chiesto di convocare la Direzione e ci è stato sempre risposto picche”, ricorda Fornaro, tra i primi a parlare domenica sera di risultati deludenti. “Se durante la riunione ci sarà un confronto vero, noi siamo favorevoli. Ma pensiamo che le intenzioni non siano queste”.

La minoranza inoltre chiede che venga anticipato il congresso del partito per scegliere un nuovo segretario: “Il doppio incarico di Renzi, premier e segretario, ha penalizzato queste primarie”, ha fatto presente Speranza. Ma Orfini, pur ricordando che da sempre sostiene che i due ruoli vadano scissi, respinge la richiesta al mittente: “Siamo in campagna elettorale e stiamo provando a dare risposte ai problemi dei cittadini. Se in questo momento decidessimo di anticipare il congresso, le persone ci prenderebbero per pazzi e avrebbero ragione”.

Mentre nel Pd romano nazionale e anche in quello romano volano gli stracci, l’ex sindaco Ignazio Marino e Massimo Bray si incontrano per fare il punto e decidere sulla candidatura dell’ex ministro. In questo caso supportato da una coalizione con Sinistra italiana. Se la discesa in campo dovesse essere ufficializzata si aprirà un altro fronte caldo nel Pd: qualcuno della Ditta ha già voglia di sostenere Bray. Inoltre si andrà incontro a nuove primarie, quelle della sinistra-sinistra, questa volta richieste da Stefano Fassina, che due mesi ha annunciato la sua candidatura per il Campidoglio.

Editto bulgaro su Raitre. Daria Bignardi procede all’epurazione da: articolotre.com

bignardi-L.M.- Tiriamo un sospiro di sollievo.

In tanti ci si era domandati il perché  Daria Bignardi fosse stata parcheggiata sulla poltrona di direttore di rete a Raitre, lei, l’ideatrice, autrice e conduttrice delle indimenticabili Invasioni Barbariche, programma chiuso da Urbano Cairo per gli ascolti non certo esaltanti.

Bene, uno straccio di risposta ora c’è: rottamare necesse est.

A cominciare da trasmissioni ingombranti e da conduttori-giornalisti difficili da gestire, spina nel fianco del governo e della casta. Presa Diretta di Riccardo Iacona e Report di Milena Gabanelli: incontrollabili.

Nessuna speranza per Massimo Giannini, conduttore di Ballarò, che ha osato criticare il governo: a casa, così vuole il premier Renzi, refrattario alle critiche, al suo posto si fa il nome di Gianni Riotta, decisamente più accomodante.

Raitre stravolta, non più la rete contro, di denuncia, ma quella che fa sorridere, che rassicura, basta cazzotti nello stomaco, meglio puntare sull’intrattenimento, al massimo sulla satira.

In tutto questo scenario chi se la ride è Fabio Fazio, indicato come il vero direttore ombra della rete.

Che abbiano un filo di ragion e coloro che sostengono che se Berlusconi avesse osato tanto, mezza Italia sarebbe in piazza?

Cristiani e musulmani nella Sicilia normanna. Presentazione al Monastero dei Benedettini di Catania

Venerdì 11 marzo 2016, alle ore 17,30, le Officine Culturali in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania e le Edizioni di Storia e Studi Sociali presentano al Coro di Notte del Monastero dei Benedettini il libro Cristiani e musulmani nella Sicilia normanna, di Ferdinando Raffaele, Carlo Ruta e Sebastiano Tusa. Con i tre autori relazionano: la prof.ssa Lucia Arcifa, docente di Archeologia medievale, Università Studi di Catania, il prof. Giancarlo Magnano San Lio, direttore del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania, il prof. Marcello Saija, docente di Storia delle dottrine politiche nelle Università degli Studi di Palermo e Messina, e il dott. Francesco Mannino, Presidente di Officine Culturali.

Il libro. Ferdinando Raffaele utilizza un approccio filologico per fare un quadro chiaro dei “prestiti linguistici e lessicali” dell’arabo nella lingua siciliana. Attraverso la lingua spiega quindi quali evoluzioni sociali il siciliano ha avuto nella sua storia e quali arricchimenti possiamo riscontrare nella struttura della lingua, che raggiunge uno dei momenti più alti con l’esperimento di volgare illustre della scuola poetica siciliana. L’analisi di Carlo Ruta punta invece a ricostruire, sulla scorta di fonti dell’epoca, la vicenda della Sicilia normanna nel contesto della guerra santa all’Islam elaborata dalla cristianità, che, con il suo radicalismo ideologico, ebbe anche ricadute su una Sicilia aristocratica piuttosto motivata ad indebolire e in diversi casi a reprimere l’etnia arabo-berbera ancora presente. Infine, nell’ultimo saggio, Tusa affronta il tema dell’eredità tecnica e culturale consegnataci dagli Arabi perdurata fino all’epoca del Regnum Siciliae degli Altavilla. L’archeologo sottolinea come soprattutto la cultura artistica araba sedimentò, e ne abbiamo anche testimonianza, soprattutto in ambito architettonico, anche quando si costruirono cristianissime chiese o palazzi.

Il significato dell’opera è sintetizzato nella premessa editoriale da queste parole: «Si può discutere quanto la storia, anche la più remota, sia in fin dei conti, come sosteneva Benedetto Croce, storia contemporanea, o quanto tenda almeno ad esserlo. Intesa come studio consapevole e approfondito del passato, essa costituisce comunque uno strumento importante per orientarsi. E in questo senso può aiutare non poco a comprendere le complessità di questo tempo, che sono in grado di disorientare e di indurre a forme strategiche di dimenticanza».