Sindacalisti vittime della mafia, l’ultima notte terribile di Nicolò Azoti da. www.rassegna.it rassegna sindacale

Sindacalisti vittime della mafia, l’ultima notte terribile di Nicolò Azoti
21 dicembre 2015 ore 15.17
Il 21 dicembre 1946 Azoti fu assassinato. La figlia: “Come ogni sera tornava dalla Camera del Lavoro. Sentii le urla straziate di mia madre”. Azoti rientra nel calendario della memoria che la Cgil sta realizzando per dare dignità ai sindacalisti uccisi

“Dormivo nel lettone, contenta del regalo che Babbo Natale mi avrebbe portato, un cappottino rosso. Da poco avevo capito che i regali li portavano i miei genitori. Già sognavo, quando spari improvvisi mi svegliarono. Mio padre come ogni sera tornava dalla Camera del Lavoro. Sentii le urla straziate di mia madre. Andai a vedere, mi allontanarono, tornai a letto accanto a mio fratello”.

Antonella Azoti, figlia del sindacalista Nicolò Azoti, ucciso dalla mafia a Baucina il 21 dicembre di 69 anni fa, in quella pre vigilia di Natale del 1946, aveva 4 anni. Oggi durante la commemorazione, nella villetta di via Savonarola, a Palermo, intestata a suo padre, ha ripercorso i momenti di quella terribile notte, i ricordi del sindacalista morente, leggendo i brani del libro da lei scritto “Ad alta voce. Il riscatto della memoria in terra di mafia”.

La commemorazione di Azoti rientra in quel calendario della memoria che la Cgil sta realizzando per ridare dignità a tutti i sindacalisti uccisi. “Di alcuni si conosce pochissimo, e il numero delle vittime del movimento sindacale e operaio é tuttora incerto – ha detto Dino Paternostro, responsabile della Legalità per la Cgil di Palermo -. Stiamo riportando allo scoperto tante storie ignorate, dimenticate. Il 13 febbraio a Misilmeri vogliamo ricordare per la prima volta Nunzio Sansone. Non ci sono state solo figure come quelle di Li Puma, Rizzotto, Carnevale, Cangialosi, ma vogliamo restituire alla memoria collettiva le storie di tanti altri sindacalisti uccisi che lottavano per i diritti e la democrazia, sui quali non si è fatta mai giustizia e non si è mai più spesa una parola. Sono storie di una Sicilia orgogliosa, che deve diventare storia d‘Italia”.

“Questi omicidi, di uomini che hanno messo la loro vita al servizio della grande idea di libertà e democrazia, venivano derubricati come fatti privati – ha aggiunto Concetta Balistreri, segretario Spi Cgil di Palermo, durante le conclusioni –. Vogliamo recuperare le storie di tutti questi uomini impegnati in una battaglia di riscatto prima ancora che i valori di libertà e democrazia trovassero posto in un impianto costituzionale. E le storie delle donne, rimaste vedove, lasciate sole con i loro figli a chiedere giustizia ”.

La storia di Nicolò Azoti è riemersa grazie al coraggio della figlia che, durante una iniziativa subito dopo la strage di Falcone, prese la parola per parlare del padre ucciso. “La storia della lotta antimafia non comincia con Falcone e Borsellino ma già alla fine dell’Ottocento col movimento contadino. E io sono la figlia di una di queste vittime”, ha detto Antonella Azoti. Alla commemorazione sono intervenuti l’assessore Giusto Catania, il presidente del centro Impastato, Umberto Santino, e il presidente del centro Pio La Torre, Vito Lo Monaco. Presenti anche Libera, l’Anpi e altri rappresentanti del sindacato.

Addio dolce e cara Elena Fava

L’ANPI Catania si stringe al dolore della famiglia Fava per la perdita della dolce e cara Elena

Elena Fava che ricordiamo per la sua dolcezza e per la sua caparbietà a portare avanti la lotta contro la mafia

La ricordiamo sempre presente il 5 gennaio nella via davanti alla lapide  di  suo padre Pippo Fava ma in tante altre occasioni

Oggi catania perde una delle sue più autorevoli e coraggiose figlie

Addio dolce e cara Elena riposa in pace sarai sempre nei nostri cuori

la presidente santina sconza

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Si è spenta oggi a Catania Elena Fava Il suo impegno per i giovani e l’antimafia da. meridionews

Foto di: Dario De Luca

Redazione 21 Dicembre 2015

Cronaca – Lascia un marito, tre figlie e un nipote. A portare via la figlia del giornalista Pippo Fava, ammazzato dalla mafia nel 1984, è stato un male diagnosticato otto mesi fa. Mercoledì alle 10 i funerali nella chiesa di Ognina. Sarà seppellita accanto al padre. La redazione di MeridioNews si stringe attorno alla famiglia e agli amici

Elena Fava si è spenta oggi pomeriggio, intorno alle 18, nella sua casa di Catania. La figlia del giornalista Pippo Fava, vittima della mafia, è morta per un cancro al polmone che le era stato diagnosticato otto mesi fa. E che nelle ultime settimane era peggiorato. «Elena non l’aveva detto perché non voleva essere compianta. E perché fino all’ultimo voleva combattere, voleva continuare a fare», dice Resì Ciancio, vicepresidente della fondazione Fava. Di cui la figlia del cronista era presidente dal 2002, anno in cui l’aveva creata «con l’intento di mantenere vivi la memoria e l’esempio di Giuseppe Fava».

La battaglia di Elena Fava in memoria del padre andava oltre la commemorazione del 5 gennaio – data dell’assassinio per mano del clan Santapaola-Ercolano -, e arrivava fino al lavoro con i giovani e all’impegno quotidiano ogni giorno dell’anno. Aveva 65 anni, lascia un marito, tre figlie e un nipote. E lascia anche l’intera comunità dell’antimafia catanese, che attorno a lei spesso si era stretta. I funerali si terranno mercoledì alle 10 nella chiesa di Ognina. Sarà seppellita nella cappella di famiglia a Palazzolo Acreide. Accanto al padre, originario del piccolo Comune del Siracusano. Il 5 gennaio, davanti alla lapide in onore di Pippo Fava nella via di Cibali che porta il suo nome, a Catania non ci saranno celebrazioni. Solo la tradizionale corona di fiori che, ogni anno, Elena era solita portare.

La redazione di MeridioNews si stringe attorno alla famiglia e agli amici.