Al Congresso provinciale dell’ANPI di Catania La presidente Sconza denuncia la controriforma del Senato e la legge elettorale di Renzi Applaudito il forte e rosso intervento di Schembri a nome del PMLI da: Carlo Marx il giornale del PMLI pmli.it

Sabato 27 febbraio presso il salone “Russo” della Camera del lavoro di Catania, si è tenuto il congresso provinciale dell’Anpi. Si è discusso il documento presentato dall’Anpi nazionale in occasione del 16º congresso e sono stati votati comitato provinciale, segreteria e presidente (confermata la presidente uscente, Santina Sconza). Il comunicato stampa diffuso dalla sezione etnea dell’Anpi, nei giorni che hanno preceduto l’evento, tra l’altro recitava: “Si discuterà del ruolo dell’Anpi e i compiti per il futuro: la pace, la difesa della Costituzione a la sua attuazione, il ruolo dei giovani nella difesa dei diritti, l’impegno antifascista come catalizzatore nella lotta contro i razzismi e il dilagare dei movimenti neonazisti”.
Nel combattivo discorso introduttivo la presidente Sconza ha, tra l’altro detto: “Siamo stati i primi a essere contrari alle riforme della Costituzione e della legge elettorale, due anni fa, prevedendo la pericolosità delle scelte di questo governo, abbiamo organizzato insieme a partiti e associazioni i comitati in difesa della Costituzione. Siamo stati promotori, con altri, a presentare il ricorso sull’Italicum la cui udienza è stata fissata per luglio.
Affermo che l’Anpi nazionale è stata tiepida nella difesa della Costituzione, non il Presidente Smuraglia, ha aspettato che il danno fosse compiuto prima di prendere una decisione sui referendum, tocca a noi discendenti dei partigiani scendere in piazza nel momento in cui un governo mette in crisi la Democrazia e la Costituzione. L’Anpi non ha governi amici, né deve essere vincolata ai partiti, noi siamo indipendenti, non possiamo farci ricattare da nessuno, quindi nel momento in cui Renzi stava attuando lo smantellamento della Costituzione, eliminando i diritti con leggi sulla scuola, sanità, lavoro, l’abolizione dell’articolo diciotto e altro, dovevamo scendere in piazza chiamando i sindacati, le associazioni e i partiti per porre subito un freno. Da Monti a Renzi cosa o chi ha trattenuto l’Anpi a compiere il proprio dovere?”.
Peraltro ha sottolineato: “Siamo orgogliosi di avere nel direttivo della sezione di Caltagirone Aurora Greco che compirà in questi mesi diciotto anni e che da anni ha partecipato alle nostre iniziative”.
Sono seguiti gli interventi di vari iscritti Anpi. Questi, in rappresentanza ufficiale di organizzazioni come PMLI, CGIL, PRC, Pcd’I, Arcigay, Città Felice, Azione civile, Pd, Catania Bene Comune, Udu, o come semplici cittadini, hanno contribuito alla riuscita del congresso. Inoltre, in conclusione, è stato presentato – attraverso l’intervento di un membro del direttivo acese dell’Anpi – il documento con cui l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia catanese contribuirà alla discussione delle tesi del congresso nazionale.
Il PMLI, ufficialmente invitato all’iniziativa, era presente con compagne e compagni della Cellula “Stalin” della provincia di Catania e dell’Organizzazione di Caltagirone, accolti con il consueto entusiasmo dalla presidente Sconza. Il compagno Sesto Schembri, Segretario della Cellula del Partito del capoluogo etneo, ha portato i saluti dei compagni presenti sul territorio e del Partito tutto. Schembri, augurando buon lavoro al congresso, ha sottolineato l’importanza dell’Anpi, un’associazione che rappresenta uno strumento imprescindibile nella difesa della memoria della Resistenza partigiana, oggi più che mai in pericolo, a causa dei continui tentativi che il revisionismo storico compie per eliminarla. Il compagno, menzionando i fatti del luglio ’60, gli anni della “strategia della tensione”, del terrorismo nero e sedicente “rosso” manovrati dai servizi segreti, e il dilagare attuale, sul territorio, di organizzazioni dichiaratamente fasciste, xenofobe e razziste come Forza Nuova, Casa Pound, ecc., ha denunciato la perdurante minaccia fascista presente nel nostro Paese e nella nostra città, dove il sindaco nulla sta facendo contro il proliferare dei gruppi neofascisti mentre sa solo annaspare quando si parla di infiltrazioni mafiose all’interno dell’amministrazione comunale.
Un fascismo che oggi – prosegue Schembri – si nasconde all’interno delle istituzioni “democratiche”, dà vita alla “riforma” della Costituzione, abolisce il Senato e il “bicameralismo perfetto” e sancisce la legge elettorale ultramaggioritaria Italicum. Tutte controriforme imposte al parlamento con piglio e metodo autoritari dal governo Renzi, che il PMLI definisce di stampo neofascista e piduista. Il compagno ha elogiato la presa di posizione, del Comitato nazionale dell’Anpi, il quale si è pronunciato a favore del “no” al referendum popolare e contro la legge elettorale – lo stesso ha fatto l’Anpi catanese, esprimendosi anche a favore del “si” al referendum del prossimo 17 aprile sulle trivelle –, anche se il Partito non crede che la lotta contro l’attuale regime neofascista mascherato da “democratico” si esaurisca nella difesa della Costituzione del 1948.
In primo luogo perché il PMLI ritiene che la Costituzione non esista più di fatto, essendo stata ridotta a carta straccia dai governi e dai partiti borghesi che si sono succeduti, sia perché il nostro obiettivo è il socialismo, il cambiamento radicale della società capitalista che si regge sullo sfruttamento, sul profitto, lo strapotere della grande finanza, l’ingiustizia sociale e le guerre imperialiste. Il compagno intervenuto ha dunque citato – tra gli articoli della Costituzione cancellati de facto – l’art. 11, il quale fu “aggirato” per la prima volta il 17 gennaio del 1991, quando Andreotti partecipò alla guerra imperialista all’Iraq di Saddam, promossa dagli Stati Uniti. Schembri ha quindi fatto riferimento alla barbarie dell’imperialismo ed alle mire espansioniste del nuovo duce Renzi, il quale si sta preparando ad ingerire in Libia in compagnia di Usa, Gran Bretagna e Francia per fare la “guerra santa” allo Stato islamico. Esattamente l’opposto di ciò che si dovrebbe fare per evitare rappresaglie terroristiche. Il compagno ha aggiunto che i popoli devono essere lasciati liberi di autodeterminarsi, di risolvere da soli i loro conflitti interni.
Il Segretario della Cellula catanese del PMLI ha concluso augurandosi che i temi accennati nel suo intervento trovino spazio e siano ampiamente dibattuti, costruttivamente, in sede congressuale. Questioni di vitale importanza per le masse come il diritto al lavoro, il diritto alla casa, all’antifascismo, nei confronti delle quali la sezione dell’Anpi di Catania si è dimostrata sensibile e si è sempre detta pronta a lottare.
Il saluto del compagno ha meritato gli applausi della sala. Questa, in particolare, ha apprezzato il passaggio di denuncia antimperialista, in seguito ripreso dall’intervento di Giovanni Caloggero, ex presidente dell’Arcigay di Catania e attualmente consigliere nazionale Arcigay.
L’ultimo a intervenire è stato Ivano Artioli, membro della segreteria dell’Anpi nazionale ed originario di Ravenna. Questi ha parlato del progetto (da 4-5 milioni di euro pubblici) di “museo del fascismo” che dovrebbe sorgere a Predappio, all’interno di quella che era chiamata “casa del fascio” ma che – a suo dire – potrebbe essere sostituito, su proposta dell’Anpi, da un museo sulle “dittature del Novecento”. Artioli è stato contestato dal compagno Schembri, il quale ha affermato che dietro la proposta riguardante i regimi totalitari del XX secolo, si nasconde la volontà politica revisionista di equiparare il nazismo e il fascismo alla dittatura del proletariato sovietica.

Vergognosa e intollerabile iniziativa del sindaco renziano Fassinetti Il museo a Mussolini a Predappio è un affronto alla Resistenza Cedevole posizione dell’ANPI locale da:Carlo Marx il giornale del pmli.it

Dal nostro corrispondente dell’Emilia-Romagna
Il sindaco PD di Predappio, Giorgio Frassineti, è tornato con sua grande soddisfazione nuovamente alla ribalta della cronaca “nera”, nel senso di fascista.
Dopo aver aperto nella casa natale di Mussolini un museo apologetico del fascismo, spesso sede di mostre dedicate a Mussolini in maniera acritica ed anzi celebrativa, dopo aver autorizzato la permanenza di ben 3 negozi di paccottiglia fascista (bandiere, manganelli, accendini, calendari, ecc.) e dopo aver sempre garantito le rituali commemorazioni di migliaia di fascisti che ogni anno si recano a Predappio sulla tomba di Mussolini sfilando in parata per le vie del paese, questa volta sente vicina la realizzazione di un progetto al quale sta lavorando da molti anni e che gli conferirebbe la laurea di alfiere del revisionismo storico dandogli una tribuna nazionale, al quale il megalomane sindaco renziano ha dimostrato di ambire: il “museo del fascismo”.
Si tratta dell’ex Casa del fascio di Predappio, che si affaccia sulla piazza del paese, inaugurata nel 1937, 2.400 metri quadrati da tempo ridotta a un palazzo di abbandonato e fatiscente sormontato da una torre alta 40 metri, che lo Stato ha ceduto al Comune di Predappio, che ora è alla ricerca di fondi.
Servono infatti ben 5 milioni di euro per dar vita al “museo del fascismo”, come l’ha definito Frassineti, che come Comune è pronto a stanziare 500 mila euro (e ne ha già spesi 300 mila nel 2007 per la messa in sicurezza), altrettanti li ha garantiti la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì; dalla Regione potrebbero arrivare 2 milioni di euro tramite i fondi europei per le aree con “attrattività turistica”, mentre lo Stato dovrebbe assicurare il resto, e a tal fine si è già recato a Predappio un altro renziano doc, Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, per visionare e valutare il progetto.
Frassineti ha comunque annunciato di voler ricorrere anche al crowfunding , cioè a una colletta online, ed è ben facile immaginare chi lo finanzierebbe.
I lavori potrebbero partire all’inizio del prossimo anno per arrivare all’apertura entro il 2019, data della scadenza del mandato di Frassineti che vuole a tutti i costi averne riconosciuta la paternità.
Il progetto prevede la realizzazione di un’esposizione multimediale sul ’900, un centro di documentazione, con archivio, biblioteca e sala video, ma anche spazi ricreativi, sala convegni, bar ristorante, bookshop e info turistiche. La torre dovrebbe divenire punto di osservazione. Il richiamo è quantificato in più di 45mila visitatori all’anno.
Quali saranno poi questi “visitatori”, al sindaco, ma anche al Consiglio comunale che lo appoggia, nonché alla regione e al governo, poco importa.
Frassineti come sempre copre la sua opera revisionista con la solita litania del “bisogna fare i conti col passato” e che “il passato non si affronta non parlandone”. Come se la storia non avesse già emesso i suoi incontrovertibili verdetti, ma Frassineti chiarisce bene che l’intento è quello di rendere Predappio “protagonista della narrazione storica del ’900, in modo diverso”. Appunto, diverso. E infatti vorrebbe concentrare lo “studio” del periodo fascista a quello “buono” degli inizi (come se non ci fossero stati gli assassinii, i pestaggi, gli assalti alle Case del Popolo, alle sedi sindacali) che “a scuola non si studia più, ci si limita a parlare degli ultimi due anni del Fascismo, di Salò”.
Ad avallare il progetto del famigerato museo del fascismo in tanti, dal Consiglio comunale di Predappio alla regione Emilia-Romagna tramite l’assessore alla cultura Massimo Mezzetti (Sel), fino al governo nazionale con la visita del vice di Renzi Lotti, e anche l’ANPI, che assieme all’Istituto storico della resistenza di Forlì-Cesena ha “collaborato al progetto – come spiegato dal presidente provinciale ANPI Carlo Sarpieri – e la nostra presenza è volta a garantire che non ci siano aspetti celebrativi”. Come se la condotta tenuta sinora dal sindaco e dal comune nonché le premesse di questo progetto non delineino già abbastanza chiaramente il quadro della situazione.
Tutti comunque, compresa l’ANPI, hanno tenuto a precisare che non si tratterà di museo riservato solo al fascismo, ma a “tutti i fascismi” e a tutti i “totalitarismi”, per loro compreso quindi il comunismo equiparato ancora una volta a fascismo e nazismo, così come sta facendo Atrium, il progetto che coinvolge 11 paesi europei accomunati dall’architettura dei regimi “totalitari” nel “periodo e contesto storico dal 1920 al 1930 dell’Italia fascista agli anni 1950 e 1970 delle società comuniste dell’Europa orientale”.
Il PMLI si oppone decisamente a quest’ennesima opera revisionista, che costituisce un affronto alla Resistenza e una provocatoria equiparazione tra fascismo e comunismo. Quest’ultimo invece, tramite l’Unione Sovietica diretta da Stalin, ha dato un contributo fondamentale alla vittoria sul nazi-fascismo e costituisce il punto di riferimento per tutti coloro che si battono contro oppressione e sfruttamento e vogliono conquistare l’Italia unita, rossa e socialista!
2 marzo 2016

ANPInews n.192

Anpinews n.192

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

 

Un passo avanti, sui diritti civili

 

L’impegno nei confronti del neofascismo

 

Proroga dei tempi per le medaglie alle vittime delle Foibe. Ma non ne sono chiare le ragioni, a tanti anni di distanza. Ma si è chiarita la questione delle medaglie conferite talora, nel passato, a chi non le meritava e, in particolare, a repubblichini?