Trattativa, in aula depone Giancarlo Caselli «Se qualcuno remava contro lo dirà la Corte» da. meriodionews

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Marta Genova 22 Gennaio 2016

Cronaca – L’ ex procuratore di Palermo racconta ai magistrati di aver trovato una Procura distrutta e del suo tentativo, fin dall’inizio, di fare squadra. «Avevo dato una direttiva precisa. Era necessario che le informazioni confluissero»

È durata circa cinque ore la deposizione dell’ex procuratore capo di Palermo, Giancarlo Caselli, nell’ambito del processo sulla trattativa stato-mafia. Ha iniziato raccontando la sua attività di lotta al terrorismo brigatista alla procura di Torino e del suo arrivo, nel ’93, a Palermo.

Le domande iniziali del procuratore aggiunto Vittorio Teresi riguardano la questione Riccio. «L’allora capo della Dia, Pappalardo – dice Caselli – mi parlò di Michele Riccio, che aveva incrociato un confidente (Ilardo, ndr) che poteva fare operazioni per catturare latitanti anche importanti. Pappalardo mi disse di stare attento. C’era un vincolo assoluto di segretezza su quello che stava avvenendo. Non volevamo sapere chi fosse il confidente, era innominato – continua – perché era pericolosissimo che uscisse il nome per non compromettere le indagini e la sicurezza del funzionario della Dia. La gestione del confidente, secretata e riservata, non era un caso unico».

Caselli spiega che i confidenti sono materia esclusiva della polizia giudiziaria: «Io non seguivo le indagini passo passo, avevo dato delega totale al pm Pignatone che mi raccontava il quadro generale. Mi disse che aveva la speranza di catturare a breve Provenzano. Speranza poi logorata. Lo stesso Pignatone – specifica – non sapeva che Riccio avesse già incontrato Ilardo».

Su Ilardo, del quale non conosceva ancora il nome, Caselli ha raccontato di avere un obiettivo preciso fin da subito: fare del confidente un collaboratore di giustizia, proprio per sanare la situazione. «A un certo punto – dichiara – vengo a conoscenza del fatto che Riccio cessa di essere alla Dia e del passaggio al Ros e contestualmente Pignatone va a lavorare alla procurina. Ricordo – aggiunge Caselli – che quando ci fu incontro con Ilardo, portai con me il pm Teresa Principato che in quell’occasione prese appunti che però non ho mai visto».

I rapporti con la procura di Caltanissetta
«Mi viene comunicato che Ilardo vuole collaborare – racconta Caselli – ed è stata la prima volta che ho sentito quel nome. Si va a Roma per coordinare le circostanze di collaborazione del confidente. Quel giorno era presente anche Tinebra, capo della procura nissena. Ilardo conferma di voler formalizzare il suo rapporto con autorità giudiziaria. Avrei voluto redigere – prosegue – un verbale di dichiarazione di intenti, ma non fu possibile». Ilardo, infatti, disse di voler iniziare subito la collaborazione per problemi familiari da risolvere. Ascoltarlo nuovamente fu impossibile, perché venne ammazzato.

«La mia raccomandazione a Riccio fu quella di stargli vicino e di vigilare molto su lui per evitare cose spiacevoli e di iniziare a raccogliere in modo ufficioso e anche registrandole, le dichiarazioni di Ilardo, per accelerare i tempi e consolidare la collaborazione».

L’ incontro a Roma si tenne in un ufficio del Ros a Roma. Caselli dice di aver appreso dopo che «c’era una certa ostilità verso la procura di Palermo e che ci fosse una preferenza per Caltanissetta da parte del Ros. «Che Ilardo volesse lavorare con me – aggiunge – era stato manifestato, c’ era una speciale fiducia nei mie confronti. Anche in quella occasione non si entrò mai nello specifico delle indagini e – dice Caselli – non si parlò mai di faccende relative a Mezzojuso».

Caselli ha poi spiegato quelli erano i suoi piani per la cattura dei latitanti, basati su due parametri: specializzazione e centralizzazione ovvero quelli del pool Falcone-Borsellino. Veniva assegnato un latitante a ciascun magistrato o ad un pool, chiedendo di fare pervenire al magistrato titolare o al pool, tutte le informazioni. «Chiedevo una corrispondenza tra magistrati e forze di polizia – spiega – cosa che ho sempre sollecitato anche con una direttiva. Sarebbe stato un abuso affidare indagini solo a una forza di polizia. La ricerca era libera, l’ importante è che poi tutte le informazioni confluissero.  La mia era una direttiva precisa, era una necessità che l’ informazione arrivasse al sostituto designato».

Il pm Sabella, come ieri ricordato in udienza anche dall’ex generale dei Ros Mori, che ha reso dichiarazioni spontanee, aveva evidenziato delle criticità in questo senso. «A me pare – precisa l’ex procuratore capo di Palermo –  che Sabella imputasse una certa divisione del Ros rispetto alla procura, ma non solo su Provenzano. C’erano le preoccupazioni, era fisiologico che se ne parlasse ma sempre nei limiti del perimetro della praticabilità. Se una forza di polizia ti porta un rapporto – chiarisce il magistrato – non puoi dirgli che non lo vuoi, o che deve lavorare con altri.  Non puoi farlo proprio per mantenere un livello ottimale di collaborazione». Caselli poi si rivolge alla Corte, presieduta da Alfredo Montalto, «Quando arrivai a Palermo – ha detto –  la situazione era un disastro. Fratture enormi. Io chiesi di ricominciare, andare avanti e fare squadra. Se qualcuno remava contro starà a voi stabilirlo presidente».

Sull’interrogatorio di Ciancimino
«Prima di venire a Palermo – racconta Giancarlo Caselli – non sapevo nulla di Ciancimino. All’incontro per questo verbale di spontanee dichiarazioni, erano presenti anche Ingroia, il capitano De Donno e Mori, era  una prassi costante quella di far partecipare ai primi atti, i rappresentanti delle forze di polizia che stavano gestendo un dichiarante». Fu un interrogatorio quello, che non ebbe alcun esito investigativo o esito processuale. Caselli inoltre non fu mai informato del fatto che prima di quell’incontro, già a casa di Ciancimino ce ne fossero stati altri con esponenti del Ros.

La fiducia nei confronti di Mori
«Dopo l’ arresto di Riina – prosegue il magistrato – il capitano Ultimo (De Caprio, ndr) disse di non andare a perquisire il covo per non compromettere un’indagine più vasta, lo chiese insistentemente e io mi fidavo perché era un eroe nazionale. Non potevo non fidarmi di Mori che era il generale del suo corpo di appartenenza, anche se nitrivo qualche dubbio». Caselli poi ha specificato che alcune della perplessità di Sabella erano personali ma altre erano riferite a fatti concreti come «il discorso mafia-appalti con l’inserimento da parte di Catania (la collaborazione del geometra Li Pera interrogato dalla procura di catanese, all’insaputa di quella palermitana ndr), i problemi connessi al covo di Riina, lo spazio di autonomia decisionale consentito al Ros, le ripetute denunce di De Donno alla procura di Caltanissetta contro Palermo, contro i pm Lo Forte e Pignatone e – conclude – il battage giornalistico continuo contro la procura di Palermo. Erano cose note a tutti, queste».

L’ANPI per il referendum popolare: “no” alla riforma del Senato ed alla legge elettorale

L’ANPI si schiera per il referendum popolare, per dire “no” alla legge di riforma del Senato ed alla legge elettorale

La decisione è stata presa nella riunione del Comitato nazionale del 21 gennaio dove si è ampiamente ed approfonditamente discusso circa la riforma del Senato e la legge elettorale e sulla proposta di aderire ai Comitati referendari già costituiti.

La discussione è stata veramente apprezzabile, per la ricchezza e la serietà delle argomentazioni e per la compostezza del confronto. Si partiva dalla proposta del Presidente di aderire ai Comitati referendari già costituiti sull’una e sull’altra legge, tutta fondata sul tema della coerenza nella intransigente difesa della Costituzione, secondo la linea perseguita dell’ANPI negli ultimi due anni. Sulla relazione vi sono stati molti consensi e sono state manifestate alcune perplessità e preoccupazioni, che hanno contribuito – anch’esse – alla valenza complessiva del dibattito, consentendo di arrivare, alla fine, ad un voto sostanzialmente unitario (solo tre astensioni).
In effetti, proprio per il contributo della discussione e del confronto, si è pervenuti, non solo all’esito positivo già indicato, ma anche alla definizione – ai fini della chiarezza – delle modalità e delle “condizioni” che devono caratterizzare l’ingresso dell’ANPI nella compagine referendaria. Questi aspetti, resi evidenti ed esposti nelle conclusioni del Presidente, possono essere così sintetizzati:

a. l’ANPI aderisce alla iniziativa referendaria in stretta coerenza con la linea seguita per due anni sul tema della riforma del Senato e sulla legge elettorale, qualificata fin dalla prima manifestazione, al Teatro Eliseo di Roma. come “una questione di democrazia”. La conseguenza logica della approvazione delle due leggi in termini poco diversi rispetto a quelli iniziali, è che la parola va data alle cittadine e ai cittadini perché si esprimano liberamente, senza pressioni e soprattutto senza ”ricatti”.
b. nell’aderire ai Comitati referendari già costituiti, l’ANPI mantiene la sua piena autonomia e la sua piena libertà di azione e di giudizio, impegnandosi peraltro a contribuire ad un efficace svolgimento della campagna referendaria, basata, prima di ogni altra cosa, su una corretta e completa informazione delle cittadine e dei cittadini sui contenuti dei provvedimenti di cui si chiederà l’abrogazione.
c. l’ANPI non è interessata – nel caso particolare delle riforme – ai problemi più specificamente “politici” (il “plebiscito”, la tenuta e le sorti del Governo, etc.); per la nostra Associazione il tema è solo quello dell’intransigente difesa della Costituzione da ogni “stravolgimento” che rimetta in discussione le linee portanti (anche della seconda parte) ed i valori di fondo; considera la Riforma del Senato e la legge elettorale, così come approvate dal Parlamento, un vulnus al sistema democratico di rappresentanza ed ai diritti dei cittadini, in sostanza una riduzione degli spazi di democrazia;
d. l’ANPI esclude la collocazione della battaglia referendaria nel recinto di un qualsiasi schieramento politico, nonché ogni altra opzione politica che non sia quella, appunto, della salvaguardia della Costituzione;
e. l’ANPI, che attualmente ha oltre 120.000 iscritti e un’organizzazione estesa all’intero territorio nazionale, deve godere di una rappresentatività all’interno dei Comitati referendari, adeguata a ciò che essa rappresenta, in tema di iscritti e di valori;
f. l’ANPI ritiene che – rispetto alle Assemblee pubbliche, pur talora necessarie – debbano essere privilegiati gli incontri e le iniziative di contatto e rapporto con i cittadini attraverso la formazione di Comitati locali, ampi ed aperti e rivolti soprattutto alla popolazione, per informare e convincere sui complessi temi in discussione;
g. si ritiene opportuno che i Comitati referendari, se non lo hanno già fatto, provvedano alla costituzione di esecutivi snelli e dotati di particolare autorevolezza, in grado di coordinare ed intervenire con indicazioni, suggerimenti e proposte, anche in rapporto con i comitati locali che si andranno costituendo;
h. l’ANPI si riserva di assumere anche iniziative autonome, ma non confliggenti con quelle dei Comitati, per informare sulla posizione assunta e sulle sue caratteristiche anche di autonomia, nonché su tutte le questioni che riguardano le due leggi in discussione.
Questi sono i connotati fondamentali e le “condizioni” dell’adesione dell’ANPI ai Comitati referendari.
Sotto il profilo interno, è evidente che questo ci impegna a dare il nostro contributo, in sede nazionale e in periferia, allo sviluppo della campagna referendaria, con iniziative, con la costituzione dei Comitati, con tutti i mezzi e gli strumenti di informazione e di convincimento.

Naturalmente, ci sono due condizioni “interne”, perché tutto questo si possa svolgere regolarmente: la prima dipende strettamente dalla concomitanza con la campagna congressuale, che culminerà nel Congresso nazionale a metà maggio. Bisogna riuscire a far bene l’una e l’altra cosa, considerando l’importanza che assume per la nostra Associazione, il Congresso, che è occasione di confronto, ma anche e soprattutto di definizione della linea che si adotterà per il futuro.
La seconda è che in una associazione pluralista come la nostra ci saranno certamente opinioni anche diverse da quella prevalsa nel Comitato nazionale; e del resto, alcune perplessità e preoccupazioni sono emerse anche in quella sede. Ebbene, la parola chiave è: “rispetto” di tutte le opinioni, pur nel contesto dell’attuazione delle decisioni assunte. Ognuno sarà libero di votare come crede, quando verrà il momento; ma oggi sono da evitare azioni ed iniziative che contrastino con la linea assunta dal massimo organo dirigente, così come devono essere – da parte di chi è convinto della bontà e della giustezza della decisione adottata – evitati toni e comportamenti che in qualche modo possano apparire prevaricatori. L’ANPI è perfettamente in grado di mantenere la sua preziosa unità se tutti rispettano le regole, le decisioni adottate e – al tempo stesso – le opinioni diverse.

C’è troppo da fare per continuare a discutere all’infinito: c’è il congresso e ci sarà la campagna referendaria. Dunque, c’è lavoro in abbondanza è c’è, soprattutto, la convinzione e la certezza che ciò che facciamo, in piena autonomia e con assoluta attenzione all’identità ed ai valori dell’ANPI, è funzionale al bene del Paese e della collettività e soprattutto all’intransigente (e non conservatrice) salvaguardia della Costituzione.
Non escludiamo la possibilità di iniziative anche autonome, per illustrare e chiarire la nostra posizione e per indicare positivamente (lo ripeto per l’ennesima volta, non siamo per la conservazione dell’esistente a tutti i costi) ciò che si potrebbe (e si dovrebbe) fare, semmai, per superare alcuni difetti del bicameralismo “perfetto”, senza stravolgere la Costituzione, prendendo esempio anche da esperienze già realizzate in altri Paesi.
Pertanto, è opportuno “attrezzarsi”, conoscere bene la legge di riforma del Senato, conoscere bene la legge elettorale, per poterne indicare e spiegare i difetti, i limiti e le ragioni per cui ne chiediamo la cancellazione.
È un momento delicato e complesso; ancora una volta, questo costituirà motivo e stimolo per un impegno solido e convinto.

30 Gennaio per la Giornata della Memoria presso il liceo scentifico” Leonardo ” Giarre

Manifesto Costituzione 29 e 30 GEN 2016 copia

27 Gennaio -Giornata della memoria – Comune di Misterbianco e ANPI Provinciale Catania: Poesie e Visioni sulla Shoah ore 18 Biblioteca Comuna”C.Marchesi”

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