Milano, l’appello per «mettere fuorilegge i nazifascisti» da. l’espresso

Una raccolta di firme per chiedere lo scioglimento delle sigle razziste e antisemite come Casa Pound e Forza Nuova che in città e in tutta la Lombardia sono di casa con concerti nazirock, raduni neri, macabre feste di compleanno del Fuhrer e ritrovi internazionali

di Michele Sasso

16 dicembre 2015

Milano, l’appello per «mettere fuorilegge i nazifascisti»

«Si chiede l’immediato scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste, da Forza Nuova a Casa Pound a Lealtà Azione alla Comunità militante dei Dodici raggi e consimili, che traggono ispirazione dal passato ventennio mussoliniano come dal nazismo e che assumono come modelli di riferimento organizzazioni terroristiche e antisemite dello scorso secolo, come la Guardia di Ferro rumena e Le croci frecciate ungheresi».

L’appello per mettere fuorilegge la galassia nera è partito dal comitato lombardo antifascista che ha lanciato la petizione sulla piattaforma di change.org e arriva direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i due presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Piero Grasso.

Nel mirino tutti i protagonisti di raduni neri, concerti nazirock, feste di compleanno del Fuhrer e incontri per scalare Palazzo Marino e vincere le elezioni a Milano.

Un sottobosco di sigle, organizzazioni ed onlus che sgomitano per avere visibilità ed aggregare nuovi adepti che ha come epicentro Milano e si espande in tutta la regione. Tutte accomunate dalle stesse idee reazionarie: stop all’euro, niente immigrazione e un giro di vite contro l’Islam.

Nel comitato hanno aderito l’Anpi, Cgil, Fiom, Rifondazione comunista, le reti e i collettivi antifascisti che hanno preso posizione di fronte alle parate in stile Norimberga per l’altro 25 aprile, quello nero il 29 aprile , quando a pochi giorni dalla festa della Resistenza l’appuntamento fisso è con croci celtiche, braccia tese e tricolori per ricordare il «martire» Sergio Ramelli.

L’appello continua così:«La volontà da parte di dette formazioni di ricostituire nel presente il partito fascista, contravvenendo alla legge, è un dato inconfutabile. La stessa Corte di Cassazione, l’8 gennaio 2010 riguardo Forza Nuova, ribadiva la natura «nazifascista» dell’organizzazione. Si richiede  da subito il divieto alle organizzazioni citate di poter accedere a spazi pubblici, all’aperto o al chiuso, per manifestazioni, convegni, concerti, raccolta firme o altre attività a fini propagandistici».

L’EVERSIONE NEL GIARDINO DI CASA

Nel triangolo lombardo tra Milano, Varese e Brescia l’eversione nera e il fascismo della porta accanto è di casa: lo scorso marzo in piazza Loggia, simbolo della città antifascista dilaniata dalla bomba del maggio 1974, il corteo per chiedere il rilascio dei permessi di soggiorno a migliaia di migranti rimasti senza lavoro viene attaccato da Forza Nuova.

Passano due settimane ed ecco che i nostalgici del Terzo Reich si ritrovano nel varesotto per festeggiare il compleanno di Hitler con un concerto nazirock dove si impastano parole e odio.

Una lugubre ricorrenza, 126 anni dopo, organizzata ogni anno dal fronte Varese Skinhaeads e la locale “Comunità dei dodici raggi”, mettendo in piedi una festa per il compleanno del Fuhrer, il protagonista dell’orrore della Shoah e dell’Europa devastata da un conflitto mondiale.

Anche il 25 aprile, nel settantesimo anniversario della resistenza, in trecentocinquanta camerati (con al seguito anche i bambini) si ritrovano con il vessillo con l’aquila argentea della Repubblica sociale italiana al campo 10 del Cimitero Maggiore della metropoli, dove sono sepolti in mille tra caduti della Rsi e i volontari italiani delle Ss. Un luogo simbolo per i neofascisti da onorare con bandiere, corone di fiori, saluto romano e commemorazioni che grondano di revisionismo.

A fare gli onori di casa i militanti di Casapound e Lealtà e Azione radunati nel «Campo dell’Onore», così ribattezzato in onore dei mille caduti della repubblica di Salò.

Provocazioni, voglia di uscire dall’ombra, tentare di aggregarsi e dare un respiro maggiore alle battaglie comuni è il senso dell’Internazionale nera , quando un anno fa Forza Nuova ha chiamato a raccolta tutte le sigle dell’estrema destra: dai greci di Alba Dorata passando dai britannici del British National party, fino ad Udo Voigt, europarlamentare del Nationaldemokratische Partei Deutschlands, Npd, il partito nazionaldemocratico di Germania.

E poi il “Settembre nero” in Lombardia per i fascisti del terzo millennio con protagonisti sempre loro: Casapound e Forza Nuova che scelgono la cittadina milanese di Castano Primo e Cantù per la festa nazionale e il meeting internazionale. Tre giorni di musica, idee e dibattiti animati dalle stesse idee reazionarie: stop all’euro, no immigrazione, giro di vite contro l’Islam.

Sciopero dei medici: adesioni al 75% da. rassegna sindacale

16 dicembre 2015 ore 16.24
I sindacati: “Alte adesioni e numerosi messaggi di solidarietà dai cittadini. Ssn a pezzi, non ci fermeremo finché non saremo nell’agenda del governo”. Fp Cgil a Lorenzin: “Non si scarichino oneri sulle Regioni, si finanzi la sanità pubblica”

Adesioni al 75% e numerosi messaggi di solidarietà da parte dei cittadini. È questo il primo dato diffuso dai sindacati sullo sciopero nazionale unitario dei medici, iniziato a mezzanotte. Un’astensione dal lavoro, spiegano i sindacati, proclamata dai 250 mila camici bianchi “in difesa del Servizio sanitario nazionale e contro i tagli delle prestazioni erogate ai cittadini”. La protesta interessa ospedali, Asl e studi dei medici di famiglia, ma sono garantite urgenze, visite a pazienti terminali e prestazioni di assistenza domiciliare integrata.

“Lo sciopero effettuato oggi ha una valenza politica straordinaria – scrivono i sindacati in una nota unitaria -, nel senso letterale di fuori dalla norma. Una indecente superficialità o un malcelato interesse della politica tutta verso il servizio sanitario nazionale, che stanno portando al disfacimento il più importante baluardo di tutela della salute e delle fragilità di tutti i cittadini, hanno spinto tutti i medici italiani prima a manifestare, oggi a scioperare uniti e compatti”.

L’agitazione è stata dichiarata da tutte le sigle sindacali: Anaao, Assomed_Sivemp, Cimo, Aaroi-Emac, Fp Cgil Medici, Fvm, Fassid, Cisl Medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials Medici, Uil Medici, Fimmg, Snami, Smi, Intesa Sindacale-Cisl Medi-ci-Fp Cgil Medici-Simet-Sumai, Sumai, Fespa, Fimp, Cipe e Andi. E l’adesione, secondo i sindacati, ha registrato punte del 75%. “I numerosi messaggi di solidarietà dei cittadini, testimoniano che è ben compresa la posta in gioco. Vale a dire contrastare una condanna a morte annunciata che sta travolgendo insieme i diritti dei cittadini, che vedono sottrarsi prestazioni giorno dopo giorno o trasferirle a carico dei loro redditi, e quelle dei medici e degli altri professionisti, marginalizzati in una logica di abbandono”.

“La sanità pubblica rappresenta un grande patrimonio civile, sociale e professionale – concludono i sindacati -, nel quale si inverano i valori etici e deontologici dei suoi professionisti. Non ci fermeremo fino a quando non sarà infranto il tetto di cristallo che blocca la sanità nella agenda del governo”.

“Il governo dice che vuole fare le assunzioni di medici e di infermieri, ma poi chiede alle Regioni di reperire le risorse dopo anni di tagli e definanziamenti, trasferisce le responsabilità alle regioni, ma non le risorse, mentre la sanità va a pezzi”, ha invece affermato il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Massimo Cozza, replicando alle parole della titolare del dicastero della Sanità, Beatrice Lorenzin. Il fondo sanitario, aggiunge il dirigente sindacale, “superiore di un miliardo e 300 milioni, come afferma il ministro, ha visto già una decurtazione di oltre tre miliardi rispetto al fabbisogno previsto dal patto per la Salute, ed è lo stesso fondo dal quale si dovrebbe attingere per garantire i nuovi livelli essenziali di assistenza, i nuovi vaccini e il farmaco per l’epatite C”.

Per la segretaria nazionale della Fp Cgil, Cecilia Taranto, invece “il governo si impegni a finanziare per davvero la sanità pubblica, a partire dal rinnovo del contratto: il solo strumento per riconoscere ai lavoratori quanto gli spetta e ai cittadini migliori servizi. Servono inoltre nuove e adeguate risorse per garantire il giusto orario di lavoro per medici, infermieri e per gli operatori sanitari tutti, ovvero quelli dimenticati dalla legge di stabilità. Così come servono soluzioni strutturali al problema dell’occupazione: la verità dietro le nuove assunzioni annunciate è che il governo sta anche creando nuove sacche di precariato in sanità, dicendo alle regioni di assumere fin dal primo gennaio nuovo personale con rapporti di lavoro flessibile”, conclude Taranto.

BASTA STRAGI!APRITE LE FRONTIERE! MIGRARE PER VIVERE NON PER MORIRE!Alle ore 17 Aula Magna Scienze Politiche via Vittorio Emanuele 49 assemblea cittadina

BASTA STRAGI!APRITE LE FRONTIERE! MIGRARE PER VIVERE NON PER MORIRE!

Venerdì 18 dicembre dalle ore 13, 30 volantinaggi nelle moschee
Alle ore 17 Aula Magna Scienze Politiche via Vittorio Emanuele 49 assemblea cittadina
interverranno: Fulvio Vassallo Paleologo, Antonio Mazzeo,
Kheit Abdelhafid (Imam moschea della misericordia)
A conclusione proiezione video sul Cara di Mineo a 2 anni dal suicidio di Mulue Ghirmay

http://globalmigrantsaction.org/
Contro la Fortezza Europa per la smilitarizzazione della Sicilia !
No a Frontex, No al razzismo, No alla guerra !
Il 2015 si chiude con il peggior bilancio di morti nel Mediterraneo e con il più grande naufragio (18 aprile circa 800 vittime) dal secondo dopoguerra. A causa delle legislazioni liberticide della Fortezza Europa le mafie mediterranee s’ingrassano sempre più vendendo a caro prezzo tragici viaggi a chi fugge da fame e guerre e non si ferma di fronte alla crescente militarizzazione delle frontiere e dei mari.
Anche se gli sbarchi in Italia quest’anno sono diminuiti, dall’estate scorsa si sono moltiplicati i viaggi via terra dalla Turchia alla Grecia. La Fortezza Europa ha gettato la maschera: le polizie dei paesi europei confinanti hanno sparso centinaia di km di filo spinato lungo i confini e violentemente picchiato chi li violava, compresi vecchi, bambini e donne. Lo spettro di una nuova apartheid prende corpo ed addirittura le destre xenofobe fanno le loro fortune elettorali (vedi Francia), alimentando l’allarme “invasione” di probabili terroristi dell’Isis. A questa tragica realtà i governi europei sono capaci solo di blindare i suoi confini e finanziare lautamente i regimi più liberticidi e corrotti in Nordafrica e Medioriente per impedire le partenze: versare 3 miliardi di euro al macellaio turco Erdogan per “accogliere” in nuovi lager i profughi siriani e kurdi è un crimine contro l’umanità; ma l’UE e gli Usa sanno fare di peggio: ancora considerano “terrorista” il PKK alla guida della resistenza kurda , che finora ha sconfitto i terroristi dell’Isis. La Sicilia è da anni un pericoloso laboratorio , oltre che di basi di guerra (Sigonella, MUOS a Niscemi, Augusta, Trapani-Birgi, Lampedusa), di nuove politiche segregazioniste dei/lle migranti: Cie, la vergognosa realtà del mega-Cara di Mineo, 5 hot spots e la sede centrale dell’agenzia Frontex a Catania. L’apertura di una sede di Frontex a Catania rappresenta un insulto e una grande vergogna per tutta la popolazione siciliana. Catania è una città aperta all’accoglienza ed antirazzista, nonostante la vergognosa accoglienza al PalaSpedini o nel Cara di Mineo. L’agenzia Frontex e l’operazione Triton sono programmi militari dell’Unione Europea volti alla chiusura delle frontiere e al respingimento dei migranti, non hanno nulla a che vedere con l’accoglienza. Frontex e Triton sono azioni di guerra ai migranti inaccettabili e razziste. Per opporci a tutto ciò chiamiamo alla costruzione di un mobilitazione unitaria euro mediterranea per il primo anniversario del naufragio del 18 aprile.
Venerdì 18 dicembre dalle ore 13, 30 volantinaggi nelle moschee
Alle ore 17 Aula Magna Scienze Politiche via Vittorio Emanuele 49 assemblea cittadina
interverranno: Fulvio Vassallo Paleologo, Antonio Mazzeo,
Kheit Abdelhafid (Imam moschea della misericordia)
A conclusione proiezione video sul Cara di Mineo a 2 anni dal suicidio di Mulue Ghirmay
Rete Antirazzista Catanese (info-adesioni: alfteresa@libero.it)

Licio Gelli e la P2 sono vivi e lottano contro di noi da: www.resistenze.org – osservatorio – italia – politica e società – 16-12-15 – n. 569

 


Senza Tregua | senzatregua.it

16/12/2015

Forse i più giovani di Licio Gelli non avranno neanche mai sentito parlare. Come della P2 e di un contesto, quello della cosiddetta Prima Repubblica, che appare tanto lontano, quando sconosciuto. Per un giovane abituato alla politica di oggi, fatta di forze omogenee che rappresentano interessi di classe equivalenti, è difficile comprendere una stagione, quella del dopoguerra, che fu segnata da un aspro conflitto ideologico, politico, sociale. Un paese spaccato, in un mondo spaccato, dove da una parte c’erano forze, che nonostante errori, limitazioni e contraddizioni, si ponevano come obiettivo il superamento del capitalismo e dall’altra forze reazionarie legate agli interessi dei gruppi industriali, della mafia, della nato. Le classi popolari da una parte, che alzavano la testa, dall’altra la paura delle classi dominanti che questa avanzata volevano a tutti i costi frenarla. In questo contesto operava un uomo come Licio Gelli e la sua loggia di adepti, conosciuta come P2, in cui diversi personaggi politici, del mondo imprenditoriale, delle forze armate e della struttura dello Stato furono affiliati. L’obiettivo era impedire la presa del potere da parte dei comunisti, obiettivo senza dubbio raggiunto, anche per motivi che sarebbe fuori luogo spiegare qui. Ma soprattutto di trasformare l’Italia, di ridurre quell’anomalia italiana, che vedeva nella presenza del PCI, nel protagonismo della classe operaia, delle sue strutture sindacali di riferimento, e delle masse popolari in generale, una minaccia per la stabilità degli equilibri del paese e internazionali.

Ma se oggi Licio Gelli è morto il suo programma è vivo e lotta contro di noi. In gran parte è stato applicato dai governi di centrodestra e centrosinistra in questi anni, anche grazie alla ultime riforme del governo Renzi, in parte è oggetto di discussione. Perché mentre a parole la politica e la società italiana hanno preso le distanze, il processo che ha condotto alla mutazione e alla scomparsa del PCI a lungo andare ha consentito la realizzazione di quel piano, e la chiusura dell’anomalia italiana. Paradosso solo apparente della storia è che a realizzarlo abbiano contribuito anche i gruppi dirigenti pentiti, di quel partito, contro cui era stato concepito.

Il piano della P2 prevedeva la realizzazione di due grandi partiti, o coalizioni di partiti di centrodestra e centrosinistra, che normalizzassero la politica italiana, consentendo quell’alternanza (non certo alternativa) che permettesse agli uni di governare dopo gli altri, proseguendo nella sostanza i medesimi interessi economici e politici. Una situazione anglosassone insomma, con un governo e un’opposizione di sua maestà, o come avviene negli USA con repubblicani e democratici, due forze talmente omogenee da essere nei fatti due facce della stessa medaglia dell’imperialismo statunitense. Prevedeva la riduzione dei parlamentari, la modifica del bicameralismo e la costituzione del Senato federale, il superamento del sistema proporzionale di voto, la separazione degli atti amministrativi da quelli politici. Riguardo ai sindacati il piano della P2 voleva ridurre la funzione conflittuale ad un livello di interlocuzione e concertazione, limitare il diritto di sciopero, ed in particolare lo sciopero politico, relegandolo a sole questioni di rivendicazioni economiche. Basta vedere quanto accaduto negli ultimi anni per vedere come questo piano con la riduzione della CGIL a sindacato concertativo si sia realizzato. Il piano prevedeva la riduzione delle festività e l’aumento degli orari di lavoro, misure a vantaggio dei capitali internazionali. Sollecitava infine al controllo sulla stampa e sulle emittenti televisive, alla rottura del monopolio della Rai, anche questo tutto avvenuto.

Insomma oggi muore Licio Gelli, un servo del capitalismo italiano. Muore un anello intermedio della catena e non certo la catena di comando come si vuole far credere, di un processo che si è largamente realizzato. Brindare alla sua morte serve a poco, perché il sistema di potere che Gelli per una vita ha servito è più saldo che mai. E se oggi non lo si percepisce nei termini e nei modi di qualche decina di anni fa è solo perché siamo noi – le classi popolari e il loro reparto d’avanguardia – a non essere più protagonisti della storia del nostro paese come un tempo. Il brindisi riserviamolo a quando, insieme a Gelli, seppelliremo imperialisti, padroni e loro servi.

 

Settimana di 30 ore a Göteborg: una prima valutazione molto promettente da: www.resistenze.org – popoli resistenti – svezia – 10-12-15 – n. 569


Benjamin Pestieau, Maartje De Vries | solidaire.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

01/12/2015

Combinare senza stress, lavoro, vita di famiglia, impegno sociale e tempo libero, è possibile. Lavorando 30 ore alla settimana, come mostra un progetto pilota svedese.

Tutto è cominciato non più di sei mesi fa, quando il personale infermieristico della casa di riposo e di cura Svartedalen a Göteborg è passato alla settimana di 30 ore. Dal febbraio scorso, infermieri e operatori sanitari lavorano 6 ore al giorno e 30 ore alla settimana. La casa di cura contava 64 infermieri a tempo pieno e 16 part time. Ora, tutti sono passati alle 30 ore settimanali.

Questo progetto pilota è stato avviato al fine di poter osservare gli effetti di una vera e propria diminuzione dell’orario di lavoro sulla salute e sulla qualità della vita del personale e anche sulla qualità del lavoro ed il benessere dei residenti.

Il progetto è stato elaborato in modo scientifico ed inquadrato come tale. Un gruppo multidisciplinare di specialisti, rappresentanti di datori di lavoro, di sindacati e di membri del personale, segue minuziosamente l’esperienza. Contemporaneamente a Svartedalen, il gruppo di ricercatori osserva un gruppo professionale simile nella casa di riposo e di cura “Solängen”, dove nulla è stato modificato, per stabilire un raffronto pertinente. Un primo rapporto di valutazione (1) è appena stato pubblicato su quest’esperienza innovativa. E i risultati sono sorprendenti.

Meno interruzioni del lavoro per malattia, meno malati a lungo termine

A settembre di quest’anno, Janneke Ronse ed altri due collaboratori di Médecine pour le peuple (2) hanno visitato Svartedalen (3). “Molti infermieri erano spesso e/o a lungo malati a causa del sovraccarico di lavoro, spiegava Monica Sörenssen, uno dei responsabili dell’istituzione. Tra noi, si diceva spesso che avremmo dovuto pianificare un po’ più di sport o di relax. Ma molti non avevano il tempo o l’energia. Quando si ritorna dopo 8 ore di lavoro, spesso si è stanchi da non renderlo possibile. Possiamo solo addormentarci sul divano”.

In sei mesi la situazione è cambiata, con grande sorpresa dei ricercatori. Il numero delle assenze per malattia fra i lavoratori a tempo pieno si è abbassato da 6,4 a 5,3 %. Quest’effetto è inesistente nell’altra casa di riposo e di cura: a Solängen, la cifra è rimasta stabile. Il calo è ancora più evidente se si guarda il numero di assenze per malattia di oltre 15 giorni. A Svartedalen questa cifra è diminuita da 3,23 a 2,68 %. Nell’altra istituzione di cura, il numero delle assenze per malattia a lungo termine, è aumentato.

Meno ore di lavoro straordinario e temporaneo

L’introduzione della settimana di 30 ore ha permesso a tutti gli infermieri part-time di lavorare nella nuova formula a tempo pieno. Oltre a ciò, Svartedalen ha assunto 14 infermieri a tempo pieno.

Il rapporto mostra che la settimana di 30 ore permette una migliore continuità, più regolarità e meno stress sul lavoro. “Prima, c’erano sei infermieri per 8 ricoverati. Ora sono otto infermieri, ogni ricoverato ha il suo infermiere fisso e ciò migliora la qualità delle cure. Si possono infatti stabilire molte più routine, punti di riferimento, cosa che è importante per gli anziani e ancora più per le persone affette da demenza senile” sottolineava già Monica Sörensson nel giugno scorso.

In sei mesi, la direzione ha pagato 5.750 euro in meno di straordinari, mentre quest’importo è aumentato a Solängen. La stabilità negli orari di lavoro ha permesso la diminuzione di un terzo del numero degli interinali a Svartedalen, mentre è aumentato di un terzo a Solängen.

Meno stress, migliore equilibrio tra lavoro e famiglia

Prima dell’inizio del progetto pilota, il personale ha risposto ad un questionario dettagliato sulla sua salute. Due terzi del personale addetto alle cure ha dichiarato di soffrire di sintomi da stress – problemi di stomaco, insonnia, mal di testa… Tra gli operatori sanitari part-time questa percentuale era più bassa, cioè il 55%. Il 59% del personale addetto alle cure a tempo pieno ha anche dichiarato di aver avuto problemi fisici. Tra i part time la percentuale era del 51%. Tutte queste cifre si sono abbassate in seguito all’introduzione della giornata lavorativa di 6 ore.

Nel complesso il personale registra oggi un miglioramento della qualità della vita, ma anche più possibilità di prendersi cura di sé. La settimana di 30 ore libera infatti molto più tempo. Per fare sport, essere in migliore forma fisica e sentirsi più felici. O per passare più tempo di qualità con famiglia. Il personale ha più tempo per respirare. Non devono più “recuperare” quando arrivano a casa.

Il comune di Göteborg ha deciso di prolungare l’esperienza almeno fino alla fine del 2016.

Un’esperienza che dovrebbe interessare altri, anche in Belgio

L’esempio di Göteborg ispira. Numerose proposte nel mondo associativo e sindacale del paese hanno recentemente rimesso all’onore del dibattito la riduzione collettiva dell’orario di lavoro. Il personale di Femma, associazione di donne nelle Fiandre, proverà nel 2016 questa nuova organizzazione del lavoro. E le cose iniziano a muoversi anche da parte del mondo politico. Il ministro regionale di Bruxelles Didier Gosuin, ha appena annunciato che vorrebbe provare la settimana di 4 giorni (32 ore) a Bruxelles-Propreté. Ciò permetterebbe la creazione di 500 posti di lavoro. Speriamo che non si tratti soltanto di un annuncio ad effetto. In ogni caso, la dinamica del dibattito sulla riduzione collettiva dell’orario di lavoro sembra ben rilanciata. Si vedrà.

Note:

1. Pacta Guideline för Sveriges kommuner, 6 månader med 6 timmar – Följeforskning om försök med reducerad arbedstid, 7/10/2015
2. Médecine pour le Peuple (MPLP) est le réseau de 11 maisons médicales présentes partout dans tout le pays lancé à l’initiative du PTB
3. Voir Solidaire du 31 août 2015

 

Perché viene condotta una campagna d’odio contro i musulmani? da: www.resistenze.org – cultura e memoria resistenti – linguaggio e comunicazione – 14-12-15 – n. 569

 


Michel Chossudovsky  | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

10/12/2015

Perché viene condotta una campagna d’odio contro i musulmani?
Perché sono i Musulmani ad essere sempre più etichettati come terroristi?
Perché questa campagna d’odio diviene parte della campagna elettorale per le presidenziali americane? 
Perché Donald Trump chiede misure liberticide di polizia federale contro i Musulmani d’America?
Perché i Musulmani sono oggetto di schedatura etnica e discriminazione sul lavoro? 
Perché il Presidente Francese Francois Hollande ha sospeso i diritti civili in corrispondenza di una campagna d’odio diretta contro i Musulmani di Francia, i quali rappresentano il 7,5% della popolazione del paese?
Perché è l’occidente a condurre una guerra contro nazioni Musulmane?  
Perché l’Islam è visto come male assoluto?

La risposta a queste domande è insieme semplice e complessa.
Si dà il caso che più del 60% delle riserve mondiali di petrolio greggio sono locate nelle terre Musulmane.

I Musulmani sono gli abitanti delle terre che possiedono il Petrolio. E l’agenda imperiale dell’America prevede l’acquisizione della proprietà e del controllo delle riserve mondiali di petrolio.
Se queste terre fossero abitate dai Buddisti, i politici occidentali – col solito supporto dei media mainstream – demonizzerebbero i Buddisti.

I paesi Musulmani, inclusi l’Arabia Saudita, l’Iraq, l’Iran, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, lo Yemen, la Libia, la Nigeria, l’Egitto, L’Algeria, il Kazakhistan, l’Azerbaijan, la Malesia, l’Indonesia, il Brunei, possiedono più del 60% delle riserve mondiali di petrolio greggio.

Con riferimento al greggio convenzionale, (escludendo quindi il greggio delle sabbie bituminose di Venezuela e Canada) la percentuale delle riserve di petrolio globale (greggio convenzionale) nei paesi Musulmani è molto più grande.

I paesi che possiedono grandi riserve di petrolio greggio sono tutti obiettivo di destabilizzazione.
Più del 50 % delle riserve di greggio mondiali giacciono all’estremità della penisola araba e nel bacino del Mar Caspio: Yemen, Arabia saudita, EAU, Kuwait, Qatar, Iran, Iraq, Siria, Azerbaijan.


Mappa: copyright Eric Waddell, Global Research 2003

La regione sopra rappresentata nella mappa è il teatro di guerra dell’America. Là dove la guerra per il petrolio viene combattuta sotto la bandiera della “guerra al terrorismo”. Queste sono le terre Musulmane individuate quale obiettivo di conquista o per un rovesciamento e cambio di regime. L’Arabia Saudita e le monarchie del Golfo Persico insieme agli emirati sono paesi vicini agli Stati Uniti e solidamente sotto il controllo dell’America.

La demonizzazione collettiva dei Musulmani, compresa la denigrazione dei principi dell’Islam, viene praticata in tutto il modo e costituisce, a livello ideologico, uno strumento di conquista delle risorse energetiche mondiali. E’ parte di un più ampio meccanismo di egemonia politica ed economica che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale.

Questa denigrazione viene portata attualmente avanti attraverso la creazione di organizzazioni terroristiche formate da Musulmani, come parte di una operazione di intelligence di vecchia data, risalente alla guerra tra Unione Sovietica ed Afghanistan

Al Quaeda e le organizzazioni ad essa affiliate sono creazioni della CIA. Non sono prodotto della società Musulmana. Gli attacchi terroristici sono posti in essere da gruppi jihadisti coordinati con le attività è le finalità di intelligence della CIA.

Lo Stato Islamico (ISIS) è uno strumento di intelligence che viene essenzialmente usato per due scopi specifici.

1. Sono le truppe di terra dell’alleanza militare occidentale, gli strumenti per la destabilizzazione, reclutati, addestrati, finanziati dall’alleanza militare occidentale. Le varie entità di Al Qaeda sono gli strumenti di destabilizzazione nelle vicine guerre supportate da USA e NATO (AQUIM nel Mali, Boko Haram in Nigeria, l’ISIS in Siria ed Iraq). Nello stesso tempo, esse costituiscono un pretesto ed una giustificazione per l’intervento militare sotto l’insegna di una campagna di bombardamento “antiterrorismo”.

2. Sul fronte interno, le varie cellule terroriste ISIS/Al Quaeda – supportate in modo occulto dall’intelligence occidentale – sono gli strumenti di una diabolica e criminale operazione propagandistica consistente nell’uccidere i civili innocenti con l’obiettivo di fornire legittimazione all’instaurazione di misure securitarie di polizia asserendo di difendere la democrazia. Queste operazioni di attacco sotto falsa bandiera (false flag) (1) asseritamente perpetrate da organizzazioni terroristiche sono in seguito utilizzate per aizzare l’opinione pubblica occidentale contro i Musulmani.

L’obiettivo sottostante è quello di condurre una guerra illegale di conquista nel Medio Oriente sotto l’insegna della “guerra globale al terrorismo”. Secondo i politici occidentali “noi ci stiamo difendendo dai terroristi”. Secondo i nostri governi, i bombardamenti asseritamente diretti contro i terroristi in Siria “non sono un atto di guerra”, sono presentati alla pubblica opinione occidentale come “atto di autodifesa”. “L’Occidente è sotto attacco da parte dei terroristi dell’ISIS”, l’ISIS ha base a Raqqa, nella Siria del Nord, “noi dobbiamo difendere noi stessi” bombardando l’ISIS.

Ci viene detto che non è un atto di guerra, che è invece un atto di legittima ritorsione e di autodifesa. L’unico problema con questa operazione di propaganda è che “I terroristi siamo noi”, i nostri governi e i nostri servizi segreti hanno sempre supportato l’ISIS fin dal suo primo apparire.

Negli occhi dell’opinione pubblica, avere una “giusta causa” per condurre una guerra è di importanza centrale. Una guerra è accettata come giusta se viene combattuta su un terreno di giustificazioni etiche, religiose, morali. I Musulmani vengono denigrati nei paesi occidentali come parte di un progetto imperialista, come mezzo per destabilizzare i paesi Musulmani sul terreno dei diritti umani (p.e. Iraq, Siria, Libia, Nigeria, Yemen).

L’America sta conducendo una santa crociata contro i Musulmani ed i paesi Musulmani. La “guerra al terrorismo” pretende di difendere la Patria Americana e proteggere il “mondo civilizzato”. Viene accolta come una “guerra di religione” o come uno “scontro di civiltà”, laddove nei fatti il principale e vero obiettivo di tale conflitto è quello di assicurarsi il controllo e la proprietà per le multinazionali dei vasti giacimenti di petrolio della regione.

Guardando la storia, la denigrazione del nemico è stata applicata più volte. le Crociate del Medioevo consistevano nella demonizzazione dei Turchi, degli infedeli e degli eretici con l’obiettivo di giustificare una guerra di conquista militare.

La demonizzazione serve obiettivi economici e geopolitici. Allo stesso modo, la campagna contro il “terrorismo islamico” (che è occultamente creato e supportato dall’intelligence statunitense) serve in realtà alla conquista delle ricchezze petrolifere.

I Musulmani sono equiparati in tutto e per tutto a terroristi: l’islamofobia serve a condurre campagne d’odio su scala nazionale in Europa e Nord America.

Si tratta di uno strumento di propaganda di guerra utilizzato per denigrare la storia, le istituzioni, i valori ed il tessuto sociale dei paesi Musulmani, nello stesso tempo prospettando i  principi della “democrazia occidentale” e del “libero mercato” come l’unica alternativa per questi paesi.

Note:

N.d.t.:  false flag potrebbe rendersi in italiano con il concetto di operatività sotto falsa bandiera. Si intende un artifizio tattico segreto utilizzato nell’ambito di operazioni militari o di spionaggio poste in essere dai governi o dai servizi segreti. Consiste nel fare apparire una determinata azione come posta in essere da altre organizzazioni, parti od entità assertivamente o realmente nemiche. Ciò viene condotto attraverso l’infiltrazione in organizzazioni esistenti realmente contrapposte ovvero attraverso la creazione vera e propria di organizzazioni asseritamente contrapposte, ma in realtà dirette dai governi, dai servizi o dalle entità militari delle vittime o dei loro alleati od allineati. Deriva dall’espressione in lingua inglese false flag, ossia “bandiera falsa”, probabilmente utilizzata in operazioni coperte di tipo navale. L’idea è quella di “firmare” una certo attacco “issando” la bandiera di un altro stato o la sigla di un’altra organizzazione.

 

“Il fascismo non è un’opinione come le altre, è un crimine”. Parte la petizione on line rivolta a Matterella, Boldrini e Grasso Autore: fabrizio salvatori da. controlacrisi.org

“Il fascismo non è un’opinione come le altre, è un crimine”. A lanciare l’iniziativa è un largo fronte antifascista che raccoglie decine di realtà milanesi, lombarde e anche di altre regioni: hanno già aderito molte sezioni di Anpi, Cgil, Fiom, Rifondazione comunista, oltre alla galassia delle Reti antifasciste, dei collettivi, dei circoli, degli osservatori democratici sulle nuove destre. Il link per firmare la petizione – che sarà promossa anche con iniziative pubbliche, incontri, concerti (e uno spot su Radio Popolare) – è già attivo su change.org.
Nella petizione,, che punta a centomila firme, si chiede lo scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste che da anni scelgono Milano e la Lombardia come teatro per feste, raduni, concerti, parate nostalgiche: razziste e antisemite. A Presidente della Repubblica e presidenti di Camera e Senato si chiede “l’immediata messa fuori legge di tutte le formazioni neofasciste e neonaziste, da Forza Nuova a Casa Pound a Lealtà Azione alla Comunità militante dei dodici raggi e simili, che traggono ispirazione dal ventennio mussoliniano come dal nazismo e che assumono come modelli di riferimento organizzazioni terroristiche e antisemite dello scorso secolo – spiegano dal Comitato promotore di ‘Una firma contro il fascismo’ – La volontà da parte di queste organizzazioni di ricostituire il partito fascista, contro la legge, è un dato inconfutabile. Per questo chiediamo il divieto di poter accedere a spazi pubblici, all’aperto o al chiuso, per manifestazioni, convegni, concerti, raccolta firme o altre attività a fini propagandistici”.

Qui, la notizia dell’ultima aggressione fascista proprio a Milano