Accordi per fare argine al Fronte nazionale Fonte: Il ManifestoAutore: Anna Maria Merlo

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Di fronte alla nuova conferma del progressivo avvicinamento al potere del Fronte nazionale, i partiti tradizionali cercano un’immediata linea di difesa per evitare una frana al secondo turno di domenica. Per una discussione in profondità sulle cause dell’avanzata dell’estrema destra, bisognerà aspettare più tardi, sempre che, passato lo choc, tutto non passi di nuovo in cavalleria.

Trattative a sinistra, quindi, fino alle 18 di ieri, ora-limite per presentare le liste per il secondo turno di domenica. In otto regioni (sulle 13 della Francia metropolitana), Ps, Europa-Ecologia-Front de Gauche (o Pcf) hanno “fuso” le candidature e trovato un’unità di facciata, malgrado le forti divergenze sulla politica economica del governo a guida socialista. Anzi, c’è persino l’ipotesi di poter evitare il peggio: la speranza è di poter vincere tra tre e sette regioni. La “fusione” è un’aggregazione attorno alla lista arrivata in testa al primo turno, cioè nel caso attuale sempre il Ps, fatta eccezione per la Corsica (dove il Ps ha preso meno del 5% e sostiene l’indipendente di sinistra Paul Giacobbi, che ha fuso la lista con il Pcf)). La destra ha “fuso” due liste concorrenti in Corsica, mentre altrove aveva già fatto l’unione tra Les Républicains (Lr) e il MoDem al primo turno, quindi presenta gli stessi candidati. Ma anche in questo schieramento, le acque non sono tranquille. Nicolas Sarkozy è sotto accusa, per una campagna troppo sulle terre dell’estrema destra e per la scelta al secondo turno del “né ritiro né fusione” per arginare il Fronte nazionale. Valérie Pécresse, che è arrivata in testa in Ile-de-France, rifiuta la presenza di Sarkozy o di altri leader Lr negli ultimi comizi.

L’accordo a sinistra è fallito solo in Bretagna, dove il Ps è quasi sicuro di vincere, dopo essere arrivato in testa al primo turno (34,9%) con alla testa il ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian, che praticamente non ha fatto campagna essendo occupato con i numerosi interventi militari esterni della Francia. Aveva la possibilità di accordarsi con Eeiv (6,7%), ma al Ps dicono che gli ecologisti sono stati troppo “esosi” nelle loro richieste, mentre i Verdi ribattono che non sono stati neppure interpellati e sono venuti a conoscenza dell’assenza di fusione solo dai media. La segretaria di Eeiv, Emmanuelle Cosse, accusa il “settarismo” di Le Drain e dei papaveri vicini a Hollande. Nell’Ile-de-France, dove è arrivata in testa la lista Lr di Valérie Pécresse, l’accordo era stato già raggiunto lunedi’. Ps e alleati sono al 40%, “siamo in posizione di vincere”, dice il candidato Claude Bartolone, attuale presidente dell’Assemblea nazionale. Visto che le liste sono su base dipartimentale, Eeiv e il Pcf hanno due teste di lista nella regione (Val-d’Oise e Val-de-Marne)e i posti sono poi stati distribuiti “su base proporzionale” rispetto ai risultati del primo turno (il tutto è reso ancora più complicato dalla parità tra uomini e donne candidati). Di fronte al rischio di sconfitta, di fronte a Lr arrivato in testa il 6 dicembre, anche nel Pays de la Loire è stato raggiunto un accordo: non facile, visto il braccio di ferro tra Ps e Eeiv sulla costruzione del nuovo aeroporto di Nantes a Notre-Dame-des-Landes. La base dell’accordo è l’impegno a ricorrere a uno “studio indipendente sull’ottimizzazione” dell’aeroporto attuale di Nantes, che potrebbe far cadere l’ipotesi di Notre-Dame-des-Landes (anche se, proprio in questi giorni, dovrebbero iniziare gli espropri dei terreni, dopo aver esaurito tutti i possibili ricorsi giudiziari). Nella regione Rhône-Alpes-Auvergne, dove è arrivato in testa l’esponente della destra dura Lr, Laurent Wauquiez, il presidente Ps uscente, il vecchio barone Jean-Jack Queyranne, ha raggiunto solo una “fusione tecnica” con Eeiv e il Pdg, cioè una fusione dei nomi dei candidati con il sistema proporzionale rispetto ai risultati del primo turno, ma senza nessun impegno, per la sinistra della sinistra, di partecipare alla giunta, in caso di vittoria.

Nelle regioni a rischio Fronte nazionale, dove la direzione del Ps ha deciso il ritiro puro e semplice della lista socialista e Manuel Valls ha invitato a votare per la destra Lr, il mugugno non si placa. Preoccupa l’auto-esclusione dai consigli regionali per 6 anni. In Provenza, di fronte a Marion Maréchal-Le Pen del Fn, Christian Estrosi (Lr) ha ieri promesso l’istituzione di un “consiglio territoriale”, per “permettere agli esclusi di esprimersi” e partecipare alla vita politica regionale: una mano tesa agli elettori socialisti e di sinistra, molto restii a votare per il rappresentante del partito di Sarkozy, che è sempre stato su posizioni molto a destra. Depressione a sinistra nel Nord-Pas-de-Calais-Picardie, di fronte alla vittoria annunciata di marine Le Pen, che ha portato al ritiro della lista Ps. Il Nord, bastione nel passato del movimento operaio, non avrà per 6 anni nessun consigliere di sinistra. C’è poi il caso controverso della regione Alsazia-Lorena-Champagne. Qui, il capo-lista socialista, Jean-Pierre Masseret, ha deciso di disobbedire alla direzione del Ps e, malgrado il rischio di una vittoria del Fn grazie a una triangolare, ha presentato la lista per il secondo turno. Ma poco alla volta i candidati hanno fatto defezione: se il 95% si ritira, la lista è automaticamente annullata.

In attesa di vedere se l’argine elevato contro l’estrema destra tiene al secondo turno, ci si consola con l’Oltre-mare: in Martinica e Guyana, il Fronte nazionale è assente e la sinistra è in testa, come in Guadeloupe, dove l’estrema destra è all’1,4%. Solo a La Réunion la sinistra è in ballottaggio sfavorevole, ma il Fronte nazionale è al 2,3%.

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