L’impero di Vacante, altri 8 indagati L’intercettazione incastra i prestanome da: livesiciliacatania.it

Giovedì 28 Gennaio 2016 – 06:19 di

Ci sono altri otto indagati nell’inchiesta Bulldog (LEGGI). Per loro il Gip non ha disposto alcuna misura cautelare. Si allarga così la rete di prestanome creata da Roberto Vacante (PROFILO) e dai suoi “fedelissimi”.

 

catania roberto vacante, mafia, roberto vacante, santapaola, Cronaca

CATANIA – Dissotterrato l’impero societario dei Santapaola creato da Roberto Vacante e i suoi “picciotti”. L’operazione Bulldog è riuscita a svelare il sistema di prestanome che sarebbe stato messo in piedi al fine di implementare gli introiti necessari a sostenere economicamente e legalmente i detenuti del clan e i loro familiari. L’inchiesta ha portato in carcere lo zoccolo d’oro del gruppo (interno) alla consorteria: in gattabuia Roberto Vacante, Salvatore Caruso, Giuseppe Massimiliano Caruso, Salvatore Di Bella e Santo Patanè. Arresti domiciliari per Francesco Russo, Giuseppe Vacante e Danilo Di Maria. Il Gip ha disposto l’obbligo di dimora e firma per chi secondo la magistratura costituisce l’elenco di personaggi a cui sarebbero state  “solo” formalmente intestate le varie società che sarebbero  state invece nella piena disponibilità di Vacante e dunque del clan Santapaola. Parliamo di Irene Santapaola, Maria Santonocito, Mario Aversa, Pietro Musumeci, Pietro Bellino, Nunzio Giarrusso, Giuseppe Caruso e Nunzio Di Mauro. I nomi sono stati tutti indicati nel corso della conferenza stampa dal Procuratore Michelangelo Patanè.

L’elenco però dei presunti prestanome è molto più lungo: sono infatti altre otto le persone iscritte nel fascicolo. Per loro il Gip non ha disposto alcuna misura cautelare. Ma come già annunciato da Antonio Salvago, dirigente della Mobile, durante l’incontro con i giornalisti è stato già spiccato l’avviso di conclusione indagine. Gli altri indagati sono Alessandro Arcidiacono, Pietrina Culoso, Daniele Furnari, Angelo Lo Re, Letteria Picone, Fabio Antonio Plati e Ida Romeo. Con i loro nomi si completa il network che avrebbe portato a costituire la rete di imprese controllate da Vacante. L’inchiesta ha portato al sequestro preventivo di quote della società Sportitalia, della “Parking Car srl, dell’impresa individuale Giarrusso Catering, della Satin Blu, del “The Bull Dog Camp società cooperativa”, delle quote della Tiare srl, del ramo d’azienda dell’impresa individuale “Santonocito Maria” e del ramo d’azienda che riguarda la gestione del ristorante “l’Oste di Tremestieri” collegato alla società “La Rena Rent Car”. Questo il compendio societario che secondo la magistratura e la polizia sarebbe finito nelle mani della famiglia di “sangue” dei Santapaola.

Le indagini patrimoniali avrebbero permesso di accertare una grave ed evidente sproporzione tra l’acquisizione dei beni e delle attività imprenditoriali in riferimento alle capacità reddituali o le disponibilità finanziarie provenienti dall’attività di Roberto Vacante. Per il Gip non ci sono dubbi che “i beni da sequestrare costituiscono il frutto di reimpiego di attività illecite”. In parole povere, riciclo di denario sporco.

C’è un’intercettazione che “blinda” la ricostruzione degli inquirenti. E’ l’ottobre del 2013: i due indagati Giuseppe Massimiliano Caruso e la madre Maria Santonocito parlano in macchina. Una conversazione per il Gip “emblematica” in quanto descriverebbe come le intestazioni  (ai prestanome) sarebbero “di puro comodo”. Lo scopo sarebbe quello di portare liquidità alla cassa comune (che sarebbe stata gestita per un periodo proprio da Massimo Caruso). “Noi tutti i giorni paghiamo cose… prendi un assegno… blocca un assegno” – commenta l’imprenditore alla madre. Il dialogo prosegue con il racconto di una serata dedicata a ordinare “le carpette” e a distribuire i fondi in base al settore. “Questi sono per il ferro, questi sono per il cemento, questi sono per la pizzeria e altri per il girrarosto”. Insomma tutti i settori in cui i Santapaola avrebbero deciso di “investire” i frutti delle attività malavitose. All’interno della cassaforte Caruso avrebbe avuto un bel malloppo “da gestire“, si parla di cifre anche sopra ai 100 mila euro in contanti. E andando avanti nel racconto l’indagato parla di “imbrogli” e di una serie di carnet di assegni “tutti scritti” che avrebbe distribuito a diversi personaggi. Ad un certo punto c’è un riferimento preciso a un affare a cui Roberto Vacante teneva molto – come emerge da diverse intercettazioni captate dalla polizia in quel periodo. E’ quello del lido Satin Blu di Torre Archirafi. “Ora il coso del lido lo hanno fatto” – afferma Caruso alla madre. “Quello di sotto là… di Torre, ma a nome di Piero Bellino (indagato)”. “Ah.. ora glielo avete levato?” – chiede la mamma al figlio. La risposta è inequivocabile secondo il giudice: “Si è sottomesso… ha ceduto la parte, una io, una Irene (Santapaola) e una Nunzio”.

Già Eugenio Sturiale, collaboratore di giustizia, aveva indicato Vacante “come l’uomo che aveva il compito di ripulire i fondi illeciti della Cosca Santapaola”. Ma è anche la moglie Palma Biondi a fornire ulteriori dettagli che per gli inquirenti troverebbero pieno riscontro dagli esiti investigativi. Quando era ancora in vita – a detta della collaboratrice di giustizia – si sarebbe occupato di riciclare il denaro del suocero Salvatore Santapaola (deceduto nel 2003). Vacante – si legge nei verbali – avrebbe confidato alla moglie di Sturiale che il suocero aveva accantonato ingenti capitali dei quali si “occupava personalmente” per “investirli in attività economiche che intestava a prestanome”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: