Legge di stabilità, colpo di mano del governo nella sanità: Asl accorpate con le università. Insorgono i medici ospedalieri Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

La proposta contenuta nella legge di stabilità, divenuta ormai una legge omnibus, che mira a unificare le Aziende Ospedaliere Universitarie con le Aziende Sanitarie Locali è, secondo i medici, “da bocciare senza appello”, in quanto modifica la architettura istituzionale del SSN inaugurando un meccanismo consociativo non previsto dalle leggi istitutive. ”Con l’alibi, e il nobile proposito, di ridurre le poltrone – si legge in un comunicato di Anaao-Assomed – si estende l’influenza delle Facoltà di Medicina su bacini di servizi più vasti, rendendo la sanità pubblica ostaggio degli accordi tra Magnifici e Governatori di turno, in balia dei loro umori. Con pesanti conseguenze anche sull’organizzazione del lavoro e sui costi. A cominciare dal trasferimento dei rilevanti disavanzi delle Aziende Universitarie su strutture che magari hanno i conti in ordine”. Il 16 dicembre prossimo, i medici hanno già in programma uno sciopero per protestare contro i tagli al sistema sanitario pubblico.Secondo i medici ospedalieri, a legislazione invariata, si tratta di un affare a costo zero per le 43 Facoltà di Medicina che affollano il nostro Paese. Basti ricordare che i pochi posti apicali, ospedalieri e distrettuali, sopravvissuti alla cura degli standard, saranno a disposizione di personale universitario cui sia preclusa la carriera accademica. “E, alla faccia del rapporto fiduciario, che per le Regioni è un dogma quando si tratta di personale ospedaliero, senza neppure il fastidio di una selezione o di una valutazione della coerenza del curriculum con l’incarico da svolgere. Una intesa verbale è sufficiente per affidare la direzione di strutture assistenziali, e la formazione dei futuri medici-chirurghi, anche a chi ha scarsa dimestichezza con le sale operatorie o con la disciplina di attività. Senza dimenticare i “programmi ad personam” che attribuiscono lo stipendio di primario a personale universitario senza le responsabilità connesse alla funzione direttiva. E’ per mantenere questo sistema che le Regioni battono cassa al Governo?”
I medici non credono alla favola del risparmio per il SSN, “visto che il salario accessorio (quasi la metà dello stipendio) dei professori che clinicizzano le strutture ospedaliere è tutto a carico dei bilanci aziendali e che l’orario destinato all’assistenza è la metà di quello di un ospedaliero per un personale che, non di rado, non è soggetto agli stessi obblighi di controllo”.
Per Anaao-Assomed, è intollerabile che un Governo “così avaro con i propri dipendenti sia così generoso con personale convenzionato, per il quale, nel silenzio generale, ha già ripristinato gli automatismi degli scatti di anzianità”. I medici fanno appello al Parlamento affinchè cancelli questo colpo di mano o, perlomeno, modifichi le norme che lo rendono appetibile, “abrogando ingiustificati privilegi a scapito del merito e delle competenze e riportando la gestione del personale all’interno delle regole comuni”. “Non è accettabile – concludono – che l’assistenza ai malati venga affidata a una istituzione che ha una mission diversa, quella della didattica e della ricerca, sottraendola al personale dipendente del SSN”.

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