Basi di confronto: l’impero militare USA da: www.resistenze.org – osservatorio – della guerra – 12-11-15 – n. 565


Brian Cloughley * | counterpunch.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

06/11/2015

Il 26 ottobre, il New York Times pubblicava un intrigante corsivo sullo spionaggio. La prima pagina riportava un articolo di 1200 parole che conteneva la seguente affermazione (1): “sottomarini e navi spia russe stanno operando in modo aggressivo vicino ai cruciali cavi sottomarini che supportano gran parte della comunicazione internet mondiale, accrescendo la preoccupazione di funzionari militari e dell’intelligence americana che i russi possano pianificare un attacco contro queste linee di comunicazioni in caso di tensioni internazionali o di conflitto”.

E’ ovvio che in caso di conflitto la Russia farà del suo meglio per distruggere le linee di comunicazione e i cavi sottomarini del nemico, così come del resto farebbero i suoi avversari, ma questo non era il punto dell’articolo, che in qualche modo latamente finiva per ammettere che “non c’è ancora prova di nessun taglio dei cavi”. Naturalmente non c’è. La storia dei cavi era solo il pretesto per il vero intento del pezzo, quello di rinfocolare la propaganda antirussa. Gli autori si premuravano di sottolineare che “la preoccupazione è parte della crescente diffidenza tra gli alti ufficiali militari americani ed alleati e dei funzionari dei servizi intorno all’incrementato attivismo delle forze armate russe intorno al mondo”.

A fronte di tali dichiarazioni è doveroso un piccolo sorriso.

Gli Stati Uniti hanno schierate squadre e forze speciali in 135 paesi, secondo il portavoce del Comando per le Operazioni Speciali (SOCOM) (2), il cui comandante, il generale Joseph Votel, ha dichiarato a luglio che “circa 11000 operatori speciali sono di stanza o distribuiti al di fuori degli Stati Uniti e molti altri sono in stand-by, pronti  ad entrare in azione in caso di crisi che nascano fuori dai confini (3). Ha poi continuato: “Penso che molte delle risorse sono impiegate in Iraq, Medio Oriente e Siria, per il momento, dove è focalizzata la nostra attenzione” sebbene “penso che nello stesso tempo stia aumentando il nostro interesse per l’Est Europa”.

Questo aumento dell’attenzione è dovuto al fatto che “la Russia sta cercando di sfidarci ovunque può”: affermazione indubbiamente intrigante da parte di un uomo che per parte sua si tira dietro spavaldamente oltre 11000 operatori speciali per il mondo.

Votels si è tenuto largo rispetto ai suoi compiti proseguendo nel dire: “Noi pensiamo di essere una forza globale. Sosteniamo i comandanti americani nelle varie aree geografiche, ma non siamo vincolati dai confini artificiali che normalmente definiscono le aree regionali dove essi operano. Quello che cerchiamo di fare è operare a cavallo di tali confini”. In altre parole, ci facciamo noi le regole, concetto che rivela indubbiamente un atteggiamento di sfida.

Operare a cavallo dei confini da basi situate in 135 paesi può essere considerato “un incrementato attivismo” delle forze armate americane in tutto il mondo. E non ci si ferma qua.

Il pezzo del New York Times va oltre e afferma che l'”incrementato attivismo” delle operazioni russe” è consistente laddove la Russia estende le proprie operazioni militari in luoghi come la Crimea, l’Ucraina orientale e la Siria, dove il Presidente Vladimir Putin desidera mostrare un più ampio raggio d’azione delle proprie forze di mare, di aria e di terra.

Passando sopra per un momento al fatto che Crimea e Ucraina difficilmente possono essere definiti “un più ampio raggio d’azione” per la Russia – l’una essendo storicamente parte della Russia con oltre il 90% dei suoi cittadini di lingua e cultura russa e l’altra essendo ai suoi confini – l’affermazione che la Siria dimostra “un più ampio raggio di azione” è assurda. La distanza dalla città più meridionale della Russia, Sochi, ed Aleppo in Siria è di circa 800 chilometri (550 miglia). La distanza tra la città più occidentale degli Stati Uniti (Portland, nel Maine) e l’ultima città occidentale della Siria (Latakia) è di 8000 chilometri. Dunque chi è che estende in lunghezza il proprio raggio di azione? Non sono forse gli Stati Uniti con le loro basi militari tutto intorno al Medio Oriente e con le tredici navi da guerra della Flotta del Mediterraneo? (4)

L’esatto numero delle basi USA in tutto il mondo è difficile da determinare ma risulta documentato dal Pentagono nel suo ultimo rapporto strutturale sulle basi (5) nel quale Washington ammette di avere oltre 600 basi attualmente dislocate in 74 paesi.

David Vine, professore alla American University, nota che “mentre il numero di 686 siti con basi militari è piuttosto un numero a se stante, tale conteggio stranamente esclude molte note basi americane come quelle in Kosovo, Kuwait e Qatar. Meno sorprendentemente, il conto del Pentagono esclude anche basi segrete o secretate come quelle segnalate in Israele ed Arabia Saudita. Ci sono così tante basi che il Pentagono stesso non conosce esattamente il numero reale” (6).

Come osservato dal Presidente Putin nel giugno 2015 in un’intervista al quotidiano italiano Il Corriere della Sera: “la spesa militare aggregata dei paesi NATO è 10 volte – si noti: 10 volte –  più alta di quella della Federazione Russa. La Russia virtualmente non possiede basi all’estero…. Vi invito a pubblicare la mappa mondiale con l’indicazione di tutte le basi militari USA sulla carta. Così vedrete la differenza” (7). Poteva esserci uno sviluppo interessante se il New York Times avesse pubblicato una simile mappa, ma vedremo volare i maiali prima che accada.

Il Presidente Putin ha puntualizzato che “noi non ci stiamo espandendo da nessuna parte, sono le infrastrutture NATO che si stanno muovendo fuori dai loro confini. Non è forse questa una manifestazione di aggressività verso di noi?”

Dall’altro lato, il Presidente Obama si è vantato che “è l’America che ha riunito il mondo contro le aggressioni russe” (8)  e che “nessun altra nazione può giocare il ruolo che giochiamo noi negli affari globali”, perché “gli Stati Uniti sono una nazione indispensabile negli affari globali”(9). Egli è inesorabilmente conflittuale e ha proclamato il 2 ottobre che “Putin è dovuto andare in Siria non per forza, ma per debolezza, perché il suo cliente, Assad, era sull’orlo del baratro. L’Iran e Assad costituiscono la coalizione di Putin al momento. Il resto del mondo costituisce la nostra” (10) .

Venerdì 2 ottobre gli Stati Uniti e i loro alleati nella guerra in Siria, nella quale essi addestrano, pagano ed equipaggiano i ribelli “moderati” antigovernativi, hanno rilasciato una dichiarazione nella quale condannano le azioni della Russia a supporto del governo siriano. Si dichiaravano “particolarmente preoccupati sugli attacchi della Forza Aerea Russa su Hama, Homs e Idlib” che, come asserito senza prova alcuna, “hanno causato danni alla popolazione civile” (11).

Poche ore più tardi, in Afghanistan, una cannoniera della Forza Aerea USA della classe AC-130 ha bombardato (12) un ospedale a Kunduz City nel quale erano di stanza “80 membri dello staff medico e 105 pazienti all’inizio dell’attacco, che è durato dalle 2:08 fino alle 3:15 di mattina… 22 persone sono rimaste uccise, inclusi 12 membri dello staff e tre bambini e oltre tre dozzine sono rimaste ferite. Più di trenta persone tra membri dello staff e pazienti risultano ancora dispersi.

Questo è molto più che giocare un ruolo negli affari globali. Sfortunatamente, quando la nazione che è indispensabile al mondo “estende il suo raggio d’azione”, lo estende distruggendo ospedali. Ma questo è tutto nell’interesse dell'”incrementato attivismo”.

Una versione di questo pezzo è stata pubblicata da Strategic Culture Foundation il 3 novembre.

*) Brian Cloughley scrive di politica estera ed affari militari. Vive in Francia a Voutenay sur Cure.

Note: 
1) www.nytimes.com/2015/10/26/world/europe/russian-presence-near-undersea-cables-concerns-us.html?ref=world&_r=0
2) www.globalresearch.ca/u-s-special-operations-forces-a-secret-war-in-135-countries/5478132
3) aspensecurityforum.org/wp-content/uploads/2015/07/A-Look-into-SOCOM.pdf
4) www.navytimes.com/story/military/2015/10/19/foggo-russia-mediterranean-security-fleet-isis/74017748/
5) www.acq.osd.mil/ie/
6) qz.com/374138/these-are-all-the-countries-where-the-us-has-a-military-presence/
7) www.mintpressnews.com/putin-publish-a-world-map-and-mark-al-the-u-s-military-bases-on-it-you-will-see-the-difference-between-russia-and-the-us/206343/
8) http://www.whitehouse.gov/blog/2014/09/10/president-obama-we-will-degrade-and-ultimately-destroy-isil Obama Sep 2014
9) www.voanews.com/content/obama_tells_air_force_academy_us_is_one_indispensable_country_world_affairs/940158.html
10) abcnews.go.com/US/president-obama-russian-strategy-syria-recipe-disaster/story?id=34206070
11) www.lbc.co.uk/russia-condemned-for-bombing-civilians-in-syria-117269
12) www.theguardian.com/world/2015/oct/21/kunduz-hospital-attack-even-in-20-years-we-wont-get-such-a-hospital-again

 

Attentati criminali di Parigi. I comunisti algerini denunciano gli autori e le conseguenze del sostegno dato dall’imperialismo ovunque nel mondo alle orde oscurantiste organizzate sotto la bandiera della religione da:www.resistenze.org – pensiero resistente – movimento comunista internazionale – 18-11-15 – n. 565


Partito Algerino per la Democrazia e il Socialismo (PADS) | lien-pads.fr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

17/11/2015

Dei giovani arruolati nelle file dell’oscurantismo sotto la copertura dell’Islam hanno assassinato più di 129 persone e feritone circa 300 nei vigliacchi e ignobili attacchi che hanno preso di mira luoghi popolari di divertimento a Parigi, durante la notte di venerdì 13 novembre. L’organizzazione criminale chiamata Daesh [Isis], creata dalla Cia per abbattere il regime siriano, disgregare e dominare la Siria e l’Iraq, per fornire dei pretesti all’intervento straniero sotto la falsa bandiera della “libertà”, ha rivendicato l’attacco. Poco importa sapere se il mostro fabbricato nei laboratori delle guerre di sovversione dell’imperialismo sia realmente scappato o no al controllo dei suoi creatori. Qualunque siano le loro molteplici etichette, “Mujaheddin afgani, Talebani, Al-Qaeda, Daesh, Fronte al-Nusra, Fronte islamico di salvezza in Algeria, AIS [Esercito islamico di salvezza], GIA [Gruppo islamico armato], ecc., tutti questi movimenti medievali sono da decenni sostenuti e strumentalizzati dagli stati imperialisti per sottomettere al loro dominio i popoli arabi e islamici che rifiutano i loro diktat, per giustificare il loro “dovere d’ingerenza” nel mondo sotto i più diversi pretesti, per reprimere i movimenti rivoluzionari e le forze del progresso, per impossessarsi delle ricchezze energetiche dei popoli del Nord Africa e del Medio Oriente e accumulare profitti astronomici, per suscitare su scala mondiale le divisioni e l’odio in seno ai lavoratori e ai popoli sfruttati dal sistema capitalista, per seminare psicosi e paura che allontanano i lavoratori dalla resistenza contro l’offensiva diretta alla distruzione delle conquiste sociali condotta ininterrottamente dopo la sparizione dell’Urss e del campo socialista. Le terre occupate da questi movimenti sono piene di sangue. I popoli arabi e musulmani affrontano ogni giorno questi pesanti e sanguinosi “regali” delle bande oscurantiste.

Il popolo francese ha subito a sua volta la barbarie delle orde che i suoi dirigenti hanno alimentato laddove sono in gioco gli interessi della borghesia francese. Paga sulla sua carne le conseguenze dell’ingerenza e delle guerre di aggressione condotte dalla borghesia imperialista e dai suoi dirigenti di destra o socialisti in Africa e Medio Oriente, il loro sostegno politico e militare alle bande che operano in Siria e nel mondo arabo e islamico sotto slogan religiosi. Mentre sventola ipocritamente lo stendardo della libertà e della democrazia, la borghesia imperialista di Francia, Usa, Inghilterra e Germania porta complessivamente un appoggio a tutti i gruppi fascisti nel mondo, indipendentemente dai loro referenti politici, dall’Ucraina al Venezuela, per colpire i movimenti popolari in lotta contro il suo dominio. Cerca di contrastare l’ascesa dei nuovi paesi capitalisti rivali nel mondo – Russia, Cina, Brasile – facendo leva su queste bande fasciste e sfruttando il malcontento sociale interno di questi paesi, suscitato dalle contraddizioni capitalistiche.

Le manipolazioni imperialiste hanno rafforzato e incoraggiato i gruppi oscurantisti nella speranza o nel tentativo di abbattere i regimi che li hanno combattuti in Libia, Iraq e Siria, spingendo altri regimi, come quello algerino, a lasciare che si diffonda la loro ideologia reazionaria che prepara il terreno a nuovi attacchi. Le azioni criminali del 13 novembre sono delle conseguenze-boomerang dell’intervento militare in Libia nel 2011 della borghesia imperialista francese e delle sue politiche, in concerto con l’imperialismo Usa e il suo strumento di morte, la Nato, in coordinamento con l’insurrezione militare dei banditi libici affiliati ad Al-Qaeda. Il risultato di questa aggressione, che si è conclusa con il rovesciamento con la forza e l’assassinio di Gheddafi, è stato il massacro di oltre 150.000 libici sotto i bombardamenti dell’aviazione francese, la caduta di un intero popolo, così come di milioni di africani che in Libia ci vivevano, nel caos, nella miseria assoluta, nelle barbare leggi delle milizie islamiste, nella trasformazione di questo paese in terra d’esodo e pozzo di mercenari oscurantisti che sciamano nei paesi vicini e in partenza per la Siria per dar manforte ai loro accoliti.

Inebriati dal suo successo e dalla sua impunità, la borghesia imperialista francese e i suoi politici tentano da 5 anni di imporre la loro legge in Siria, in compagnia dei loro alleati statunitensi, inglesi, turchi e delle monarchie del Golfo. Hanno sostenuto, finanziato, armato e fomentato decine di migliaia di giovani fanatici, disorientati dalla loro marginalizzazione nel capitalismo, incitati ad affluire da 100 paesi verso la Siria, ridotta all’età della pietra, massacrando i suoi operai, i suoi intellettuali e suoi studiosi, cercando di instaurare uno stato teocratico sulle macerie di quello laico combattuto senza interruzioni da 35 anni dal movimento dei Fratelli musulmani. Con gli Usa, l’Inghilterra e la monarchia di Giordania, hanno fatto adottare dal Consiglio di sicurezza dell’Onu il 14 aprile scorso una risoluzione che legittima il bombardamento dello Yemen. Una coalizione di regimi monarchici diretta dall’Arabia Saudita aveva già iniziato da 3 settimane a schiacciare il paese sotto un tappeto di bombe, con l’obiettivo di insediare alla sua guida un fantoccio per mezzo dell’aiuto sul campo dei tagliagole di Al-Qaeda.

Facendo finta di combattere Daesh – quando in realtà l’asse dei loro bombardamenti ha come obiettivo le truppe di Daesh che attaccano gli agenti Usa o che dimenticano che il loro obiettivo primario è di rimanere in Siria – gli imperialisti occidentali sostengono il terrore instaurato dai loro scagnozzi sotto la bandiera dell’Islam. Uno degli obiettivi del loro sostegno a tutti questi movimenti è di disgregare i popoli arabi per colpire la loro capacità di resistenza al continuo espansionismo colonialista del sionismo israeliano. Al fine di garantire mercati e profitti astronomici alla borghesia militare-industriale e di tutelare i suoi interessi contro tutti i movimenti popolari antimperialisti, hanno riempito i paesi del Golfo di basi militari e mantengono strette alleanze con i regimi più reazionari dei paesi arabi e della regione: Arabia Saudita, Qatar, Giordania e Turchia su tutti. In verità non c’è alcuna fondamentale differenza in termini di obiettivi, dalla negazione dei più elementari diritti democratici ai metodi fondati sul terrore, tra l’organizzazione chiamata Daesh e il regime monarchico dell’Arabia Saudita. Il regno wahabita non è altro che la versione originale e istituzionale di Daesh, alleato indefesso e “saggio” degli Usa. E’ ipocrita pretendere di combattere il terrorismo di orde che rivendicano una concezione retrograda dell’Islam e insieme stringere la mano del monarca saudita a conclusione di una lucrativa vendita di aerei “Rafale”, chiudendo gli occhi sulla condanna a morte di un giovane blogger anti-monarchico, o approvare la nomina di questo regime reazionario, barbaro e criminale alla guida della Commissione dei diritti umani dell’Onu. E’ indecente far credere che ci siano terroristi buoni, qualificati come combattenti islamici “moderati”, travestiti da “democratici” in lotta contro il “dispotismo” del regime siriano e sostenuti in realtà col solo obiettivo di rovesciare i regimi che rifiutano il diktat imperialista, e qualificare come cattivi terroristi coloro che portano le loro azioni criminali sui territori dei loro sponsor, mordendo la mano che li nutre.

La campagna “antiterrorismo” presentata in Francia come una campagna di difesa dei presunti valori repubblicani francesi, non farà dimenticare al popolo algerino che la socialdemocrazia francese ha fortemente contribuito alle sue disgrazie negli anni ’90. Poche sono state le forze che in Francia hanno sostenuto il popolo algerino nella sua resistenza alla barbarie integralista, che ha fatto oltre 150.000 morti, senza contare gli innumerevoli feriti.

Nessun algerino dimentica che la socialdemocrazia francese ha svolto un ruolo importante nelle campagne politiche che presentavano in modo benevolo le azioni criminali delle orde oscurantiste del Fronte islamico di salvezza sotto il pretesto che questo movimento retrogrado era stato “privato” della sua vittoria elettorale dopo l’annullamento del processo elettorale nel gennaio del 1992. Nessuno dimentica che la campagna del “chissà chi uccide chi” in Algeria è stata orchestrata dai media controllati dai socialisti e che loro hanno gettato nella confusione l’opinione pubblica mondiale facendo credere che i crimini di massa erano stati commessi non dalle orde integraliste, ma dall’esercito.

La borghesia francese, i suoi partiti di destra e la sua ala socialdemocratica camuffano sempre i loro obiettivi di conquista e asservimento dei popoli sotto un doppio linguaggio. Ancora oggi la pseudo-tesi dei crimini dell’esercito algerino e dell’innocenza del FIS viene regolarmente agitata. Mantengono una pressione politica destinata a creare le condizioni di una ingerenza in vista di applicare un piano che faccia deflagrare l’Algeria e che dovrebbe mettere il Sahara e le sue risorse di idrocarburi sotto il controllo delle potenze imperialiste: questo è l’obiettivo di tale operazione. Diverse azioni sono state sapientemente messe in opera a questo fine: il caso dell’assassinio dei monaci di Tibhirine, attribuito in disprezzo della verità all’esercito algerino, quello dei due fratelli di Nimes perseguiti davanti ai tribunali francese come “islamisti” – aiutati dai cosiddetti difensori dei “diritti umani” – per la loro eroica partecipazione alla lotta contro gli assassini del FIS nella loro città natale di Relizane in Algeria.

I comunisti algerini partecipano appieno al dolore dei famigliari colpiti dall’assassinio dei loro cari da parte di queste orde oscurantiste e criminali. Sono solidali con la lotta dei loro compagni francesi contro il sistema capitalista, fonte di mali e ingiustizie insanabili e di conflitti mortali. I sostenitori dell’ordine capitalista, apertamente o in modo mascherato, incoraggiano tutte le forme di fascismo e di razzismo per mettere l’un contro l’altro, le vittime della sua profonda crisi economica. Non ci può essere successo duraturo contro l’odio instillato dalla borghesia, non ci può esser fine alle sue tendenza bellicose e ai pericoli di guerra senza la mobilitazione dei lavoratori e dei popoli contro lo sfruttamento capitalistico, senza il rovesciamento del regime capitalista che provoca inevitabilmente le guerre, senza l’organizzazione e l’unificazione delle loro lotte politiche in seno a potenti Partiti comunisti risoluti a sostituire questo regime con il potere dei lavoratori e dei loro alleati, con un sistema socialista che abolisca lo sfruttamento di una classe da parte di un’altra, l’oppressione di una nazione da parte di un’altra. Dobbiamo combattere le illusioni smobilitanti propagandate da coloro che fanno credere che sia possibile fermare l’imperialismo e mettere fine alle guerre senza distruggere le sue basi economiche capitaliste e il suo regime politico borghese. Dobbiamo allo stesso tempo combattere senza concessioni l’idea opportunista e reazionaria secondo la quale un regime imperialista può intraprendere, sotto la pressione della sua opinione nazionale democratica interna, delle buone azioni internazionali, delle azioni benefiche per i popoli in lotta contro il saccheggio, l’ingiustizia, la dittatura e l’arbitrio.

PADS, 15 novembre 2015

 

“Le verità necessarie per sconfiggere l’Isis”. Intervento di Vittorio Agnoletto da: controlacrisi.org

Quanto accaduto a Parigi lascia senza parole, la tragedia è enorme e a pagare con la vita la ferocia dei terroristi sono vittime innocenti, uccise nel mucchio; poteva accadere a ciascuno di noi. Ed il futuro appare denso di paure, per tutti, anche in Europa.
Nessuno oggi ha una soluzione pronta da proporre; non ci sono vie d’uscita semplici. Provo quindi solo a condividere alcune riflessioni e ad esplicitare cosa, a mio parere, non dovremmo fare.
“Siamo in guerra” hanno titolato molti media, mostrando grande stupore; un annuncio che sembra annunciare una realtà a noi profondamente lontana. Ma se riusciamo a prenderci qualche minuto di riflessione, ci rendiamo conto di quanto quei titoli alla fine non comunichino altro che un dato di fatto, qualcosa che ormai da anni è oggettivamente una realtà.
La Francia, ma anche molti altri Paesi europei, sono in guerra ormai da anni, da quando hanno partecipato alle guerre in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Siria, in Mali …… senza per altro aver mai formalmente dichiarato lo stato di guerra. Non sono videogiochi, sono guerre a tutti gli effetti, fatte con soldati, con armi di ogni genere, con bombe e droni che bombardano e uccidono. Come tutti i conflitti moderni il maggior numero di vittime sono tra i civili, tra persone innocenti che erano sedute a banchetti nuziali, tra bambini che giocavano all’aria aperta o tra feriti ricoverati in ospedale, giusto per ricordare solo alcuni degli ultimi “effetti collaterali”. L’occidente è in guerra, solo che pensava di potere condurre questi conflitti senza che i propri cittadini nemmeno se ne accorgessero. La guerra ci sarebbe stata, ma solo a casa del nemico, nulla avrebbe interrotto la vita quotidiana di noi europei.
Ora sappiamo che non è così. Questa è la novità, non l’essere in guerra.
E’ acclarato che le ragioni vere dell’interesse occidentale per l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, la Siria ecc. siano il petrolio, il gas, gli oleodotti, i gasdotti, il controllo delle vie di comunicazione.. Se l’esportazione della democrazia fosse al primo posto, avremmo vista da tempo i droni attaccare l’Arabia Saudita. E’anche facilmente verificabile che in nessuno tra i Paesi coinvolti nelle guerre la democrazia sia subentrata alle precedenti dittature. Papa Francesco nel settembre 2013 aveva invitato tutto il mondo ad una veglia per convincere i leader a rinunciare alla guerra in Siria, ma non ottenne alcun risultato.
Gli effetti di tali scelte sono sotto gli occhi di tutti: condizioni di vita disastrose per le popolazioni, aumento della povertà, crollo dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria, aumento vertiginoso dei morti da un lato, rafforzamento dell’integralismo islamico grazie alle armi destinate dagli alleati a chi avrebbe dovuto combattere i dittatori in nome della democrazia e grazie al sostegno fornito da Arabia Saudita, Emirati e Turchia, tutti fedeli alleati dell’Occidente. Il minimo che si può dire è che gli strateghi USA, e le leadership politiche e militari europee, abbiano sbagliato i propri conti. Se invece l’obiettivo era il controllo delle risorse energetiche, l’aumento dei profitti dell’industria bellica (grande supporter di politici su ambedue le sponde dell’Atlantico) e l’avanzare sullo scacchiere politico nel confronto con la Cina e la Russia allora il bilancio è certamente diverso. Basta essere chiari sulle ragioni delle guerre.
Cosa possiamo fare a questo punto ? Non credo ci siano soluzioni facili e comunque io non ne ho. Mi limito a dire cosa dovremmo evitare di fare.
Evitiamo di partecipare ad altre guerre, diamoci da fare perché non si avveri il desiderio di Renzi dell’Italia a capo di un’alleanza militare in Libia, rafforzeremmo ulteriormente i gruppi integralisti nelle loro campagne di reclutamento contro gli infedeli, diventeremmo ancor più un bersaglio da colpire, spenderemmo risorse oggi molto più utili alla sanità, al lavoro e alla scuola. Chiediamo invece che le intellingence facciano il loro lavoro e che siano sostituiti coloro che non hanno dimostrato di esserne all’altezza.
Evitiamo di seguire Le Pen, Salvini e compagnia nelle loro crociate contro tutti gli immigrati e gli islamici: dal razzismo non può nascere che ulteriore violenza. Favoriamo l’integrazione ed evitiamo la formazione di ghetti, come le banlieue parigine; l’isolamento e la marginalità sono il terreno preferito dai reclutatori del terrore. La sconfitta dell’ISIS è ovviamente una priorità assoluta. Questi assassini devono essere fermati. Per fare questo almeno seguiamo una regola base di tutte le guerre: isolare il nemico, “togliere ai pesci l’acqua dove stanno nuotando”. Ciò significa innanzitutto ripetere all’infinito che Islam e ISIS non sono la stessa cosa, in questo modo evitiamo di regalare un miliardo di persone all’ISIS. Questo ragionamento di buon senso non si può pretendere da un Salvini che per un voto è disposto a tutto, ma è legittimo richiederlo a tutti i mezzi d’informazione, per evitare un disastro.
Inoltre sarebbe corretto ricordarsi che in questo momento sul campo di battaglia tra i più acerrimi nemici dell’ISIS ci sono i pasdaran iraniani, gli hezbollah libanesi e i guerriglieri curdi, tutte realtà islamiche, tutti gruppi che dai governi occidentali spesso sono state considerati terroristi. Ma sono loro che ogni giorno sfidano l’ISIS sul campo.
Il mio non è buonismo come qualche ipocrita direbbe, ma verità e realismo necessari per battere gli assassini.

P.S. : ormai il Giubileo c’è (non se ne sentiva proprio la necessità); sarebbe bene che il Papa invitasse i fedeli a celebrarlo a casa propria, non sempre dobbiamo per forza scegliere ciò che più ci espone ai rischi e non credo che la fede possa essere misurata da un viaggio o meno nella Città eterna