Beni confiscati, da domani la riforma all’esame della Camera da: larepubblica.it

 

Ecco i paperoni d’oro delle amministrazioni giudiziarie: avvocati, commercialisti, ma anche prefetti, magistrati e generali in pensione
di Alessandra Ziniti

Beni confiscati, da domani la riforma all’esame della Camera
ADESSO la parola passa alla politica. Da domani la riforma della legge sui beni confiscati, invocata da tutti con urgenza dopo il caso Palermo, approda finalmente alla Camera. C’è voluto più di un anno perchè la commissione Giustizia approvasse un testo frutto di proposte di associazioni come Libera e integrato dal contributo della commissione Antimafia.
Ora sul tavolo ci sono alcuni punti fermi che sembrano ormai irrinunciabili per evitare quella commistione di interessi tra giudici e amministratori sul quale la procura di Caltanissetta ha appena cominciato a fare luce: divieto di doppi incarichi per gli amministratori giudiziari, tempi certi e brevi nei procedimenti di sequestro e di confisca, strumenti a sostegno delle aziende che nella maggior parte dei casi rischiano il fallimento. E il taglio considerevole delle parcelle degli amministratori che pesano non poco sui già precari bilanci delle aziende loro affidate, già previsto dal decreto approvato dal Consiglio dei ministri che, con qualche differenza, sostanzialmente li assimila a quelli dei curatori fallimentari.
Cifre ben diverse da quelle fin qui liquidate ad avvocati, commercialisti, ma anche a prefetti, magistrati, generali in pensione. Perché, a ben guardare tra gli incarichi assegnati, le amministrazioni giudiziarie hanno finora costituito terreno di distribuzione di laute prebende da parte di giudici e prefetti a loro ex colleghi. E allora c’è poco da stupirsi se il prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, appena rimossa dal Consiglio dei ministri, raccomandava al’amica presidente delle Misure di prevenzione Silvana Saguto il figlio dell’ex prefetto di Messina Stefano Scammacca per un incarico. Lo stesso Scammacca è uno di quelli che, per amministrare insieme ad altri due commissari, la discarica di Motta Sant’Anastasia riceve un compenso di 25 mila euro al mese. A nominarlo è stato quella che un tempo era la sua vicaria e che ora è il prefetto di Catania, Maria Guia Federico che, per sovrintendere al destino di una discarica sequestrata dopo l’arresto del titolare della Oikos, ha dato ben cinque incarichi: l’ingegnere Riccardo Tenti e il commercialista Maurizio Cassarino prendono 45 mila euro al mese, l’ex generale dei carabinieri Carlo Gualdi 8500, l’avvocato Giuliano Fonderico, novemila.
Ricapitolando, la gestione di due aziende di rifiuti e di una discarica che per altro avrebbe dovuto essere chiusa da più di un anno, costa 134 mila euro lordi al mese solo di compensi, escluso le spese di viaggio, quelle di segreteria, i compensi dei collaboratori.
A un prefetto in pensione (Giosuè Marino), a un alto magistrato anche lui in quiescenza ( Luigi Croce) e all’avvocato Giovanni Chinnici sono da un paio
d’anni affidate le sorti di un altro tra i patrimoni più consistenti sottratti alla mafia, la clinica d’eccellenza Villa Santa Teresa di Bagheria, confiscata ormai in via definitiva all’ingegnere Michele Aiello dopo più di dieci anni di amministrazione giudiziaria. Il dibattito sul futuro della clinica sembra dimenticato: assorbimento da parte della sanità pubblica o affidamento ad una cooperativa di dipendenti?

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