Attentati di Parigi, Morin: «La guerra del Medio Oriente è arrivata da noi» da: corriere.it

Il filosofo: «Ora bisogna imporre la pace e puntare a una grande confederazione araba, basata sulla libertà di religione e di culto». I terroristi? «Dei fanatici. Dobbiamo aiutarli perché prevalga la coscienza. E questa è anche una missione della scuola»

di Antonella De Gregorio

Edgar Morin Edgar Morin
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Edgar Morin, sociologo e filosofo francese, ha di recente scritto un libro su Islam e occidente, «Il pericolo delle idee» con Tariq Ramadan, intellettuale musulmano docente a Oxford, nipote del fondatore dei Fratelli musulmani. A Rimini per il convegno del Centro Studi Erickson sull’educazione, con un intervento sull’Islam e l’integrazione dei bambini musulmani a scuola, parla con il Corriere della Sera di nodi tra i più critici dell’attualità, alla luce degli attentati terroristici di Parigi: il terrorismo, il fondamentalismo, l’islamofobia, la laicità e il laicismo, il conflitto israeliano-palestinese.

Charlie Hebdo dieci mesi fa e adesso questo massacro. Com’è vivere a Parigi oggi?
«È terribile perché quelli di Parigi non sono stati degli ”attentati”, ma un atto di guerra, con attacchi sincronizzati, coordinati. È la guerra della Siria e del Medio Oriente che è entrata in Francia, si è trasformata in una guerra internazionale, come un cancro che sta producendo metastasi ovunque».

Lo vede come un attacco alla Francia e alla sua politica estera?
«La Francia rivendica l’eliminazione di Bashar Al Assad in Siria. Ma l’unico modo per lottare contro questa guerra è fermare il massacro e imporre la pace».

Qual è l’obiettivo finale?
«Non bisogna pensare alla ricostruzione della Siria o dell’Iraq: sono Paesi ormai disintegrati. Con la seconda guerra in Iraq, gli americani hanno di fatto completato la distruzione dello Stato iracheno, che si è decomposto e si sono radicalizzate le divisioni tra sciiti, sunniti, curdi. Bisognerebbe invece riprendere la visione di Lawrence d’Arabia, puntare a una grande confederazione araba, basata sulla libertà di religione, di culto, etnica. Ma per farlo dobbiamo costruire la pace in Medio Oriente, isolare il fanatismo di Isis, tagliando alla fonte la forza del terrorismo e dell’orrore che stiamo vivendo».

I bombardamenti in Siria vanno dunque nella direzione sbagliata?
«In Siria è importante fermare la guerra. La pace è una missione vitale per tutta l’umanità. Ma serve l’intervento di tutti i Paesi interessati: Stati Uniti, Europa, Russia, Iran».

Gli attacchi a Parigi sono avvenuti in quartieri che sono modelli di convivenza. Un caso, o una strategia contro la politica assimilazionista della Francia, contro la libertà di religione e di espressione, contro tutte le libertà?
«Evidentemente sono atti per terrorizzare la popolazione francese e fare del terrore un elemento di divisione nei confronti degli arabi musulmani che vivono in Francia e negli altri Paesi occidentali. Con la crisi sta crescendo l’islamofobia negli occidentali, e negli arabi la sensazione di inferiorità, l’umiliazione, la paura, che può essere un fattore di radicalizzazione. La maggioranza della popolazione arabo-musulmana è molto pacifica, ma nella crisi sociale ed economica vede il tradimento della democrazia, il fallimento della società araba. Si sente anche vittima di pesanti ingiustizie, quando vede usare due pesi e due misure, da un Occidente che aiuta Israele e non i palestinesi, che sono oggetto di colonizzazione. Chi vuole dividere, portare il conflitto all’interno della Francia e degli altri Paesi, spinge molto su queste distorsioni».

Il terrorismo è diventato un’ideologia?
«È un problema di fanatismo, non di ideologia. È successo anche in Italia, con le Brigate Rosse, esponenti normali della società diventati allucinati, chiusi nell’idea che con la lotta armata si poteva svegliare il proletariato. Terrorismo non è una parola giusta: è una parola vuota».

Perché questi fanatici spargono terrore?
«Perché hanno una fede, un’allucinazione, una follia. Non sono nati terroristi, lo sono diventati, con l’idea di dover fare un servizio in nome di Dio. Il vero problema è come disintossicare le menti allucinate, far loro aprire gli occhi. Ho avuto amici delle Brigate Rosse che quando hanno capito che era una follia si sono trasformati. Dopo il terrorismo può tornare la coscienza. Noi dobbiamo aiutare questa gente affinché prevalga la coscienza e questa è una missione anche dell’insegnamento, dell’educazione».

Perché tanti giovani occidentali aderiscono alla «guerra santa»? Perché per qualcuno è più attraente andare in Iraq o in Siria a combattere una guerra di altri piuttosto che rimanere qui?
«In Francia molti giovani emigrati di seconda generazione non si sentono pienamente integrati e pensano che se non possono diventare buoni francesi forse possono diventare buoni islamici. È molto difficile perché vivono una crisi di civilizzazione, ancora più pericolosa della crisi economica. Si è alzato il livello di paura, la gente si è chiusa, pensa che gli immigrati siano l’essenza del male».

L’integrazione è la parola chiave e la sfida da vincere, oggi. Come affrontare l’argomento con le generazioni più giovani? Quale modello di integrazione adottare in una società in cui più culture e religioni condividono il medesimo spazio sociale anche e soprattutto a scuola?
«Per favorire l’integrazione è fondamentale insegnare che la multiculturalità fa parte della nostra storia. L’Italia, per esempio, è una nazione multiculturale, fatta da popoli diversi, che si sono integrati dopo l’unità d’Italia, ma non ancora totalmente. C’è gente del Nord che ha una visione razzista degli italiani del Sud. Anche la Francia non ha una razza unica, è frutto dell’integrazione di popoli originariamente molto diversi. La storia ha la possibilità di integrare e l’identità francese, come quella italiana è un’identità spirituale, di adesione a una civiltà. Senza cambiare la storia e il passato, bisogna parlare di questo, dimostrare che le nazioni nascono sulla diversità».

In Italia non esiste una materia scolastica come «Storia delle religioni», ma solo l’insegnamento opzionale di religione cattolica o l’ora alternativa per chi non è interessato o è, semplicemente, laico. Come parlare ai ragazzi di religioni, tolleranza, multiculturalismo?
«Bisogna insegnare tutte le religioni, la musulmana e l’induista, la cattolica, il candomblé. Dobbiamo introdurre la conoscenza delle religioni e fare un grande sforzo per capire e far comprendere le diversità. La religione non è, come pensava Voltaire, un’invenzione della cura, ma come diceva Karl Marx, il sospiro della creatura infelice. È l’infelicità umana che alimenta la religione e il punto fondamentale è insegnare perché gli umani hanno bisogno di una speranza, tanto più quanta più infelicità trovano sulla terra. Una questione antropologica. Una mente razionale ha bisogno di capire cos’è la religione e anche di capire che in molte società sviluppate esiste il diritto e la libertà di non credere. Non può funzionare finché ci sono Paesi anche progrediti come il Marocco, che nella propria Costituzione abbracciano la multiculturalità, ma dove non è possibile sostenere pubblicamente di essere “non credenti”

Il terrorismo dell’Isis e le complicità dell’Occidente di famiglia cristiana

 

L’Isis è stato armato e finanziato dalle monarchie del Golfo con la compiacenza degli Stati Uniti e la colpevole indifferenza dell’Europa. Sappiamo quindi benissimo da tempo ciò che andrebbe fatto per combatterlo. Ma finora non abbiamo fatto nulla, e sono arrivate, oltre alle stragi in Siria e Iraq, anche quelle dell’aereo russo, del mercato di Beirut e di Parigi.

di Fulvio Scaglione, da Famiglia Cristiana

E’ inevitabile, ma non per questo meno insopportabile, che dopo tragedie come quella di Parigi si sollevi una nuvola di facili sentenze destinate, in genere, a essere smentite dopo pochi giorni, se non ore, e utili soprattutto a confondere le idee ai lettori. E’ la nebbia di cui approfittano i politicanti da quattro soldi, i loro fiancheggiatori nei giornali, gli sciocchi che intasano i social network. Con i corpi dei morti ancora caldi, tutti sanno già tutto: anche se gli stessi inquirenti francesi ancora non si pronunciano, visto che l’ unico dei terroristi finora identificato, Omar Ismail Mostefai, 29 anni, francese, è stato “riconosciuto” dall’ impronta presa da un dito, l’ unica parte del corpo rimasta intatta dopo l’esplosione della cintura da kamikaze che indossava.

Ancor meno sopportabile è il balbettamento ideologico sui colpevoli, i provvedimenti da prendere, il dovere di reagire. Non a caso risuscitano in queste ore le pagliacciate ideologiche della Fallaci, grande sostenitrice (come tutti quelli che ora la recuperano) delle guerre di George W. Bush, ormai riconosciute anche dagli americani per quello che in realtà furono: un cumulo di menzogne e di inefficienze che servì da innesco a molti degli attuali orrori del Medio Oriente.

Mentre gli intellettuali balbettano sui giornali e in Tv, la realtà fa il suo corso. Dell’ Isis e delle sue efferatezze sappiamo tutto da anni, non c’ è nulla da scoprire. E’ un movimento terroristico che ha sfruttato le repressioni del dittatore siriano Bashar al Assad per presentarsi sulla scena: armato, finanziato e organizzato dalle monarchie del Golfo (prima fra tutte l’ Arabia Saudita) con la compiacenza degli Stati Uniti e la colpevole indifferenza dell’ Europa.

Quando l’Isis si è allargato troppo, i suoi mallevadori l’ hanno richiamato all’ ordine e hanno organizzato la coalizione americo-saudita che, con i bombardamenti, gli ha messo dei paletti: non più in là di tanto in Iraq, mano libera in Siria per far cadere Assad. Il tutto mentre da ogni parte, in Medio Oriente, si levava la richiesta di combatterlo seriamente, di eliminarlo, anche mandando truppe sul terreno. Innumerevoli in questo senso gli appelli dei vescovi e dei patriarchi cristiani, ormai chiamati a confrontarsi con la possibile estinzione delle loro comunità.

Abbiamo fatto qualcosa di tutto questo? No. La Nato, ovvero l’ alleanza militare che rappresenta l’ Occidente, si è mossa? Sì, ma al contrario. Ha assistito senza fiatare alle complicità con l’ Isis della Turchia di Erdogan, ma si è indignata quando la Russia è intervenuta a bombardare i ribelli islamisti di Al Nusra e delle altre formazioni.

Nel frattempo l’Isis, grazie a Putin finalmente in difficoltà sul terreno, ha esportato il suo terrore. Ha abbattuto sul Sinai un aereo di turisti russi (224 morti, molti più di quelli di Parigi) ma a noi (che adesso diciamo che quelli di Parigi sono attacchi “conto l’ umanità”) è importato poco. Ha rivendicato una strage in un mercato di Beirut, in Libano, e ce n’ è importato ancor meno. E poi si è rivolto contro la Francia.

Abbiamo fatto qualcosa? No. Abbiamo provato a tagliare qualche canale tra l’Isis e i suoi padrini? No. Abbiamo provato a svuotare il Medio Oriente di un po’ di armi? No, al contrario l’ abbiamo riempito, con l’ Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ai primi posti nell’ importazione di armi, vendute (a loro e ad altri) dai cinque Paei che siedono nel Consiglio di Sicurezza (sicurezza?) dell’ Onu: Usa, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia.

Solo l’altro giorno, il nostro premier Renzi (che come tutti ora parla di attacco all’ umanità) era in Arabia Saudita a celebrare gli appalti raccolti presso il regime islamico più integralista, più legato all’ Isis e più dedito al sostegno di tutte le forme di estremismo islamico del mondo. E nessuno, degli odierni balbettatori, ha speso una parola per ricordare (a Renzi come a tutti gli altri) che il denaro, a dispetto dei proverbi, qualche volta puzza.

Perché la verità è questa: se vogliamo eliminare l’Isis, sappiamo benissimo quello che bisogna fare e a chi bisogna rivolgersi. Facciamoci piuttosto la domanda: vogliamo davvero eliminare l’Isis? E’ la nostra priorità? Poi guardiamoci intorno e diamoci una risposta. Ma che sia sincera, per favore. Di chiacchiere e bugie non se ne può più.

(15 novembre 2015

La Francia paga le sue contraddizioni in Siria: ora l’Europa cambi strategia o sarà la fine da: spondasudnews

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(Alessandro Aramu) – Gli attentati di Parigi sono l’onda lunga della guerra in Siria, dove il caos regna da oltre quattro anni. La Francia di Hollande paga le contraddizioni della sua politica estera: pur di abbattere Bashar al Assad non ha esitato a finanziare e ad armare una rivoluzione che fin dall’inizio ha mostrato il volto dell’estremismo politico e del fanatismo.

Il terrorismo non è rappresentato solo dall’ISIS (o dai qaedisti di al Nusra) ma da una serie di gruppi armati, di matrice jihadista, che in modo irresponsabile vengono finanziati e armati quotidianamente dall’Occidente e dai suoi alleati pur di far cadere il governo di Damasco. Un esempio, tra i tanti, è rappresentato dai cosiddetti ribelli del Fronte Islamico, composto da vari gruppi armati di ispirazione salafita che auspicano tutti la nascita di un emirato in Siria governato secondo le leggi della Sharīʿa. Il Fronte Islamico non riconosce i concetti di laicità e democrazia.

Il Fronte Islamico è come l’ISIS, la matrice è la stessa. E’ meno potente e radicato ma i suoi obiettivi sono gli stessi. Malgrado ciò, gli Stati Uniti di Obama e la Francia di Hollande non considerano i suoi miliziani dei terroristi ma dei ribelli (buoni) da utilizzare in funzione anti Assad. Come tali, vengono armati e sostenuti nella loro lotta al governo di Damasco. E’ un errore strategico, uno dei tanti, che sta devastando il paese arabo e procurando il caos in Europa grazie ai cosiddetti terroristi di ritorno.

Gli attentati erano largamente previsti, soprattutto in Francia dove vive la più grande comunità islamica del vecchio continente e che nel solo 2015 ha prodotto circa 1500 giovani, legati al network del radicalismo islamico, coinvolti nelle guerre in Siria e Iraq.

L’Occidente deve risolvere queste contraddizioni, combattendo seriamente il jihadismo globale senza alcun tipo di distinzione. Per questa ragione, serve una grande alleanza internazionale che vada da Obama a Putin e comprenda anche la Siria. L’Europa può e deve svolgere il ruolo di cerniera tra le due grandi potenze mondiali, prendendo atto che i veri nemici da abbattere sono i terroristi sponsorizzati dalla Turchia e dalle monarchie del Golfo. Per farlo ha bisogno anche di Assad, la cui sorte dovrà essere decisa dal popolo siriano una volta che il mostro tentacolare dell’estremismo politico di matrice islamica sarà definitivamente sconfitto .

 

Twitter@AleAramu

 

Alessandro Aramu (1970). Giornalista professionista. Laureato in giurisprudenza è direttore della Rivista di geopolitica Spondasud. Autore di reportage sulla rivoluzione zapatista in Chiapas (Messico) e sul movimento Hezbollah in Libano, ha curato il saggio Lebanon. Reportage nel cuore della resistenza libanese (Arkadia, 2012). È coautore dei volumi Syria. Quello che i media non dicono (Arkadia 2013),Middle East. Le politiche del Mediterraneo sullo sfondo della guerra in Siria (Arkadia Editore 2014). E’ autore e curatore del volume Il genocidio armeno: 100 anni di silenzio – Lo straordinario racconto degli ultimi sopravvissuti (2015), con Gian Micalessin e Anna Mazzone. E’ responsabile delle relazioni internazionali della Federazione Assadakah Italia  – Centro Italo Arabo  e Presidente del Coordinamento nazionale per la pace in Siria.

Sciopero Usb, il 20 novembre il corteo Roma si farà. Trovato l’accordo su un nuovo percorso Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Grazie ad una lunga discussione con la Questura di Roma, si è sbloccata la complicata situazione che aveva portato al divieto di svolgere il corteo per le vie della capitale il prossimo venerdì 20 novembre, durante lo sciopero generale del lavoro pubblico proclamato dalla USB P.I., con manifestazioni indette anche a Milano e Napoli. L’accordo è stato trovato cambiando il percorso l corteo, che partirà quindi alle 9.30 dal Colosseo, via di San Gregorio, “anche per marcare la totale contrarietà al decreto che inasprisce la regolamentazione del diritto di sciopero varato dopo il ‘caso Colosseo’”, e raggiungerà il Senato dopo essere passato sotto le finestre del Campidoglio.“Non è il percorso che avevamo richiesto – riferisce Pierpaolo Leonardi, dell’Esecutivo Nazionale USB – ma abbiamo deciso che si poteva trovare una soluzione che garantisse il diritto a manifestare anche a Roma e non turbasse eccessivamente il delicato equilibrio della capitale”.

Sottolinea Leonardi: “La USB, nell’esprimere soddisfazione per la soluzione trovata, mantiene un giudizio profondamente negativo sulla Direttiva Prefettizia che intenderebbe regolare lo svolgimento delle manifestazioni a Roma e che rischia di essere ulteriormente inasprita con l’inizio del Giubileo”.

“Ora che il corteo c’è, sarà riempito da lavoratrici e lavoratori pubblici, che faranno arrivare forte la protesta contro la Legge di stabilità del governo Renzi fin sotto il Senato”, conclude Leonardi.

“Lettera al mio amico musulmano”. Intervento di Sergio Bellucci da: controlacrisi.org

Caro amico mio.
Stavolta ho paura.Sento che questa volta la ragione avrà molte difficoltà a trovare spazio nella pancia delle persone e queste emozioni si sedimenteranno nei cuori rendendoli ostili e chiusi. Ho paura che la capacità di comprendere sia offuscata dalla rabbia, dalla voglia di vendetta, dalla ostilità con chi è diverso da noi. La paura è uno dei collanti più forti e i poteri la utilizzano a mani basse per costruire e rafforzare il loro consenso.

Sento che dovremmo fare qualcosa, mettere insieme energie, volontà, cuori. Ma cosa fare? Come farlo? La mia gola si chiude ed è incapace di trovare le parole che sarebbero necessarie a costruire i ponti tra i cuori. Quanti consapevoli errori i nostri governi hanno commesso per presunzione, interesse, voglia di utilizzare altri per fare cose che noi non ci saremmo ufficialmente potuti permettere… sono decenni che addestriamo, armiamo, chiudiamo gli occhi, facciamo affari, vendiamo armi, diamo coperture, utilizziamo vecchi rancori fra gli altri per i nostri interessi immediati. Abbiamo colpe tremende che la nostra gente non sa, non capisce, non vuole sapere non per ignoranza o cattiveria ma perché i nostri mezzi di comunicazione lavorano alla costruzione di una percezione del mondo che serve ad alimentare un ciclo di vita e di consumo che è sempre più senza senso sul piano umano e sul piano della sostenibilità del pianeta.

Stamane Alberto Negri de Il sole 24 ore ci diceva a Rai news 24 che il problema che abbiamo davanti è tutto nella ambiguità della politica dei paesi occidentali, dell’Europa. Ci ricordava di come dal lontano tempo della guerra in Afghanistan dell’Unione Sovietica in poi l’Occidente ha utilizzato, costruito, addestrato, armato e coperto questo tremendo terrore pensando di poterlo tenere fuori dai nostri confini e di poterlo utilizzare solo per i nostri fini, lì in quei paesi lontani e contro gente, persone, che non ha la dignità delle nostre, che non riempie i giornali nelle prime pagine. Non si interrompono le trasmissioni o si organizzano dirette televisive planetarie per le stragi che accadono nelle periferie del mondo. Negri ci ha ricordato come abbiamo utilizzato queste forze per i nostri interessi localistici o globali. Il governo turco contro i curdi, i paesi “avanzati” contro la Siria per destabilizzare il paese e prenderne il controllo. E poi la lotta contro l’Iran, il tentativo di impedire la normalizzazione dell’Iraq, gli interessi degli uni contro gli altri utilizzando tutto quello che è possibile, ma con l’illusione che tutto questo dolore e strumentalizzazione potesse rimanere fuori dalle nostre città. Che pia illusione! Che in/consapevole miopia… non so se lo scopo reale e la data scelta sia legata alla prima visita che il presidente iraniano doveva iniziare tra poche ore e se a questo appuntamento sia sommabile anche la riunione strategica che si doveva tenere in queste ore sulla Siria o anche l’apertura tra pochi giorni dell’appuntamento dell’ONU su clima… non so, non ho elementi certi, ma spesso le cose non accadono invano. Quando si arriva al fondo delle cose… si scopre quanto esso sia profondo. E spesso melmoso. Mi è tornato in mente il drammatico libro di Perkins, Diario di un sicario dell’economia. Un condensato di logiche e azioni che per decenni hanno garantito alle nostre nazioni, alle nostre genti di continuare a vivere un livello di vita che si basava sul furto, sulle rapine e sul terrore di una parte enorme di mondo che, per interesse, definivamo “terzo mondo”.

So che proveranno, con forza, a schiacciare tutto sul piano dello scontro tra religioni. Facile. Ricerca di consenso ad uso interno che può costarci caro: una vera e propria guerra che molti da noi pensano che resterebbe relegata in paesi lontani e che potremmo vedere solo nelle dirette televisive e consentirci di schierarci attraverso gli opinionisti dei talk show televisivi. Basta vedere i primi titoli dei giornali. Quanta cattiva coscienza… e quanta volontà di non capire realmente, di comprendere i meccanismi sociali, geopolitici, che nascondono fatti di questa drammatica natura.

Il punto è che questo tentativo ha dalla sua parte la forza della semplificazione, degli interessi, delle strategie politiche interne e internazionali, dei tentativi di utilizzare anche ciò che sfugge al proprio controllo. Ma poggia anche sugli atti di persone che, spesso, inconsapevoli, illuse, accecate, indignate, incapaci di restare sotto il gioco di un mondo che non comprendono o che osservano da vere e proprie discariche dell’esistenza nelle quali sono state relegate. Nessun giustificazionismo, però. Noi sappiamo che comprendere i processi non significa accettarli, ma ricercare strumenti per modificarne i presupposti, le logiche, i fini. Non comprenderò mai chi prende un fucile in mano pensando che l’imposizione della propria visione del mondo possa passare attraverso atti di coercizione o sul terrore. Non è mai quella la soluzione. Si può anche arrivare a controllare un territorio, una popolazione, una nazione, il mondo. Ma il terrore non renderà mai libero l’umano e mai in armonia con la vita che il pianeta ospita.

In queste ore un mio caro amico ha ricordato ciò che scrisse anni fa Oriana Fallaci nel suo La Forza della Ragione. In quel libro lei ci avvertiva che dovevamo avere il coraggio di leggere ciò che stava accadendo come la guerra che l’Islam aveva deciso di intraprendere contro l’Occidente cristiano, il nostro sistema di vita, la nostra filosofia di vita. E che avremmo dovuto comprendere che dovevamo rispondere con una guerra alla guerra. So che questa sua semplificazione non solo è forte e facilmente comprensibile da questa parte del mondo. So che questa sembra la soluzione “facile”, vista la percezione della nostra superiorità economico-militare. So che questa soluzione sembra, vista da qui, dai divani del nostro mondo, la soluzione naturale.

Io so, però, che nel nostro rapporto le nostre differenti visioni spirituali non hanno mai intaccato la mia e la tua libera ricerca. Anzi. Con poche persone, nella vita, ho trovato una sintonia profonda, una percezione, una profondità di emozione quanto ne ho trovato con te. I nostri scambi sulla natura della vita, della sua essenza, della comprensione profonda della dimensione che è velata agli occhi che non vogliono domandarsi cosa ci sia al di là della superficie, sono stati tra i momenti più alti della mia esistenza. Lo scambio, infatti, non avveniva solo tra le parole che ci donavamo, ma dalla energia che i cuori aperti sapevano scambiarsi.

E questo senza aver mai percepito di averti invaso con le mie idee o di essermi sentito tale dalle tue, dalle tue percezioni, dalle tue credenze. Quante volte abbiamo descritto la nostra visione e confrontata rispecchiandola l’una nell’altra e aver accettato, in modo spontaneo, che le differenze erano una ricchezza e non un limite da abbattere, annientare o conquistare. La tua libera ricerca spirituale e religiosa è la condizione della mia stessa ricerca. Se non ci fosse la tua libertà non esisterebbe la mia. Non sarebbe solo ridotta, sarebbe cancellata.

Non voglio farmi travolgere dalla paura, caro amico mio. È questo che vorrebbero realizzare, ma io conto molto sulla nostra capacità di guardarci negli occhi e di scoprire ogni volta che nella loro profondità sappiamo ritrovare il senso profondo della nostra vita, della nostra ricerca.