Com’erano le donne del futuro nel 1902 da. linkiesta.it

Una serie di cartoline ritraeva donne impegnate in mestieri da uomini. Era una fantasia, quasi una provocazione. E invece sarebbe stata una profezia

Una volta, l’idea che una donna potesse lavorare e – in particolare – fare alcuni particolari mestieri era molto simile a una battuta. Per alcuni, una sparata o una provocazione. Per altri, una visione futuristica e improbabile. Nel 1902 una fabbrica francese colse la sfida e, con l’aiuto di Albert Bergeret, re delle cartoline illustrate francesi, nasce una serie insolita e, per l’epoca, spiazzante.

Si chiamava “Donne del futuro”, e mostrava donne che, in modo fantasioso, assumevano ruoli considerati, all’epoca, solo maschili. Ecco allora donne avvocato, dottore, politico, pompiere o soldati. La qualità delle immagini richiama le pin-up, ma il tentativo è comunque notevole.

Forse il successo delle donne in società, anche se determinato, nei fatti, dalle due guerre mondiali, è passato anche da qui, cioè da un addomesticamento delle idee, delle immaginazioni. Cominciare a pensare a una cosa, anche solo come fantasia, è già un modo per realizzarla. Anzi, forse è il passo più importante.

Donna soldato

Soldatessa

Donna pittrice

Pittrice

Donna sindaco

Sindaco

Donna avvocato

Avvocato

Donna giornalista

Giornalista

Donna generale

Generale

Tutte le immagini sono tratte da qui.

COMUNICATO STAMPA ODEVAINE, IL CARA DI MINEO, LE NOSTRE MISERIE da: Minoranza Congressuale in CGIL Coordinamento di Catania

foto di Emanuele Ungheri.
Nell’ultimo congresso provinciale catanese della CGIL, un gruppo di delegati della sinistra sindacale (allora Lavoro Società, area programmatica) presentò una mozione che chiedeva la chiusura del Cara di Mineo.
A ciò spingevano, assieme, la denunzia delle insopportabili condizioni di vita dei migranti che avevamo conosciuto nell’azione militante davanti ai cancelli e la preoccupazione per la sottovalutazione, da parte della CGIL di Caltagirone, dell’impatto sulle istituzioni e sul mercato del lavoro (indigeno e migrante) di quell’insediamento mostruoso.
La mozione fu respinta a larghisima maggioranza, anche per l’intervento appassionato dell’allora Segretario della Camera del Lavoro di Catania.
Abbiamo interpretato quell’intervento quale deformazione economicista di un sindacalismo cinico: là c’era il lavoro.
D’altra parte il Segretario di Caltagirone aveva definito il Cara centrale nell’economia del territorio, l’impresa di maggiori dimensioni, che vanta circa 300 dipendenti.
Che probabilmente d’altro si trattasse ci è stato rivelato dagli accenni della stampa locale su un incontro tra una deputata del PD, il Segretario della CGIL di Catania e Odevaine.
Di questo abbiamo informato a suo tempo le Segreterie nazionali, regionali e provinciali chiedendo un intervento.
Dal Regionale ci hanno risposto che, all’atto, non esisteva alcun coinvolgimento, che del passato nulla sapevano e che, come avrebbe detto Wittgestein, con un lieve accento palermitano, su ciò di cui non si può parlare è meglio tacere.
La trascrizione dei verbali (La Sicilia del 5/11/2015) e l’indagine dei ROS hanno dato corpo e volto agli ex dirigenti della CGIL che l’incontro ad Odevaine avevano richiesto.
Stupisce che fino ad oggi né i diretti interessati, né le organizzazioni politiche (PD) e sociali (CGIL) abbiano trovato l’occasione d’ intervenire.
Per quello che direttamente ci interessa, siamo di fronte a una crisi di credibilità della CGIL in cui da decenni militiamo.
Si sovrappongono al suo interno, e nei suoi stessi dirigenti, generose spinte alla difesa dei lavoratori e miopi tentativi di ricollocazione sul teatro della politica politicante.
La CGIL, di conseguenza, diviene strumento di campagne elettorali politiche e personali.
Il che è espressamente vietato dallo Statuto.
Così, strutture della CGIL hanno lavorato per l’affermazione del governo Crocetta che, sin dall’inizio si è mostrato quale espressione di un blocco tra la Confindustria di Montante, la CGIL di Mariella Maggio (Camusso consenziente) ed il residuo di quelle forze che intorno a Lombardo e Leanza si erano coagulate.
Che ora Montante sia indagato, così come Lombardo, per le sue relazioni con la mafia, poco conta.
Così le dichiarazioni ripetute contro Crocetta, l’invito triconfederale a nuove elezioni, in occasione dell’ultimo rimpasto di giunta, cadono nel vuoto e tanto più avanza la crisi dell’isola.
Occorre che una riflessione e un intervento colmino al più presto il vuoto politico in cui la CGIL Sicilia rischia di cadere.

Catania, 7/11/2015 Democrazia e Lavoro
Minoranza Congressuale in CGIL
Coordinamento di Catania

“Via dal sindacato gli iscritti al Pd”. Il leader della Fiom Emilia Romagna, Papignani, insiste Autore: redazione da: controlacrisi.org

Via dal sindacato gli iscritti al Pd. Il leader della Fiom in Emilia-Romagna lancia un’altra stoccata ai dem e, indirettamente, in casa Cgil. Dopo aver definito il Pd renziano un partito “di destra” e aver chiesto alla Cgil di non partecipare piu’ alle feste dell’Unita’, il sindacalista lancia ora un’altro sasso nello stagno, questa volta sollecitando l’esclusione dall’attivita’ sindacale in particolare in Cgil, di quanti abbiano in tasca la tessera del Pd. Alla luce, questo delle “ingiustizie” causate dal Governo presieduto da Matteo Renzi. “Ogni mattina mi chiedo: come un sindacalista, specialmente se della Cgil, che combatte queste ingiustizie puo essere iscritto al Pd. No, non puo’ essere iscritto al Pd. È un problema politico, etico, morale, di coerenza e trasparenza. No non puo'”, ha scritto Papignani sul suo profilo Facebook.
Nella sua giornata il sindacalista infatti “si imbatte in ingiustizie, trappole, che questo Governo (in continuita’, ma piu’ di altri) ha costruito contro i lavoratori e contro i pensionati. Un vero proprio campo minato, per rendere complicata la vita ai precari, disoccupati, lavoratori, spesso poveri.
Congegni, di fronte ai quali spesso ti senti impotente- sottolinea ancora Papignani- anche perche’ non comprendi come possono avvenire certe cose e perfino di farle passare come necessita’ di chi le subisce”.

Commercio, Usb vince il ricorso su lavoro festivo non retribuito a Unicoop Firenze Autore: redazione da. controlacrisi.org

Unicoop  Firenze perde in tribunale contro l’Usb sulle questioni delle retribuzioni delle festività: nel caso specifico, la festività del 4 novembre, festività che Unicoop Firenze non aveva mai pagato ai propri dipendenti,tranne a quelli che lavoravano negli Ipermercati.

Non convinti della modalità del procedere di Unicoop fiorentina, l’Usb nel 2012 aveva presentato, tramite i suoi delegati sindacali del magazzino e a seguito di un parere legale favorevole redatto dallo studio legale Conte-Martini-Farfagni,  una vertenza sindacale contro Unicoop Firenze, “riuscendo – spiega l’Usb –  a portare in tribunale 110 lavoratori oltre che dai magazzini anche dai punti di vendita e dagli uffici”.

E oggi, la sentenza: i lavoratori dovranno essere risarciti da Unicoop Firenze “nei 5 anni pregressi la stipula dell’integrativo firmato da Cgil-Cisl-Uil nel gennaio 2013″. Accordo, quest’ultimo, che, spiega l’Usb, di fatto cancella  la retribuzione della festività.

“Questa sentenza – si legge in un comunicato del coordinamento Unicoop – dovrà essere motivo di profonda vergogna per le organizzazioni sindacali colluse, firmatarie del presente accordo, ma soprattutto per quei delegati facenti parte dell’Esecutivo Unitario che si sono prestati alla svendita dei diritti dei propri colleghi di lavoro, tenendo presente il fatto che molti di loro lavoravano proprio negli ipermercati dove questa festività veniva retribuita e che in seguito alla firma dell’accordo è stata tolta riducendo di fatto la retribuzione e il potere d’acquisto della paga dei lavoratori, che invece avrebbero dovuto essere tutelati”.