Il poeta Ashraf Fayadh condannato a morte in Arabia saudita: «Non crede in dio» da. ilmanifesto.it

Sentenza scandalosa in Arabia Saudita. Stavolta il caso riguarda11190928_1604519553122521_124686960_n, poeta e artista di origine palestinese condannato a morte dal tribunale di Abha martedì scorso con l’accusa di «apostasia», ovvero di «abbandono o rifiuto dell’Islam». In pratica ha detto che dio non esiste.

La decisione, ancora appellabile poiché emessa da un tribunale minore, inasprisce la sentenza emessa in precedenza lo scorso anno, che condannava Fayadh a quattro anni e 800 frustate per il suo comportamento «deviato».

Secondo Adam Coogle, ricercatore di Human Rights Watch, l’episodio scatenante sarebbe stato una discussione culturale in un caffè di Abha, durante il quale Fayadh avrebbe detto «cose contro Dio» denunciate da un testimone. A rincarare la dose, uno studioso di Islam avrebbe bollato come «blasfeme» alcune poesie pubblicate nel 2008.

In aula Fayadh si è detto pentito e ha chiesto scusa alla comunità. Non è bastato al giudice che lo ha condannato a morte: «Il pentimento è per dio».

La pena capitale, prevista nel regno wahhabita nella sua forma “più umana” di decapitazione con la spada, è attribuita per reati che vanno dalla rapina a mano armata, all’omicidio, al traffico di stupefacenti e allo stupro.

Anche l’apostasia figura nella lista, sebbene secondo Human Rights Watch la relativa condanna venga emessa in casi molto rari: quest’anno se ne conterebbe “solo” un’altra, a fronte di centinaia di sentenze per reati di spaccio di droghe leggere e omicidio. Numeri che fanno paura, secondo le organizzazioni internazionali: secondo Human Rights Watch Riyadh quest’anno avrebbe giustiziato oltre 150 persone, cifre da primato rispetto alle ultime due decadi. Tra le mani del boia, oltre ai sopracitati “criminali”, finiranno anche i dissidenti come gli al-Nimr, accusati di terrorismo per le proteste a cui avevano preso parte nel 2011–2012.

La letteratura, poi, è particolarmente osteggiata dalle autorità saudite, che temono il potere che ha la parola scritta di svegliare le coscienze e generare dissenso: proprio per questo lo scorso anno, durante l’annuale fiera internazionale del libro nella capitale, il governo aveva fatto sequestrare migliaia di libri di oltre 400 autori considerati portatori di “messaggi blasfemi” e per questo banditi.

Tra questi, oltre ai volumi sulla condizione femminile e sulle primavere arabe, figuravano gli scritti di Mahmoud Darwish, il poeta palestinese che ha fatto della sua penna la sua arma per la lotta per la libertà.

(fonte: Nena News)

Napolitano e l’Omertà di Stato: colpevole! da: antimafia duemila

napolitano giorgio big2di Giorgio Bongiovanni
Presidente Emerito della Repubblica, Senatore a vita, ex Presidente della Camera negli anni delle stragi. Eccolo Giorgio Napolitano, un ex Capo dello Stato Colpevole!
Lo dimostrano le sue azioni che hanno spazzato via tutti quegli alti valori che le cariche istituzionali dovrebbero accentuare in rappresentanza di uno Stato vero e di tanti cittadini onesti.
Un Napolitano Colpevole di dare un cattivo esempio alle future generazioni che da oggi sanno che la “legge non è uguale per tutti”.
La lettera inviata alla Corte d’assise di Caltanissetta per chiedere la revoca totale dell’ordinanza di ammissione come teste dell’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, è un ulteriore schiaffo alla ricerca della verità e della giustizia.
E ci dispiace dover registrare l’adattamento ai “desiderata” della Corte d’assise nissena. A nostro parere Napolitano andava ascoltato proprio per quel principio sacrosanto che campeggia in ogni aula di giustizia italiana, ovvero che “la legge è uguale per tutti”.
Ancor di più se si considera che accusa, difesa e parti civili si erano associate alla richiesta di Repici. Solo l’avvocatura dello Stato si era opposta alla testimonianza di Napolitano.
A prescindere dall’ordinanza emessa dalla Corte che, ripetiamo, non condividiamo, restano i fatti.
Come può un teste sostituirsi ad una Corte decidendo “a priori” che la propria deposizione al Borsellino quater non è rilevante ed è ripetitiva?
L’ex Presidente della Repubblica sa perfettamente che il processo sulla strage di via d’Amelio è un altro dibattimento rispetto a quello sulla trattativa Stato-mafia (dove anche fece di tutto pur di non essere sentito).

Napolitano sa, quindi, che non è affatto ripetitiva la sua testimonianza, proprio perché in questo processo non è stato mai sentito.
Dobbiamo pensare che il “Re” ha paura di non poter “nascondere nulla di quanto a sua conoscenza”, privato di quelle prerogative proprie del Capo dello Stato?
E’ più di un sospetto perché la storia recente dimostra che è sempre stato lui a decidere dove fosse necessario dire la verità o tacere.
Una proiezione chiara e limpida di quell’“Omertà di Stato” che diventa uno “schiaffo” a chi chiede verità e giustizia sulle stragi.
Di questo è Colpevole Napolitano.
Colpevole di aver sollevato un conflitto di attribuzione senza precedenti contro la Procura di Palermo. Colpevole di aver fatto distruggere, anziché averle rese pubbliche allontanando ogni legittimo sospetto sulla sua persona, le telefonate tra lui e l’imputato Nicola Mancino.
Colpevole di tacere “sugli indicibili accordi” che hanno insanguinato il nostro Paese.
Colpevole di essere rappresentante della politica vecchia, dei compromessi, dei Segreti di Stato.
Napolitano, Presidente Emerito della Repubblica, è Colpevole di un reato non punibile: l’Antietica.

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Assunzioni: abbiamo ingannato l’Europa ma in Italia il precariato rimane. Lettera da: orizzontiscuola.it

 

di redazione

Prof. Antonio Rossi, uno dei fondatori di Associazione Nazionale Docenti di Informatica (ANDINF) –   Gent.mo Ministro, Lei esulta per ogni notizia che esce sulla scuola ma mi spiega “Questa cattiva” scuola cosa ha prodotto?

La fase C un vero pasticciaccio!

“una marea di docenti assunti su classi di concorso sovrannumerarie” se ci sono già docenti in esubero su quella classe di concorso che cosa faranno i nuovi assunti? Questa situazione è ancora più aberrante se si pensa che molti di questi nuovi docenti non hanno mai avuto la possibilità di insegnare (almeno sulla propria classe di concorso) perché non c’erano posti liberi.[Non si doveva dare la precedenza ai docenti con più di 36 mesi di servizio?]

Migliaia di posti/cattedre rimaste scoperte perché non si è attinto dalle graduatorie di istituto dove ci sono decine di migliaia di docenti abilitati sulle classi di concorso esaurite e di cui c’era estremo bisogno. I docenti delle Graduatorie di Istituto sono utili solo per attingere dalle loro tasche le tasse dell’iscrizione ai vari TFA, PAS, etc., che tanto servono alle nostre università? Perché non hanno gli stessi diritti degli altri colleghi iscritti alle graduatorie ad esaurimento?

Sono stati immessi in ruolo migliaia di docenti senza alcuna esperienza di docenza (vedi i loro punteggi con il solo punteggio di abilitazione addirittura solo 12, 13 punti). [Non si doveva dare la precedenza ai docenti con più di 36 mesi di servizio?] e sono rimasti fuori docenti abilitati con molti anni di servizio.

Sono stati immessi in ruolo 200 docenti di A075 e A076 diplomati con classi di concorso che non esistono più, con scarsissima esperienza perché la loro classe di concorso è da anni in extra esubero e quindi senza possibilità di insegnamento e sono rimasti fuori docenti laureati e abilitati di A042 con oltre 15 anni di servizio ….. questo giusto per citare una delle tanta situazioni assurde che si sono venute a creare.

Nella Fase B chi aveva più punteggio e più servizio è stato premiato con un posto lontano dalla propria sede di residenza dall’altra parte d’Italia (con tutti i problemi familiari e logistici annessi), invece nella fase successiva, fase C chi aveva meno servizio e meno esperienza è rimasto nella propria provincia (o addirittura nel proprio comune), quale giustizia è stata applicata?

QUALE LOGICA HA GUIDATO TUTTO CIO’?

“Abuso precariato, la buona scuola ha funzionato” ma ne è veramente convinta?

A seguito della Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 novembre 2014 non erano stati valutati oltre 250.000 i docenti con oltre 36 mesi di servizio alle spalle?

Siete riusciti ad ingannare l’Europa ma in Italia la questione è rimasta più che aperta, è mancata la volontà di fare le cose per bene.

Alla fine di questa tornata di assunzioni (tanto sbandierata e pubblicizzata) sono stati assunti, con tutte le contraddizioni del caso (migliaia di docenti senza 36 mesi di servizio e senza esperienza) solo 89.000 e rotti nuovi docenti e gli ALTRI?

Tutti al concorsone? Le sembra logico che migliaia di docenti qualificati che da oltre 10 anni prestano regolare servizio, senza che gli siano pagati i mesi estivi, sempre a scatto zero con lo stipendio minimo, tra i più bassi d’Europa, ora debbano giocarsi tutto sulla ruota della fortuna del concorso. tutti i propri diritti acquisiti in anni di continui sacrifici, spezzoni su tre scuole e sedi di servizio ad oltre 100 chilometri?

NON MI SEMBRA PROPRIO CHE CI SIA DA ESALTARSI ANZI ……………………. NON SI MOTIVANO COSI’ I BUONI DOCENTI!!!

Docente sconcertato in attesa di una Sua risposta.

“Se sui mass media, tutti i giorni, va in onda la strage dell’intelligenza”. Intervento di Paolo Andreozzi da: controlacrisi.org

“Allah akbar” avrebbero urlato anche questi terroristi quotidiani, in turnée oggi a Bamako capitale del Mali. Ventisette morti, conto provvisorio, tra gli ostaggi dell’hotel.
(A proposito, bandiere del Mali sulle fotine o hashtag jesuìbamakò ancora non se ne vedono, ma mi sa che manco dopo.)
Tuttavia, dicevo, “Allah akbar” stanno ripetendo autisticamente i media, per averlo sentito riferire dai sopravvissuti, come unico fonema sgangherato e sinceramente ormai pure banale proferito dagli stragisti prima che, indovinate, o si facessero saltare o fossero fatti fuori dalle forze speciali, supportate da corpi americani e francesi, quasi-prontamente intervenute.Sennonché… piccola crepa nel muro delle ricostruzioni un tanto al chilo, un testimone dice però che tra loro gli assalitori parlavano in… inglese. Chi è che osa? Sekouba Bambino, si chiama così, cantante etno-pop della Guinea che agli inquirenti ha subito rivelato quanto sopra.
E la crepa nel muro delle veline di servizi e stampa è tanto più larga quanto appunto trattasi di un personaggio di una certa qual notorietà. Non come i testimoni anonimi della mattanza parigina di cui seppur le prime cronache riportavano le parole inquietantemente in controcanto (“sparavano con calma, sembravano militari”, “erano a volto scoperto, nessun cappuccio stile Isis”), poi ce li siamo bellamente scordati in favore della grande narrazione della caccia all’uomo, alla donna, al fratello dell’uomo, alla cugina della donna e alla nonna del Corsaro Nero, che dallo Stade de France all’estrema banlieue, dai confini col Belgio a chissà dove, ha dato grande smalto alla ritrovata muscolarità della Quinta-e-mezzo Repubblica Francese.

Dimenticheremo pure la notazione linguistica di Sekouba, certamente. Anzi dimenticheremo proprio che c’è una città che si chiama Bamako al centro di una nazione che si chiama Mali in mezzo a un continente che si chiama Africa, che credo fosse molto molto più largo e lungo di com’è adesso su Google Map, prima che la Civiltà Euroatlantica ci affondasse gli artigli dentro e ne strappasse intere latitudini e longitudini di Storia vivente.
Ce lo ‘dimenticheranno’, color che a ciò provvedono, ed è il motivo per cui ho voluto appuntarmi questa cosa da nulla, questo taglietto sul coperchio: gli assassini di scena oggi urlavano sì versetti in arabo, liberavano solo chi sapeva recitare un poco di Corano (questa pure un effettone), e però si parlavano in inglese.

Lllà, lo appoggio qui.

VENERDI’ 20, ORE 19:15

Stupefacente! Neanche avessi la palla di vetro!
Il TG3, il buon vecchio TG3, diretto e condotto da Bianca Berlinguer (mi ripeto a mente il cognome ogni volta), ha aperto col Mali e gli ha dedicato 13 minuti su 30 che ne dura, e alla fine dell’infinito multi-servizio ha passato la testimonianza telefonica di un chenesò nativo del Togo ma fatalità italo-parlante che ci ha commosso con la cattiveria dei terroristi che prima sparavano sui vivi e dopo tornavano a sparare di nuovo sui già morti. E Bianca, la buona vecchia Bianca, ha chiosato turbata dicendo “Ecco, vedete… le testimonianze si assomigliano tutte. Gli stessi orrori a Parigi e a Bamako…” Voilà, si è tradita (o… ha chiesto aiuto?).

E ti credo che si as-somigliano! Se tutte le redazioni sono passacarte sottotiro degli strateghi della tensione, si somiglia sì tutto quanto e tutto quanto sia utile a essi strateghi si rinforza nella testa spaurita della gente!
Ho bisogno di annoiarvi dicendo ciò che sapete già? Che nei 13-minuti-13 sul Mali il TG3 non ha trovato 5-secondi-5 per dire che un testimone, tutt’altro che un chenesò bensì una piccola star locale, ha sentito gli sparatori parlare inglese?

E’ divertente, quasi: i media italiani stigmatizzano chi ha scritto oggi quel messaggio viralizzato su WhatsApp (“Resta a casa, figlia mia, gli attentati a Roma sono imminenti ma non ce lo dicono”), riportando anche l’ira di Renzi per tanto procurato allarme, e però gli stessi media accelerano esponenzialmente sull’allarme diffuso attraverso dei precisi format di comunicazione ed emozionali.
Insomma, niente artigiani della paura di massa: ci pensiamo già noi scientificamente, e guai a chi sgarra.
Fantastico!

Vi prego, ridetegli in faccia a tutta questa piccola gente. Ci faranno ammazzare uguale, ma come si dice: una risata… allunga la vita.

Che fare? Fonte: rifondazione.itAutore: Lidia Menapace

Cominciamo coi no: LA GUERRA NO, in qualsiasi forma mascherata.Le operazioni di polizia sì, soprattutto di intelligence cooperanti: é una occasione da non perdere per avviare un piccolo pezzo di Europa, applicando il secondo comma dell’art.11cost., cioè rinunciando reciprocamente a pezzi di sovranità nazionale per fare un pezzo di Europa federale. NO invece a iniziative prese unilateralmente da singoli paesi europei, le quali accentuano il carattere oligarchico delle istituzioni europee.

Queste sono le cose che si possono fare subito.

Ma più importanti sono quelle di lunga lena e però necessarissime per togliere terreno scuse giustificazioni irrazionali simpatie luoghi di arruolamento per giovani aspiranti terroristi. Culturalmente bisogna riconoscere che i tentativi di accordo, dialogo, vera e propria cittadinanza comune, addirittura integrazione accolta sono fin qui falliti, bisogna dunque ripassarli e con l’aiuto di antropologia sociologia politica cercare strade, magari molte differenti varie, adatte ad islamisti di prima generazione europea o seconda o terza.

Insomma quella rivoluzione culturale che appare anche la sola operazione politica atta ad “uscire dal capitalismo in crisi”, come appunto consiglia un grande economista arabo di cultura francese, stato professore alla Sorbona e che ora a Dakar presiede il Forum mondiale delle Alternative, ha da aggiungre ai suoi temi quello che stiamo considerando. Seguiamo dunque i suggerimenti appunto di Samir Amin, che ha pure scritto di recente un bellissimo saggio sulle spinte fasciste che il capitalismo lasciato alla spontaneità della sua crisi produce. C’è lavoro e gloria per tutte e tutti.

Che ci fanno?

Intendo teste di cuoio francesi e americane nella capitale del Mali? Secondo me, ogni potenza excolonale non dovrebbe mai essere autorizzata a prendere parte ad operazioni nei territori delle proprie excolonie, dato che di solito ciò che da loro è stato fatto dovrebbe essere cancellato. Il fatto che invece facciano guerre a favore o contro fazioni nate nelle excolonie, indica che stanno ancora giocando un ruolo da potenza occupante.

La Fiom in piazza: lavoro, pace, democrazia Fonte: rassegna

Una manifestazione nata per rivendicare il diritto al lavoro, al contratto, ma che dopo i fatti di Parigi si allarga alla difesa dei principi di pace e umanità. Landini: “La Legge di stabilità non va bene, va cambiata”

“Il governo ha dato un messaggio giusto, cioè quello di avere scelte precise sulla sicurezza a partire da Roma, dalla gestione del Giubileo e degli eventi che ci saranno, costruendo un giusto equilibrio tra sicurezza e non diffusione del panico”. A dirlo è il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, parlando con le agenzie di stampa a margine della manifestazione nazionale della Fiom in corso a Roma. Ha poi così concluso: “Poi credo che si debba fare di più, ma è l’Europa che deve prendere in mano la situazione, perché è la vera assente di questa lunghissima stagione”.

Dal palco una delegata della Cgt francese, Isabelle Eraux, saluta la piazza: «Tutta la Cgt e il popolo francese sono scioccati per questo attacco di morte. molti di noi hanno perso casi, amici e compagni di lotta. questi attentati perpetrati in luoghi di cultura e di vita attaccano tutte le religioni, le origini, e le nazionalità. Di anno in anno viviamo con un attentato ogni 15 giorni. Nessuna scusa. Nessuna giustificazione all’assassinio. La guerra non risolve niente. Al contrario, impoverisce ancora di più le popolazioni e questo è il terreno nel quale si sviluppa il terrorismo».

Tra i tanti temi della manifestazione della Fiom Cgil in corso a Roma, c’è anche quello dello sviluppo del Mezzogiorno. “Attualmente abbiamo 800 persone in cassa integrazione. È un momento di grande difficoltà per le aziende, che arrancano nel cercare di portare avanti i propri progetti” spiega Pasquale Marino, segretario della Cgil di Gioia Tauro, in una breve intervista con RadioArticolo1. “In linea con tutti gli altri governi precedenti, anche il governo Renzi parla di Sud solo con gli spot, ma in realtà non fa nulla. Occorre ripartire con investimenti pubblici e privati, e con un piano di infrastrutture che rimetta il polo di Gioia Tauro al centro dello sviluppo della Calabria”.

“La Legge di stabilità non va bene, va cambiata. Anche perché quello che sta votando il Parlamento non ha il consenso del paese”. Così Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil, parlando con le agenzie di stampa nel corso della manifestazione nazionale in corso a Roma: “Penso che quando si fanno leggi sbagliate, come quelle sul lavoro e la scuola, dobbiamo anche pensare di arrivare, se necessario, a referendum abrogativi”. I metalmeccanici della Cgil sono in piazza anche per riconquistare il contratto nazionale di lavoro: “Il messaggio che deve arrivare a Federmeccanica è che c’è un sindacato rappresentativo che ha il mandato dei lavoratori e che sfida gli imprenditori sul cambiamento del paese, chiedendo di investire sul lavoro e di mollare la strada della riduzione dei diritti”. Landini, infine, ha detto che “se governo e Parlamento volessero fare una cosa seria, potrebbero defiscalizzare gli aumenti dei contratti nazionali. Questo sarebbe un modo per far ripartire l’economia e dare una risposta al problema salariale”.