Comunicato Stampa ANPI Nazionale: La nostra posizione è di ferma contrarietà a qualsiasi iniziativa celebrativa del fascismo

COMUNICATO STAMPA

 

In merito alla vicenda della realizzazione di un “museo del fascismo” a Predappio, precisiamo che l’ANPI ha partecipato alla discussione sul progetto di ristrutturazione di un edificio cadente esclusivamente come osservatrice. La nostra posizione è di ferma contrarietà a qualsiasi iniziativa celebrativa del fascismo. Altro sarebbe – ad esempio – l’ipotesi di dar vita ad un centro studi sulle dittature del Novecento che evidenziasse, in particolar modo, l’aspetto preponderante del fascismo ossia gli atroci crimini commessi nel corso di tutta la sua esistenza.

 

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

 

Roma, 17 febbraio 2016

Buona scuola, in arrivo il referendum. E questa volta è “dal basso” Fonte: LeftAutore: Donatella Coccoli

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Buona scuola, in arrivo il referendum. Dopo quello promosso da Possibile di Pippo Civati nel 2015 (che non raccolse le firme necessarie), nuovo tentativo, e questa volta “dal basso”. Cioè dalle associazioni dei docenti e studenti, dai sindacati e dai comitati Lip (legge di iniziativa popolare).
Ieri, domenica 7 febbraio, a Napoli è nato ufficialmente il comitato promotore del referendum. Ne fanno parte Flc Cgil, Gilda, Cobas, Unicobas, Anief e per gli studenti l’Uds, oltre a comitati e sigle minori.
Quattro quesiti in cantiere per abrogare altrettanti punti chiave della legge 107 . “Due sono già definiti – dice Giovanni Cocchi docente bolognese che fa parte dei comitati Lip – e cioè uno sullo School bonus e l’altro sulla chiamata diretta dei professor i da parte del dirigente scolastico, gli altri due sono da definire negli ultimi dettagli ma avranno come oggetto il comitato di valutazione e l’alternanza scuola-lavoro ”. Lo School bonus, ricordiamo, è la possibilità di concedere erogazioni liberali da parte di privati ad una scuola specifica, con il rischio di creare disuguaglianze tra scuole e aree del Paese. Sull’alternanza scuola lavoro il dibattito nel comitato – il cui coordinatore tecnico è il costituzionalista Massimo Villone – è ancora in corso. Si tratta infatti di capire se porre un limite alle 200 ore (per i licei) e alle 400 (per i tecnici) da dedicare nel triennio finale agli stage in aziende, enti pubblici, musei ecc, oppure se abrogare la possibilità di svolgere l’alternanza durante il periodo estivo. «In ogni caso si tratta di tutelare i diritti degli studenti a non essere sfruttati», dice Danilo Lampis dell’Uds che ha avviato una campagna tra gli studenti proprio per far emergere situazioni anomale. «Noi vorremmo un codice etico da parte delle imprese , ma anche la Carta dei diritti degli studenti in alternanza scuola-lavoro che il ministro aveva promesso di attuare, dall’autunno scorso e che invece è ancora arenato negli uffici del ministero a Viale Trastevere», sottolinea.
Tornando ai referendum, a marzo è prevista un’altra assemblea da cui usciranno i quesiti ormai redatti e il via alla campagna referendaria. Che per il momento non vede partecipare i partiti, che, se vorranno, fa notare Cocchi, potranno creare dei comitati di sostegno. Tre mesi di tempo per raccogliere almeno 600mila firme e poi la Corte costituzionale dovrà decidere se i quesiti sono ammissibili.

Ma qual è il clima che regna nelle scuole? “C’è il fuoco sotto la cenere”, dice il rappresentante dei comitati Lip. “La legge 107 ha già fatto vedere crepe come la supplentite o la fine toccata ai docenti del potenziamento: assunzioni senza verificare i reali bisogni delle scuole”, afferma Cocchi. Per questo motivo, una campagna referendaria può riaccendere la miccia e convogliare le delusioni e l’insoddisfazione che già hanno prodotto contestazioni a macchia di leopardo. Come è accaduto nelle Marche e in un liceo di Pisa dove i docenti si sono rifiutati di votare i due rappresentanti del Comitato di valutazione che ha il compito, tra l’altro, di elargire un bonus in denaro ai meritevoli.
Ma il referendum va preparato con molta attenzione , sottolinea Lampis. “I quesiti devono essere chiari e semplici e la campagna deve coinvolgere tutti, tenendo presente comunque che il referendum non è la panacea di tutti i mali. Ma la sua forza è anche quella di stare insieme agli altri percorsi referendari”. Che sono quelli ambientali, come il No Triv e quello sul Jobs act su cui la Cgil sta sondando i suoi iscritti.

Così tra pochi mesi, verso la metà di aprile, potrebbe accadere  che, mentre il presidente del Consiglio affila le armi per la “sua” campagna sul referendum costituzionale, dal basso, arriverebbero i referendum che mettono in crisi proprio i suoi gioielli: la Buona scuola, lo Sblocca Italia e forse anche il Jobs act .

No Triv, la sentenza della Consulta ai primi di marzo sugli altri due quesiti potrebbe far saltare il castello di carte di Renzi Autore: fabio sebastiani da; controlacrisi.org

Nel 2016 gli italiani rischiano di essere chiamati alle urne quattro o addirittura cinque volte: ci sono i due turni delle amministrative, il referendum sulle trivelle (cui potrebbe aggiungersi una seconda votazione perché ci sono altre due questioni al vaglio della Consulta) e il referendum costituzionale di ottobre, quello indetto da Renzi in persona. Perché non accorpare il referendum sulle trivelle con le amministrative?

Enzo Di Salvatore, costituzionalista, ed esponente del movimento No Triv che domenica scorsa ha tenuto una importante assemblea organizzativa, entra nel dettaglio della mossa del Governo, che ha fissato al 17 aprile la data del referendum contro le trivelle nel mediterraneo, facendo il punto sui dati reali.
E se quindi da una parte Renzi vuole evitare quella che chiama “ideologizzazione” dall’altra il suo entuourage parla di un rischio concreto per il rottamatore d’Italia. Stando ad alcuni sondaggi riservati, insomma, la causa No Triv in realtà ha molti più consensi di quello che sembra, e di quello che viene raccontato dal circuito dei mass media, mai come in questo momento ben schierati dalla parte del Governo. L’unica, insomma, è mirare al “quorum”. Da qui la decisione sulla data del 17 aprile. Ma davvero non c’è il rischio che tanta pervicacia non venga ripagata dalla saggezza popolare con la stessa moneta? Cioè, se, come sembra, ad aprile dovrebbero concentrarsi i giochi su una sempre più probabile “manovra bis”, non potrebbe darsi che diventi proprio quello il “referendum “pro/anti-Renzi” che l’ex sindaco avrebbe voluto ad ottobre?
Ovviamente per il 17 aprile i tempi sono molto ristretti. E domenica scorsa l’assemblea ha cercato di darsi un ordine e dei passaggi organizzativi molto precisi. Sono ben 27 milioni gli italiani che hanno diritto al voto. Ci sono da coordinare sia i vari comitati locali, ma anche l’eventuale elenco di personalità illustri, i vari delegati regionali, e i parlamentari.

Il pronunciamento della Corte costituzionale su “piano delle aree” e “permessi e concessioni sulla terraferma” è atteso per i primi del mese di marzo. Un eventuale verdetto positivo determinerebbe un altro appuntamento referendario. E sarebbe davvero illogico non accorparlo con il precedente, questo punto spostandolo in avanti in virtù del nuovo pronunciamento.
“Ci si sfidi sul merito del quesito ma non che si faccia di tutto perché i cittadini non siano informati”, sottolinea Di Salvatore in questa intervista a Radio Rete Edicole.

Alcune delle tante associazioni che danno vita all’universo “No Triv” hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica per chiedere di rivedere il provvedimento in favore di un Election Day.
Anche perché a conti fatti, l’accorpamento avrebbe conseguito due risultati: ampliare la partecipazione democratica dei cittadini e risparmiare una cifra quantificata fra 350 e 400 milioni di euro.

Nella lettera inviata al presidente Mattarella, le associazioni ribadiscono le ragioni a sostegno della necessità di un election day che accorpi il referendum alle prossime elezioni amministrative: una “richiesta avanzata da Regioni, parlamentari, associazioni ambientaliste, comitati e rappresentanti della società civile” e ignorata dal governo, nonostante fosse “un’opzione perseguibile in tempi brevi, adottando lo strumento del decreto legge”.

Nove regioni su venti si sono schierate a favore del movimento No Triv. E di queste, ben sette sono a guida Pd (le altre sono Lega e Centrodestra). “Forse questo ha convinto Renzi a fare di tutto per scongiurare i referendum e, una volta passati, tentare di contrastarli in modo deciso puntando al fatto che i cittadini non fossero informati”, conclude Di Salvatore.

De Magistris assegna la cittadinanza onoraria al comandante Apo Autore: redazione da: controlacrisi.org

“E’ un atto di grande valore politico, non è neutro o formale, non è contro qualcuno, ma per favorire la pace”. Così il sindaco di Napoli Luigi de Magisris ha motivato la decisione presa dalla sua amministrazione di conferire la cittadinanza onoraria ad Abdullah Ocalan leader curdo del Pkk detenuto dal 2002. A ricevere il riconoscimento e la medaglia della città, la nipote Dilek Ocalan deputata dell’Hdp partito filo curdo in Turchia. Una decisione che – ha sottolineato il sindaco – “non è una sfida, ma se qualcuno in Occidente pensa che le città siano suddite dei governi, sappia che questa città non prende ordini. Noi – ha aggiunto – crediamo che chi cerca di costruire pace e ha sete di giustizia non deve far paura e l’ho scritto anche al Governo per tranquillizzarli”.
“La Turchia non si ferma, uccide e attacca anche i curdi che vivono nel territorio oltre il confine della Siria. Oggi c’è in atto una guerra interna, una guerra contro le zone curde”, ha detto Dilek Ocalan, nipote del leader del Pkk.