«Sel resti con noi». E il Pd riesuma il centrosinistra Fonte: il manifestoAutore: Daniela Preziosi

L’invito di Guerini, Serracchiani e Orfini agli ex alleati: restiamo uniti. Fratoianni: allora cambiate politica

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La «moratoria sulle primarie» chiesta un mese fa da Matteo Renzi alla direzione del Pd sta per scadere. E del resto nessuno l’aveva presa sul serio, a partire dai due vicesegretari Guerini e Serracchiani che per tutto dicembre ne hanno continuato a parlare sui giornali. Ma da un paio di giorni dal Pd va in onda un nuovo format, anzi un format antico rimaneggiato per l’occasione: quello dell’appello a sinistra.

Il 20 marzo, data in cui le città che vanno al voto celebreranno il loro ’primarie day’, non è più così lontano. I gazebo di Milano si apriranno il 7 marzo, dunque prima. Ma in molte città il Pd non ha ancora le idee chiare sui candidati. Anche perché in mezza Italia il vecchop centrosinistra si è rotto; eccezion fatta per Cagliari, dove il vendoliano Zedda si ripresenta con l’appoggio dem; e per Milano dove il sindaco Pisapia ha benedetto la ’sua’ candidata alle primarie Francesca Balzani, gesto che con ogni probabilità spaccherà la Sel milanese. Ma a Roma, Torino, Bologna e Napoli, solo per citare le città più grandi, la coalizione non c’è più. E la vittoria dei candidati Pd è a rischio. Per questo domenica su Repubblica Guerini ha spiegato che il Pd cercherà «in ogni modo di tenere unito il fronte del centrosinistra». E lunedì, ieri, Serracchiani sulla Stampa si è appellata i vecchi compagni di strada: «La decisione della sinistra di Sel è irragionevole. Dopo aver governato insieme ci siamo sentiti sbattere la porta in faccia in modo incomprensibile».

Ma a sinistra l’argomento non funziona, giura Nicola Fratoianni, coordinatore di Sel e deputato di Sinistra italiana: «Dopo Guerini anche Debora Serracchiani, fulminata sulla via di Damasco, riscopre la passione per quel centrosinistra di cui il Pd parlava fino a ieri come di un peso e un inutile rimasuglio del passato». Un passato ormai seppellito anche a sinistra: «Fino a ieri c’era da approvare pessime leggi con la destra. Oggi invece al Pd cambiano idea perché c’è la campagna elettorale e un mare di elettori di sinistra che li ha definitivamente abbandonati. Scoprono solo oggi che i conti non tornano, e vorrebbero dare la colpa a noi». Niente da fare, almeno per lui: «Se volete allearvi con la sinistra perché continuate, solo per fare alcuni esempi, a privatizzare servizi, tagliare sanità e trasporti pubblici, investire su carbone e petrolio?».

Un ragionamento che però non torna a Matteo Orfini, presidente del partito e commissario del Pd romano che dopo le feste dovrà affrontare il delicato dossier del successore di Ignazio Marino al Campidoglio. «Noi proponiamo a Sel di non rompere il centrosinistra. Anche perché la loro linea non ha senso: o noi del Pd siamo davvero di destra, e allora non si capisce perché restino con noi in tutte le giunte d’Italia; oppure non si capisce perché debbano rompere in città dove andiamo d’accordo e governiamo insieme». La partita non è chiusa. Orfini ne è convinto. Non a Roma. «Noi non decidiamo i candidati nei vertici di palazzo. Li facciamo scegliere agli elettori con le primarie. Da questo metodo sono usciti Zedda, Doria e Pisapia. Se credono davvero in Stefano Fassina», ovvero l’ex Pd e oggi in corsa per la sinistra, «lo candidino alle primarie».

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