L’articolo sulla manifestazione del 27 gennaio su la sicilia

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Il documento shock del ministero dell’Interno, «CasaPound? Solo bravi ragazzi» da:osservatoriorepressione.info

Rivelazioni – La sconcertante nota informativa della Polizia di prevenzione che sdogana i “fascisti del III Millennio” di CasaPound

Una organizzazione di bravi ragazzi molto disciplinatii, con «uno stile di militanza fattivo e dinamico ma rigoroso nelle rispetto delle gerarchie interne» sospinti dal dichiarato obiettivo «di sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio». Chi scrive non è uno storico ma un funzionario della polizia di Stato. Si tratta di un documento (protocollo N.224/SIG. DIV 2/Sez.2/4333) della Direzione centrale della Polizia di prevenzione che porta la data dell’11 aprile 2015, con sigla in calce del direttore centrale, prefetto Mario Papa, allegato dal legale di CasaPound Italia in una causa civile che vede coinvolta l’organizzione dei “fascisti del terzo millennio”, sulla base di una ordinanza emessa dal giudice.

Il testo della informativa che potete leggere in integrale qui sotto fa ricorso ad un’abile strategia linguistica che tende ad eufemizzare i passaggi più scomodi. Non viene opportunamente mai citato il termine fascismo, né tantomeno si precisa che fu una dittatura, al suo posto si usa un sinonimo neutralizzante come «ventennio», di cui si da acriticamente atto della possibilità di rivalutarne «gli aspetti innovativi di promozione sociale».

La prosa, del tutto inusuale per una nota informativa degli organismi di Polizia, lascia trasparire una chiara empatia, quasi una sorta di compiacimento che rasenta l’agiografia quando si valorizzano le capacità politiche del gruppo «facilitato dalla concomitante crisi delle compagini della destra radicale e dalla creazione di ampi spazi politici che Casa Pound si è dimostrata pronta ad occupare». Il passaggio successivo è piaggeria pura: «Il risultato è stato conseguito anche attraverso l’organizzazione di innumerevoli convegni e dibattiti cui sono frequentemente intervenuti esponenti politici, della cultura e del giornalismo anche di diverso orientamento politico».

Ma il meglio deve ancora venire. L’autore del testo nel periodo che segue valorizza la «progettualità» chiaramente xenofoba del gruppo «tesa al conseguimento di un’affermazione del sodalizio al di là dei rigidi schemi propri delle compagini d’area», come se in passato tra le “compagini d’area“ non ci fossero state allenze politico-elettorali con il centrodestra. Prova ne sarebbero – prosegue la nota – «le recenti intese con la Lega Nord, di cui si condividono le istanze di sicurezza e l’opposizione alle politiche immigratorie, con la creazione della sigla “Sovranità – Prima gli Italiani” a sostegno della campagna elettorale del leader leghista».

Dal punto di vista politico è questo il fulcro della informativa, redatta in prossimità di quello che i giornali hanno definito il «patto del Brancaccio», al momento della venuta di Salvini a Roma.
Precauzioni semantiche di un funzionario che guarda avanti e non vuole avere guai in futuro? Operazione di restyling preparata a tavolino?

Forse qualcuno tra i banchi del parlamento e sui giornali dovrebbe chiedere al ministro dell’Interno Alfano una spiegazione in proposito.

Non è finita qui!

La nota informativa ci riserva altre sorprese quando l’estensore, quasi immerso in un brodo di giuggiole, descrive «l’impegno primario» di CasaPound volto alla «tutela delle fasce deboli attraverso la richiesta alle amministrazioni locali di assegnazione di immobili alle famiglie indigenti, l’occupazione di immobili in disuso, la segnalazione dello stato di degrado di strutture pubbliche per sollecitare la riqualificazione e la promozione del progetto “Mutuo Sociale”».

E se non li conoscete: «L’attenzione del sodalizio è stata rivolta anche alla lotta al precariato ed alla difesa dell’occupazione attraverso l’appoggio ai lavoratori impegnati in vertenze occupazionali e le proteste contro le privatizzazioni delle aziende pubbliche».

La strategia dissimulativa e imitativa di CasaPound viene descritta nella nota come un ampliamento delle tematiche di intervento «in passato predominio esclusivo della contrapposta area politica, quali il sovraffollamento delle carceri, o la promozione di campagne animaliste contro la vivisezione e l’utilizzo di animali in spettacoli circensi» e per finire ci sono pure gli aspetti ludici. Davvero non manca nulla!

A questo punto vorremmo sapere se esiste una analoga nota informativa che descrive con le stesse modalità linguistiche la pluiridecennale attività dei movimenti di estrema sinistra e dei Centri sociali in favore della lotta per la casa, delle occupazioni di immobili abbandonati, contro la speculazione edilizia, contro tutte le forme di precariato, le carceri, ecc. Attività duramente perseguite con accuse addirittura di racket e richiamo di reati associativi. E sì,  perché comunque la si voglia mettere dal punto di vista del codice penale si tratta di azioni illegali, che tuttavia se commesse da CasaPound perdono questa connotazione per divenire unicamente esempi di azioni verso il prossimo.

E la violenza? Le azioni squadristiche, le spedizioni punitive che hanno visto coinvolti non solo i militanti ma soprattutto i quadri dirigenti, centrali e locali, del gruppo?

Anche qui la tecnica narrativa è quella di ridimensionare e scindere le responsabilità individuali da quelle organizzative. In sostanza CasaPound, associazione «rigorosa nel rispetto delle gerarchie interne», non c’entra. La colpa è di alcuni suoi militanti indisciplinati (e le gerarchie?), in particolare quelli infiltrati «nel mondo delle tifoserie ultras calcistiche, ambito in cui l’elemento identitario si coniuga a quello sportivo divenendo spesso il pretesto per azoni violente nei confronti di esponenti di opposta ideologia anche fuori dagli stadi».

Dunque «anche fuori dagli stadi», il lapsus è sfuggito alla penna dell’estensore che subito corre ai ripari: «il sodalizio organizza con regolarità, sull’intero territorio nazionale, iniziative propagandistiche e manifestazioni nel rispetto della normativa vigente e senza dar luogo ad illegalità e turbative dell’ordine pubblico».

Purtroppo ci sono delle mele marce che rovinano il cesto e l’estensore del testo deve rilevare «che all’interno del movimento militano elementi inclini all’uso della violenza, intesa come strumento ordinario di confronto e di affermazione politica oltre che quale metodo per risolvere controversie di qualsiasi natura».

Come possano degli individui, che le cronache spesso ci raccontano posti ai vertici delle strutture centrali e locali, agire così indisciplinatamente all’interno di una organizzazione descritta per la sua apicalità, e «rispetto delle gerarchie interne», vorremmo capirlo?

La contraddizione nel testo è palese ed esplode perché tutti i tentativi di eufemizzazione alla fine devono confrontarsi con i fatti. E i fatti urlano!

Pol prev CasaPound

Pol prev CasaPound 2

Pol prev CasaPound 3

da insorgenze.net

La Giornata della Memoria a Misterbianco da. lasicilia.it

Sebastiano Mancuso - MisterbiancoCon un incontro semplice ed emozionante alla Biblioteca comunale, promosso dal suo Assessorato alla cultura, Misterbianco ha degnamente celebrato la Giornata della Memoria.

“Poesia e visioni sulla Shoah”, senza orpelli retorici, perchè il ricordo dello sterminio nazista e la Shoah, dei martiri e di tante altre atrocità consumate nel mondo e nei tempi diventi “memoria” collettiva e condivisa, e si traduca in azione in una società che nel quotidiano tende a dimenticare. La coscienza critica va diffusa, ed i valori di libertà e democrazia vanno coltivati ogni giorno e dovunque. Perchè commozione, sdegno e ripugnanza non bastano, e bisogna combattere l’oblio e le minimizzazioni sui genocidi.

Presenti anche scuole (con l’assessore alla P.I. Santo Mancuso) e associazioni, dopo l’efficace intervento di Antonio Tomarchio della Sezione di Catania dei partigiani dell’ANPI, il novantenne misterbianchese Sebastiano Mancuso – medaglia d’onore ai deportati italiani – ha rinnovato con fervore la sua cruda testimonianza di 22 mesi di durissima prigionia nei campi di concentramento tedeschi, con uomini internati trattati come schiavi e bestie in vile dispregio a qualsiasi convenzione internazionale. Dopo di lui, Carmelo Bonanno ha ricordato le tremende esperienze ed i messaggi (alcuni dei quali lasciati a penna su quadretti) del grande nonno concittadino scomparso Nino Giuffrida Condorelli, recentemente insignito della medaglia d’oro, tra i tantissimi rimasti – da sopravvissuti – segnati profondamente nel corpo e nell’anima. E come ignorare le atrocità ignobili sui tantissimi bimbi fatti cavie di terribili esperimenti medici e poi impiccati o uccisi col gas.

Agghiaccianti “buchi neri” della storia, da non rimanere nel “recinto retorico” da cui doverci liberare, ma tali da alimentare invece sempre riflessione ed impegno in ciascuno, perchè mai più si ripetano quei misfatti e la disumanità non prevalga. Ed il dolore, il male, le ingiustizie e l’orrore possano dare spazio all’amore (“se non è chiedere troppo”, lo slogan della serata), così che una nuova umanità possa costruirsi assieme, sollecitata dalle toccanti letture di brani struggenti ad opera dei giovani del “Centro di poesia contemporanea di Catania” e dello stesso assessore Giuseppe Condorelli. foto

Roberto Fatuzzo
La Sicilia
29/01/2016

I Migranti nel tritacarne dell’informazione. Il terzo rapporto della “Carta di Roma” Autore: leonardo filippi da: controlacrisi.org

“Il 2015 è l’anno degli emigranti”. Con queste parole il professore e sociologo Ilvo Diamanti apre il suo intervento all’interno di “Notizie di confine”, il terzo rapporto (qui, la versione integrale) della Carta di Roma (qui), associazione nata nel 2011 per rispondere agli intenti dell’omonima carta giornalistica deontologica (qui), dedicata a promuovere una corretta informazione sul tema dell’immigrazione. Il rapporto, presentato lo scorso Dicembre alla Camera (qui) alla presenza della presidente Boldrini, analizza in che modo tale tema è stato maneggiato e proposto durante il 2015 dai principali media nazionali italiani, televisivi e cartecei.

Senza dubbio, il dato più eclatante riguarda la mole delle notizie che gli studiosi si sono ritrovati a registrare: i titoli in prima pagina legati all’immigrazione sono aumentati dal 70% al 180% nei giornali, per un totale di 1.452 titoli nei dieci mesi presi in esame (da Gennaio a Ottobre 2015), e i servizi nei Tg si sono in media quadruplicati, registrando il dato più alto negli ultimi 11 anni. Il secondo elemento altrettanto degno di nota è però che, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, a questa valanga di news non ha corrisposto una proporzionale impennata del senso di paura e di insicurezza percepita nei confronti dei migranti.La carta stampata
Durante il 2015 vi è stata infatti una diminuzione dell’associazione tra immigrazione e criminalità comune nei principali quotidiani italiani (Corriere della Sera, il Giornale, l’Avvenire, l’Unità, la Repubblica, la Stampa), rilevata soltanto nel 6% delle notizie. A fronte di questo calo, si registra però un aumento del legame terrorismo-immigrazione, legame che rafforza paure diverse, ma non certo meno gravi e profonde.

Come si può notare, il tema viene declinato principalmente attraverso il racconto dell’accoglienza, ossia delle risposte dei paesi di destinazioni all’arrivo di quantità sempre maggiori di persone in fuga. Non a caso il titolo del rapporto, “Notizie di confine”, tira in ballo le frontiere: è una comunicazione di “confine” quella che ha segnato i quotidiani nel 2015, una narrazione che non ha mai smesso di avere come focus gli esteri e le vicende che avevano luogo nei paesi di provenienza e di transito dei migranti. Basti pensare al famigerato muro in Ungheria voluto dal presidente Orban, alle interminabili file alle frontiere, a Calais, e ai vari vertici dedicati alle quote e ai flussi tenuti nelle sedi istituzionali dell’UE. Non è più la cronaca nera ma sono proprio i flussi che, quando descritti in toni allarmistici, fanno paura. («Il grande esodo», «In migliaia in marcia», «Si abbattono i muri»).

Il tono nei titoli è allarmistico in media nel 47% dei casi: si tratta di evocazioni negative come “l’invasione dei migranti”, “i centri d’accoglienza al collasso”, ecc.

I telegiornali
Ad una crescita sensibile di visibilità – 3.437 le notizie dedicate al tema dell’immigrazione nel 2015 sui tg delle reti generaliste Rai, Mediaset e La7 – non ha però corrisposto un aumento di paura e insicurezza nei confronti di migranti e profughi. Il tema dell’immigrazione ha avuto una visibilità continua, con picchi di attenzione (gli allarmi sanitari nelle stazioni e la strage nel canale di Sicilia di Aprile, l’innalzamento del muro ungherese di Giugno, la morte del piccolo Aylan sulle coste della Turchia e la svolta europea sull’accoglienza di Settembre) ed una media di notizie che in determinate giornate ha raggiunto addirittura i 7 servizi ad edizione. In concomitanza di questi picchi, spesso i toni del racconto si sono fatti allarmistici, e hanno legato l’arrivo dei migranti al degrado delle città nelle quali facevano tappa, alla presunta preferenza dello stato ad un aiuto nei loro confronti a discapito degli italiani in difficoltà, e così via.

Per quanto riguarda i tg, il primo tema dell’agenda dell’immigrazione è stato quello dell’accoglienza, seguito dalla cronaca degli sbarchi e poi dalla criminalità, tema che all’interno di questo media ottiene un’attenzione maggiore rispetto che nel campione di quotidiani cartacei osservato, superando quella relativa al terrorismo.

Il rapporto segnala naturalmente delle diversità tra gli approcci dei diversi notiziari esaminati, in particolare riguardo a come è stato trattato il tema migranti-criminalità: i telegiornali del servizio pubblico e il TgLa7 hanno dedicato un terzo di attenzione in meno al tema rispetto al Tg4 e a Studio Aperto, mentre il Tg5 si allinea con i notiziari Rai.
Migranti e profughi hanno voce soltanto nel 7% dei servizi, rappresentanti di associazioni e organizzazioni umanitarie, medici, esponenti delle forze dell’ordine nel 5%. Mentre i migranti vi prendono parola nella maggior parte dei casi in relazione alla questione dell’accoglienza, i rom intervengono nel 65% dei casi in relazione a fatti di criminalità e di ordine pubblico.

Buone pratiche.
Il rapporto si conclude con un elenco di buone e cattive pratiche dell’informazione, e la citazione di alcuni casi di “dangerous speach”. Tra le pratiche positive, la Carta di Roma annovera il contestualizzare adeguatamente gli eventi presentati e il fornirne un approfondimento politico, storico e geografico, tecniche che facilitano la comprensione dei fatti da parte del pubblico. Ecco alcuni tra gli esempi citati.

Il Tg3 il 14 Maggio affronta la questione immigrazione con 3 lunghi servizi sul tema accoglienza e quote, facendo emergere in modo semplice e chiaro le distinzioni tra le varie categorie di migranti sulle quali ricadono le decisioni della UE.
(qui, inizio dei servizi al minuto 7:45)

Il Tg2 il 2 gennaio parla di uno sbarco di migranti sulle coste della Calabria, e sceglie di farlo analizzando con attenzione diversi aspetti: dal dettaglio dei guadagni per gli scafisti, alla pubblicità della traversata su Facebook, dalle nuove rotte ai nuovi metodi di viaggio (es. il pilota automatico), scegliendo di raccogliere pure la testimonianza di un migrante e del capitano di un mercantile coinvolto in un’operazione di salvataggio in mare.
(qui, inizio del servizio al minuto 16:35)