Intrecci tra mafia e politica. Il pm Di Matteo senza freni: “Serve una nuova guerra di liberazione nazionale”Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Oggi deve essere prioritaria una nuova forma di resistenza per vincere una nuova e particolarmente insidiosa e pericolosa guerra di liberazione. Una guerra di liberazione contro le mafie, contro la mentalita’ mafiosa, contro la diffusione di questa mentalita’ anche nell’esercizio del potere”. E’ l’appello lanciato dal pm Antonino Di Matteo, ieri a Bologna per ricevere la cittadinanza onoraria da parte del Comune emiliano.
Di Matteo invoca una “guerra di liberazione contro la corruzione, contro le lobby, le massonerie, il predominio del concetto di appartenenza rispetto al merito, l’illegalita’ diffusa che a tutti i livelli sta progressivamente erodendo e sfaldando come un cancro il tessuto sociale del nostro Paese, una guerra di liberazione contro la rassegnazione a convivere con quei fenomeni criminali”. Tutti, “ciascuno con il suo ruolo e le sue capacita’, abbiamo il dovere di promuovere e sviluppare questa nuova forma di resistenza e liberazione”, afferma il magistrato. Allo stesso tempo, per Di Matteo e’ necessaria “una seria riflessione su che cosa oggi e’ diventata la mafia, sul pericolo che rappresenta per il sistema democratico. Vorrei che diventasse un momento di onesta riflessione su quale oggi sia, al di la’ delle parole e dei facili proclami, la risposta della politica al gravissimo problema rappresentato dalla criminalita’ organizzata e, permetterete, dalla diffusione del metodo mafioso nell’esercizio del potere”. Questo sapendo che “e’ nel Dna della mafia, in particolare di Cosa Nostra, l’organizzazione siciliana- sottolinea Di Matteo- la ricerca del rapporto con la politica, con le istituzioni, con il mondo dell’economia, dell’impresa e della finanza”. Loro, i mafiosi, “hanno la consapevolezza della decisivita’ di questi rapporti esterni.

Ancora lo Stato, le istituzioni politiche nel loro complesso non hanno invece dimostrato con i fatti di volere definitivamente puntare a recidere quei legami. E’ questo il principale motivo per il quale, pur avendo vinto alcune importanti battaglie contro le organizzazioni mafiose- rileva Di Matteo- non riusciamo ancora a vincere la guerra, ad intravedere il momento nel quale il fenomeno verra’ finalmente debellato”.

In particolare, “continua ad esistere una, a mio parere, ingiustificata e dannosa divaricazione tra la efficacia e giusta severita’ della repressione dell’ala militare delle organizzazioni mafiose- continua il pm- e la sostanziale inadeguatezza degli strumenti legislativi a nostra disposizione per colpire i rapporti esterni delle organizzazioni mafiose con il potere”. Ad oggi il quadro normativo in vigore “garantisce ai corrotti, ai collusi, ai facinorosi delle classi piu’ ricche- afferma Di Matteo- spazi troppo ampi di sostanziale impunita’, in particolare attraverso il sistema della prescrizione che nella grande maggioranza dei casi estingue quei reati, quei delitti che costituiscono le manifestazioni piu’ tipiche della delinquenza dei colletti bianchi prima della definitivita’ del giudizio”. Inoltre si impone ancora “una amara, molto amara, riflessione su come nel nostro Paese il problema del rapporto tra la mafia e la politica- continua Di Matteo- sia stato per troppo tempo considerato di esclusivo interesse del giudice penale”, mentre “non e’ piu’ concepibile la delega esclusiva alla magistratura per sanzionare il rapporto tra la mafia e la politica”.

Da cittadino, prima ancora che da magistrato, “auspico che la politica si riappropri di un ruolo di prima linea nella lotta alla mafia”, e’ l’esortazione del pm, che rievoca i tempi in cui esistevano “singoli esponenti politici che sapevano fare i nomi dei mafiosi e dei potenti in combutta con i mafiosi, quando ancora quei nomi non erano consacrati e contenuti nemmeno nei rapporti delle forze di polizia e tantomeno nelle sentenze della magistratura”.

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