L’INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO: Quell’imbarazzante visita del Presidente dell’antimafia siciliana al Comune di Falcone da: stampalibera.it

Tappa nel messinese del Presidente della Commissione regionale antimafia Nello Musumeci per incontrare vecchi e nuovi sostenitori di destra ed estrema destra in vista dell’imminente campagna elettorale per conquistare, finalmente, la Presidenza della Regione siciliana. Lo scorso 19 ottobre, l’ex europarlamentare Musumeci (prima Msi-Dn, poi An-La destra), già presidente della Provincia di Catania dal 1994 al 2003 e sottosegretario di Stato al lavoro e alle politiche sociali nell’ultimo governo Berlusconi, ha partecipato a Floresta a un convegno sui prodotti tipici in agricoltura; ha incontrato a Tripi il sindaco Giuseppe Aveni, assessori e consiglieri comunali; ha visitato il locale museo con i preziosi reperti dell’antica Abacena; è stato ricevuto in Municipio dagli amministratori del comune di Falcone; ha posato per i selfie di rito in un noto locale falconese con il sindaco Santi Cirella, l’ex parlamentare di An-Pdl Carmelo Briguglio (già assessore regionale alla formazione dal 1996 al 1998) e Francesco “Ciccio” Gatto, presidente del Consiglio comunale di Tripi. Per gli onorevoli Musumeci e Briguglio, il frenetico tour pre-elettorale si è concluso a Messina con un incontro-pizza serale con gli amici e i simpatizzanti impegnati localmente in impresa, università, precariato, sport e sanità. Tra i temi discussi Il non governo di Messina metafora del non governo della Regione Siciliana, come riporta sul suo profilo facebook il rifondatore di An, Carmelo Briguglio.

Perlomeno imbarazzanti gli incontri di vertice del Presidente regionale antimafia nei comuni di Tripi e di Falcone. Sul sindaco Giuseppe Aveni pende infatti una richiesta di rinvio a giudizio della Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto relativamente all’inchiesta sulla discarica sub-comprensoriale di contrada Formaggiara di Tripi, realizzata a partire del maggio 2002 in violazione delle normative ambientali vigenti. “A mio giudizio, quella di Tripi è veramente una bomba ecologica, molto più della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea”, ha dichiarato il 14 luglio 2015 il sostituto procuratore di Barcellona Giorgio Nicola, durante un’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Oltre al sindaco Aveni, nell’indagine sono stati coinvolti l’ex sindaco di Tripi Giuseppe Carmelo Sottile e una ventina circa tra tecnici, geologi, funzionari comunali e imprenditori dell’affaire spazzatura, tra cui il barcellonese Michele Rotella, esecutore materiale delle opere di realizzazione della discarica, condannato a otto anni nel processo di secondo grado scaturito dall’operazione “Vivaio” della Procura Distrettuale Antimafia di Messina contro gli appartenenti alle “famiglie” di Barcellona Pozzo di Gotto e dei cosiddetti Mazzarroti.

“Al Comune di Falcone, con il sindaco avvocato Cirella abbiamo incontrato il nostro gruppo guidato da Nuccio Calabrese”, scrive ancora su facebook l’on. Briguglio. Sebastiano “Nuccio” Calabrese, già assessore comunale nella precedente legislatura (guidata anche allora da Santi Cirella), è stato condannato a sei mesi di reclusione (con sospensione condizionale della pena), con sentenza irrevocabile del 10 novembre 2000 emessa dal Tribunale di Patti, per i reati di falsità materiale in atti pubblici e tentata truffa, commessi a Falcone nel 1996. Calabrese e lo stesso sindaco Cirella risultano poi indagati congiuntamente per abuso d’ufficio dal Tribunale di Patti a seguito dell’affidamento di parte dei lavori per la rimozione dei fanghi causati dall’alluvione che colpì il territorio di Falcone l’11 dicembre 2008 al noto pregiudicato di Terme Vigliatore, Carmelo Salvatore Trifirò, al tempo sottoposto a misura della custodia cautelare in carcere, a seguito anch’egli, dell’operazione antimafia “Vivaio”. Il 24 dicembre 2014, il Pubblico ministero dott.ssa Francesca Bonanzinga, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Patti, ha presentato richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’avvocato Cirella, Sebastiano Calabrese, di altri tre ex assessori comunali di Falcone (Pasquale Bucolo, Francesco Giuseppe Cannistraci e Mariano Antonino Gitto), dell’odierno sindaco del Comune di Oliveri Michele Pino e dell’imprenditore Carmelo Salvatore Trifirò. L’udienza preliminare per accogliere o no la richiesta è stata fissata dal Tribunale di Patti per il prossimo 18 novembre.

“Abbiamo informato personalmente il Presidente on. Nello Musumeci del procedimento penale nei confronti del sindaco e degli ex amministratori di Falcone nel corso di un incontro che tenemmo con lui a Palermo il 17 giugno 2015, negli uffici all’Assemblea regionale siciliana”, raccontano alcuni consiglieri del gruppo d’opposizione Falcone Città Futura. “In quell’occasione denunciammo pure i gravi rischi d’infiltrazione mafiosa nella vita politica e amministrativa del Comune e l’on. Musumeci c’invitò a presentare un esposto scritto da indirizzare alla Presidenza della Commissione parlamentare regionale antimafia. Abbiamo inviato l’esposto il mese successivo ma sino ad oggi non abbiamo ottenuto alcun riscontro dalla Commissione antimafia né siamo stati convocati dal Presidente Musumeci”.

Nell’esposto, i consiglieri di Falcone Città Futura documentavano che il Tribunale di Patti ha contestato agli indagati il reato di cui agli artt. 81, 110 323 c.p. “perché, in concorso tra loro con più atti esecutrici di un medesimo disegno criminoso, Cirella Santi nella qualità di sindaco pro tempore di Falcone, Bucolo Pasquale, Calabrese Sebastiano, Cannistraci Francesco Giuseppe e Gitto Mariano Antonino nella qualità di Assessori e Trifirò Carmelo Salvatore, quale extraneus e titolare della omonima ditta che, tramite procuratore (delegato da Trifirò in data 29.4.2008 presso la Casa Circondariale di Messina Gazzi), faceva istanza per realizzare i lavori di cui sotto, in violazione di quanto previsto dagli artt. 10 e 12 del D.P.R. 252/1998 che prescrive il divieto della P.A. di contrarre allorquando emergono elementi di infiltrazione mafiosa all’interno delle imprese/società interessate indipendentemente dal valore dei lavori e delle opere, con ordinanza del 14.12.2008 n. 30 a firma di Cirella e con delibere di approvazione dei lavori della Giunta Municipale n. 203 del 31.12.2008 (presenti Sindaco e i quattro Assessori) e n. 59 dell’8.5.2009 (presenti Sindaco e Bucolo Pasquale, Calabrese Sebastiano e Gitto Mariano Antonino), precettando, quale ditta esecutrice dei lavori di intervento di trasporto di pietre con pala gommata e autocarri a seguito dell’alluvione verificatasi in Falcone l’11 dicembre 2008, la ditta individuale di Trifirò Carmelo Salvatore, nonostante quest’ultimo risultasse gravato da precedenti penali e all’epoca sottoposto a misura della custodia cautelare in carcere (…), intenzionalmente procuravano a questi un ingiusto vantaggio consistito nell’affidamento di lavori per un ammontare pari a 70.660 euro”.

Il 25 settembre scorso, i deputati del Movimento 5 Stelle Francesco D’Uva (membro della Commissione Parlamentare Antimafia), Villarosa, Lorefice, Mannino, Dadone, Lupo, Sarti, Rizzo e Cancelleri hanno presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro dell’Interno, chiedendo l’invio di una commissione d’accesso agli atti al Comune di Falcone. “È necessario rilevare come nel territorio falconese sia emerso, nel corso degli anni, un preoccupante quadro di legami tra politica e criminalità organizzata, a seguito di numerose indagini e alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia, i quali, deponendo in sede di alcuni procedimenti giudiziari denominati Gotha e riguardanti il sistema mafioso di gestione degli appalti nel territorio barcellonese, avrebbero denunciato un sistema illecito attraverso il quale garantire l’affidamento dei lavori ad aziende legate alla criminalità organizzata”, scrivono i parlamentari di M5S. “In seguito alle numerose indagini portate avanti in questi anni dalle varie procure siciliane dal 2008 a oggi, tali dichiarazioni hanno potuto trovare effettivo riscontro nei numerosi arresti per associazione mafiosa a danno di imprenditori titolari di alcune delle ditte risultate vincitrici degli appalti; tra questi avvenimenti particolare rilievo assume proprio l’affidamento di parte dei lavori per la rimozione dal territorio dei fanghi causati dall’alluvione del 2008 a un imprenditore ritenuto legato ad ambienti di tipo malavitoso, che ha condotto la magistratura all’emissione di otto avvisi di garanzia nei confronti di alcuni esponenti politici del comune di Falcone per i quali si ipotizza il reato di abuso d’ufficio in concorso…”. Sempre relativamente ai rischi d’infiltrazione criminale nel territorio falconese, altre due dettagliate interrogazioni parlamentari erano state presentate al Governo durante la scorsa legislatura: la prima il 12 novembre 2012 da parte dell’on. Antonio Di Pietro (Italia dei Valori); la seconda il 24 ottobre 2013 dal sen. Domenico Scilipoti (Forza Italia). “Appare grave – scriveva l’on. Di Pietro nell’atto ispettivo – l’intreccio di responsabilità tra amministratori locali, funzionari e personaggi in odor di mafia che, predisponendo in apparente sinergia atti amministrativi, hanno concorso ad azionare un meccanismo che ha stravolto la buona amministrazione del Comune di Falcone e, contestualmente, consentito di liberare fiumi di denaro attraverso la realizzazione di opere non soggette ad alcun sistema di gara d’appalto e finanziabili con la pratica della discrezionalità”.

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Il governo Renzi presenta una manovra che come al solito leva ai poveri e dona ai ricchi da: www.resistenze.org – osservatorio – italia – politica e società – 21-10-15 – n. 561

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20/10/2015

Come per qualsiasi legge di stabilità, complessa e costruita su numerosi provvedimenti che riguardano settori diversi, per capirne e carpirne tutti i contenuti è necessario studiarne la struttura e verificarne tecnicamente aspetti che a prima vista risultano oscuri o controversi.  Lasciamo fare questo al nostro centro studi e dedichiamoci invece ad una prima lettura di alcuni punti generali e di ciò che interessa in modo specifico il mondo del lavoro. In effetti anche un’analisi superficiale rende evidente la filosofia di fondo di questa nuova “finanziaria” che determinerà le politiche economiche e sociali per il prossimo anno.

Il primo aspetto generale che emerge è che molti dei provvedimenti che prevedono degli impegni di spesa non hanno una concreta copertura. Questo, oltre a far arrabbiare la Troika e la Merkel che in qualche modo però devono dar fiducia per forza al loro “vassallo italiano”, porta naturalmente ad una prima considerazione. Non è difficile comprendere che se mancano, i soldi verranno trovati nelle solite tasche dei pensionati e dei lavoratori. Il fatto che manchino 16 miliardi su un totale di 27 che costituiscono questa manovra, rappresenta un rischio molto concreto rispetto all’applicazione, dal giugno 2016, delle cosiddette “clausole di salvaguardia” introdotte dalle precedenti leggi di stabilità: aumento dell’IVA dal 22% al 24% e dal 10% al 12%. In effetti molti dei provvedimenti attuali in termini di tagli o di minore spesa, se non raggiunti, si trasformeranno in vere e proprie cambiali per il futuro.

Conseguentemente a ciò, c’è da sottolineare che i contenuti della legge di stabilità e le modalità con le quali si applica, sia in termini d’entrate che d’impegni di spesa, descrivono una manovra politica dal chiaro sapore elettorale, che rinvia alcuni “appuntamenti” e populisticamente enfatizza alcuni aspetti (presunto ma non reale taglio delle tasse e investimenti piccolissimi in alcuni settori specifici che vengono gonfiati ad arte). Renzi ha paura di perdere consensi ed i sondaggi effettivamente danno il PD in rapida discesa e, non lo dimentichiamo, tra pochi mesi sono previste le elezioni a Roma, Milano, Napoli e in tante altre grandi città!

A seguire, è altrettanto evidente che si riducono le spese per lo stato sociale, soprattutto nella sanità, dove sono stati sottratti 2 miliardi rispetto ai previsti, e minori trasferimenti agli Enti Locali causati soprattutto dall’abolizione di IMU e TASI. Ciò automaticamente si tradurrà in nuove tasse e/o minori servizi e welfare. Allo stesso tempo si aumentano i finanziamenti alle aziende sotto varie forme, dalla riduzione dell’IRES (imposta sul reddito delle società) al cosiddetto “Superammortamento” (maggiori deduzioni alle aziende) nel reinvestimento degli utili. Non per nulla Squinzi e Marchionne si dicono apertamente contento della manovra del governo,

La questione dell’IMU/TASI rappresenta la più plastica delle dimostrazioni di quanto questa manovra del governo Renzi sia pre-elettorale. A parte il fatto che sulla prima casa l’IMU già non si pagava, questa norma regala ai possessori di ville e castelli milioni che potrebbero essere invece destinati a politiche sociali, magari proprio per rilanciare programmi di edilizia popolare. L’aver tolto queste tasse ai ricconi, ci chiarisce fin dove intende spingersi per ricavare consenso il Presidente del Consiglio e segretario della più grande forza socialdemocratica europea che di fatto ormai comprende e rappresenta un pezzo importante della destra e del capitalismo italiano ed internazionale.
D’altra parte suona quasi come una beffa il fatto che quei 100 milioni in minori entrate tributarie regalate a qualche decina di migliaia di ricchi italiani, rappresentano la metà dei miseri 200 milioni previsti per il contratto dei dipendenti pubblici. A fronte di un regalo a pochi “benedetti” da Renzi, di 300 o 400 euro al mese, a 3 milioni si danno soltanto 5 euro (cinque).

La lotta all’evasione fiscale secondo il “vangelo di Renzi” fa poi un gigantesco passo “avanti” portando da 1.000 a 3.000 euro l’utilizzo per i pagamenti in contanti. E il paradosso è che la motivazione di questo regalo è che “così si incrementa la domanda interna per riavviare l’economia”.  Dimenticano però di dire che si tratta di economia sommersa e che l’unica cosa che aumenterà sarà proprio l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco.  Allo stesso tempo sembra però si prevedano multe di 500 euro a chi non pagherà il canone RAI che sarà inserito nella bolletta elettrica!

Inoltre è da evidenziare che la manovra, contenendo numerosi provvedimenti in favore di aziende e finanza, si innesta in un processo di privatizzazione generalizzata che riduce progressivamente il settore pubblico, anche in quei servizi che dovrebbero rimanere prerogativa dello stato (vedi l’attuale ulteriore privatizzazione delle Poste), garantendo così ai privati il recupero di quei margini di guadagno che sono stati messi parzialmente in discussione dalla crisi, tagliando welfare e aumentando così povertà e disuguaglianze sociali.

Ma anche sul versante specifico del lavoro si evidenziano altri regali alle aziende che non producono nuova occupazione ma trasferiscono quote economiche pubbliche nelle loro casse. Infatti si finanziano nuovamente le nuove assunzioni a tempo indeterminato che in massima parte le aziende non utilizzano per aumentare l’occupazione ma per trasformare i già esistenti rapporti a tempo determinato in tempo indeterminato garantendosi fortissime agevolazioni contributive. Tanto ora tra l’abolizione dell’articolo 18 e il capolavoro costituito dal contratto a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act,  la certezza del lavoro non c’è più e parlare di contratto a tempo indeterminato è diventato una farsa.

E che dire della detassazione dei “premi di produttività” e del “welfare aziendale”, misure assolutamente in linea con la politica di Confindustria, fortemente voluta anche dalla Cisl e accettata senza obiezioni da Uil e Cgil, di svuotamento del contratto nazionale (vedi il contratto nazionale di Chimici appena firmato tra l’associazione delle aziende e Cgil, Cisl e Uil) e di un peso esagerato di quella aziendale dove le imprese sono più forti ed i ricatti ai lavoratori maggiori.

Infine la ciliegina finale è costituita dai 200 milioni “dedicati” al rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici per un valore medio di “ben 5 euro lordi al mese”. Se non fosse tragica, la situazione rasenterebbe anche qui la farsa. Una vicenda che coinvolge 3 milioni di lavoratori pubblici che, con i contratti bloccati per legge, da ben 6 anni non vedono un euro di aumento reale.
Ma non c’è da preoccuparsi: Cgil, Cisl e Uil imbastiranno una trattativa durissima e vedremo quella cifra sicuramente raddoppiarsi o anche triplicarsi…. e con 10 o anche 20 euro mensili lordi in più, legati alla produttività, sicuramente si potranno risolvere molti problemi delle famiglie dei lavoratori del pubblico impiego.

In cambio Cgil, Cisl e Uil vedranno la Confindustria più disponibile a rafforzare quegli “strumenti di partecipazione” (enti bilaterali, fondi pensione complementari, fondi assicurativi e ora anche il welfare aziendale) che tanti quattrini portano nelle casse di questi sindacati. Dicono che sono fondi utilizzati in favore dei lavoratori, ma noi crediamo che non uno, ma molti occhi della magistratura dovrebbero posarsi anche sulla gestione di questi cosiddetti “strumenti di partecipazione”.

E allora non ci resta che fare l’ultima considerazione. A prescindere dai “cinguettii”, dalle sparate televisive e dalle “battutone” del Presidente del Consiglio, questa manovra non è altro che la prosecuzione di quelle “indicazioni” dell’UE, del FMI e della BCE che almeno dal 2011 sta determinando le politiche di tanti paesi europei, dalla Grecia al Portogallo, dall’Irlanda alla Spagna e all’Italia.
Diciamocela tutta: le politiche economiche e strategiche dei paesi europei  non si fanno più nei singoli stati e così vale anche per il nostro paese. Renzi non è altro che un esecutore di queste politiche: gli lasciano la possibilità di giocare con i centesimi, ma le strategie e i soldi veri li gestiscono altri e se c’è da dare una mano per far sopravvivere un sistema quasi al collasso come quello italiano, allora Renzi va ancora bene all’Unione Europea, alla Banca Centrale e al Fondo Monetario Internazionale.

Di fronte a questo scenario a nessuno è permesso di voltarsi dall’altra parte. E’ indispensabile reagire e farlo bene e presto perché se è vero che esiste un piano internazionale molto più ampio e congegnato del gioco delle 3 carte di Renzi, è anche vero che questo è un sistema fragile che può essere messo in discussione e combattuto efficacemente.
USB lo sta facendo da tempo e in quest’autunno ha ricominciato con le iniziative di questi giorni e con il prossimo sciopero dei lavoratori pubblici del 20 Novembre. Ma non basta: le campagne per la difesa del welfare, della sanità, dell’istruzione, della previdenza e del diritto di sciopero, saranno alla base delle iniziative che metteremo in campo sin dai prossimi giorni.

USB c’è e continuerà ad esserci perché chi vuole uccidere i diritti intende uccidere la democrazia, costruire uno stato autoritario e una società sempre più ingiusta: noi ci opporremo in ogni modo a questo disegno.

La bussola del marxismo nella grande trasformazione cinese Fonte: MarxVentunoAutore: Andrea Catone,

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1. La Rivoluzione d’Ottobre porta il marxismo in Cina

Il marxismo in Cina è giunto con notevole ritardo rispetto ai paesi capitalistici. Nessun cinese partecipa ai lavori della I o della II Internazionale, né al dibattito ideologico che vi si sviluppa. Solo a fine ‘800 (1898) il nome di Marx appare sulla stampa cinese; nel 1908 si pubblica la traduzione del primo capitolo del Manifesto e, di Engels, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza e un estratto da L’origine della famiglia. Pochissimo, quindi.

Il marxismo entra effettivamente in Cina con la Rivoluzione d’Ottobre grazie alla fondamentale analisi dell’imperialismo fatta da Lenin, che arricchisce la parola d’ordine del Manifesto del 1848 in “Proletari e popoli oppressi di tutto il mondo unitevi!”. Superando d’un colpo tutte le posizioni presenti nella II Internazionale che non contrastavano il colonialismo e guardavano all’esportazione della “civiltà occidentale” tra i popoli “arretrati” come ad una tappa necessaria dell’evoluzione sociale, Lenin collegò strettamente “Occidente” e “Oriente”, lotta di classe nei paesi capitalistici e lotta di classe antimperialista.

In tal modo il movimento comunista internazionale forniva alla Cina la leva teorico-politica più potente per il riscatto dal “secolo delle umiliazioni” (iniziato nel 1840). Le altre filosofie, invece – dalle tradizionali autoctone a quelle liberal-democratiche importate dall’Occidente – non erano state in grado di indicare la via dell’emancipazione del popolo cinese.

Con Lenin il marxismo diviene effettivamente uno strumento teorico universale per l’emancipazione di tutti i popoli del mondo nell’epoca dell’imperialismo. In quel fondamentale ampliamento dello slogan del Manifesto vi è l’indicazione del fronte unito tra gli sfruttati delle metropoli imperialiste e quelli delle colonie e semicolonie, tra città e campagna, operai e contadini.

2. La sinizzazione del marxismo

L’universalità del marxismo è effettivamente tale se sa rapportarsi con le particolarità di ciascun paese, con la sua specifica storia sociale, culturale, politica, i cui tempi non coincidono con quelli dell’Occidente. Il marxismo nella rivoluzione cinese di indipendenza nazionale e anticoloniale di nuova democrazia – dopo aver appreso dagli errori di un’applicazione dogmatica di formule adatte ad altre situazioni – costruisce una sua propria strada. Si avvia così la “sinizzazione” del marxismo, cioè l’applicazione del metodo marxista alle concrete condizioni della formazione economico-sociale cinese. Un marxismo non “libresco” (Mao nel 1930 scrisse un articolo, spesso richiamato nel dibattito odierno, contro la “mentalità libresca”), come non “libresco” fu quello di Lenin (ben colto dal giovane Gramsci nel suo articolo “La rivoluzione contro il Capitale”), ma calato nella carne viva delle contraddizioni della società cinese. Il marxismo diviene la bussola che sa orientare l’analisi delle classi, della struttura e sovrastruttura della società cinese e indicare le modalità per tradurre in azione politica quelle analisi: la politica del fronte unito, la rivoluzione antimperialista di nuova democrazia, il percorso verso una società socialista, che, per essere tale, per non socializzare la miseria, richiede un poderoso sviluppo delle forze produttive.

La nuova società non si instaura su un foglio completamente bianco dove si possa scrivere ciò che si vuole. Essa nasce su una base storicamente determinata. Il marxismo è storicista. Ciò significa anche che esso fa i conti con la cultura e la civiltà nazionali – nel 1938, al sesto plenum del VI Congresso del Pcc, Mao invita ad assumere la grande eredità culturale cinese, da Confucio a Sun Yat Sen –non non le annulla – il marxismo è l’antitesi del nichilismo – ma le conserva e supera in una più ricca cultura e civiltà.

Il comunismo basato sul marxismo è internazionalista, ma per essere tale deve radicarsi nella storia e nella cultura nazionali, come Gramsci riconosce a Lenin e Stalin, contrapponendoli a Trockij, in un’importante pagina delle sue riflessioni dal carcere (Q. 14, § 68). Coerentemente con un’impostazione marxista i comunisti cinesi si misurano con la grande cultura tradizionale della Cina millenaria, con le sue filosofie, e si preoccupano di comprenderle entro una visione marxista della storia della nazione. La costruzione di una nuova civiltà abbraccia un’intera epoca storica.

3. Transizione al socialismo

La storia del movimento operaio e comunista del XX secolo è segnata dalla pesantissima sconfitta del 1989-1991, quando crollano l’Unione sovietica e le “democrazie popolari” in Europa. Sulle sue cause i comunisti cinesi non si stancano di indagare, cercando di individuare le radici profonde degli errori commessi e apprendere da essi. In occasione del ventesimo anniversario del crollo dell’Urss, ad esempio, la Social Sciences Academic Press (China) pubblica un corposo volume di studi, sotto la direzione di Li Shenming, che varrebbe la pena far conoscere ai lettori italiani. Grande attenzione viene rivolta alle cause del decomporsi del partito comunista sovietico, alla sua perdita di egemonia nella società, ai cedimenti ideologici.

I comunisti cinesi hanno assimilato il marxismo in modo non dogmatico, ne hanno saputo cogliere l’essenza di pensiero dialettico. Si guardi alla concezione della transizione al socialismo. Nel preambolo dell’attuale Costituzione cinese – vero e proprio manifesto politico-ideologico – si dice che “la Cina sarà ancora per lungo tempo nella fase primaria del socialismo”. Ciò implica l’idea di processualità e non di sostituzione immediata e a colpi di decreti, di una struttura economico-sociale nuova già bella e pronta al posto della vecchia. La transizione al socialismo è un processo storico lungo e complesso, caratterizzato da una lotta di classe in tutti i campi. Quello ideologico-culturale, come ci dice l’amara esperienza della catastrofica perestrojka gorbacioviana, non è assolutamente l’ultimo per importanza.

La questione del “Kto pobedit?” (chi vincerà?) posta con chiarezza da Lenin nei primi anni Venti, quando avvia l’elaborazione di una articolata concezione di transizione al socialismo come lungo e contrastato percorso di lotta e confronto tra capitalismo e socialismo, rimane aperta per un’intera epoca storica. E per comprendere le tendenze e i processi in corso nella Cina di oggi quell’elaborazione di Lenin resta un riferimento fondamentale. In Cina è in corso una vivace dialettica, sul terreno politico-giuridico, economico, ideologico-culturale, in definitiva, com’è normale in una società di transizione, una lotta di classe, come ricorda nel suo Preambolo la Costituzione cinese: “Le classi sfruttatrici in quanto tali sono state abolite nel nostro paese. Tuttavia, la lotta di classe continuerà ad esistere entro certi limiti ancora per un lungo periodo di tempo. Il popolo cinese deve combattere contro quelle forze ed elementi, sia in patria che all’estero, che sono ostili al sistema socialista cinese e cercano di minarlo”.

4. Le questioni scottanti nel dibattito teorico-politico in Cina

Si svolge oggi in Cina un vivace dibattito politico-ideologico – di cui, salvo una ristretta cerchia di specialisti, si ignora quasi tutto in Occidente e nella “sinistra assente” (come suona il titolo del libro di Losurdo) – su alcuni grandi temi:

– il “socialismo con caratteristiche cinesi”;

– la struttura economico-sociale: “economia mista” come economia di transizione socialista, col ruolo trainante delle imprese pubbliche e delle cooperative sociali o ulteriori privatizzazioni e riduzione del settore pubblico;

– lo “Stato socialista di diritto”, che, formalmente e sostanzialmente diverso dalla concezione e dalla pratica della stato liberal-democratico occidentale, mantiene la “dittatura democratica del popolo” – come recita la Costituzione cinese – e il ruolo dirigente (che non significa di gestore-amministratore) del partito comunista;

– la lotta contro il nichilismo storico, che intende sbarazzarsi dei padri fondatori della moderna Cina indipendente e volta al socialismo, Mao Zedong e Deng Hsiaoping;

– la fondazione di una nuova cultura e una nuova civiltà, il sistema di valori socialisti nella concreta realtà storico-culturale della Cina, ricca di una millenaria tradizione che i marxisti cinesi non intendono cancellare con un tratto di penna, ma valorizzare, non per guardare da conservatori al passato, ma per costruire il futuro.

5. Il fronte della lotta ideologica e la diffusione dei centri marxisti

I destini del più popoloso paese al mondo ci toccano direttamente come movimento operaio. La Cina oggi è una grande forza economica e politica che si contrappone all’imperialismo Usa e al suo sistema di guerra e propugna un mondo multipolare e una politica antiegemonica, basata sul reciproco vantaggio e la non ingerenza negli affari interni dei diversi paesi. Nella consapevolezza che, come recita la Costituzione, “i successi della rivoluzione e della costruzione della Cina sono inseparabili dall’appoggio dei popoli del mondo; l’avvenire della Cina è intimamente collegato all’avvenire del mondo”, i comunisti cinesi stanno intensificando incontri e relazioni con i marxisti e la sinistra mondiale, con discussioni aperte sui grandi temi oggi all’ordine del giorno, in particolare l’analisi della crisi capitalistica mondiale e il ruolo del movimento comunista e operaio. Tra questi, non sono di secondaria importanza i Forum mondiali, che con cadenza annuale si tengono in autunno a Pechino, organizzati dal World Socialism Research Center dell’Accademia delle Scienze Sociali, in collaborazione con altri dipartimenti. Nel 2014 si parlava di “globalizzazione liberista”, cui va contrapposta la “globalizzazione socialista”. Quest’anno il tema è quello delle “rivoluzioni colorate” e, gramscianamente, dell’egemonia.

Vi è tra i marxisti e comunisti cinesi la consapevolezza che la lotta ideologica, sul fronte culturale, è fondamentale. Ne sono un chiaro segnale le risoluzioni congressuali, i ripetuti richiami del segretario generale Xi Jinping a organizzare lo studio del marxismo. Oggi la Cina è il paese in cui vi è il più elevato numero di centri di studio ed elaborazione marxista al mondo.

Il Convegno che teniamo oggi insieme con una particolarmente ampia e rappresentativa delegazione dell’Accademia marxista, diretta dal professor Deng Chundong, testimonia questo impegno e la consapevolezza che oggi c’è tra i comunisti e marxisti cinesi del valore della lotta culturale. Ritengo che vada intensificata la collaborazione tra i centri studi e le riviste cinesi, che hanno un certo numero di pubblicazioni anche in lingua inglese, quali International Chritical Tought, Marxist Studies in China (che traduce una selezione dei testi pubblicati in cinese sulla rivista di marxismo dell’Accademia marxista), Qiushi (organo del Cc del Pcc).

Una collaborazione tra l’associazione italiana Marx XXI e l’Accademia di marxismo cinese potrebbe promuovere e intensificare il lavoro di diffusione e conoscenza in Italia delle elaborazioni marxiste in Cina (attualmente pressoché ignorate in Italia) e, reciprocamente, sviluppare un lavoro di traduzione e approfondimento dell’opera di Antonio Gramsci, la cui elaborazione rimane un pilastro fondamentale per la lotta sul fronte dell’egemonia ideologico-culturale.

La rivista “Marxventuno”, al pari del sito “Marx21.it”, continuerà a guardare con grande interesse e attenzione agli sviluppi della politica, dell’economia, della società cinese e si adopererà per pubblicare traduzioni italiane dei più rilevanti studi marxisti in Cina.

( Relazione presentata al convegno tenutosi a Roma il 2 ottobre 2015 “La Cina dopo la grande crisi finanziaria del 2007-2008″ )