Signorelli: a Colonia una guerra tra maschilisti da. lettera43.it

Le violenze prima. La strumentalizzazione poi. Perché l’uomo occidentale difende le donne «per sentirsi superiore ai musulmani». Signorelli a L43.

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Dalla open society alla fear society. Dalla società aperta che rende libere le facoltà critiche della persona a quella della paura, che in silenzio perde ogni giorno le libertà conquistate.
Dalle donne nude sui manifesti per sponsorizzare uno yogurth a quelle velate e rinchiuse in casa per difendere il focolare domestico, sino ad arrivare a quelle molestate e violentate nella centrale piazza di Colonia durante la notte di San Silvestro.
LA GUERRA DELL’UOMO OCCIDENTALE. Più che l’ennesimo scontro di civiltà, quello che si consuma sul corpo femminile è uno scontro tra uomini.
«L’uomo occidentale, che esercita la sua superiorità su quello musulmano, o almeno tenta di esercitarla. E non certo per difendere le donne, ma il proprio potere», spiega a Lettera43.it l’antropologa Amalia Signorelli.
Ma essendoci apparentemente in ballo ‘solo’ la dignità femminile, nei giorni dopo le violenze di Capodanno si è sentito solo tanto silenzio.
Quello delle forze dell’ordine di Colonia prima di tutto, che non sono intervenute davanti a quello che poi lo stesso rapporto della polizia ha definito «l’attraversamento delle forche caudine» per oltre un centinaio di donne. Un atto progettato da una banda che avrebbe addirittura più di un migliaio di adepti, e che era nota agli inquirenti tedeschi da oltre 18 mesi. Eppure nessuno ha fatto niente
IL SILENZIO E LA MANCANZA DI DIRITTI. Così come nessuno fa niente quando si legge che le donne in Italia guadagnano sei mila euro di pensione in meno rispetto agli uomini, che a parità di ore lavorate hanno stipendi più leggeri, che rivestono sì ruoli amministrativi e politici, ma quasi sempre al fianco di colleghi maschi che tengono il comando.
«Purtroppo ora anche le donne hanno iniziato a stare in silenzio», dice Signorelli, non senza tradire un pizzico di sconforto.

  • Amalia Signorelli, antropologa e sociologa.

DOMANDA. Da cosa nasce questo silenzio?
RISPOSTA.
C’è una paura diffusa che non è solo legata agli attentati e alle violenze, ma è più generale, ed è cominciata prima. C’è la preoccupazione di non esporsi troppo, di non farsi dare della femminista, dell’aggressiva.
D. Quella che vuole ‘rubare’ il potere all’uomo?
R.
Forse dovremmo arrenderci all’idea o prendere atto che la storia dell’uomo solo al comando è un eufemismo per parlare di società che diventano sempre più centralizzate e autoritarie sulle materie che contano, lasciando poi un grandissimo margine di pseudolibertà sulle materie irrilevanti.
D. Ma andare controcorrente oggi non è così semplice…
R.
Il non conformismo si paga caro e questo potrebbe avere inciso sui comportamenti pubblici di un po’ di tutti, non solo delle donne, basta vedere cosa succede a livello politico.
D. Lei cosa vede?
R.
Oggi chi fa il parlamentare in Italia non lo fa più per difendere le proprie idee, ma la propria carriera e ciò significa andare a chiedere l’appoggio laddove è meglio pagato, un orientamento diffuso generale sul quale ci sarebbe molto da riflettere e preoccuparsi, a partire dai riscontri oggettivi.
D. Per esempio?
R.
Le riforme o le cosiddette ‘schiforme’, che vanno tutte in una direzione di centralizzazione delle decisioni e progressiva dipendenza da un’autorità che non è messa in discussione. Anche questa nuova figura del preside sceriffo è un segno.
D. Un’accentuazione del superuomo visto che sono ancora gli uomini a comandare. E a violentare…
R. Sui fatti di Colonia sono molto perplessa: non ho ancora capito che cosa sia successo veramente. Ci sono troppe notizie contradditorie e interpretazioni discutibili.
D. In che senso?
R.
La violenza è da condannare, ma adesso, siccome dobbiamo dire tutti che il mondo islamico fa schifo, e per certi versi è anche vero,  per avvalorare questa tesi vengono tirate in ballo le donne. Tutto perché gli uomini occidentali sono convintissimi di due cose.
D. Quali?
R. Di averci dato loro la libertà e la parità, di avercela gentilmente concessa e per questa ragione di essere infinitamente superiori ai loro colleghi musulmani. Due balle colossali.
D. Perché?
R.
Prima di tutto perché quel tanto che le donne occidentali hanno è frutto delle lotte femminili. Anche se la parità vera non l’abbiamo ancora raggiunta, c’è un riconoscimento nell’esercizio dei diritti, una base di partecipazione sociale abbastanza paritaria.
D. Quindi secondo lei più che scontro di civiltà siamo ancora allo scontro tra uomini, quello occidentale che esercita la sua superiorità su quello musulmano?
R. Più che esercitarla, tenta di esercitarla. E non certo per difendere le donne, ma solo il proprio potere. Come in altri casi ci hanno fatto fare la bandiera della loro capacità di repressione, ora ci fanno fare la bandiera della loro capacità di liberazione.
D. Che invece è un’autoliberazione.
R.
Sì, noi i diritti li abbiamo perché ce li siamo presi. Son due secoli e mezzo che le donne occidentali si battono. Non è certo l’eroina più significativa, ma a titolo esemplificativo vorrei citare una donna come Angelina Merlin, di cui nessuno ora parla più.
D. Perché?
R.
Ha avuto il coraggio di mettere il parlamento di fronte alla vergonga del sesso a pagamento pagato dallo Stato, le pare poco? E questa donna è stata derisa per tutta vita, messa ai margini della vita politica, anche se apparteneva a un partito socialista.
D. Gli uomini si sono vendicati così, emarginandola.
R.
Salvo poi riconoscere che Merlin aveva ragione. Ma sono tante le donne che hanno fatto battaglie analoghe e anche più significative, davanti alle quali gli uomini hanno dovuto ingoiare il rospo.
D. Un rospo che ormai sembra abbiano digerito da tempo: le donne si sono arrese?
R. In effetti c’è un ritorno indietro da parte delle donne, una regressione. Ma soprattutto c’è un altro problema,
D. Quale?
R.
Gli uomini non hanno mai fatto autocoscienza, non si sono mai chiesti, salvo pochissime eccezioni, che cosa vuol dire essere uomo, non hanno mai messo in discussione la tradizione aggressiva della loro sessualità.
D. E cosa hanno fatto, invece?
R.
Hanno imparato che certe cose pubblicamente non le devono più dire e privatamente non le possono più fare con la libertà di un tempo. Ma non c’è mai stata una presa d’atto che la sessualità maschile è sempre predatoria anche nelle forme più addolcite.
D. Infatti ancora oggi il 60% delle violenze sulle donne viene compiuta dentro le mura domestiche.
R. D’altronde quando Silvio Berlusconi ha esibito in misura macroscopica la possibilità di mercificare i corpi femminili come voleva, purché uno abbia i soldi, ha trovato negli altri maschi italiani molta complicità.
D. Se non invidia…
R.
Sì, al massimo in quelli che dovevano farlo per ragioni di ufficio c’è stata un po’ di condanna moralistica, ma mai una presa di distanza, mai il coraggio di dire che l’amore prezzolato è qualcosa di infima categoria rispetto a quello spontaneo.
D. Non stupisce quindi che ancora oggi molti italiani sorridano ricordando la presunta battuta rivolta ad Angela Merkel, la «culona inchiavabile». Una donna capo di governo che noi chissà quando riusciremo ad avere…
R. Sì, ma se in un Paese come la Germania dove il presidente è donna, il sindaco di Colonia è donna, succedono le notti ‘brave’ come quelle di Capodanno, evidentemente la situazione non è così lineare.
D. Non basta ricoprire poltrone?
R.
Pensa che il passaggio delle donne nel parlamento italiano da poche unità a un numero non disprezzabile abbia portato dei cambiamenti?
D. Che cosa manca ancora?
R.
Una come Tina Anselmi per esempio. A quell’epoca le donne al potere erano davvero una minoranza schiacciata, oggi abbiamo più donne ma che non contano niente.
D. Maria Elena Boschi è ministro per le riforme costituzionali però.
R.
La Boschi conta sino a quando Renzi la utilizza come copertura per fare certe operazioni. Il potere maschile mira ad autoconservarsi al massimo. Ed è abilissimo in queste operazioni.
D. Ora persino Salvini è diventato femminista e difende le donne violate dagli immigrati.
R. Dietro i fatti di Colonia c’è un di più che è esplicitamente politicante. L’impressione che sia tutto strumentalizzato per fini anti immigratori è chiarissima, e il sospetto che sia stata messa in scena per favorire una ondata anti migratoria non è del tutto gratuito.
D. Gratuito o meno sono comunque le donne a essere vittime. Eppure anche tra loro c’è stato un gran silenzio.
R.
Non so cosa pensare, sono stata militante, ho costruito la mia vita in un’ottica femminista nel senso forte del termine ma da qualche anno mi ha impressionato molto l’atteggiamento tra le giovanissime, che ho conosciuto insegnando all’università.
D. Che cos’hanno queste ragazze che non va?
R.
Danno per scontato che come stanno, stanno bene, che è inutile cercare di avere più di così, perché tanto il mondo non cambia e tutto sommato gli uomini le rispettano abbastanza. C’è un senso di arrendevolezza preoccupante.
D. Si sentono fortunate visto che non sono costrette a indossare un burqa…
R. Io non vorrei essere nata in un Paese musulmano, ma anche in Medio Oriente le ragazze vanno a scuola, si laureano con tutte le restrizioni e costrizioni, a Teheran ci sono medichesse, avvocatesse, giornaliste. Poi, certo, ci sono i veti dei regimi autoritari, censure per tutti. Ma la condizione femminile non è quella della schiava domestica, se non in parte minoritaria. E far sembrare che sia tutto così è solo una strumentalizzazione.
D. Dell’Occidente?
R. Sì, perché fa comodo l’immagine dell’uomo islamico che non vede l’ora di violentare una donna e per questo è inferiore all’uomo occidentale, che invece rispetta le donne. Sono in entrambi i casi due esagerazioni utili solo per la propaganda politica.
D. E in questo duello la donna che ruolo gioca?
R. Nessuno, perché oggi non riusciamo a organizzarci. I movimenti femministi di fine Anni 60-70 erano spontanei ma bene o male riuscivano a incontrarsi, creare dei collegamenti tra le varie città.
D. Ora invece?
R.
Pare che su questi temi ci sia un isolamento totale dei singoli individui. A Roma in via del governo vecchio c’era l’università delle donne di Libera, ci incontravamo lì ad ascoltare le colleghe o a dire la nostra. C’era un rete che è indispensabile se si vuole fare politica.
D. Altrimenti il rischio è quello di rimanere in silenzio?
R. Il problema è che oggi posso dire di essere marxista, contro la società, atea, e questo non desta nelle altre persone la stessa reazione preoccupata e sdegnata di quando dico di essere una femminista.
D. Il femminismo è davvero un pericolo?
R.
Per gli uomini certamente sì, perché sanno che gli argomenti delle donne, quando sono ben maneggiati, sono inconfutabili, mentre magari anche l’ateismo si può confutare.
D. L’ateismo non mira a diminuire il potere maschile.
R.
Pensi che al festival internazionale di Angoulême, tra i finalisti non c’era nessuna artista donna. Dopo le proteste, gli organizzatori ci hanno ripensato. E siamo nel cuore della civilissima Francia.
D. Senza bisogno di andare in Medioriente quindi.
R.
No, perché anche da noi scattano meccanismi subconsci, retaggi culturali che diventano automatismi, e su questo si dovrebbe ragionare perché sono prodotti di una socializzazione di un certo tipo ma sono poi talmente ribaditi e mai messi in discussione che diventano automatici e vengono praticati senza che ci sia più un minimo di consapevolezza.
D. Il fatto che negli Stati Uniti forse ci sarà il primo presidente donna della storia potrebbe iniziare a cambiare questo senso di consapevolezza occidentale?
R. Sia l’elezione di Obama che quella di Hillary Clinton sono talmente contro tutta la concezione tradizionale conservatrice dell’America profonda che non potevano non provocare reazioni.
D. Violente, visto il numero di neri uccisi dalle forze di polizia in questi anni.
R.
E quella di Hillary potrebbe provocare un recrudimento dell’antifemminismo, non mi meraviglierebbe, ma rimarrebbe comunque un fatto importantissimo a livello storico culturale.
D. Che cosa cambierebbe?
R.
Ci sarebbe un tabù spezzato. Non possiamo dare per scontato che d’ora in poi i neri godranno tutti i diritti ma, insomma, hanno avuto un presidente, e così varrà per le donne.
D. Per quello più che un tabù infranto, ci sarebbe bisogno di un miracolo…
R.
Intanto si aprirebbe la discussione, la possibilità della rivendicazione, anche del conflitto magari, che non mi spaventa affatto.
D. Che cosa le fa paura invece?
R. Il tabù sacralizzato intoccabile per cui di certe cose non si deve neanche discutere, come la donna papa per esempio. L’idea oggi è talmente assurda e fuori dagli schemi logici che diventa perfino comica.
D. Un’eresia.
R.
Si, o il rogo o gli sghignazzi.
D. Ma chissà: le vie del signore sono infinite.
R. Speriamo anche quelle delle signore.

Non solo Stefano Cucchi, a fine mese la sentenza sul caso Uva. La sorella Lucia: “Voglio verità e giustizia” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Lucia Uva, sorella di Giuseppe Uva, morto in ospedale nel 2008 a Varese dopo essere stato fermato da poliziotti e carabinieri e portato in caserma, ha fatto il punto sulle prossime tappe processuali legate alla morte del fratello: “Il 15 gennaio c’e’ il dibattimento tra il pm e i miei avvocati, parleranno gli avvocati degli imputati e per fine mese, al massimo i primi di febbraio, dovrebbe esserci la sentenza. Ho pienamente fiducia in questa corte, voglio che ci sia una sentenza che stabilisca la verita’. Questo e’ stato un processo martoriato dall’inizio, sono state nascoste delle cose, ora mi auguro e chiedo solo verita’ e giustizia. Se Giuseppe non e’ morto di farmaci e loro dicono che non e’ stato picchiato dalle forze dell’ordine, mi dicano come e’ morto mentre era nelle mani dello Stato”. Lucia Uva e’ intervenuta questa mattina su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’universita’ degli studi Niccolo’ Cusano (www.unicusano.it), nel corso del format ‘Ecg Regione’, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio. Lucia Uva.
Sulla questione legata a Ilaria Cucchi: “Lei e’ stata massacrata come me, dal primo momento. Lo Stato doveva tutelare i nostri fratelli, ma non lo ha fatto. Per noi e’ una grande sofferenza, in questi momenti ammazzano i nostri cari una seconda volta. Non e’ possibile, dopo tanti anni, essere ancora umiliate, mortificate, da chi dice che cerchiamo solo visibilita’. Io sfido chiunque a non fare cio’ che abbiamo fatto noi davanti a quanto ci e’ accaduto. A nessuno dovra’ piu’ accadere cio’ che e’ capitato a noi”. Sulle parole che Salvini ha indirizzato a Ilaria Cucchi: “Le sue dichiarazioni, come quelle di Tonelli, sono gravi. Tu non puoi dire ‘Mi fai schifo’. Siamo donne e loro ci hanno violentato mentalmente e psicologicamente. Basta. Ho chiesto aiuto alla Presidente Boldrini affinche’ cessino tutte queste violenze. Ci hanno sempre detto brutte parole. Alla mamma di Aldrovandi hanno detto che aveva allevato un cucciolo di maiale, a Ilaria che suo fratello era una larva umana drogata. Basta. Non e’ giusto”.

Dieci anni di lotta No Tav, il 16 e 17 gennaio festeggiamenti e conferenza con i comitati di tutta Italia Autore: redazione da. controlacrisi.org

16 e 17 gennaio 2016, in occasione del Decennale del Comitato No TAV Susa-Mompantero verrà organizzata a Susa una due giorni di incontro, di riflessione e di festa.
In questi dieci anni, come testimonieranno le numerosissime foto esposte, il Comitato ha lavorato molto per poter diffondere la corretta e puntuale informazione sulla vicenda della prevista Nuova Linea ad Alta Velocità Torino-Lione.
“E’ stato un lavoro impegnativo che tutti noi abbiamo portato avanti con entusiasmo – si legge in una nota – e con la convinzione che solo l’impegno quotidiano di tutti e di tutte ci permetterà di vincere questa dura battaglia civile”. Saranno due giorni di condivisione di idee, di proposte, di ricordi e di allegria.
“E il giorno successivo la nostra battaglia riprenderà come e meglio di prima.
Siete tutti/e invitati/e !!!”“1a Giornata Festeggiamenti Decennale Comitato NO TAV Susa-Mompantero

Sabato 16 gennaio ore 16.00 presso il Salone della Pro Susa ( ex Rosaz ) si terrà un Convegno dal titolo “Strategie popolari di lotta a supporto della democrazia in Italia” con l’obiettivo di coinvolgere le diverse realtà di lotta presenti sul territorio italiano.
I punti principali da sviluppare all’interno del seminario, da parte degli invitati, saranno i seguenti:
1. Come e perché si difende un territorio
2. Come si diffonde l’informazione corretta
3. Tutte le forme della repressione
4. Come ci si difende dalla repressione
5. L’importanza di creare una rete.
6. Proposte per il futuro

Parteciperanno al convegno esponenti del NO MUOS , NO TAV Terzo Valico , NO TRIV ( Basilicata e Sicilia ), Comitato 3:32 de L’ Aquila, Terra dei Fuochi.
Siamo in attesa anche di altre conferme.
Al convegno sarà presente, con il compito di sintetizzare tutti gli interventi e commentare su quanto relazionato il Prof. Ugo Mattei, docente di diritto internazionale comparato all’Hastings College of the Law dell’Università della California a San Francisco e professore di diritto civile all’Università di Torino. Ugo Mattei presenterà in quella occasione il suo ultimo libro “ Il benicomunismo e i suoi nemici”………………”

Domenica 17 Gennaio :

ore 09:30 Paseggiata in Clarea

ore 13:00 presso salone Pro-Susa ( Ex Salone Rosaz ) pranzo a cura Fornelli in Lotta – PER PROBLEMI ORGANIZZATIVI , CHI DESIDERA PARTECIPARE AL PRANZO PREPARATO DAI FORNELLI IN LOTTA DOMENICA 17 GENNAIO PRESSO IL SALONE DELLA PRO-SUSA , E’ GENTILMENTE PREGATO DI PRENOTARSI PRESSO IL NOSTRO COMITATO ( momsusa.notav@gmail.com ) O ATTRAVERSO FB , ENTRO GIOVEDI’ 14 GENNAIO.SI RICORDA CHE IL PRANZO E’ A OFFERTA LIBERA ( MINIMO 5 EURO ).

ore 14 :30 : Estrazione Premi Lotteria

ore16:00 : Concerto con Lionello Gioberto e gli Electric Lemon

Per tutte e due le giornate , presso il salone Pro-Susa , sarà possibile ripercorrere i 10 anni di impegno del Comitato attraverso l’esposizione di foto e documentazione d’archivio

a margine del nostro evento , Venerdi 15 – ore 17:30 , presso la Libreria Panassi presentazione del libro “Il Nostro NO ” dei Cattolici per la Vita della Valle

Lettera del coordinamento regionale ANPI Sicilia sul carnevale ad Acireale il 25 aprile

Al Sindaco di Acireale
Ing. Roberto Barbagallo

Oggetto: Carnevale ad Acireale in concomitanza del Giorno della Liberazione
Egregio Sig. Sindaco,
abbiamo appreso che il Comune di Acireale e la” Fondazione carnevale” della città da Lei amministrata hanno assunto la decisione di far coincidere il 25 Aprile – Festa della Liberazione dal nazifascismo – con il “ carnevale dei fiori”, nel contesto delle tre giornate dedicate alla macchine infiorate.
Nel ritenere tale determinazione fortemente irriverente dei valori fondativi costituenti della nostra Repubblica e del sacrificio dei tanti patrioti che hanno sacrificato la propria vita per riconquistare la Libertà e la Democrazia calpestate, Le richiediamo la rivisitazione del Vs indirizzo.
Una lieve modifica del calendario inerente alle “tre giornate” in oggetto può benissimo permettere lo svolgimento delle manifestazioni che riguardano il “ carnevale dei fiori” e il necessario e vincolante mantenimento della dignità per la ricorrenza del 25 Aprile.

Cordiali Saluti

Coordinatore regionale ANPI Sicilia
Ottavio Terranova
Palermo, 8 gennaio 2016

Il presidente ANPI nazionale Smuraglia da:http://www.anpi.it/…/…/per-uno-stato-pienamente-antifascista

foto di A.N.P.I. Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.
A.N.P.I. Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

ANPI è parte civile in tutti i procedimenti penali contro il fascismo. Lo facciamo con l’impegno ad essere informati, presenti e documentati. I risultati, fortunatamente, iniziano ad arrivare.
Le manifestazioni di razzismo e intolleranza che avvengono anche sul web hanno bisogno di norme più precise e stringenti, che siano all’altezza della pervasività e velocità di questo mezzo.
Il punto generale rimane l’impegno a una cittadinanza attiva, al curare le radici e le basi della nostra Repubblica e della nostra storia democratica.
I risultati e le proposte di questa giornata, che ha avuto grande presenza in qualità e quantità, saranno condensate in un documento che presenteremo alle massime autorità dello Stato.
— Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale ANPI, dalle conclusioni al seminario “Per uno stato pienamente antifascista”.

Quei magistrati calabresi iscritti alla massoneria da. corrieredellacalabria.it

Tre dossier che scottano per un unico filone investigativo. Al centro i rapporti inconfessabili tra ‘ndrangheta, politica e istituzioni all’ombra delle logge

Sabato, 09 Gennaio 2016 08:03 Pubblicato in Cronaca

Un filone investigativo che scotta quello che si ritrovano in mano diversi magistrati calabresi: porta a rivisitare e riattualizzare i rapporti tra l’élite della ‘ndrangheta e pezzi importanti del mondo massonico. Non bastasse, ecco ricomparire anche il nodo dell’appartenenza alla massoneria, in maniera diretta o velata (“all’orecchio”), di magistrati con ruoli particolarmente delicati dentro le strutture giudiziarie della Calabria e non solo della Calabria. Singoli filoni che fin qui non hanno avuto una lettura unitaria, tracce e piste seguite dalle inchieste condotte da Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda reggina, da Giuseppe Lombardo, della stessa Dda reggina, e da Pierpaolo Bruni, che invece lavora alla Dda di Catanzaro.
Va ribadito che affiliarsi alla massoneria non è reato, in quanto la massoneria non è tra le “associazioni segrete” proibite dalla Costituzione italiana con l’articolo 18 («Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare»). Diverso è dimostrare che alcune logge massoniche, magari sfuggite al controllo della fratellanza universale, fanno da punto di ritrovo per rapporti e sinergie inconfessabili tra mafiosi, politici e rappresentanti delle istituzioni. A questo lavorano le singole inchieste e su questo stanno tornando a rendere dichiarazioni importanti faccendieri che hanno rappresentato la cerniera tra nomine, affari, appalti e riciclaggio riconducibili al mondo criminale.

DIVIETO DI AFFILIAZIONE MASSONICA PER I MAGISTRATI Ma quando ci si imbatte nel nome di magistrati affiliati alla massoneria il discorso cambia, perché se pure non si può qualificare l’affiliazione massonica come reato, c’è tuttavia quanto statuito dal Consiglio superiore della magistratura che ha affermato con chiarezza «l’incompatibilità fra affiliazione massonica e l’esercizio delle funzioni di magistrato», perché le caratteristiche delle logge massoniche sono quelle di «un impegno solenne di obbedienza, solidarietà, e soggezione a principi e a persone diverse dalla legge» e determinano perciò «come conseguenza inevitabile una menomazione grave dell’immagine e del prestigio del magistrato e dell’intero ordine giudiziario».
A dare manforte al Csm c’è anche una sentenza della Suprema corte: «Il giudice massone può essere ricusato dall’imputato, in quanto l’appartenenza a logge preclude “di per sé l’imparzialità” del magistrato» (la Cassazione, 5a sezione penale numero 1563 / 98), in altre parole, perché – come ha detto il giudice Alfonso Amatucci – «essere iscritti alla massoneria significa vincolarsi al bene degli adepti, significa fare ad ogni costo un favore. E l’unico modo nel quale un magistrato può fare un favore è piegandosi a interessi individuali nell’emettere sentenze, ordinanze, avvisi di garanzia».
Come regolarsi, dunque, se nell’acquisizione di documenti o nella raccolta di deposizioni sotto giuramento, arriva sul tavolo del magistrato inquirente il nome di un collega indicato come affiliato alla massoneria? Se lo stanno chiedendo in queste ore all’interno delle Procure calabresi più esposte sul fonte delle indagini sui rapporti apicali tra ‘ndrangheta, politica e affari.

TRE FILONI D’INDAGINE CHE SCOTTANO I dossier che scottano sono sostanzialmente tre. Il primo trae origine dalle denunce incrociate tra il gran maestro Gustavo Raffi e uno dei massimi esponenti storici della massoneria calabrese, il gran maestro Amerigo Minnicelli. Quest’ultimo, in sostanza, ha accusato pubblicamente il Grande Oriente di aver consentito una dilatazione delle iscrizioni in Calabria al fine di condizionare l’esito dell’elezione del nuovo gran maestro Stefano Bisi, giornalista e vicedirettore de Il Corriere di Siena, scelto da Raffi e vittorioso grazie al fatto che attorno a lui si sono schierate compatte le logge calabresi, forti di 2mila maestri votanti. I rivali di Bisi non hanno apprezzato il sostegno plebiscitario di una regione, la Calabria, che durante la gestione Raffi ha acquisito un peso elettorale e politico pari a quello di Toscana e Piemonte, molto più popolate e di lunga tradizione massonica, e molto superiore a regioni molto più estese come la Sicilia o la Lombardia.

IN CALABRIA LA PIÙ ALTA DENSITÀ MASSONICA Un contenzioso interno? Non più, dopo le feroci critiche del fratello calabrese Amerigo Minnicelli, che ha denunciato brogli alle elezioni precedenti ed è stato trascinato davanti al tribunale, prima massonico poi ordinario. «Raffi ha ritenuto di ampliare la base», dice Minnicelli, «e questo non è certo un delitto. Ma l’esplosione degli iscritti nella mia regione fa riflettere. E l’operazione “Decollo money” che ha portato in carcere nel 2011 l’imprenditore Domenico Macrì, calabrese con residenza in Umbria e agganci in banca a San Marino, amico personale di Raffi, lambisce la Gran maestranza». Raffi ha risposto a modo suo. Ha sospeso Macrì ma ha espulso Minnicelli.
Illuminanti, invece, sono le parole di Pantaleone Mancuso (alias “Vetrinetta”), mammasantissima del crimine calabrese, deceduto il 3 ottobre scorso, che ha teorizzato la confluenza della ‘ndrangheta nella massoneria. Una preziosa intercettazione ambientale, infatti, ci consegna il boss mentre spiega che la ‘ndrangheta «non esiste più», è roba da paese, la ‘ndrangheta vera si è trasferita all’interno della massoneria, anzi è «sotto la massoneria».

IL PENTITO CHE TORNA A PARLARE Un poco quanto va spiegando, e siamo al secondo filone investigativo, in queste ore ai magistrati reggini un altro esponente di spicco della massoneria che ha ripreso a collaborare con la magistratura. Spiega perché, negli anni, il potere in Calabria si è concentrato sull’asse Reggio-Gioia Tauro-Vibo e nel farlo chiama in causa anche magistrati che avrebbero agito a protezione del “sistema” ogni qualvolta le inchieste si sono avvicinate pericolosamente a tale cabina di comando criminale.

NOMINE IN STILE P2 Il terzo nasce dal materiale sequestrato dal pm Pierpaolo Bruni in casa e nei locali che ospitano la loggia massonica fondata da Paolo Coraci, originario di Messina e residente a Roma ma con amicizie salde nel Vibonese e nel Reggino, tra queste quelle con alcuni magistrati calabresi. Dall’archivio del gran maestro Coraci sono saltate fuori anche le schede di valutazione e i curricula di adepti da segnalare per l’ingresso nei consigli d’amministrazione di 15 enti pubblici. Non solo, anche tre Questure sarebbero state elevate al livello di dirigenza generale attraverso un intreccio di interessi tra la loggia, un sacerdote ed esponenti politici. L’intervento della loggia massonica avrebbe riguardato due Questure del sud Italia e una in una regione del Centro. Secondo la Dda di Catanzaro, la loggia massonica fondata da Coraci aveva interesse a creare un intricato sistema di potere che portava anche alla nomina di consiglieri d’amministrazione in enti pubblici.
C’è quanto basta a mettere in fibrillazione più di un “palazzo”, più di una “loggia” e più di una “cosca”, specialmente alla vigilia di una serie di scelte importanti che proprio il Consiglio superiore della magistratura è chiamato a compiere per via del turnover ai vertici di uffici giudiziari delicatissimi, quali ad esempio le procure di Catanzaro e Cosenza.

Paolo Pollichieni
direttore@corrierecal.it

Appello di centinaia di medici al Presidente Mattarella per difendere salute ed ambiente da: il blogvittorioagnoletto.it

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Caro Presidente Mattarella,

abbiamo ascoltato ed apprezzato il suo discorso di fine anno, in particolare dove Lei ha toccato il tema dell’inquinamento e delle sue ricadute per la salute.Il tema è di stringente attualità, specie  in questo periodo di continui superamenti dei livelli di smog ed in cui ci sembra paradossale che non si possa far altro che sperare in un cambiamento delle condizioni climatiche ( come se ”magicamente” con la pioggia gli inquinanti si dileguassero e non ricadessero viceversa al suolo) e sembra che non ci resti altro che confidare nella “benignità” di quella  Natura che viceversa costantemente violiamo.

Proprio a questo proposito, come cittadini italiani, ci rivolgiamo a Lei  per esprimerle tutto il nostro più profondo sgomento e la nostra angoscia per i tempi che stiamo vivendo. Siamo certamente preoccupati per la mancanza di lavoro e perché non vediamo un futuro per i nostri giovani, ma ancor più ci angoscia la consapevolezza che stiamo compromettendo un bene ancora più prezioso: la loro salute.

Vorremmo tanto continuare a illuderci di vivere nel “Bel Paese”, ma purtroppo così non è:  Lei saprà che l’ultimo rapporto dell’ UE ci pone al primo posto per morti premature in Europa a causa dei livelli di PM2.5, ossidi di azoto, ozono.Siamo il paese dove la speranza di “vita in salute”  alla nascita (disabilità medio-grave) dal 2004 al 2013  è diminuita di 7 anni nei  maschi e di oltre 10 nelle femmine.

Secondo l’ultimo rapporto dei registri tumori (AIRTUM) “Considerando il rischio cumulativo di avere una diagnosi di qualunque tumore, questa probabilità riguarda un uomo ogni due e una donna ogni tre nel corso della loro vita”.

Gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ACCIS, Automated Childhood Cancer Information System – IARC), dei quali si attende un aggiornamento proprio quest’anno, hanno tempo fa evidenziato come questo problema sia rilevante anche nei bambini, con un’incidenza di tumori infantili più alta in Italia rispetto alle medie europee sia nella fascia di età 0-14 che in quella 0-19. Dall’ esame del più aggiornato rapporto nazionale AIRTUM emerge, come ricordato in un editoriale pubblicato sulla rivista “Epidemiologia e Prevenzione” nel 2013, che i tassi italiani di incidenza dei tumori in età 0-14 anni continuino ad essere tra i più alti fra i paesi occidentali, nonostante la crescita si sia apparentemente stabilizzata rispetto ai dati precedenti.

A questo si aggiunga la rilevanza di particolari, stridenti e diffuse criticità sanitarie locali da danno ambientale come quelle che caratterizzano i Siti di Interesse Nazionale (SIN), ben descritte dagli studi “SENTIERI” dell’Istituto Superiore di Sanità e valide per tutte le classi età, o i rilevi del recentissimo rapporto dell’ISS sulla Terra dei Fuochi.

In quest’ultimo si legge che: “Per quanto riguarda la salute infantile è emerso un quadro di criticità meritevole di attenzione, in particolare si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni.”

In maniera simile, nell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sulla situazione di Taranto, dove si è registrato un eccesso di incidenza di tumori in età pediatrica del 54% rispetto all’atteso regionale, si ricorda come “l’osservazione di un eccesso di incidenza dei tumori e delle malattie respiratorie fra i bambini e gli adolescenti contribuisce a motivare l’urgenza degli interventi tesi a ripristinare la qualità dell’ambiente”.

A proposito dei SIN è anche importante sottolineare come, nonostante le evidenze epidemiologiche, ci siano ancora, in questo momento, circa sei milioni di italiani che risiedono in aree ad elevato rischio ambientale e sanitario senza che in quasi nessuno di questi luoghi si siano avviate le pratiche di bonifica e risanamento previste dalla legge.

In alcuni di questi luoghi (ad esempio Taranto), in assenza di bonifiche si è persino continuato ad insediare nuove sorgenti inquinanti.

Ma quante piccole o grandi  Taranto e quante Terre dei Fuochi ci sono sparse nel nostro paese?

Le evidenze scientifiche dimostrano ampiamente che le sostanze tossiche presenti nell’aria, nei cibi, nelle acque generano un aumento del rischio non solo di cancro o di patologie cardiovascolari, ma anche di tante altre malattie in adulti e bambini: sindrome metabolica,   diabete, obesità,  patologie neurodegenerative, disturbi dello spettro autistico,  infertilità, abortività spontanea,  (anche per valori di inquinanti abbondantemente al di sotto dei limiti di legge), diminuzione del Quoziente Intellettivo (QI), per non citarne che alcune.

In Europa si calcola che ogni anno si perdano 13 milioni di punti di Quoziente Intellettivo (QI) e si contino ben 59.300 casi aggiuntivi di ritardo mentale a causa dell’esposizione durante la gravidanza a pesticidi organo-fosforici e che, in definitiva,  per l’esposizione a  sostanze che agiscono come interferenti endocrini i costi sanitari conseguenti ammontano a 157 miliardi di euro, pari all’1,23% dell’intero prodotto interno lordo.

L’Italia è il paese europeo che consuma più pesticidi per ettaro di suolo agricolo e la contaminazione nelle falde acquifere superficiali e profonde aumenta a dismisura.

La  testimonianza coraggiosa di un imprenditore agrozootecnico che vede andare in fumo il lavoro e l’impegno di una vita per la contaminazione del suo terreno da  insediamenti petroliferi ci ha letteralmente toccato il cuore e siamo certi che sarà così anche per Lei.

Con il cuore in mano Le vogliamo dunque chiedere se Le sembra sensato che venga chiesto solo  a noi cittadini di avere comportamenti virtuosi ( raccolta differenziata/trasporto pubblico/meno riscaldamento nelle case) e nel contempo si attuino politiche energetiche ed industriali che sono contrarie al più elementare buon senso. Alla luce di numerose evidenze scientifiche che dimostrano la nocività degli inceneritori di rifiuti (compresi quelli di nuova generazione), come si può prevedere di costruire nuovi impianti che avranno bisogno di enormi quantità di rifiuti da bruciare per almeno 20 anni per ammortizzare i costi, vanificando quindi tutti i nostri sforzi?

E che dire del recente decreto “sblocca Italia” che, calcolando il “fabbisogno di incenerimento” invece del più sostenibile “fabbisogno di impianti per il recupero di materia” e  superando i vincoli territoriali, consente già a centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti di viaggiare su e giù per l’Italia con l’ovvio aggravio anche dell’inquinamento da traffico?

Come si possono prevedere incentivi agli inceneritori, pari ogni anno ad oltre 500 milioni di euro, per finanziare la produzione di energia da rifiuti e contemporaneamente chiedere ai cittadini di ridurre i rifiuti non riciclabili?

Gli incentivi previsti per gli inceneritori sono superiori al totale dei contributi ricevuti dai Comuni dal CONAI per la raccolta differenziata degli imballaggi.

Non sarebbe più utile, sia dal punto di vista economico che ambientale, prevedere che quella cifra -proveniente dai contributi dei cittadini-fosse utilizzata per promuovere raccolte differenziate di qualità e impianti di recupero e riciclo?

Si stima che un più efficiente uso delle risorse lungo l’intera catena potrebbe ridurre il fabbisogno di fattori produttivi materiali del 17%-24% entro il 2030, con risparmi per l’industria europea dell’ordine di 630 miliardi di euro l’anno .

Chi così legifera non è in linea con quanto chiaramente indicato dalle direttive EU  in tema di gestione di rifiuti che pongono il recupero di materia prioritario rispetto al recupero di energia, come è ormai documentato da fiumi di inchiostro.

Chi così legifera sembra non considerare  che ogni processo di combustione genera inquinamento atmosferico, rifiuti liquidi e ceneri tossiche (che vengono addirittura destinate alla produzione di cemento) e  continua pervicacemente a premiare l’incenerimento di biomasse di ogni genere, inclusi scarti  animali  fino a ieri destinati a produrre mangimi.

Stiamo assistendo a devastazioni di fiumi per tagli sconsiderati degli alberi destinati a queste centrali e  spuntano come funghi centrali a biogas in cui la materia organica invece di essere restituita ai suoli come compost viene “digerita” in assenza di ossigeno con rischi per ambiente e salute.

Si  “dimentica” che così facendo si perde il benefico effetto  che l’aumento di sostanza organica nei suoli avrebbe nel contrastare non solo la desertificazione (che ormai riguarda il 30% dei nostri suoli) ma anche  i cambiamenti climatici, grazie alla  “cattura” della CO2, favorita anche dalla agricoltura biologica .

Per non parlare della follia di trivellare il nostro paese per la ricerca di idrocarburi per mare e per terra i cui effetti devastanti sono ormai scientificamente ed in modo incontestabile dimostrati: non  è questa l’energia di cui abbiamo bisogno.

A tal proposito la lettera “Energia per l’Italia” indirizzata al Governo da valenti ricercatori e scienziati del nostro paese è rimasta ad oggi senza risposta e così pure le considerazioni dei medici sono rimaste inascoltate.

Sembra che non si voglia prendere coscienza del fatto che la  materia sul nostro pianeta è qualcosa di “ finito” e che la vita si è sviluppata grazie ad una fonte esterna, il sole: è quindi a questa fonte inesauribile che dobbiamo rivolgerci per rendere  possibile il proseguimento della vita stessa sulla Terra.

Caro Presidente, l’angoscia che portiamo nel cuore è davvero grande e non ci potremmo perdonare di non avere tentato ogni strada utile a contrastare la follia delle scelte che si vanno operando nel nostro Paese.

Come medici, ingegneri, ricercatori, scienziati, cittadini siamo disponibili a stilare  un manifesto di intenti: “Italia sostenibile e responsabile”, anche perché -coerentemente con gli impegni assunti dal nostro paese al vertice di Parigi, COP 21 – non vorremmo che tutto rimanesse, ancora una volta, lettera morta.

Le chiediamo quindi di riceverci, ascoltarci ed approfondire direttamente con noi le questioni che abbiamo sollevato.

Vorremmo anche darLe testimonianza  delle tante esperienze positive e delle tante soluzioni già in essere nel nostro paese, quali ad esempio quelle attuate nei Comuni Virtuosi  che riteniamo dovrebbero essere maggiormente conosciute, valorizzate e premiate.

La ringraziamo per l’attenzione e fiduciosi in un positivo riscontro voglia gradire i nostri più sinceri auguri e saluti.

Gentilini Patrizia Medico oncoematologo Forlì Comitato Scientifico ISDPrimi Firmatari:

Abbondanza Rossella, assistente di studio odontoiatrico, Taranto

Abenavoli Fabio Medico Chirurgo, Roma

Agnoletto Vittorio, Medico del Lavoro, Milano

Agrusta Domenico, Medico Odontostomatologo, ISDE Taranto

Ancora Antonio Medico di Medicina Generale, ISDE Taranto

Bagnoni Egisto Medico Chirurgo a nome di tutto l’Ordine dei Medici di Pistoia

Bai Edoardo Medico del Lavoro, ISDE Milano

Balzani Vincenzo Docente Emerito di Chimica Università di Bologna, Coordinatore del gruppo di scienziati Energia per l’Italia

Baracca Angelo Docente di Fisica Università di Firenze

Barocci Roberto, Docente Scienze Agrarie, Grosseto

Barone Gennaro, Medico Psichiatra, ISDE- Campobasso

Bassetti Gianluigi, già Direttore SIAN Cuneo

Beghini Giovanni Medico MMG ISDE Verona

Bellini Alberto Docente Ingegneria Università di Bologna

Belpoggi Fiorella Direttrice Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni Istituto Ramazzini, Bologna

Benedetti Maria Clorinda Medico Pediatra, Consultori Valle d’Aosta ISDE Valle d’Aosta

Bonaldi Antonio – Medico di Sanità Pubblica e Presidente di Slow Medicine

Bondi Giuliana Medico Veterinario Siena

Borgo Stefania Medico Psichiatra Roma, Giunta Esecutiva ISDE Italia

Boschini Marco Direttivo Associazione Nazionale Comuni Virtuosi

Bossi Dario Medico Chirurgo odontostomatologo , Presidente ISDE Trieste

Buiatti Marcello Docente di Genetica ed evoluzione Università di Firenze, Presidente di Res viva, centro di Filosofia della Biologia, Sapienza, Roma, Comitato Scientifico ISDE Italia

Burgio Ernesto, Pediatra, Presidente Comitato Scientifico ISDE

Calgaro Marco Medico MMG – specialista in geriatria Referente ISDE – Novara

Cappelletti Roberto Medico Presidente sezione Trentino ISDE

Castignini Giuliano Medico Chirurgo fisiatra Costituenda Sez. ISDE Massafra (Taranto)

Carpentiero Gino Medico del Lavoro Firenze

Cavasin Francesco Medico di Medicina Generale e Specialista in Reumatologia Presidente ISDE Treviso

Cavuto Antonio, impiegato Ortona a mare, Chieti

Colella Albina Professore Ordinario di Geologia Università della Basilicata

Cordiano Vincenzo, Medico oncoematologo, Valdagno (VI). Presidente ISDE Vicenza

Costani Gloria Medico MMG Presidente ISDE Mantova

Crosignani Paolo Medico già Primario Unità di Epidemiologia Ambientale Istituto Tumori, Milano, Comitato Scientifico ISDE Italia

Debernardi Marco Ass.Cult. Pediatri Valle d’Aosta

De Leo Giovanna Avvocato Terlizzi (Bari)

Del Pup Lino Oncologia Ginecologica Istituto Nazionale Tumori, CRO, Aviano (PN)

Di Giacomo Maria Concetta Medico Internista ISDE Padova

D’Onofrio Silvana Medico MMG Campobasso

Droandi Lorenzo Medico MMG Arezzo

Erba Paolo Sindaco Malegno Comuni Virtuosi

Falasconi Anna Maria Medico Pediatra Roma

Formica Massimo Medico MMG Narni, Presidente ISDE Terni

Franceschi Paolo Medico Pneumologo Savona

Frusi Mario Medico Presidente ISDE-Cuneo

Gambale Antonio Ingegnere – esperto sicurezza sul lavoro

Gardini Andrea Medico, Presidente Società Italiana per la Qualità dell’assistenza sanitaria Trieste

Garetti Gianluca Medico MMG Firenze

Gennaro Esposito ISDE Campania

Gennaro Valerio Medico Epidemiologo Comitato Scientifico ISDE Genova

Ghirga Giovanni Medico Pediatra Civitavecchia

Girbino Giuseppe Direttore Clinica Malattie Respiratorie Università di Messina Policlinico &G. Martino& pad H

Giuria Roberto medico dentista responsabile SIPNEI

Giusta Federica Medico di famiglia Borgo S. Dalmazzo Cuneo

Giuliano Maria Concetta, Medico di Medicina Generale, Gravina di Catania (CT)

Grasso Fulvia Oncologo Medico AOSTA membro ISDE Regione Valle d’Aosta

Grandori Luisella Medico Pediatra Modena

Grippa Maria Lorella – Biologa – Taranto

Guerra Manrico Medico MMG ISDE Parma

Iacono Giovanni Presidente FEDERSANITA’-ANCI Sicilia

Laghi Ferdinando Direttore UOC di Medicina Interna P.O. di Castrovillari (CS) ASP Cosenza Giunta Esecutiva ISDE

Litta Antonella Medico MMG, specialista in reumatologia, referente Isde-Viterbo

Lo Presti Tancredi Presidente Nazionale 2016 SISM – Segretariato Italiano Studenti in Medicina

Lupo Antonio Medico Ematologo Chiavari

Maddalena Paolo Giurista

Marolla Federico Pediatra Pediatri per Un Mondo Possibile ROMA

Maratona Valter pensionato (ex insegnante) Genova

Mariottini Gian Luigi Biologo e Medico-Chirurgo (Università di Genova)

Masera Giuseppe Pediatra Emato-oncologo Milano Comitato Scientifico ISDE Italia

Massimo Luisa Primario Emerito Istituto Gaslini Genova

Matricadi Giorgio Docente di educazione alla Sostenibilità Genova

Mazzi Gustavo Medico ospedaliero Pordenone ISDE Friuli Venezia Giulia

Migaleddu Vincenzo Medico Radiologo Direttore Scientifico SMIRG no Profit Foundation- Coordinatore ISDE Sardegna

Miserotti Giuseppe Medico MMG Piacenza Giunta Esecutiva ISDE Italia

Missoni Eduardo Medico, Docente di Salute Globale Milano, Comitato Scientifico ISDE Italia

Mercati Massimo Aboca S.p.a.

Mercati Valentino Aboca S.p.a.

Modonesi Carlo professore di Ecologia umana (Ambiente e salute), Università degli Studi di Parma.

Monaco Delio, MD-PhD U.O. Radiologia – Osp. SS. Annunziata, ASL Taranto

Monfredini Roberto Medico Veterinario Modena

Montano Luigi Medico Uroandrologo Responsabile Andrologia ASL Salerno

Murgia Vitalia Medico Pediatra Mogliano Veneto

Novelletto Bruno Franco Medico Presidente ISDE sezione di Padova

Olivieri Luciano Genova

Orbello Gianfranco Medico nefrologo Presidente ISDE Taranto

Orzes Ezio Comune Ponte nelle Alpi

Padovan Carla Medico ( Pediatra di comunità ) Pordenone

Padovan Maria Teresa Medico Igienista Gorizia

Pedale Rosa Medico di Medicina Generale Presidente ISDE Foggia

Perrino Pietro già Direttore CNR Bari

Petronio Maria Grazia Medico Igienista Pisa Giunta Esecutiva ISDE Italia

Primavera Giuseppe Medico Pediatra di famiglia (Ass. Cult. Pediatri ACP) Palermo

Rabitti Paolo Ingegnere, Mantova

Ramorino Donatella, Comune Legnago

Reali Laura Medico Pediatra ACP Roma, membro Pediatri per un mondo possibile (PUMP)

Ridolfi Ruggero Medico Oncologo Forlì Presidente ISDE Forlì

Ristagno Rosalba Medico Componente del Consiglio dell’Ordine dei Medici di Messina; Presidente AIDM (Associazione Italiana Donne Medico) sez. Tirreno-S.Stefano C.(ME).

Rivezzi Gaetano Medico Pediatra Caserta Coordinatore ISDE Campania

Romagnoli Carlo Medico referente ISDE Umbria

Romani Gabriele Medico igienista presidente ISDE Modena

Romizi Roberto Medico MMG Presidente ISDE Italia

Rotondo Salvatore Medico Urologo Messina

Saltalamacchia Luca Avvocato socio dello Studio Legale Saltalamacchia

Salzmann Roberto Medico MMG Campobasso

Santini Ferdinando Medico MMG Pistoia

Sarboraria Marco Medico Rianimatore Osp. Aosta, ISDE Valle d’Aosta.

Sbolgi Patrizia Medico Pediatra Genova

Siddi Elena Medico del Lavoro ISDE Firenze

Stefanini Angelo, Medico, Docente di Sanita’ Pubblica, Bologna

Taffetani Fabio Docente di Botanica Università di Ancona

Tamino Gianni Docente Biologia Università di Padova, Comitato Scientifico ISDE

Terzano Bartolomeo Medico MMG Campobasso, Giunta Esecutiva ISDE Italia

Valerio Federico Chimico Ambientale già ricercatore presso Istituto Nazionale Ricerca Cancro Genova

Vantaggi Giovanni Medico MMG ISDE Gubbio

Venezi Maurizio Medico Presidente ISDE Perugia

Vernero Sandra, Medico, vicepresidente di Slow Medicine

Vigotti Maria Angela Epidemiologa Pisa

Vinci Emanuele Medico Patologo Clinico Brindisi

Vitiello Elisabetta Biologa Genova

Vitullo Felice, Medico Epidemiologo, Presidente ISDE Chieti

Zambon Paola Medico Epidemiologo Padova

Zarrilli Sergio Medico Pediatra Campobasso

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