Bianco, un sindaco “in missione istituzionale” Tutte le spese: dagli elefantini agli auguri natalizi da: livesiciliacatania

Martedì 20 Ottobre 2015 – 05:02 di

In esclusiva tutte le spese rendicontate nel 2014 dal sindaco di Catania Enzo Bianco. Il Comune: “Grazie alle missioni istituzionali sono stati stanziati 540milioni di euro per Catania”.

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CATANIA- Dagli elefantini in resina placcati in argento, consegnati a importanti esponenti istituzionali, ai biglietti per le numerose missioni in Italia. Enzo Bianco è un sindaco eternamente in “missione istituzionale”, i suoi incarichi sono citati in cima ad ogni determina che, alla luce dei casi Marino e Renzi, abbiamo voluto controllare, ma oltre alle spese, che complessivamente si aggirano intorno a 15mila euro nel 2014, ben poco rispetto a quanto rimborsato per esempio a Matteo Renzi, abbiamo anche chiesto ai vertici del Comune quali risultati siano stati conseguiti.

La Premessa è quasi sempre la stessa: “Il sindaco è frequentemente costretto a recarsi fuori sede per gli impegni derivanti dalla carica istituzionale rivestita e dalla prestigiosa designazione, qaule unico sindaco del Sud, nella Conferenza Stato-Città e nella conferenza Unificata dell’Anci”.

SPESE DI RAPPRESENTANZA – L’elenco delle spese di rappresentanza del 2014 -di cui Livesicilia è venuta in possesso-  inizia con l’acquisto di biglietti da visita (353,80 euro), seguono gli “elefanti in resina argentata” e gagliardetti, gli ambiti elefantini d’argento consegnati a esponenti delle istituzioni e cittadini meritevoli (927,20).

Omaggio floreale alla Madonna del Carmine (55 euro), “cena di lavoro” con i componenti del Gruppo Athena (440 euro), pranzo del sindaco con le “autorità del gruppo Athena” (195 euro), acquisto “targhe ovali” Palazzo degli Elefanti (122 euro). C’è una voce “spese varie”, 250 euro, per l’acquisto di cialde Nespresso, acqua minerale e tovaglioli. Targa commemorativa Lido Verde 140 euro, le coppe per il memorial Guarnaccia 244 euro, “cena istituzionale” col Maestro Gavazzeni Ricordi (210 euro), targhe commemorative (366 euro), acquisto elefantini per il Trailers film fest (793 euro), omaggio floreale per i festeggiamenti S.Maria di Ognina (50 euro), anticipazione spese varie (250 euro), acquisto biglietti natalizi (341,60 euro). Il totale di questa prima tranche è di 5.397 ,60 euro.

L’8 settembre è stato disposto il pagamento di altre spese di rappresentanza. Pranzo con ministro Lanzetta (250 euro), cena foyer Teatro Massimo Bellini con Delegazione Dogane (2.900 euro), omaggio floreale S.Mauro 50 euro e un necrologio 142,98 euro.

LE MISSIONI DI ENZO- Il 15 gennaio del 2014 Enzo Bianco partecipa al coordinamento sindaci delle città metropolitane, costo 866 euro. Il 4 febbraio, viene prevista la spesa di 1.915 euro corrispondenti ai 2/12 della somma prevista sul bilancio per tutto l’anno (11.500 euro). Il 29 gennaio Bianco partecipa al Consiglio nazionale dell’Anci: 123,72 euro il biglietto. Dal 10 al 12 febbraio missione a Roma per “motivi istituzionali”: 362 euro. Il 6 e 7 aprile il sindaco va a Milano con l’assessore al Bilancio Giuseppe Girlando per partecipare alla tavola rotonda “Efficienza e sviluppo sostenibile”, la trasferta costa 242 euro, Bianco chiede il rimborso solo delle spese di pernottamento (150 euro), Girlando deposita lo scontrino di un bar (13 euro), due ricevute taxi e un biglietto treno che portano il totale a 92 euro. L’otto aprile vengono anticipati dal provveditore 4.000 euro per l’acquisto di biglietti. Dieci aprile, visita istituzionale a Roma: 267 euro. Il 10 giugno Bianco vola a Roma, 510 euro. Il 12 e 22 giugno è a Cagliari per la riunione dei sindaci delle città metropolitane: spese di viaggio 716 euro, pernottamento 150 euro. Ventiquattro luglio, missione a Roma, 372 euro in biglietti aerei. Nuovamente a Roma il 24 e 25 settembre, 470 euro. Trenta settembre e 1 ottobre sindaco in missione a Torino, 453,45 euro, è relatore al Decennale di Piazza dei Mestieri. Il 10 ottobre tocca a Firenze, spese di viaggio 142 euro, pernottamento 200 euro. E ancora, il 22 e 23 ottobre Bianco è a Milano, 259 euro, il 29 ottobre a Roma, per l’incontro “con i rappresentanti del centrodestra sul congresso Anci”, 650 euro. La tre giorni di Milano per il rinnovo delle cariche Anci costa 584 euro, segue la convocazione a Palazzo chigi dell’11 novembre, appena 112 euro di volo e la trasferta a Roma del 13 novembre: 287 euro per i biglietti.

I RISULTATI CONSEGUITI- “Il sindaco non ha percepito alcun compenso fino al novembre del 2013, da quel momento ha ottenuto soltanto il 50% dello stipendio, non utilizza carte di credito del Comune e ha consentito alla città di tornare alla ribalta sulla scena nazionale”. Commentano così i vertici di Palazzo degli Elefanti i dati sulle spese di rappresentanza del sindaco Enzo Bianco. “Si tratta di cifre molto basse che hanno consentito di partecipare a importanti incontri che hanno prodotto risultati significativi per la collettività, a partire dai 213milioni di euro di finanziamenti ottenuti per la depurazione, i 50milioni per il canale di gronda, i 195 milioni per saldare tutti i debiti pregressi e 90milioni per il Pon Metro”.

Il Comune ha trascorso momenti di criticità, in alcuni casi non riuscendo a pagare i dipendenti. “La causa -spiegano ancora i vertici del Comune- dipende dalla drastica riduzione dei trasmerimenti statali, passati da 100milioni di euro l’anno a 60, e per ottenerli Bianco ha lottato a Roma”.

“Ci sono altri risultati importanti -aggiungono da Palazzo degli Elefanti- che conseguono agli eventi organizzati dal Comune, è stato rimesso in moto un indotto, i parlamentari della Nato, per esempio, che sono venuti a Catania, hanno soggiornato nei nostri alberghi, la Costa Crociere ha concordato col sindaco nuove tratte che consentiranno di far sbarcare nel nostro porto 350mila persone nel 2016 e poi il Castello Ursino è stato inserito nei tour nazionali”.

Ilva, domani prende il via il processo per il disastro ambientale nella provincia di Taranto Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Quarantasette imputati (44 persone fisiche 3 società) e, per il momento, 900 parti civili già costituite: prende il via domani davanti alla prima sezione della Corte di Assise del Tribunale di Taranto, presidente Michele Petrangelo, giudice a latere Fulvia Misserini, il processo per inquinamento ambientale a carico dell’Ilva.
Per strutturare l’accusa ci sono voluti sei anni di indagini, mentre i primi provvedimenti cautelari della magistratura tarantina sono arrivati nel 2012, con il sequestro dell’area a caldo e l’arresto di una parte dei vertici aziendali, a cominciare da esponenti della famiglia Riva, proprietaria della fabbrica. I reati, dall’associazioneper delinquere finalizzata a vari reati, tra i quali il disastro ambientale, all’avvelenamento di acque e sostanze alimentari (motivo per cui il processo si celebra dinanzi alla Corte di Assise di Taranto) al getto pericoloso di cose, all’omissione di cautele sui luoghi di lavoro che avrebbero causato, tra gli altri, due ‘morti bianche’. L’udienza preliminare, durata 13 mesi, si è tenuta nella palestra della caserma dei vigili del fuoco proprio a causa del numero notevole di imputati e parti civili costituite.
La Procura della Repubblica di Taranto ha depositato alla Corte una lista per l’audizione di 179 testimoni e la citazione di 31 imputati in procedimento connesso. Della famiglia Riva saranno processati Nicola e Fabio, quest’ultimo unico detenuto. Non ci sarà il capostipite Emilio, deceduto il 29 aprile 2014.
Sotto accusa non c’è solo il presunto disastro ambientale ma anche i presunti tentativi effettuati per ammorbidire i controlli o falsarne i risultati. Questa seconda tranche dell’inchiesta è stata denominata ‘Ambiente Svenduto’.
Tra i politici sotto processo ci sono l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, imputato di concussione aggravata in concorso, il deputato di Sel Nicola Fratoianni e un consigliere regionale Pd, Donato Pentassuglia, entrambi accusati di favoreggiamento personale, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano (abuso d’ufficio), l’ex presidente della Provincia di Taranto Giovanni Florido e l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva (concussione).
Alla sbarra anche un folto gruppo di dirigenti Ilva e del Siderurgico tarantino succedutisi negli anni. Dall’ex presidente ed ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante, ai direttori di stabilimento, dall’ex responsabile rapporti istituzionali, Girolamo Archinà, ai ‘fiduciari’ dei Riva, un legale Ilva, funzionari ministeriali per l’Aia 2011 e funzionari regionali.
Le tre società rinviate a giudizio rispondono di illeciti amministrativi. Altri cinque imputati sono stati giudicati dal gup con rito abbreviato: condannati a tre anni e quattro mesi l’et consulente della Procura Roberto Primerano per falso ideologico e a 10 mesi il sacerdote don Marco Gerardo per favoreggiamento; assolti invece l’ex assessore regionale all’Ambientc Lorenzo Nicastro, l’avv. Donato Perrini (entrambi accusati di favoreggiamento personale) e il carabiniere Giovanni Bardaro (rivelazione di segreti d’ufficio). I Cobas, organizzati nella “Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sui territori”, stanno organizzando per il 20 ottobre un sit-in davanti al Tribunale di Taranto, allo stabilimento siderurgico e al quartiere Tamburi. “L’Ilva – si legge in una nota – mostra in maniera esemplare come lo Stato sia sempre e solo al servizio del capitale. La gestione attuale di Stato e di governo dell’Ilva mostra che l’intervento dello Stato borghese serve solo per socializzare le perdite e in futuro, nuovamente, privatizzare i profitti. Per questo il processo Ilva è una grande scadenza nazionale”.
L’appello dei Cobas a partecipare ai sit-in di protesta è rivolto ad “operai dell’Ilva, lavoratori del cimitero, luogo di massima concentrazione di inquinamento ai Tamburi, proletari e famiglie dei quartieri Tamburi e Paolo VI, costituitisi parte
civile”. Vista l’enorme attenzione dell’opinione pubblica e dei media, il Tribunale ha emesso alcune disposizioni per l’accesso all’aula in particolare del pubblico e dei giornalisti.

Cari lavoratori, guadagnate troppo Fonte: lacittafutura.itAutore: Carmine Tomeo

salari bassi

Qualche giorno fa il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi ha affermato che «sui contratti il capitolo è chiuso». Per sua stessa ammissione, Squinzi s’è stufato, ha messo il pallone sotto il braccio e se n’è andato. S’è stufato, perché – dice Squinzi – Confindustria non vuole affatto né riduzioni dei salari, né moratorie sui contratti, ma che «gli aggiustamenti del salario vanno legati ai risultati aziendali», ché mica «si può distribuire ricchezza se prima non viene creata».

Squinzi arriva a questa soluzione subito dopo la pubblicazione della nota periodica del Centro Studi di Confindustria, che nella sua analisi dello scorso 3 ottobre sostiene che « Negli ultimi tre anni le retribuzioni reali sono cresciute del 4,6% nel manifatturiero ». E così, ad oggi « La quota del valore aggiunto che va al lavoro è ai massimi storici, mentre la redditività delle imprese è ai minimi, con un impatto negativo sulla dinamica degli investimenti e sulla crescita, anche futura ».

Cari lavoratori, avete capito qual è il problema in Italia? È che guadagnate troppo! E quando voi, cari lavoratori, guadagnate troppo, siete causa di « una forte erosione dei margini di profitto » e questa situazione « scoraggia gli investimenti, il cui minor livello indebolisce la crescita, anche futura ». Parola (nel virgolettato) dei padroni.

È in questo quadro che entra in scena il governo Renzi con la sua proposta di salario minimo che, come abbiamo già fatto notare su questo giornale, non farà che abbassare i salari per andare incontro alle richieste padronali.

Ora, i nodi, su questa questione, sono due: uno di natura più politica; l’altro più economica. Ma quei due nodi si tengono insieme. Il primo riguarda il ruolo del sindacato ed il tentativo di Renzi di soffocare i corpi intermedi, nella loro funzione di autorganizzazione autonoma dei lavoratori. I sindacati, nell’idea che sembra essere nei piani di Renzi, dovrebbero quindi svolgere un ruolo di cogestori delle misure di riduzione di salari e diritti dei lavoratori. Su questo punto, non troverà troppe difficoltà con Cisl e Uil, da molto tempo ridotte a fare da organi di informazione padronale nei luoghi di lavoro. In Cgil, invece, ci sono ancora elementi di resistenza a questa situazione, pur non schiodandosi, questa organizzazione sindacale a guida Camusso, da un ruolo concertativo che non ha più ragione d’essere, vista la consapevolezza dei padroni della loro forza.

L’altro punto è più prettamente economico. Quello che afferma Confindustria sembra l’interpretazione su basi concrete dell’analisi marxiana. Dicono, facendo una sintesi brutale, gli industriali: «I lavoratori in Italia guadagnano troppi soldi!». A questa affermazione si potrebbe rispondere, giustamente indignati, che la retribuzione media di un lavoratore italiano è ben lontana dall’essere ai primi posti in Europa (nono posto, molto dietro di quella di Germania e Francia); che in Italia un dirigente guadagna quattro volte di più di un operaio e che un amministratore delegato ha una retribuzione di 11 volte superiore di un lavoratore con bassa qualifica. E si potrebbe continuare facendo notare che la quota di ricchezza prodotta andata ai salari è in calo dagli anni ’70 del secolo scorso e che gli indici di disuguaglianza sono impietosi nel descrivere una disparità sociale crescente.

Potremmo continuare, ma ai padroni non interessa affatto. A loro interessa che il salario, inteso come salario per la classe dei lavoratori, non vada oltre il valore, storicamente determinato, dei mezzi per la sua sussistenza. Che un lavoratore e la sua famiglia con quello stipendio non riescano a campare, poco importa al padronato. Il salario minimo « come, in generale, la determinazione del prezzo delle merci secondo i costi di produzione, vale non per il singolo individuo, ma per la specie. Singoli operai, milioni di operai non ricevono abbastanza per vivere e riprodursi; ma il salario dell’intera classe operaia, entro i limiti delle sue oscillazioni, è uguale a questo minimo », spiega Marx nel suo “Lavoro salariato e capitale”.

 

Quello che affermano gli industriali, in maniera nemmeno troppo velata, è che per l’accumulazione del capitale c’è bisogno della riduzione dei salari; che affinché possano aumentare i loro profitti, devono ridursi i salari dei lavoratori. È una sintesi impeccabile dell’irriducibile antagonismo tra capitale e lavoro.

Il salario minimo adombrato da Renzi va esattamente in quella direzione e si muove nel quadro della lotta di classe, che i padroni stanno conducendo. Dovremmo quindi cominciare anche noi a ragionare di uscire dalla crisi su basi antagoniste, muovendoci nella lotta con un progetto politico autonomo e di unità di classe, piuttosto che di unità di ceto politico che in questi anni non ha avuto altro effetto che disperdere un patrimonio intellettuale e militante.

Fwd: I: NoTrident NoWar sabato 24 a Napoli e sabato 31 a Marsala

NO TRIDENT, NO WAR!
La Sicilia non è zona di guerra- Via le basi Usa-Nato dalla nostra terra!
La Sicilia, isola più grande del Mediterraneo, ha davvero tanto da offrire a partire dal suo bagaglio storico ,artistico- culturale e sociale. Ben 7 siti siciliani rientrano nel Patrimonio UNESCO e con i suoi 5 parchi e le sue 72 riserve naturali protette (fra cui la preziosa riserva della Sughereta (SIC) a Niscemi) avrebbe già tracciata la rotta del proprio destino. Invece la Sicilia, già occupata e martoriata da decenni dalle basi Usa-Nato (Muos a Niscemi, Radar a Lampedusa, Sigonella, Augusta…), vedrà lo scalo aereo di Birgi (Tp) al centro di Trident Juncture 2015, la più grande esercitazione NATO dalla fine della guerra fredda come è stata definita dallo stesso Comando Generale dell’Alleanza Atlantica. Cacciabombardieri, grandi velivoli da trasporto e aerei spia decolleranno dalle piste di Birgi per simulare attacchi contro unità navali, sottomarini e target terrestri e testare i nuovi sistemi di armi di distruzione di massa. La recente visita a Sigonella del capo del Pentagono Ash Carter sta chiarendo le nuove direttive per il governo italiano per un ulteriore coinvolgimento della Sicilia nelle nuove strategie Usa-Nato di guerre imperialiste non solo contro i popoli del Medioriente e del Nordafrica, ma anche per impedire le partenze dei migranti dalla Libia (operazione EuNavForMed), costretti alla fuga proprio a causa di queste guerre. Non bastavano le minacce del console Usa Barrosse al TAR per aver osato mantenere il seguestro del micidiale Muos a Niscemi. Per completare il tragico futuro che ci attende è stato trasferito a Catania il centro dell’agenzia Frontex-Triton 8oltre alla vergognosa presenza del Cara di Mineo) ed a giorni entreranno in funzione in Sicilia i 5 Hot-Spot (nuovi CIE) per selezionare ed espellere i migranti “irregolari”. Oramai i ricchi potenti della terra, anzicchè fare la guerra alla povertà, sono solo in grado di fare la guerra ai poveri militarizzando sempre più i nostri territori ed i nostri mari, trasformando il Mediterraneo in un gigantesco cimitero (oltre 3000 morti accertati dall’inizio 2015). La tendenza alla guerra è la soluzione che le borghesie statunitensi ed europee hanno messo in atto per uscire dalla permanente crisi; crisi che ci mostra il crudele paradosso di crescenti fondi pubblici per spese militari e altri strumenti di guerra, mentre crescono sanguinosi tagli a scuola, sanità e altri diritti sociali. In Medioriente terribili venti di guerra soffiano, tutti i media arruolati dalla Nato denunciano i bombardamenti “scorretti” della Russia in Siria, quando da mesi non si sono accorti della politica genocida del governo turco, autorevole membro della Nato, contro la resistenza del popolo Kurdo, unico vero baluardo vincente contro i terroristi dell’ISIS e protagonisti di una importante esperienza in Rojava (Kurdistan siriano) basata sulla rivoluzione delle donne contro il patriarcato e sul nuovo confederalismo democratico per tutti i popoli del Medioriente. I dirigenti turchi e le petro-monarchie del golfo che finanziano i più feroci gruppi fondamentalisti (dall’Isis ad Al Qaida) siedono nei vertici occidentali, mentre,incredibilmente, il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) è ancora nella lista nera UE ed Usa delle organizzazioni terroriste.
Trident Jucture 2015 è un elemento strategico in questo quadro, rappresenta un’offesa ed una minaccia ai popoli dell’Europa, del Mediterraneo e del Medio Oriente, dall’Ucraina (dove Nato e Ue si servono di milizie naziste) allo Yemen dove è in atto il sanguinario intervento della monarchia feudale saudita.
La preziosa esperienza di anni di lotta contro il Muos a Niscemi e per la smilitarizzazione della Sicilia si può e deve estendere in tutta l’isola, contribuendo alla riorganizzazione del movimento NoWar a livello nazionale ed internazionale. Invitiamo tutte le realtà antimilitariste ed antimperialiste a mobilitarsi:
Sabato 24 ottobre manifestazione nazionale a Napoli

Sabato 31 ottobre manifestazione regionale a Marsala
http://nomuosnotizie.blogspot.it/2015/10/manifestazione-regionale-contro-ogni.html

La Sicilia sarà più bella senza Muos, Trident e Sigonella!
Comitato NoMuos-NoSigonella, Rete Antirazzista Catanese, La Città Felice, COBAS Scuola, La Ragna-Tela, Circolo PRC Olga Benario, LILA Catania. Rete dei Comunisti-Ct, ANPI-CT, Azione Civile-Ct