Sono 72 le strutture con meno di 60 posti letto (in 13 regioni) destinate a chiudere da. mysalutebiz

L’ELENCO

La regione col maggior numero di strutture in via di chiusura è la Sicilia, dove sono 23 i presidi ospedalieri per 946 posti letto in meno. Segue la Lombardia, con 10 strutture e 355 posti letto.
Vediamo l’elenco completo, regione per regione.

  • PIEMONTE: 2 STRUTTURE, 74 POSTI LETTO– Oftalmico: 44 posti letto; -Evangelico Valdese: 30 posti letto;
  • LOMBARDIA: 10 STRUTTURE, 355 POSTI LETTO
    – Ospedale di Cuasso al Monte: 58 posti letto;
    – Ospedale di Circolo Umberto I a Bellano: 42 posti letto;
    – Ospedale civile di Morbegno: 47 posti letto;
    – Ospedale Crotta Oltrocchi a Vaprio d’Adda: 20 posti letto;
    – P.O. Anastasi Zappatoni a Cassano d’Adda: 46 posti letto;
    – Ospedale di Circolo Serbelloni a Gorgonzola: 29 posti letto;
    – Ospedale F.M. Passi a Calcinate: 58 posti letto;
    – Ospedale di Leno: 16 posti letto;
    – Presidio Ospedaliero di Salò: 15 posti letto;
    – Ospedale Ss. Annunziata a Varzi: 24 posti letto;
  • PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO: 2 STRUTTURE, 109 POSTI LETTO
    – Ospedale di base di Vitipeno: 58 posti letto;
    – Ospedale di base di San Candido: 51 posti letto;
  • EMILIA ROMAGNA: 1 STRUTTURA, 22 POSTI LETTO
    – Ospedale Bobbio: 22 posti letto;
  • MARCHE: 1 STRUTTURA, 59 POSTI LETTO
    – Ospedale Ss Donnino e Carlo: 59 posti letto;
  • TOSCANA: 5 STRUTTURE, 231 POSTI LETTO
    – P. O. S. Maria Maddalena a Borgo San Lazzaro Volterra: 55 posti letto;
    – Ospedale del Casentino a Bibbena: 57 posti letto;
    – Ospedale della Valtiberina a Sansepolcro: 54 posti letto;
    – Ospedale civile di Castel del Piano Grosseto: 39 posti letto;
    – P. O. Amiata Senese a Abbadia San Salvatore: 26 posti letto;
  • LAZIO: 6 STRUTTURE, 168 POSTI LETTO
    – Ospedale di Acquapendente: 8 posti letto;
    – Ospedale Regionale Oftalmico a Roma: 14 posti letto;
    – Ospedale Villa Albani ad Anzio: 35 posti letto;
    – Ospedale Ariccia: 25 posti letto;
    – Ospedale Padre Pio di Bracciano: 58 posti letto;
    – Centro Paraplegici Ostia Gennario di Ro a Roma: 28 posti letto;
  • ABRUZZO: 3 STRUTTURE, 134 POSTI LETTO
    – P.O. Castel di Sangro: 37 posti letto;
    – P.O. Tagliacozzo Umberto I: 40 posti letto;
    – P.O. M. Ss. Immacolata di GuardiaGrele: 57 posti letto;
  • CAMPANIA: 6 STRUTTURE, 247 POSTI LETTO
    – P.O.S. Alfonso Maria Dè Liguori Sant’Agata dé Goti: 57 posti letto;
    – Ospedale di Bisaccia: 50 posti letto;
    – P.O. Mauro Scarlato Scafati: 43 posti letto;
    – Ospedale Civile Gaetanina Scotto a Procida: 6 posti letto;
    – Ospedale Civile di Agropoli: 45 posti letto;
    – P.O.S. Felice a Cancello: 46 posti letto;
  • BASILICATA: 1 STRUTTURA
    – P.O. di Chiaromonte;
  • CALABRIA: 4 STRUTTURE, 167 POSTI LETTO
    – Ospedale Civile San Giovanni in Fiore Cosenza: 52 posti letto;
    – P.O. Tropea: 40 posti letto;
    – P.O. Serra San Bruno: 28 posti letto;
    – P.O. Giovanni XXIII a Gioia Tauro: 42 posti letto;
  • CALABRIA: 4 STRUTTURE, 167 POSTI LETTO
    – Ospedale Civile San Giovanni in Fiore Cosenza: 52 posti letto;
    – P.O. Tropea: 40 posti letto;
    – P.O. Serra San Bruno: 28 posti letto;
    – P.O. Giovanni XXIII a Gioia Tauro: 42 posti letto;
  • SARDEGNA: 8 STRUTTURE, 281 POSTI LETTO
    – Ospedale Marino Regina Margherita ad Alghero: 43 posti letto;
    – P.O. Paolo Merlo a La Maddalena: 30 posti letto;
    – P. O. C. Zonchello a Nuoro: 44 posti letto;
    – P. O. San Camillo a Sorgono: 36 posti letto;
    – P.O.S. Giuseppe a Isili: 34 posti letto;
    – P. O. Cto a Iglesias: 36 posti letto;
    – P.O. San Marcellino a Muravera Cagliari: 36 posti letto;
    – P. O. Microcitemico a Cagliari: 22 posti letto;
  • SICILIA: 23 STRUTTURE, 946 POSTI LETTO
    – P.O. F.lli Parlapiano a Ribera: 36 posti letto;
    – P. O. M. Immacolata Longo a Mussomeli: 47 posti letto;
    – P. O. Maddalena Raimondi a San Cataldo: 43 posti letto;
    – P. O. Santo Stefano a Mazzarino: 25 posti letto;
    – P. O. Suor Cecilia Basarocco a Niscemi: 41 posti letto;
    – S. Giovanni di Dio e S. Isidoro a Giarre: 35 posti letto;
    – P. O. Maria Ss. Addolorata a Biancavilla: 52 posti letto;
    – P. O. Castiglione Prestianni a Bronte: 51 posti letto;
    – P. O. Ss. Salvatore a Paternò: 55 posti letto;
    – P. O. Basso Ragusa Militello in Val di Catania: 47 posti letto;
    – P. O. M. Chiello a Piazza Armerina: 51 posti letto;
    – P. O. Ferro-Capra-Branciforte a Leonforte: 57 posti letto;
    – P. O. Lipari: 25 posti letto;
    – P. O. Dei Bianchi Corleone: 58 posti letto;
    – P. O. Madonna dell’Alto a Petralia Sottana: 38 posti letto;
    – Ospedale Regina Margherita a Comiso: 46 posti letto;
    – Ospedale Busacca a Scicli: 51 posti letto;
    – P. O. Trigona a Noto: 54 posti letto;
    – P. O. A. Rizza a Siracusa: 24 posti letto;
    – Ospedale San Vito e Santo Spirito ad Alcamo: 50 posti letto;
    – P. O. B. Nagar a Pantelleria: 18 posti letto;
    – P. O. Abele Ajello a mazara del Vallo: 18 posti letto;
    – P. O. Vittorio Emanuele III a Salemi: 24 posti letto.

La Segreteria provinciale della Camera del lavoro di Catania, commenta così la scelta del sindaco di Acireale di far coincidere una tappa del “Carnevale dei fiori” con la ricorrenza del 25 aprile da: cgil catania

Carnevale acese il 25 aprile? La Cgil di Catania: “La Liberazione non può essere mescolata ad altri festeggiamenti. Il sindaco di Acireale ci ripensi”
La Segreteria provinciale della Camera del lavoro di Catania, commenta così la scelta del sindaco di Acireale di far coincidere una tappa del “Carnevale dei fiori” con la ricorrenza del 25 aprile
“La ricorrenza del 25 aprile, anniversario della Liberazione d’Italia, non può essere mescolata ad altri festeggiamenti, men che mai a quelli carnevaleschi. La Festa della Liberazione richiama alla memoria degli italiani il sacrificio di migliaia di uomini e donne che hanno liberato, a prezzo della loro vita, la nostra nazione dalle miserie del fascismo. Ci spiace che il sindaco di Acireale non abbia saputo riflettere su questo punto sin tanto da far coincidere una tappa del “Carnevale dei fiori” con la data del 25 aprile; e ci spiace ancor di più, che non abbia ascoltato le rimostranze dell’ Anpi, l’associazione dei partigiani che ancora oggi rappresenta un luogo prezioso di memoria e confronto su temi che rischiano di essere annullati da un pressappochismo culturale che le istituzioni degne di questo nome, non possono e non devono assecondare. Auspichiamo che il primo cittadino torni al più presto sui suoi passi”.

“Licenziano me perché dò fastidio e come esempio negativo per gli altri lavoratori”. Intervista a Sandro Giacomelli, delegato Cobas Autore: fabrizio salvatori da. controlacrisi.org

Sandro Giacomelli ha 58 anni, la sua salute è malferma, non è una categoria protetta ma avrebbe i requisti per esserlo. La sua storia dimostra che in Italia esistono ancora avanguardie sindacali e sociali disposte a mettersi in gioco, a rischiare sulla loro pelle, a subire minacce piu’o meno velate, intimidazioni, a pagare la loro irriducibilità di classe con i licenziamenti, le denunce e gli arresti.Sandro fa parte del Cobas lavoro privato di Pisa e lavorava in una cooperativa appaltatrice di Ceva e Piaggio nel polo logistico di Pontedera. Lo abbiamo intervistato al telefono mentre Sandro si trovava davanti al polo logistico, davanti alla fabbrica che lo ha licenziato per incontrare colleghi e delegati sindacali della Dna, per preparare insieme a loro le prossime mobilitazioni.

Un licenziamento per giusta causa o un licenziamento politico?
La data del licenziamento è del 28 dicembre 2015 ma la raccomandata arriva a casa mia dopo alcuni giorni . Sono stato licenziato per giustificato motivo soggettivo come troviamo scritto nella lettera della azienda, la Dna che poi è è solo l’ultima assegnataria del subappalto del confezionamento scambistica, contratto che deriva dalla società Ceva detentrice dell’appalto per la gestione del magazzino Piaggio.

In questi ultimi 20 anni la forza lavoro alla Piaggio è stata decimata, ci sono stati i licenziamenti di massa negli anni ottanta che hanno espulso dalla fabbrica la classe operaia piu’ combattiva e policitizzata, poi sono arrivate le esternalizzazioni (i lavoratori della Ceva provengono dalla Piaggio). Una desertificazione industriale con produzioni delocalizzate in Vietnam e in altri paesi per l’irrisorio costo della manodopera locale. La prima sconfitta politica del movimento sindacale è stato subire prima l’aumento dei ritmi produttivi poi la delocalizzazione, il calo della produzione nello stabilimento di pontedera. I sindaci del pci, pds e ora del pd si sono sempre contraddistinti per servilismo verso i padroni della Piaggio, gli enti locali fanno ormai da cassa di risonanza per le ragioni dell’azienda, mai si sono realmente opposti alle decisioni che stanno impoverendo la Valdera.

E’ evidente che la giustificazione addotta dalla azienda non sta piedi. In tanti anni non ho mai avuto una contestazione di addebito, ne sono arrivate ben 6 negli ultimi 4 mesi, contestazioni costruite per farmi fuori dalla fabbrica. Io sono un uomo e un sindacalista scomodo e scomoda è la presenza dei cobas lavoro privato soprattutto ora che sono annunciati 17 esuberi su un organico di 120 dipendenti.Cacciarmi fuori dalla fabbrica alla vigilia dell’incontro sindacale convocato per questi 17 esuberi non è casuale, una tempistica perfetta visto che è da tutti risaputa la opposizione dei cobas

Impugnerete il licenziamento?
Ovvio per quanto sia difficile il ricorso alla Magistratura in tempi in cui la cultura giuridica del lavoro è impostata sul jobs act. Sarebbe utile costruire una inchiesta per sapere quanti siano stati i licenziamenti di delegati e lavoratori scomodi da quando hanno introdotto le normative che restringono i diritti, quindi ben prima dei decreti attuativi del jobs e delle tutele crescenti.

In ogni caso il licenziamento è stato impugnato e il tribunale sarà chiamato a decidere sulla natura discriminatoria del provvedimento.
Io voglio andare fino in fondo e con me ci sono i compagni e le compagne del cobas lavoro privato, del resto quanto accaduto a me è un monito per molti altri e non solo alla Dna ma in tutto l’indotto Piaggio e nel mondo cooperativo. Proveranno a screditarmi in ogni modo, pensate che in questi anni ho avuto numerosi problemi di salute (documentati) ma nonostante tutto sono ancora in produzione

Lavoro dal 2006 nell’appalto della Ceva, forse pochi sanno che gli appalti in media cambiano ogni 2 anni, con licenziamenti della forza lavoro e seguenti riassunzioni. Inutile dire che ogni tornata di licenziamenti è seguita da trattative che nel corso degli anni sono state anche vittoriose, pensate che a noi applicavano un contratto padronale con paga oraria di 4 euro lordi

Anche per ottenere l’adozione nel nostro appalto del ontratto nazionale multiservizi sono state necessarie lotte e scioperi
Lunga è la lista delle aziende che si sono susseguite, la cooperative Etruria, Adl e Pega, poi la World Service srl, che a seguito dello scandalo per truffa allo Stato per 80 milioni del Gruppo Viesse-di cui faceva parte- ha lasciato il passo nel 2013 all’attuale Dna. Insomma questi continui cambi dell’appaltatore rappresentano una costante minaccia ai lavoratori, alle loro retribuzioni e serve grande attenzione per scongiurare cambi di appalto al ribasso.

Perchè cambiano continuamente gli appalti?
Qual’è il loro obiettivo? Massimizzare i profitti e minimizzare i costi. In questo modo costiamo di meno e lavoriamo di più, con minori diritti rispetto ai dipendenti Ceva, infatti noi abbiamo il contratto nazionale multiservizi e loro il commercio. Facciamo due conti? Ci sono circa 350 euro in meno in busta paga per il personale dna che poi spesso e volentieri subisce anche carichi di lavoro piu’ onerosi .

La strategia della Piaggio qual è ?
Spremere lavoratori e lavoratrici di cooperative e piccole aziende facendo leva sulla applicazione di contratti sfavorevoli e sulla ricattabilità dei lavoratori e delle lavoratrici che temono di perdere ore, salario e lo stesso posto. Allo stesso tempo si scatenano guerre tra poveri per difendere il proprio posto di lavoro. La Piaggio ha allargato gli appalti e la responsabilità di questa situazione è dei sindacati che stanno in Piaggio, non tutti ovviamente, che hanno accettato questa continua esternalizzazione

A nostra volta, come cobas della Dna, abbiamo difeso con i denti i posti di lavoro, in questi anni la logica del massimo ribasso è divenuta comunque sempre meno sostenibile anche dal punto di vista padronale, dopo avere spremuto la forza lavoro per le ditte appaltatrici la situazione si fa critica e con ridotti margini di profitto senza considerare la conflittualità dei cobas in azienda . Da qui nascono i continui cambi di appalto seguiti da vertenze, scioperi, presidi e assemblee per non perdere un euro o un lavoratore con il nuovo appalto. La divisione tra comparti sindacali (metalmeccanici, commercio e multiservizi) non è di aiuto, se tutti avessimo il medesimo contratto non ci sarebbero le condizioni per appaltare al ribasso e il nostro potere di acquisto e di contrattazione non sarebbe cosi’ basso

Nonostante che tu sia stato rsu e rsa , il licenziamento è arrivato…
Nellle aziende susseguitesi sono sempre stato rappresentante sindacale, rsa o rsu. Mai avuta una contestazione disciplinare, insomma se fossi stato un fannullone o un piantagrane mi avrebbero sanzionato anche nel passato. O no?

Dal 2013 con Dna si sono aperti alcuni conflitti, primo tra tutti la vertenza per i buoni pasto. Nell’aprile 2015 ci fu lo sciopero per rivendicare condizioni di vita e di lavoro dignitose, uno sciopero riuscito che blocco’ la produzione con grande disappunto di Ceva e Piaggio che non sono certo all’oscuro della situazione, anzi spingono per la normalizzazione sindacale negli appalti
Pensate alla fatiscenza del vecchio capannone ove per anni siamo stati prima del trasferimento al Polo di Pontedera, con temperature polari in inverno e tropicali in estate, prima si mangiava sugli scalini un panino portato da casa o acquistato agli alimentari, una condizione priva di ogni dignità.
Abbiamo ottenuto il ticket giornaliero di 5,20 euro, 100 euro netti al mese, questo risultato è costato scioperi, presidi e una elevata conflittuale sindacale. In qualità poi di rappresentante dei lavoratori alla sicurezza e vedendo per anni derise le istanze in materia di salute e sicurezza mi sono rivolto alla Asl che intervenne dimostrando la fondatezza delle nostre richieste e sanzionando l’azienda. Da qui nascono le reali motivazioni del licenziamento.
Dall’estate 2015 sono partite sempre piu’ numerose contestazioni di addebito, richieste di spiegazioni, sanzioni disciplinari fino al licenziamento .

Voglio ribadire che il mio licenziamento, il continuo tentativo di estromettere i cobas dai tavoli delle trattative sono funzionali a una strategia aziendale che vede protagonisti non solo i vertici Dna ma anche i vertici di Piaggio e Ceva . Voglio fare un piccolo ma significativo esempio: solo poche settimane fa siamo stati convocati dalla direzione aziendale che in ben due occasioni ha ripetuto la sua decisione: 17 esuberi. Si partiva dalla accettazione di dimissioni, ma nel frattempo la trattativa si è arenata senza quella proposta scritta che era stata richiesta dai delegati . Non è stato possibile neppure arrivare ad un verbale di incontro. Personalmente mi sono anche impegnato a trovare colleghi disponibili al licenziamento anticipato, ma come era possibile muoversi senza prima conoscere le condizioni, senza una quantificazione dell’incentivo all’esodo.
Per farla breve, il responsabile Lintel (il guppo di cui fa parte Dna) disse che non ci sono soldi, quindi per l’azienda la volontà non era quella di incentivare l’esodo ma licenziare senza sborsare un solo euro.

Il mio licenziamento arriva a pochi giorni dall’incontro decisivo, quello in cui la Dna vorrà ottenere i licenziamenti senza sborsare un euro

Il mio licenziamento sta a dimostrare che il padronato non accetta sconfitte, la decisione di licenziarmi è basata esclusivamente sul fatto che si è voluto cacciare dalla fabbrica un operaio “contro”.
Quanto accade a me oggi presto potrebbe accadere a tutti gli altri, se negli appalti siamo a rischio anche nelle aziende madri la situazione non è certo rosea, quindi mettiamo in pratica il motto : se toccano uno, toccano tutti

Mafia Capitale, se si riorganizzano le consorterie criminali. “Roma Brucia”, il libro di Orsatti: il 15 alla Casa del Popolo di Torpignattara Autore: redazione da: controlacrisi.org

Il 15 gennaio 2016 alle ore 19,00 presentazione del libro “Roma Brucia” di Pietro Orsatti con Fabio Alberti e Fabio Sebastiani.Prosegue l’inchiesta sui sistemi di potere criminali e la crisi che sta travolgendo la Capitale.

Il libro “Roma Brucia” di Pietro Orsatti (uscito in libreria il 29 ottobre 2015 per Imprimatur editore) sarà presentato insieme all’autore da Fabio Sebastiani (direttore di Controlacrisi.org), Fabio Alberti (giornalista) al Circolo Prc – Casa del Popolo di Torpignattara di via Benedetto Bordoni 50 a Roma il 15 gennaio alle ore 19.

Dopo le inchieste sul sistema di Mafia Capitale, lo scioglimento per mafia del X Municipio e il parziale commissariamento del Campidoglio – negato, ma nei fatti è stata questa la scelta del governo – la città è in ginocchio. Tutti i servizi primari sono al collasso: dal trasporto pubblico fino alla gestione dei rifiuti, dalla manutenzione della città ai cantieri aperti e mai chiusi. Ed è al collasso la politica, alla sbarra nei processi e incapace di rinnovarsi. La crisi politica e di credibilità dell’ultimo anno anticipata e descritta partendo dalla consapevolezza che Roma non è solo corruzione e degrado, non solo malaffare e cattiva amministrazione. Ma che la città è invasa da metastasi fin troppe volte rimosse negli anni: la mafia.

Intanto le consorterie criminali si stanno riorganizzando, stringendo la città in una morsa, anche con la violenza. Ci sono tutte, dalla ’ndrangheta alla camorra, da Cosa nostra siciliana alle organizzazioni straniere. I Casamonica e quello che resta della Banda della Magliana, che non è mai morta. E poi la minaccia delle organizzazioni eversive di destra, di quei Nar a cui appartenevano Massimo Carminati e altri protagonisti di questi anni. Tornano le ombre di un passato, quello della strategia della tensione, dove mafia, eversione, massoneria coperta, pezzi della politica e apparati deviati dello Stato giocarono sulla pelle della Repubblica e della democrazia.

Ci vorrebbe una Primavera di Roma, un movimento che metta insieme le energie migliori della società e della politica, della cultura e dell’arte, per affrontare la drammatica situazione della Capitale. Ma tracce di questa Primavera non se ne vedono.

La presentazione è stata realizzata grazie alla collaborazione del Circolo PRC – Casa del Popolo di Torpignattara.

Energia, firme false e contratti truffa: Enel deve risarcire utente Fonte: help consumatoriAutore: redazione

Ancora storie di contratti truffa e firme false nel settore dell’energia elettrica. Ma questa volta c’è un lieto fine: grazie all’intervento del Movimento Difesa del Cittadino, il Tribunale di Benevento ha condannato Enel Energia a risarcire un cittadino. Francesco Luongo (MDC) commenta: “La sentenza smentisce anche l’Autorità dell’Energia chiarendo finalmente che i cittadini non devono pagare nulla in caso di forniture non richieste e devono vedersi restituito quanto illegittimamente pagato”.
Una firma falsa su un contratto energetico impedisce al gestore di chiedere il pagamento delle fatture relative a quel contratto: questo è quanto stabilito dal Tribunale Civile di Benevento che, respingendo l’appello di Enel Energia, ha confermato la Sentenza del Giudice di Pace e condannato la società, e le agenzie da essa incaricate dei contratti, alla restituzione di quanto pagato da un utente difeso dai legali del Movimento Difesa del Cittadino. La sentenza ha confermato non solo la falsità della firma apposta sul contratto, ma anche l’espressa contrarietà dell’utente che, appena scoperta la cosa, ha inoltrato un reclamo alla società.
“La pronuncia del Tribunale – dichiarano Vincenza Stefanucci e Francesco Luongo, legali MDC che hanno difeso la causa dell’utente – chiarisce finalmente che i cittadini non devono pagare nulla in caso di forniture non richieste e devono sempre vedersi restituito quanto illegittimamente pagato. Richiamandosi al Codice del Consumo (art. 57 oggi sostituito dall’art 66 quinques) infatti, il Tribunale confuta indirettamente anche la tesi dell’Autorità dell’Energia espressa nella Delibera n.153/12 secondo cui il consumatore che non richiede alcun servizio debba comunque pagare l’energia, anche in caso di truffa”.
La condanna di Enel, che si rivarrà a sua volta nei confronti delle agenzie incaricate alla stipula dei contratti, costituisce un’altra importante vittoria dei cittadini dopo le sanzioni per 6 milioni di euro irrogate dall’Antitrust, sempre in seguito a denunce da parte di MDC, contro Enel Energia, ENI, Acea, GDF Suez, HERA. MDC è molto soddisfatta del risultato ottenuto e continuerà a vigilare per difendere tutti quegli utenti vittime di truffe e raggiri da parte di operatori che operano in maniera scorretta.
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ANPI Regionale Sicilia: Appello alle istituzioni per il rispetto della ricorrenza dei valori che rappresenta la giornata del 25 Aprile per tutti gli Italiani

Al Signor Presidente della Repubblica

ROMA

Al Signor Ministro Degli Interni

ROMA

Al Signor Prefetto di Catania

CATANIA

Al Signor Assessore Regionale al Turismo

PALERMO

Oggett: appello alle Istituzioni

In data 8 gennaio c.m. abbiamo inviata al Sindaco di Acireale, la lettera che segue, per il rispetto della ricorrenza dei valori che rappresenta la giornata del 25 Aprile per tutti gli Italiani.

Purtroppo il sindaco di Acireale ha confermato durante una conferenza stampa di non volere rinunciare all’organizzazione del “Carnevale dei fiori” nella sua cittadina che concide stranamente con la giornata della Liberazione.

Chiediamo a tutte le Autorità in indirizzo di intervenire per imporre il rispetto dei valori fondativi della nostra Repubblica che ricordiamo in tutta Italia in modo solenne il 25 Aprile di ogni anno in presenza delle Autorità nazionali e locali con diverse significative iniziative celebrative.

Distnti saluti

Coordinatore regionale ANPI Sicilia

Ottavio Terranova

Palermo 12 Gennaio 2016

Al Sindaco di Acireale

Ing. Roberto Barbagallo

L’ANPI Provinciale Catania vi invita lunedì 18 gennaio presso salone cgil all´Assemblea del Coordinamento Democrazia Costituzionale (CDC) SICILIA “Riforme Costituzionali e legge elettorale Italicum”

unnamedTi aspettiamo all´Assemblea del Coordinamento Democrazia Costituzionale (CDC) SICILIA

Riforme Costituzionali e legge elettorale Italicum”

LUNEDÍ 18 Gennaio pv. presso il salone di CGIL , via dei Crociferi, 40 Catania

ORE 15.00 Assemblea Costituente del CDC Sicilia

ORE 16.00 Assemblea Pubblica

Contiamo sulla prestigiosa presenza del‘esimio Costituzionalista

dr. Domenico Gallo promotore del CDC

Sono previsti interventi da parte di associazioni, movimenti, sindacati, partiti, cittadini.12508853_10208467789242320_2978187166103862456_n

Data l´importanza dell´evento

Ti chiediamo di dare la massima diffusione all´evento.

ANTEPRIMA XVI CONGRESSO da:UDI Roma

 

sabato 30 gennaio 2016 ore 11,00 – 17,30

Roma Via della Penitenza 37

 

Al centro della nostra politica, noi dell’UDI abbiamo posto alcune parole chiave tra cui: oppressione/liberazione, solidarietà, autodeterminazione, differenza, libertà, pace, democrazia, patriarcato. Parole nate in contesti storici segnati da un sistema millenario di dominio degli uomini sulle donne, il patriarcato, che oggi si esprime nelle forme del neoliberismo capitalistico e del terrorismo fondamentalista. Dopo anni di lotte, in tante viviamo una relativa libertà e autodeterminazione e abbiamo messo a nudo la pericolosità del modello identitario maschile tradizionale e della sua pretesa di diventare misura del mondo. Alcune cose sono cambiate grazie a noi, altre sono cambiate nonostante noi ed è a queste ultime che vogliamo guardare con particolare attenzione. Il contesto in cui donne e uomini si trovano oggi a vivere è segnato da tempo da trasformazioni profonde. Questo modello economico  tende a renderci soggetti eterodiretti più che cittadine/i, l’egemonia neoliberale  incentiva un’idea di libertà funzionale unicamente alle leggi del mercato e del profitto, una ri-strutturazione del mondo del lavoro riduce drasticamente i diritti e prende in ostaggio quasi tutto il tempo e la vita di lavoratrici e lavoratori escludendone una parte consistente, soprattutto giovani. Siamo di fronte a cambiamenti radicali prodotti dalle nuove tecnologie e dalla ricerca scientifica in ogni campo che, se da un lato portano inedite possibilità, dall’altro aprono scenari inquietanti, difficili da decifrare nella loro effettiva ricaduta sulle dinamiche sociali e sulle relazioni interpersonali e di intimità, ancora oggi troppo spesso contraddistinte dalla violenza anche in famiglia. Sono mutamenti che si configurano come vere e proprie mutazioni antropologiche, che stanno mettendo a rischio le pratiche democratiche e la stessa sopravvivenza del pianeta.

Sono perciò emerse altre parole che forniscono nuove chiavi di lettura della realtà: biopolitica, neoliberismo, globalizzazione, precarizzazione, povertà, consumismo, crisi della politica, terrorismo, guerre, migrazioni di massa.

In questo contesto, che ci preoccupa non poco, è importante secondo noi, per non occultare il positivo che nonostante tutto c’è, saper registrare anche le tante forme di resistenza pacifica e appassionata a opera di realtà culturali e associative  nazionali ed internazionali, dove riscontriamo con speranza che le donne sono tantissime, attive e competenti protagoniste.

Vogliamo, in sostanza, guardare tutte insieme a questo nostro presente nella sua complessità e nelle sue ambivalenze  per poter meglio collocare nel cuore della realtà in cui viviamo il nostro desiderio e la nostra volontà di autonomia e libertà per tutte e tutti.

Vittoria Tola

e Segreteria nazionale