Pier Paolo Pasolini ucciso la notte fra il 1 e il 2 novembre 1975

Noi non dimentichiamo e vorremmo sapere tutta la verità sull’uccisione del poeta e scrittore

Sanità: le bugie di Renzi, le ambiguità dei medici e i poveri senza cure di Vittorio Agnoletto da: ilfattoquotidiano.it

 

Doveva essere sottoposto ad un intervento per cataratta in questi giorni, nel novembre 2015, ma dall’ospedale privato, regolarmente convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, l’ha richiamato una segretaria che con voce gentile le ha spiegato che l’intervento è spostato all’aprile 2016 “sa con gli attuali tagli dobbiamo essere certi che i rimborsi dalla regione Lombardia ci arrivino”. Questa è una delle tante segnalazioni giunte alla trasmissione “37e2″ che conduco settimanalmente il venerdì mattina su Radio Popolare. Ovviamente, ci spiegano gli ascoltatori, se sei disponibile a sottoporti all’intervento in un regime totalmente privato, la cataratta si può fare subito.

Malasanità al Policlinico di Bari reparto Neurochirurgia

Nel mio lavoro come medico dovevo valutare la data di rientro in azienda di un lavoratore in malattia; il dipendente voleva tornare il prima possibile al suo lavoro perché, avendo già fatto molte assenze a causa delle sue condizioni di salute, temeva di essere licenziato. Il medico curante gli aveva prorogato la malattia in attesa dell’esito di un esame diagnostico che riteneva, a ragione, essere essenziale. Ma il paziente non si era sottoposto all’esame perché non era in grado di pagare il ticket e d’altra parte mi chiedeva di interrompere il periodo di malattia datogli dal curante e di riammetterlo direttamente al lavoro.

Una giovane donna che doveva sottoporsi ad una mammografia ci ha segnalato come le fosse convenuto eseguirla privatamente con un costo inferiore all’ammontare del ticket.

Le fanfare di Palazzo Chigi suona ormai ininterrottamente la stessa musica: la spesa sanitaria nel nostro Paese è fuori controllo, spendiamo troppo. Ma i dati ci dicono qualcosa di molto diverso: secondo l’Ocse nel 2013, ultimi dati disponibili, l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil in Italia era dell’ 8,8% inferiore alla Grecia, 9,2%, alla Spagna, al Portogallo e sotto la media Ocse.

Il governo assicura che non taglierà la spesa sanitaria, ma non è necessario essere particolarmente intelligenti per capire ad esempio che se la legge di Stabilità 2015 toglie 4 miliardi alle Regioni, considerato che circa il 70% della spesa regionale è destinata alla sanità, i tagli cadranno in gran parte nel medesimo ambito. E sono poco dignitosi i giochi di prestigio del nostro presidente del Consiglio quando sono fatti sulla salute collettiva: continuare a dire che la spesa sanitaria aumenta senza tener conto dell’inflazione e dell’aumento dei costi delle nuove terapie e delle diagnostiche più recenti è veramente una mascalzonata dal breve respiro. Dal 2009 al 2014 oltre il 32% dei medicinali approvati dall’Ema (l’Istituzione Europea deputata all’approvazione dei medicinali da immettere nel mercato) non sono arrivati in Italia, e non pochi tra quelli disponibili hanno costi decisamente superiori a quelli d’Oltralpe. O i nostri dirigenti ministeriali non sanno trattare con le aziende, o c’è dell’altro…

A fine mese i medici hanno indetto uno sciopero contro i tagli alla sanità e contro la decisione del governo di limitare il ricorso ad alcune pratiche diagnostiche. Ma se si sostiene che si protesta per difendere la salute dei nostri concittadini, per essere credibili, è necessario anche guardare dentro la nostra categoria.

Sarebbe necessario dire che è ora di finirla con la cosiddetta “intramoenia”, ossia le prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso per realizzare un’attività privata. Il guadagno globale di questa attività è superiore ad 1 mld euro/anno e di questo solo circa il 7% va alla struttura pubblica. Ugualmente credo dovrebbe essere vietato ad un medico cumulare più attività con il Ssn arrivando complessivamente ad un monte ore settimanale ben superiore a quello previsto dai contratti dei dipendenti; ad es. come è possibile che un medico abbia un contratto a P. Iva di 25 ore con l’Inps, sia inoltre medico di famiglia e contemporaneamente svolga le visite fiscali? Tecnicamente, per aggirare le incompatibilità, in casi simili le varie attività vengono svolte in province e Asl fra loro differenti, un escamotage a mio parere non proprio nobile. Per non parlare degli stipendi dirigenti Asl e Inps, non solo medici, che generalmente superano abbondantemente i 100.000 euro/anno con un retribuzione di risultato, spesso basata su obiettivi decisi dai medesimi soggetti (o con la collaborazione dei medesimi soggetti), che talvolta supera anche lo stipendio tabellare.

Se la crisi impone dei risparmi forse sarebbe bene guardare, oltre che alla corruzione e agli sprechi, anche a qualcuno degli esempi che ho qui riportato piuttosto che praticare tagli indiscriminati che ricadono sui più poveri e finiscono solo per avvantaggiare chi opera nel privato.

D’altra parte anche tra i medici vi sono differenze molto pesanti, troppo spesso ignorate: per fare un solo esempio abbiamo i “medici di categoria” (i medici che nelle commissioni Inps sull’invalidità dovrebbero tutelare i pazienti, sono previsti per legge e sono pagati dall’Inps) che ricevono 50 euro /seduta che dura circa 5 ore, quindi con una paga oraria lorda di 10 euro/ora. Ogni commento è superfluo.

Finalmente è uscito in tutte le librerie:I SEGRETI DEL VATICANO – LA SANTA SEDE E IL NAZISMO da: Pierluigi Tombetti – Arkadia Editore

Un grande evento editoriale: finalmente uscito in tutte le librerie I SEGRETI DEL VATICANO – LA SANTA SEDE E IL NAZIsmo

Pierluigi Tombetti – Arkadia Editore

copertinaUna nuova luce sui
rapporti tra il Vaticano e il III Reich

 

Una verità peggiore di qualunque fantasia per la prima volta rivelata in tutta la sua drammaticità, dove i punti di contatto tra Chiesa Cattolica e ideologia nazista sono molti di più delle differenze.

Cosa accomuna la Chiesa e il nazismo? Cosa accadde realmente in Croazia, luogo in cui decine di religiosi contribuirono all’Olocausto di 750.000 Serbi?

Cosa si sa sugli orrori del “Canadian Genocide” e delle “Magdalene Laundries”?

Quali furono le vere ragioni del silenzio di Pio XII sullo sterminio degli ebrei?

Perché il Vaticano firmò il Concordato con il III Reich?

Perché si adoperò per far fuggire migliaia di criminali SS? Dov’è finito veramente l’oro dei nazisti?

Quale fu il ruolo di mediatore di Pio XII nel complotto per uccidere Hitler e in cosa consistette il progetto segreto di Hitler di rapire Pio XII?

 

scheda tecnica i segreti del vaticano

Una indagine basata su documenti, fonti accurate e sugli archivi messi a disposizione dalla Santa Sede.
Una visione inedita sull’operato del Vaticano e del suo antisemitismo storico, proclamato nei primi decenni del XX secolo anche dal suo organo principale, “Civiltà Cattolica”.

Finalmente le risposte che si attendevano da anni sul periodo più terribile della storia contemporanea, in tutte le librerie.

L’addio dei medici alle maratone in ospedale da: larepubblica.it

L'addio dei medici alle maratone in ospedale

Tetto massimo all’orario e riposi obbligati. Da fine novembre l’Italia si adegua all’Europa

di MICHELE BOCCI

Più riposati grazie a turni meno lunghi e più freschi quando c’è da fare una diagnosi, indicare una terapia o entrare in sala operatoria. Cambiano per legge gli orari di lavoro dei medici italiani, dal 25 novembre dovranno essere bandite dai reparti le notti che iniziano il pomeriggio e finiscono nella tarda mattinata del giorno dopo, oppure i recuperi di appena 8 ore. I numeri da ricordare sono tre: 48 come le ore massime di lavoro nella settimana, 13 come il turno più lungo che può essere richiesto al professionista, 11 come il riposo minimo da garantire sempre.

Carichi di lavoro minori, o comunque certi, dovrebbero tradursi in una assistenza migliore ai pazienti. Il condizionale apre la strada al rovescio della medaglia. In molti ospedali italiani, infatti, rispettare le nuove disposizioni sarà difficilissimo a causa degli organici ridotti dal blocco del turn over. Regioni in piano di rientro come Calabria, Campania, Molise e Lazio, faticheranno a organizzare i nuovi turni. Ma anche in altre realtà possono esserci situazioni locali di carenze di personale. In Italia ci sono reparti che si reggono grazie a medici che lavorano tranquillamente 60 ore a settimana e fanno turni di 18 ore consecutive, dicono i sindacati. Il problema è noto al ministero della Sanità dove ammettono che ci sarebbe bisogno di nuove assunzioni. Il sindacato degli ospedalieri Anaao, parla di almeno 4-5 mila medici in più per poter applicare i nuovi orari in tutti gli ospedali.

L’Italia, praticamente ultima in Europa, recepisce una direttiva Ue che addirittura nel 2003 cambiava l’orario di lavoro dei camici bianchi pubblici o privati. Nel nostro Paese sono da sempre inquadrati come ” dirigenti”, anche i neoassunti per intenderci, e per questo motivo per anni il governo ha rifiutato di applicare anche a loro le norme europee sul lavoro. Venivano infatti equiparati ai dirigenti che non devono timbrare il cartellino e non hanno vincolo di orario. All’Europa questa lettura non va bene, ed è partita una procedura di infrazione. L’anno scorso una legge italiana ha accolto la nuova impostazione, che tra meno di un mese entra in vigore. Le Regioni e gli ospedali stanno studiando il modo di assicurare gli stessi servizi anche con i nuovi orari. “Senza assumere altri colleghi sarà difficile rispettare la normativa europea sui riposi, e si rischiano le ispezioni della Direzione territoriale del lavoro”, spiega Carlo Palermo vice segretario nazionale Anaao-Assomed. La legge infatti prevede una serie di multe per le Asl che non rispettano le regole. “Non bisogna dimenticare – dice Palermo – anche i rischi che i colleghi costretti a fare turni più lunghi di quelli previsti dalle nuove regole, potrebbero correre in caso di errori e danni ai pazienti. Avranno la copertura assicurativa se hanno lavorato più di quanto stabilito?”. Non è detto ma è meglio che questo punto venga chiarito velocemente.

Non cancelliamo la nostra memoria ricordiamo i nostri morti. di santina sconza da. anpicatania

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In Sicilia fin a 30 anni fa era usanza la notte del 1 novembre mettere sotto il letto dei bambini dei dolcini, un giocattolo, dei colori. La mattina del 2 i bambini felici andavamo dai genitori a raccontare che i defunti i avevano portato dei doni e dopo si andava tutto il giorno al cimitero per far compagnia ai nostri cari estinti. I cimiteri, soprattutto quelli dei paesi, si riempivano di bambini che portavano i loro giochi e di adulti che portavano le sedie e da mangiare per stare tutto il giorno accanto la tomba dei loro cari e parlavano con loro per ore di tutto quello che era accaduto durante l’anno. Noi bambini così ci ricordavamo di chi non c’era più, guardavamo le foto e li portavamo nei nostri cuori. Ricordo il cimitero come un luogo di unione fra la sofferenza degli adulti per chi non c’era più e la gioia dei bimbi per i doni ricevuti che giocavano fra le tombe ricordandosi con affetto di chi era lontano.Si rincorrevano così la morte e la vita e per un giorno i nostri cari erano vivi e giocavano insieme a noi.
Questa è memoria il futuro si costruisce sulla memoria
santina sconza

Il trionfo dei comitati d’affari Fonte: il manifestoAutore: Alberto Burgio

Una partitocrazia senza partiti, dei quali a ben guardare non è rimasto che il peggio: il potere pressoché assoluto delle oligarchie e dei cerchi magici

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Lo scon­tro fron­tale tra il sin­daco della capi­tale e il suo par­tito è giunto all’ultimo atto. Non si sen­tiva il biso­gno di quest’altra tri­sta vicenda. La poli­tica ita­liana, la demo­cra­zia ita­liana, i cit­ta­dini ita­liani e in par­ti­co­lare i romani non se lo meri­tano. Ma, giunte le cose al punto in cui stanno, l’urto finale è ine­vi­ta­bile. Pro­viamo almeno a rica­varne una lezione.

Non più tardi di qual­che mese fa – lo scorso giu­gno – il Pd difen­deva Marino a spada tratta. «È un baluardo della lega­lità e chi dice che si deve dimet­tere incon­sa­pe­vol­mente sostiene le posi­zioni di quelli che lo hanno per­ce­pito come osta­colo ai loro dise­gni. L’interesse di Roma è che Marino resti sin­daco». Così par­lava il vice di Renzi al Naza­reno, non pro­prio l’ultimo venuto. Qual­che giorno fa lo stesso Gue­rini se n’è uscito dicendo che «non esi­ste che Marino ci ripensi»: se ne deve andare, punto e basta.

Ha cam­biato idea radi­cal­mente anche Mat­teo Orfini, che su Marino aveva resi­stito per­sino a Renzi e che ora è sceso in campo per orga­niz­zare le dimis­sioni in massa dei con­si­glieri del Pd. Uti­liz­zando, pare, un nobile argo­mento, degno dei momenti più alti della sto­ria della Repub­blica: chi oggi disob­be­di­sce all’ordine di dimet­tersi si può scor­dare di essere rie­letto in Cam­pi­do­glio. Il com­mis­sa­rio Orfini è coe­rente. Come si sa e si vede, si batte anima e corpo per il rinnovamento.

Quanto al pre­si­dente del Con­si­glio, meglio tacere. Marino non fa parte dei suoi fedeli né dei suoi famuli e tende per di più a muo­versi in auto­no­mia su uno sce­na­rio non pro­pria­mente peri­fe­rico. Renzi gliel’ha giu­rata sin da prima dell’estate per con­qui­starne lo scalpo.

Tutto que­sto è – va detto senza remore – ver­go­gnoso, oltre che stu­pido. Non si tratta qui di difen­dere in blocco l’operato del sin­daco, per molti versi molto discu­ti­bile. Ma il modo in cui il par­tito che due anni fa lo ha can­di­dato alla pol­trona di primo cit­ta­dino della capi­tale ha pre­teso ora di liqui­darlo senza che ad alcuno sia con­cesso di com­pren­dere le vere ragioni di tanto acca­ni­mento è sem­pli­ce­mente inde­gno di un paese civile. E ben dif­fi­cil­mente por­terà buon frutto alla città oltre che agli stessi regi­sti dell’operazione, per i quali evi­den­te­mente l’autonomia delle isti­tu­zioni locali e della cit­ta­di­nanza vale zero.

Per lungo tempo hanno imper­ver­sato in Ita­lia infuo­cate pole­mi­che sulla par­ti­to­cra­zia. Si impu­tava ai par­titi di occu­pare le isti­tu­zioni e di cer­care di met­tere le mani su tutti i luo­ghi di potere che riu­sciva loro di rag­giun­gere. Non erano certo accuse pre­te­stuose o infon­date. Ma i par­titi nella prima Repub­blica costi­tui­vano anche snodi cru­ciali della par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica. Svol­ge­vano le fun­zioni vitali di alfa­be­tiz­za­zione poli­tica e di orien­ta­mento cul­tu­rale di massa che la Costi­tu­zione repub­bli­cana attri­bui­sce loro.

Poi è venuto il ter­re­moto di Tan­gen­to­poli, si è adot­tato il modello del par­tito leg­gero, ha trion­fato la più spinta per­so­na­liz­za­zione della poli­tica. I par­titi di massa, radi­cati nel tes­suto sociale del paese, sono stati rapi­da­mente sman­tel­lati. E il discorso sulla par­ti­to­cra­zia è pas­sato di moda, come se ogni pro­blema fosse stato risolto.
I par­titi si sono tra­sfor­mati in comi­tati elet­to­rali, in orga­niz­za­tori di opi­nione, in strut­ture rare­fatte coman­date da gruppi sem­pre più ristretti, da vere e pro­prie oli­gar­chie. Non sol­tanto a destra, dove il partito-azienda del padrone rea­lizza coe­ren­te­mente una con­ce­zione con­di­visa della società. Lo stesso è avve­nuto nel campo delle forze demo­cra­ti­che. Che non hanno intro­iet­tato sol­tanto la let­tura ege­mone della moder­niz­za­zione neo­li­be­rale, ma anche la con­ce­zione auto­ri­ta­ria, post-democratica, della poli­tica e dell’amministrazione.

Nes­suno parla più di par­ti­to­cra­zia, evi­den­te­mente ai mag­giori opi­nio­ni­sti que­sta situa­zione garba. Si capi­sce. Ma di certo alla regres­sione oli­gar­chica dei par­titi non hanno cor­ri­spo­sto una rinun­cia al potere né – come si vede – uno stile più sobrio nell’esercitarlo. Al contrario.

Se per tanti versi il ren­zi­smo ci appare quo­ti­dia­na­mente l’espressione matura della tor­sione tec­no­cra­tica e affa­ri­stica della poli­tica, la vicenda della defe­ne­stra­zione del sin­daco di Roma orga­niz­zata dal Pd rap­pre­senta a sua volta il trionfo della par­ti­to­cra­zia peg­giore e più insi­diosa. Una par­ti­to­cra­zia senza par­titi, dei quali a ben guar­dare non è rima­sto che il peg­gio: il potere pres­so­ché asso­luto delle oli­gar­chie, dei cer­chi magici, dei comi­tati d’affare. E il con­se­guente trionfo delle clien­tele poli­ti­che e del trasformismo.

Il tempo dei podestà Fonte: il manifestoAutore: Norma Rangeri

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La gior­nata dei lun­ghi col­telli è finita nel modo in cui era pre­ve­di­bile che finisse: rot­ta­mando il sin­daco — ormai ex — Marino. Ma al tempo stesso a Roma è stata rot­ta­mata la demo­cra­zia per­ché un’ombra scura, pesante è calata ieri sulla capi­tale. Con un atto poli­tico grave, e per­fino grot­te­sco, è stata col­pita e affon­data l’amministrazione della città che ora sarà gover­nata da una squa­dra di com­mis­sari: del Giu­bi­leo, del Comune, del Pd. Qual­cuno già li chiama i nuovi pode­stà. Con il primo pode­stà d’Italia che abita a palazzo Chigi.

Pos­siamo espri­mere i giu­dizi poli­tici che vogliamo — in parte nega­tivi come abbiamo scritto ieri — su Marino, ma il modo scelto per man­darlo a casa rivela l’escalation diri­gi­stica e cen­tra­li­stica che sta col­pendo il paese fin dalle sue fon­da­menta costituzionali.

Come dician­nove pic­coli indiani, i con­si­glieri del Pd romano, a colpi di firme con notaio al seguito (che pena) e con l’aiutino di Alfio Mar­chini e di altri con­si­glieri rac­cat­tati alla spic­cio­lata evi­tando gli impre­sen­ta­bili di Ale­manno (che disa­stro poli­tico), hanno sciolto il con­si­glio comu­nale. Così un par­tito che a Roma conta qual­che migliaio di iscritti ha man­dato a casa un sin­daco eletto da più di sei­cen­to­mila cit­ta­dini. E senza nep­pure l’ombra di una discus­sione pub­blica nell’aula solenne del Campidoglio.

È un ine­dito nella nostra pur mal­con­cia repub­blica: non solo un esem­pio per­fetto di azze­ra­mento della demo­cra­zia per via buro­cra­tica, ma di schi­zo­fre­nia poli­tica con un par­tito che fa fuori il suo can­di­dato per una sto­ria di scon­trini (sui quali farà chia­rezza l’indagine della magi­stra­tura). Altro che ripor­tare la crisi romana den­tro l’aula Giu­lio Cesare.

Le firme dal notaio chiu­dono l’esperienza della sin­da­ca­tura di Igna­zio Marino come era per­sino dif­fi­cile imma­gi­nare, e aprono la fase della grande abbuf­fata giu­bi­lare sotto il con­trollo del capo del governo, per inter­po­sto com­mis­sa­rio. Natu­ral­mente con la super­vi­sione dello stato Vati­cano. Non a caso, oltre all’avviso di garan­zia della pro­cura romana, la gior­nata ha rega­lato al sin­daco il ben­ser­vito del capo dei vescovi. Il car­di­nale Bagna­sco ci informa di essere molto pre­oc­cu­pato per le sorti della capi­tale, dice che «Roma ha biso­gno di un’amministrazione, della guida che merita spe­cial­mente in vista del Giu­bi­leo»: Bagna­sco può stare tran­quillo, il governo del com­mis­sa­rio sarà di suo gra­di­mento, lo stato ita­liano farà un ottimo lavoro al ser­vi­zio e all’ombra del cupo­lone, nes­sun «diritto inci­vile» tur­berà la pro­ces­sione giubilare.

Siamo certi che Renzi sarà sod­di­sfatto per l’esito della vicenda visto che può mano­vrare le bri­glie come più gli con­viene con l’aiuto dei poteri che lo sosten­gono. Come segre­ta­rio del Pd puri­fica il par­tito fino a togliere di mezzo i sin­daci che non gli sono mai pia­ciuti o che non gli piac­ciono più. Come pre­si­dente del con­si­glio li sosti­tui­sce con nuovi dream-team pre­fet­tizi da gestire con il mini­stero degli interni. I par­la­men­tari dis­si­denti li ha già epu­rati (è arri­vato a sosti­tuirne dieci tutti in una volta da una com­mis­sione par­la­men­tare), ora con le pros­sime ele­zioni ammi­ni­stra­tive tocca ai primi cit­ta­dini. Dopo aver rico­struito un blocco sociale con i soldi del Giu­bi­leo per tirare a lucido la città, sarà uno scherzo chia­mare al Cam­pi­do­glio un can­di­dato che nem­meno avrà biso­gno del mar­chio ammac­cato del Pd.

Ma è pro­prio nel suo par­tito che la vicenda romana rischia di tra­sfor­marsi in un boo­me­rang, per­ché essere riu­sciti a azze­rare Marino met­tendo da parte i suoi prin­cipi (si chiama pur sem­pre par­tito demo­cra­tico), come il rispetto delle ele­men­tari regole per l’appunto demo­cra­ti­che, è una vit­to­ria di oggi che può con­tri­buire domani ad affos­sare la sua sto­ria, la sua pur sbia­dita identità.

Di fronte a quanto sta avve­nendo, stu­pi­sce, con qual­che ecce­zione che con­ferma la regola, il silenzio/assenso della cosid­detta mino­ranza del Pd. Forse per­ché il virus dell’autodistruzione del par­tito l’ha con­ta­giata. O forse per­ché spera di poter trarre qual­che minimo van­tag­gio futuro. Come se Renzi e mino­ranza non si ren­des­sero conto dell’emorragia di con­sensi che ha già col­pito il Pd (come è acca­duto nelle ultime ele­zioni regio­nali). Per tutto que­sto la pros­sima cam­pa­gna elet­to­rale a Roma carica di respon­sa­bi­lità chi pensa di costruire un fronte demo­cra­tico e di sini­stra largo e con­vin­cente per quei romani che non vogliono rinun­ciare all’esercizio del voto.

Nasce la web radio Rete Edicole, la voce degli edicolanti Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Il primo novembre aprirà ufficialmente i suoi microfoni Radio Rete Edicole, la prima radio web degli edicolanti. Alle 15.00 in punto con una trasmissione-evento, l’emittente radiofonica, nata in collaborazione con il Sinagi (sindacato degli edicolanti affiliato alla Slc-Cgil) darà il via alla sua programmazione rivolta inizialmente a chi trascorre nel proprio chiosco o negozio l’intera giornata lavorativa. E’ previsto l’intervento di diversi personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, che in qualche modo faranno da testimonial.”Radio Rete Edicole vuole dar voce a loro – si legge in una nota – in un momento in cui la categoria oltre a dover subire la crisi globale e dell’editoria in particolare, è sottoposta ad incredibili attacchi da editori e distributori”. Il Governo, che sta pensando alla riforma dell’editorie, vorrebbe dare un altro colpo di acceleratore alla liberalizzazione della vendita del giornale. Insomma, accerchiati come sono gli edicolati hanno deciso di provare a reagire in modo deciso. Non è solo la Radio Web l’iniziativa che hanno messo in campo. Nel carniere c’è anche la proposta del “LeggiVendi”: il giornale viene venduto a metà prezzo a due distinti clienti, il primo riconsegna la copia entro le 13 e il secondo la riacquista il pomeriggio. L’offerta vale anche su settimanali e mensili. Sembra che l’iniziativa abbia fatto arrabbiare non poco distributori ed editori.

Radio Rete Edicole comincerà con un palinsesto di metà giornata (dal lunedì al venerdì: dalle 9 alle 12), ma già dai prossimi mesi è pronta a spiccare il volo verso una copertura più ampia. L’idea, quello che si capisce, è quella di tornare a fare dell’edicola punto qualificato della filiera dell’informazione grazie alla sua capillarità sul territorio e alla capacità di saper rinnovare giorno per giorno il rapporto di fiducia con il cliente. Non è quindi una radio commerciale ma una radio di comunità, che arriva fino al coinvolgimento degli stessi frequentatori delle edicole, oltre che una radio di informazione.
Grazie alla collaborazione con un gruppo di giornalisti, infatti, Radio Rete Edicole prevede appositi spazi per le notizie, le interviste, i sondaggi, gli approfondimenti e le opinioni degli addetti ai lavori.

“Con Radio Rete Edicole nasce la prima vera radio web di comunità in Italia di queste dimensioni (30mila le edicole in Italia e diecimila gli edicolanti iscritti al Sinagi), e forse non è un caso che siano gli edicolanti a promuoverla, in una fase storica delicata per l’intero sistema dell’informazione, come detto, l’edicola torna ad essere il punto centrale del sistema, il luogo dove si comprano quotidiani e periodici di informazione e di cultura, e dove l’edicolante dialoga con i propri clienti, li aiuta nella ricerca, li consiglia sulle novità”, si legge nel comunicato.

Si parte quindi con l’inaugurazione ufficiale domenica primo novembre 2015 alle ore 15.00, e si proseguirà dal giorno successivo con la normale programmazione mattutina dal lunedì al venerdì.

Si può accedere alle trasmissioni dal seguente indirizzo: http://www.spreaker.com/user/8365717
Oppure dall’apposito link diretto che da domenica sarà presente sia sul sito istituzionale del Sinagi:http://www.sinaginazionale.it, sia sulla pagina ufficiale del Sinagi su Facebook.