Liberarono i beagle di Green Hill, i cui proprietari furono condannati. E il tribunale di Brescia sanziona tredici attivisti animalisi autore fabrizio salvatori da. controlacrisi.org

Ieri, presso il Tribunale di Brescia, si è concluso il processo ai 13 attivisti imputati a vario titolo per furto, rapina, lesioni e resistenza al pubblico ufficiale per aver salvato piu’ di una sessantina di cani beagle dall’allevamento per la vivisezione Green Hill a Montichiari (Brescia) il 28 aprile 2012, poi posto sotto sequestro per il delitto di maltrattamento ed uccisione di animali il 17 luglio 2012.

Per due di loro la pena, sospesa, è di dieci mesi e 450 euro di multa. Gli altri dieci invece sono stati condannati a 8 mesi e una multa di 300 euro. Tra gli imputati solo una ragazza è stata assolta

La Lav ricorda che i titolari dell’allevamento e il medico veterinario di Green Hill sono stati condannati il 23 gennaio 2015 per i reati di uccisione e maltrattamento e l’allevamento ha poi definitivamente chiuso anche a seguito dell’approvazione della nuova normativa sulla sperimentazione animale che vieta allevamenti di cani allevati per la sperimentazione.

La difesa degli attivisti in questo processo ha contestato fino in fondo che potessero essere ritenuti colpevoli coloro che hanno liberato animali allevati in una struttura in cui e’ stato successivamente accertato, dallo stesso Tribunale, il maltrattamento e la morte, sottolineando la titolarita’ in capo all’animale di posizioni giuridiche tutelate dal diritto e l’impossibilita’ di considerare la vita di un animale al pari di un bene mobile oggetto di furto ed invocando, comunque, la legittima difesa dei ragazzi nell’interesse degli animali. Seppur rispettiamo quelle che sono le decisioni dell’Autorita’ giudiziaria, riteniamo che questa sentenza vada a confliggere con il riconoscimento dell’animale quale soggetto, essere senziente e non res, e la conseguenza che gli attivisti coinvolti non hanno assolutamente rubato qualcosa ma piuttosto salvato vite animali da maltrattamenti e uccisioni, come poi confermato successivamente dallo stesso Tribunale di Brescia con la storica sentenza di condanna per l’azienda del 23 gennaio scorso: “per questo auspichiamo che la Corte d’Appello possa valutare diversamente i fatti, alla luce dei successivi accadimenti nella struttura e relative vicende processuali, nonche’ un intervento legislativo che intervenga a chiarire una volta per tutte che un animale non puo’ essere considerato mera proprieta’ privata”.

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