Condoglianze ANPI Catania a Elena Majorana e Giovanni Caruso

L’ANPI Catania si stringe al dolore di Elena Majorana, di Giovanni Caruso e di tutta la famiglia per la dipartita della mamma
Condoglianze
La presidente
Santina Sconza

L’ultima di Renzi: le mani nelle tasche della vedova da: www.resistenze.org – osservatorio – italia – politica e società – 13-02-16 – n. 576

Enzo Pellegrin

13/02/2016

Mentre in Grecia il governo reazionario di Syriza-Anel deve fronteggiare una potente e coraggiosa resistenza popolare alle leggi ghigliottina che affamano il popolo greco, l’altro reazionario esecutivo italiano ha messo in cantiere un’altra odiosa misura antipopolare per fare cassa con il sangue della classe lavoratrice.

Nel solito silenzio cospirativo, è giunto ieri alla Camera in Commissione Lavoro un perfido disegno di legge sulle pensioni di reversibilità. Queste ultime sono indubbiamente frutto di un diritto soggettivo che dipende dalle contribuzioni versate per una vita di lavoro dal coniuge. Alla morte di uno dei due, è previsto che i contributi versati e non goduti vadano a comporre una pensione di reversibilità a favore del coniuge superstite. Si tratta di un diritto sacrosanto, per la maggiorparte goduto dalle donne, assolutamente necessario, poi, quando la morte di uno dei coniugi avviene prematuramente, magari appena maturati i diritti per ottenere la pensione.

Il disegno di legge prevede invece che dette pensioni, da prestazioni retributive legate alla quantità di contributi versati, divengano prestazioni assistenziali: in tal modo potranno essere fruite solamente da chi percepisce un reddito basso, parametrato secondo l’altrettanto perfido sistema ISEE.

Con tale metodo, potrà dunque darsi il caso che una vedova senza lavoro – ma con un figlio in famiglia a reddito da fame ed insufficiente a mantenere entrambi – sia esclusa dalla prestazione pensionistica. Il caso diventa odioso laddove il coniuge lavoratore avesse versato salati contributi per una vita, non riuscendo neppure ad usufruirne degnamente per una prematura morte.

Peggio andrà per la “sfortunata” vedova che si troverà la casa coniugale di proprietà. La prima casa, magari con il mutuo ancora da rimborsare ai pressatori bancari, per il diabolico meccanismo ISEE fa reddito anche se viene personalmente abitata e – come dice l’evidenza – non si mangia. Il reddito virtuale della casa familiare potrà allora far lievitare il reddito ISEE ed escludere o ridurre (come purtroppo già ingiustamente avviene) la pensione di reversibilità.

I contributi versati dal coniuge spirato vengono così “scippati” in barba ad ogni diritto costituzionale della famiglia cui si discute tanto sui media di regime.

Il copione sembra seguire quello girato in Grecia: da un lato si conferiscono “diritti civili” a costo zero, dall’altro si smantella i diritti sociali per le classi lavoratrici e più deboli. Con una tale ghigliottina legale sul diritto alla reversibilità della pensione, l’art. 31 della Costituzione (La Repubblica agevola con misure economiche ed altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose).

Il tutto viene architettato clandestinamente nelle stanze del potere mentre la faccia tosta dei ministri di regime sbandiera di voler fare “la lotta alla povertà”.

D’altronde, il Governo sta lavorando anche per impedire che la Costituzione possa in futuro smentire e legittimare le misure da aguzzini che di volta in volta scaglierà sui cittadini.

Da un lato ha approvato una legge di revisione costituzionale che abolisce la possibilità per i cittadini di eleggere il Senato. Si badi bene: non abolisce il Senato, come nelle bugie del governo, mantiene il Senato coi suoi poteri ma abolisce la possibilità di eleggerlo, lasciando la nomina dei senatori alla casta dei politici.

Dall’altro approva una legge elettorale truffa: l’italicum, che regala al partito di maggioranza relativa uno spropositato numero di seggi con relativo potere dittatoriale.

Avverrà quindi che una minoranza di voti (tenuto conto delle ormai alte percentuali di astensione), magari raccolti con pratiche illegali e clientelari, potrà avere mano libera sul Paese e sulla nomina della camera senatoriale.

La tempesta sarà perfetta: oligarchie con ridicola rappresentatività avranno i poteri per mettere anche direttamente mano alla revisione costituzionale, così smantellando diritti con maggioranze tali da evitare il referendum costituzionale di conferma.

Per fortuna, ancora oggi è possibile bloccare questa riforma indegna antipopolare ed antidemocratica, gettando in faccia al governo antipopolare non eletto il grosso NO dei cittadini alla riforma del Senato nel referendum sulla revisione costituzionale.

Va ripresa, a tal proposito una felice riflessione di Prabhat Patnaik: “Che abbia o meno successo, la resistenza del popolo agisce come un contrappeso contro questa tendenza “spontanea” del capitale ad attenuare la democrazia e in certe specifiche congiunture può risultare discretamente potente. Il periodo post-bellico in Europa, quando la resistenza della classe operaia nazionale (Winston Churchill, lo ricordiamo, perse le elezioni in Gran Bretagna subito dopo la guerra a causa dell’avversione della classe operaia verso le sue politiche socio-economiche) e la paura del comunismo costrinsero il capitale a fare delle concessioni, è un esempio evidente di tale congiuntura. La “gestione della domanda” e lo “stato sociale” delle politiche keynesiane ne sono stati i risultati. In quel periodo, in altre parole, lo stato borghese, pur senza cessare di esserlo, è stato spinto in una direzione assistenzialista sotto la pressione popolare e contro la volontà della borghesia stessa. In un secondo momento, allorché il capitale si è globalizzato in conseguenza delle proprie tendenze immanenti, né lo stato-nazione, né il movimento della classe operaia (che continua ad essere organizzata su base nazionale) sono stati abbastanza potenti per scoraggiare l’imposizione dell’agenda borghese. La “spontaneità” del sistema si è riaffermata tramite l’esclusione l’ingerenza dello stato contro la sua logica interna, la quale opera per l’indebolimento della resistenza e dei diritti dei lavoratori, per la creazione di un esercito industriale di riserva, per ricacciare indietro le garanzie del welfare statale e per l’attenuazione della democrazia. Dal momento che le tendenze spontanee del capitale spingono sempre lo stato borghese nella direzione dell’autoritarismo, la difesa e la promozione del suo contenuto democratico esistente, attraverso la mobilitazione della resistenza popolare, diventa un obiettivo della sinistra. La sinistra, ne consegue, non si occupa solo di raccogliere tranquillamente le sue forze all’interno di una qualche entità fissa chiamata stato borghese, fino a quando queste forze siano abbastanza forti per rovesciare questo stato. Essa si occupa di difendere in ogni momento il contenuto democratico dello stato borghese, contro il tentativo della borghesia stessa di erodere quel contenuto.” (http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtfl07-016914.htm).

Quest’ultima angheria governativa conferma sempre più il giudizio per cui il governo Renzi è la peggior cosa capitata al nostro Paese con il fascismo e la guerra.

Sparlando di libertà e diritti civili, il regime incostituzionale al potere in Italia smantella ogni diritto sociale tramutando lo stato in una prigione e la vita in un ergastolo. La resistenza popolare deve dunque organizzarsi ed abbatterne i muri, in ogni fabbrica ed in ogni città, sull’esempio della coraggiosa lotta del popolo greco, riunito nel sindacato di classe del Pame e nelle forze popolari alla guida degli scioperi. L’alternativa della schiavitù è ancor peggio della barbarie.

Umberto Eco: Come prepararsi serenamente alla morte. Sommesse istruzioni a un eventuale discepolo Fonte: micromegaAutore: Umberto Eco

di Umberto Eco , da l’Espresso, 12 giugno 1997

Non sono sicuro di dire una cosa originale, ma uno dei massimi problemi dell’essere umano è come affrontare la morte. Pare che il problema sia difficile per i non credenti (come affrontare il Nulla che ci attende dopo?) ma le statistiche dicono che la questione imbarazza anche moltissimi credenti, i quali fermamente ritengono che ci sia una vita dopo la morte e tuttavia pensano che la vita della morte sia in se stessa talmente piacevole da ritenere sgradevole abbandonarla; per cui anelano, sì, a raggiungere il coro degli angeli, ma il più tardi possibile.

Recentemente un discepolo pensoso (tale Critone) mi ha chiesto: “Maestro, come si può bene appressarsi alla morte?” Ho risposto che l’unico modo di prepararsi alla morte è convincersi che tutti gli altri siano dei coglioni.

Allo stupore di Critone ho chiarito. “Vedi,” gli ho detto, “come puoi appressarti alla morte, anche se sei credente, se pensi che mentre tu muori giovani desiderabilissimidi di ambo i sessi danzano in discoteca divertendosi oltre misura, illuminati scienziati violano gli ultimi misteri del cosmo, politici incorruttibili stanno creando una società migliore, giornali e televisioni sono intesi solo a dare notizie rilevanti, imprenditori responsabili si preoccupano che i loro prodotti non degradino l’ambiente e si ingegnano a restaurare una natura fatta di ruscelli potabili, declivi boscosi, cieli tersi e sereni protetti da un provvido ozono, nuvole soffici che stillano di nuovo piogge dolcissime? Il pensiero che, mentre tutte queste cose meravigliose accadono, tu te ne vai, sarebbe insopportabile.

Ma cerca soltanto di pensare che, al momento in cui avverti che stai lasciando questa valle, tu abbia la certezza immarcescibile che il mondo (sei miliardi di esseri umani) sia pieno di coglioni, che coglioni siano quelli che stanno danzando in discoteca, coglioni gli scienziati che credono di aver risolto i misteri del cosmo, coglioni i politici che propongono la panacea per i nostri mali, coglioni coloro che riempiono pagine e pagine di insulsi pettegolezzi marginali, coglioni i produttori suicidi che distruggono il pianeta. Non saresti in quel momento felice, sollevato, soddisfatto di abandonare questa valle di coglioni?”

Critone mi ha allora domandato: “Maestro, ma quando devo incominciare a pensare così?” Gli ho risposto che non lo si deve fare molto presto, perché qualcuno che a venti o anche trent’anni pensa che tutti siano dei coglioni è un coglione e non raggiungerà mai la saggezza. Bisogna incominciare pensando che tutti gli altri siano migliori di noi, poi evolvere poco a poco, avere i primi dubbi verso i quaranta, iniziare la revisione tra i cinquanta e i sessanta, e raggiungere la certezza mentre si marcia verso i cento, ma pronti a chiudere in pari non appena giunga il telegramma di convocazione.

Convincersi che tutti gli altri che ci stanno attorno (sei miliardi) sino coglioni, è effetto di un’arte sottile e accorta, non è disposizione del primo Cebete con l’anellino all’orecchio (o al naso). Richiede studio e fatica. Non bisogna accelerare i tempi. Bisogna arrivarci dolcemente, giusto in tempo per morire serenamente. Ma il giorno prima occorre ancora pensare che qualcuno, che amiamo e ammiriamo, proprio coglione non sia. La saggezza consiste nel riconoscere proprio al momento giusto (non prima) che era coglione anche lui. Solo allora si può morire.

Quindi la grande arte consiste nello studiare poco per volta il pensiero universale, scrutare le vicende del costume, monitorare giorno per giorno i mass-media, le affermazioni degli artisti sicuri di sé, gli apoftegmi dei politici a ruota libera, i filosofemi dei critici apocalittici, gli aforismi degli eroi carismatici, studiando le teorie, le proposte, gli appelli, le immagini, le apparizioni. Solo allora, alla fine, avrai la travolgente rivelazione che tutti sono coglioni. A quel punto sarai pronto all’incontro con la morte.

Sino alla fine dovrai resistere a questa insostenibile rivelazione, ti ostinerai a pensare che qualcuno dica cose sensate, che quel libro sia migliore di altri, che quel capopopolo voglia davvero il bene comune.
E’ naturale, è umano, è proprio della nostra specie rifiutare la persuasione che gli altri siano tutti indistintamente coglioni, altrimenti perchè varrebbe la pena di vivere? Ma quando, alla fine, saprai, avrai compreso perchè vale la pena (anzi, è splendido) morire.

Critone mi ha allora detto: “Maestro, non vorrei prendere decisioni precipitose, ma nutro il sospetto che Lei sia un coglione”. “Vedi”, gli ho detto, “sei già sulla buona strada.”

Chomsky: «La destra Usa un pericolo per la specie umana» Fonte: Il ManifestoAutore: Patricia Lombroso

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«La specie umana è di fronte a una situazione che non ha precedenti nella storia dell’homo sapiens. Siamo al bivio di una situazione mai verificatasi prima: e molto presto dovremo decidere se vogliamo che la specie umana sopravviva in qualcosa che abbia le sembianze dell’esistenza che conosciamo, o se vogliamo creare una devastazione planetaria così estrema da non poter neppure immaginare cosa ne potrebbe emergere».

È con terrificante lucidità e pessimismo che un autore e filosofo del livello di Noam Chomsky testimonia, per la prima volta in tanti anni di interviste, il cinico imbarbarimento globale della vita umana nel caos di distruzione senza fine né alternative.

Qual è la sua opinione sulla decisione della Corte Suprema Usa, con l’ultimo imprimatur di Scalia, che con un voto di maggioranza ha bloccato ogni tentativo legislativo dell’amministrazione Obama di limitare le disastrose conseguenze del “global warming”?

La decisione è molto importante ed è gravissima. I cinque giudici della Corte Suprema conoscono bene il valore politico di quel voto. Di fatto, lo stesso comunicato stampa diffuso al termine della votazione sottolinea non a caso che «questa decisione non ha precedenti nella storia degli Usa».

Ritiene quindi che si sia trattato di una decisione politica, che esula dal ruolo giuridico del “balance of power” costituzionale?

Certamente. I cinque giudici repubblicani sono la Corte Suprema. E ora con la morte di Scalia nulla cambierà. Il voto di maggioranza repubblicano elimina ogni futuro passo giuridico per una corte di appello ed elimina tutti i giudizi dei tribunali che hanno preceduto questa decisione. Il loro messaggio ai partecipanti alla conferenza di Parigi è, in pratica, “andate a quel paese”. Non che la conferenza di Parigi avesse conseguito un granché nel limitare il global warming , ma va tenuto presente che il problema più spinoso e difficile era ottenere che gli accordi presi tra governi fossero vincolanti per un trattato internazionale. E la Francia ben sapeva che il Partito repubblicano non avrebbe mai ratificato in senato accordi vincolanti per il proprio governo. Per conseguenza i cinque giudici repubblicani che sono la Corte Suprema hanno praticamente espresso, con la loro decisione, quel che pensano della rapida corsa verso la distruzione del pianeta e della specie umana.

Possono ignorare (a loro discapito) le gravi ripercussioni economiche e sociali di questa scelta?

I leader repubblicani conoscono le conseguenze quotidiane delle epocali migrazioni di intere popolazioni da un emisfero all’altro, come non si è mai verificato nella storia. Sanno anche della distruzione di quella parte del mondo che conosciamo come civilizzato e dei rischi che questo comporta, ma ogni candidato in lizza per la corsa alla Casa Bianca nella campagna presidenziale odierna nega ogni evidenza degli effetti del global warming e non ha intenzione di far nulla. Il Partito repubblicano odierno, vorrei aggiungere, costituisce una delle organizzazioni più pericolose nella storia dell’umanità.

Perché questa mentalità di estrema destra repubblicana, oggi in America, la spaventa più della mentalità di estrema destra che percorre l’Europa?

L’estrema destra in Europa è sì tremenda, ma non tanto da sostenere la necessità di accelerare la distruzione della vita sul pianeta.

Il bilancio della Difesa Usa per il 2016–17, approvato la settimana scorsa senza alcun dibattito a livello congressuale, quadruplica la spesa per rafforzare gli arsenali Nato e tutelare la “sicurezza” degli alleati dell’Europa orientale, ai confini con la Russia. Qual è il messaggio?

Certamente esistono rischi di un aggravarsi di scontri e tensioni strategiche strumentali tra i paesi appartenenti alla sfera d’influenza russa e le zone di influenza americana. Ma gli Stati Uniti potrebbero mai accettare sui propri confini quanto sta avvenendo su quelli della Russia? Sarebbe pensabile un dispiegamento di missili Nato al confine con il Canada e il Messico? Verremmo tutti inceneriti. Questo ulteriore potenziamento della Nato ritengo che costituisca una strategia, una provocazione geopolitica molto pericolosa. Concordo in questo con quanto sosteneva durante la Guerra Fredda George Kennan, secondo il quale il «deterrente nucleare» avrebbe creato le basi di un confronto terminale per l’esistenza dell’intera umanità. Non è un’esagerazione, sono in corso forti tensioni ed esempi recenti, come l’abbattimento del jet russo da parte della Turchia, sono segnali che potrebbero esplodere in un confronto nucleare.

Vuol dire che guerre sempre più estese implicano il rischio di una Terza Guerra mondiale?

Non sarebbe la prima volta in cui siamo stati sull’orlo di un conflitto nucleare. Intendiamoci, qualsiasi sia la provenienza di un attacco nucleare significa la fine della specie umana. Uno scontro fra due superpotenze comporta quello che viene chiamato nuclear winter . Una tragedia di proporzioni catastrofiche. Questo oggi mi fa pensare a quanto disse Einstein quando gli venne chiesto quale arma sarebbe stata usata, nella prossima guerra, dopo il nucleare. Rispose che l’unica arma che sarebbe rimasta a disposizione dell’uomo era un ascia di pietra. Il rischio di una guerra mondiale è molto serio.

Ritiene che i leader della globalizzazione abbiano una strategia oppure il tentativo di generare una catastrofe “controllata” gli è sfuggito di mano?

Si dovrebbe vivere sotto una pietra per non rendersi conto dei danni provocati. L’industria “fossile” da decenni è consapevole delle conseguenze devastanti della politica industriale fondata sul petrolio. Gli executives della Exxon-Mobil non sono stupidi, bensì dediti a una specifica ideologia di massimalizzazione dei profitti e delle quotazioni azionarie. Tutto il resto ha un valore insignificante rispetto a questo. È come per i credenti nei vari fondamentalismi, siano essi evangelici cristiani o estremisti islamici. Sono come dogmi religiosi dinanzi ai quali non esiste né dubbio né argomentazione. Sappiamo tutti che è molto facile non dar credito a quanto ci conviene credere come verità, ma in questo caso il rifiuto di voler credere all’evidenza dei fatti storici comporta conseguenze letali.

In tale disastroso contesto, quali rischi corriamo nel 2016, anno di elezione del prossimo presidente degli Stati uniti?

I rischi sono serissimi. Se i commenti dei leader repubblicani in lizza per la presidenza corrispondono alla realtà che verrà dalla futura Casa Bianca, dobbiamo aspettarci un vero disastro e cioé: ignoriamo il global warming , stracciamo gli accordi sul nucleare raggiunti con l’Iran, aumentiamo la nostra Potenza militare, interveniamo con maggiore aggressività e determinazione nel resto del mondo malgrado i rischi di scatenare una guerra mondiale. Se un paese con il potere degli Stati Uniti avalla queste strategie politiche, le probabilità di sopravvivenza della specie umana sono ridotte al minimo.