CONFEDERAZIONE ITALIANA FRA LE ASSOCIAZIONI COMBATTENTISTICHE E PARTIGIANE I V N O V E M B R E GIORNATA DELLE FORZE ARMATE FESTA DELL’UNITÁ NAZIONALE

 

I Combattenti, Decorati al Valor Militare, Congiunti dei Caduti, Mutilati ed
Invalidi di Guerra, Protagonisti della Guerra di Liberazione e della Resistenza,
Reduci dalla Deportazione, dall’Internamento e dalla Prigionia, in memoria della
Grande Guerra e della sua conclusione

RICORDANO

quanti, con fedeltà ed appassionata dedizione, sacrificarono la loro esistenza o
provarono immani sofferenze per una Italia libera, democratica, pacifica e
indipendente e di nuovo protagonista rispettata nella comunità internazionale;

RIVIVONO

nel triennio in cui si celebra il 70° anniversario dell’avvento della Repubblica,
dell’Assemblea Costituente, delle Elezioni libere e con il voto delle donne, del
Trattato di Pace, l’orgoglio del popolo italiano che ha portato con la lotta al
nazifascismo, alla riconquista dell’indipendenza nazionale, della libertà e della
democrazia;

MANIFESTANO

riconoscenza alle Forze Armate, presidio delle istituzioni repubblicane, ai militari
che all’estero rischiano la vita, per la pace e la convivenza tra i popoli e le
nazioni e a tutti i combattenti per la libertà;

PERSEVERANO

nell’azione volta a trasmettere alle nuove generazioni gli alti ideali e i limpidi
valori insiti nella memoria di quegli eventi che hanno caratterizzato la storia
dell’Italia.

La Confederazione Italiana fra le
Associazioni Combattentistiche e Partigiane

Roma, 4 novembre 2015

ANPInews 177

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

 

Oggi, la “fine” del Senato?

 

A chi giova un autunno caldo?

 

La tragedia di Ankara e la violenza nel mondo

 

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Erri De Luca assolto. “Il fatto non sussiste”. In aula ripete: “La Tav va sabotata” da:Redazione, L’Huffington Post

Erri De Luca è stato assolto “perché il fatto non sussiste”. Questa la sentenza pronunciata poco dopo l’una nell’aula del tribunale di Torino nei confronti dello scrittore che aveva sostenuto in una intervista all’Huffington Post che “la Tav va sabotata”. La sentenza è stata accolta dagli applausi dei numerosi No Tav.

“E’ stata impedita una ingiustizia, quest’aula è un avamposto sul presente prossimo”, è il primo commento di De Luca.

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“Rispettiamo la decisione del giudice, non ne faremo una battaglia campale, ma nei momenti di tensione sociale ci sono dei limiti che soprattutto gli intellettuali dovrebbero rispettare” commenta l’avvocato Alberto Mittone, legale di Ltf, la società italo-francese che si è occupata del progetto e delle opere preparatorie della Torino-Lione che nel settembre 2013 aveva denunciato Erri De Luca.

“I miei colleghi stranieri continuano a non capire il perché di questo processo, io sono tranquillo“, aveva dichiarato Erri De Luca entrando nell’aula del tribunale questa mattina in attesa di conoscere la decisione dei giudici. Lo scrittore il 1 settembre del 2013 dichiarò in una intervista all’Huffington Post che “la Tav va sabotata”.

Parole che ha voluto ripetere in una dichiarazione spontanea in aula: “Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua”.

“Ritengo inapplicabili al mio caso le attenuanti generiche. Se quello che ho detto è reato, l’ho ripetuto e continuerò a ripeterlo”, ha ribadito Erri De Luca al giudice. “La mia parola contraria sussiste e aspetto di sapere se costituisce reato”.

De Luca era imputato per istigazione a delinquere dopo essere stato denunciato dalla società franco-italiana incaricata di sovrintendere alla Torino-Lione, la Ltf. La procura, per voce dei pm Rinaudo e Padalino, aveva chiesto 8 mesi di carcere. In caso di condanna De Luca aveva sempre ribadito che non farà ricorso.

“Mi pare che ci stiamo abituando a una deriva, a una perdita di consistenza civile, ma forse quest’aula è un punto di resistenza” aveva aggiunto sempre prima della sentenza lo scrittore che dopo la sentenza si recherà in Val di Susa dove lo attende una festa con i No Tav.

“Forse oggi – ha proseguito parlando con i cronisti – mi accorgerò di abitare in un paese nuovo. Sono curioso di sapere cosa succederà, considero questa aula un avamposto affacciato sul nostro immediato futuro”. Secondo l’intellettuale “non ci sono precedenti, è un processo spuntato come un fungo, non so se il primo di una nuova Italia o l’ultimo di una vecchia Italia“. E sulla percezione del processo oltralpe: “Per i miei colleghi francesi – ha spiegato – questo processo è totalmente incomprensibile, per loro questa vicenda è particolarmente buffa”. Molti i sostenitori e i simpatizzanti No Tav presenti in aula.

De Luca ha voluto stigmatizzare ancora una volta la poca solidarietà degli intellettuali italiani che, a differenza dei francesi, non hanno immediatamente promosso appelli per scongiurare il carcere: è “un’assenza che si nota, si sono presi la responsabilità della loro assenza”. Lo scorso marzo, sempre all’Huffington Post, l’autore aveva definito gli appartenenti al mondo della cultura italiana “pavidi e conformisti”.

La ministra alla Giustizia francese alla vigilia del verdetto: “Quando tutto sarà scomparso dietro l’ultimo sol

Erri De Luca assolto perchè “il fatto non sussiste”

il Codice Rocco e le leggi fasciste vanno abolite12063311_1020633821313642_3292245692263754828_n

“…considero l’imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Perciò considero quest’aula un avamposto affacciato sul presente immediato del nostro paese. Svolgo l’attività di scrittore e mi ritengo parte lesa di ogni volontà di censura. Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930 e a quel periodo della storia d’Italia. Considero quell’articolo superato dalla successiva stesura della Costituzione della Repubblica. Sono in quest’aula per sapere se quel testo è in vigore e prevalente o se il capo di accusa avrà potere di sospendere e invalidare l’articolo 21 della Costituzione…”

Crocetta-Baccei, è scontro. Il governatore pensa a un “azzeramento chiarificatore” da: larepubblica.it

Il presidente frena sul rimpasto: “Prima credo serva una profonda verifica politica. Chi lavora per creare caos istituzionale e politico con lo scopo di fare fallire ogni iniziativa non può chiedere di partecipare”. Faraone: “Parole da vecchissima politica”

“Voglio essere chiaro per evitare malintesi: occorre una verifica politica per capire chi sta nella maggioranza e chi sta fuori. Il governo politico, che si deve costruire immediatamente, deve avere alla base il senso di responsabilità collettivo che richiede il momento. Per questo motivo non escludo un azzeramento della giunta chiarificatore”. Lo precisa il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, a proposito della questione del rimpasto di governo e della delicata situazione politica.

“Gli assessori sono espressione delle forze politiche ma sono anche designati per legge dal presidente della Regione e non possono agire in contrasto col programma che il presidente ha concordato con i cittadini. La linea da seguire è quella tracciata nel patto col popolo siciliano”. Era questo l’avvertimento del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, nel pieno delle nuove polemiche all’interno della maggioranza che lo sostiene aperte dalla frattura con l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, tecnico di fiducia del premier Renzi. La linea, ribadisce Crocetta, “è quella del risanamento dei conti, del no alla macelleria sociale, del rilancio dell’economia e delle riforme profonde”.

“Prima di ogni tipo rimpasto di governo, credo serva una profonda verifica politica. Chi lavora per creare caos istituzionale e politico con lo scopo di fare fallire ogni iniziativa non può chiedere di partecipare al rimpasto”, aggiunge il governatore. “Pretendo un confronto in nome della chiarezza e della lealtà nei confronti dei siciliani che ci hanno eletti – continua Crocetta – Basta con la rissa continua, lavoriamo per il bene comune. Non ce l’ho con nessuno, non ho alcun asse che non sia il legame profondo col mio partito e con gli alleati. Io sono pronto, senza trucchi però, nè doppi giochi come è già capitato quando all’indomani di un rimpasto di governo si sono ripresentati gli stessi problemi, e questo non è assolutamente accettabile”.

Nessuno pensi di lavorare con l’obiettivo di provocare una lunga agonia, il linguaggio dell’indecisione non m’appartiene. Da tre mesi parliamo sulla stampa di rimpasto, ci sono forze politiche importanti che hanno compiuto passi in avanti, altre invece persino passi indietro”. “Abbiamo bisogno di dare certezze, perché i prossimi due anni devono essere anni di fatti concreti e non di scontri continui – prosegue il governatore – La Sicilia ha bisogno di unità, confronto, decisioni: senza scaricabarile e soprattutto senza scaricare sul governo responsabilità di governi del passato, che non ci appartengono e che ci inseguono”.

Parole che il sottosegretario Davide Faraone, leader dei renziani in Sicilia, ha accolto con scherno: “Crocetta si dice pronto ad azzerare la giunta e a lasciarci fuori dal governo? Brr, che paura… Verifica? Rimpasto? Parole da vecchissima politica. Sono lontano anni luce. Non aggiungo altro”.

La sanità rottamata da: zeroviolenza.it

Governo Renzi, tagli alla sanitàIvan Cavicchi, Il Manifesto
17 ottobre 2015Il Pre­si­dente del con­si­glio ha reso pub­bli­che le cifre dello stan­zia­mento per la sanità 2016 e i punti della sua stra­te­gia sono due: il defi­nan­zia­mento camuf­fato e un taglio lineare dif­fuso nella “microe­co­no­mia” dei prezzi di tutto ciò che sot­to­forma di ausili costi­tui­sce lo stru­men­ta­rio a base del pro­cesso di dia­gnosi e di cura di un malato.

Il defi­nan­zia­mento camuf­fato è un rifi­nan­zia­mento del fondo sani­ta­rio nazio­nale che sem­bra tale senza esserlo. Renzi ha scan­dito con insi­stenza i numeri: 109 mld (2014), 110 mld (2015), 111 mld (2016) per dire che i soldi alla sanità aumen­tano. In realtà quello che appare un incre­mento non lo è per­ché il finan­zia­mento è molto infe­riore al reale (e con­cor­dato) fab­bi­so­gno della sanità.Que­sto fab­bi­so­gno era stato con­cor­dato con il “Patto per la salute” tra Stato e Regioni (10 luglio 2014) e sta­bi­liva (commi 1 e 2 dell’Articolo1), che il Fondo sarebbe dovuto essere di 109 miliardi 928 milioni (2014), di 112 miliardi 62 milioni ( 2015), di 115 miliardi 444 milioni (2016). Il tutto, appli­cando quanto pre­vi­sto dal decreto legi­sla­tivo 68 del 2011 dal titolo, “Deter­mi­na­zione dei costi e dei fab­bi­so­gni stan­dard regionali”.In pra­tica Renzi defi­nan­zia la sanità rispetto al fab­bi­so­gno con­cor­dato per il 2016 di circa 4 miliardi. Que­sta è la verità. Nel 2016 la sanità avrà meno di quello che avrebbe dovuto avere nel 2015.

Si tratta dell’ennesimo taglio lineare che si fonda su un pre­sup­po­sto ormai chiaro: più il fab­bi­so­gno finan­zia­rio della sanità cre­sce più il suo finan­zia­mento cala fino ad arri­vare nel 2020 (Def 2014) a una spesa sani­ta­ria ridotta di un punto per­cen­tuale rispetto al Pil. La bra­vura di Renzi è quella del pre­sti­gia­tore: dare l’illusione che i tagli lineari siano degli incrementi.

Il secondo punto è il taglio lineare dei prezzi di tutti quei pro­dotti che sosten­gono la dia­gnosi e la cura di una malat­tia. Si tratta di un’altra forma di defi­nan­zia­mento ma a livello microe­co­no­mico. Essa viene spac­ciata per costi stan­dard. Ma per quello che ha detto pub­bli­ca­mente il pre­mier non di costi stan­dard si tratta ( para­me­tri che sin­te­tiz­zano i costi di un pro­cesso o di un pro­dotto) ma più banal­mente di prezzi di riferimento.

Il pre­mier ha defi­nito testual­mente i costi stan­dard come “prezzi base”. Que­sti prezzi in sanità, se non pon­de­rati con grande cura con la qua­lità dei pro­dotti (far­maci, dispo­si­tivi sani­tari, pre­sta­zioni, trat­ta­menti ecc) cioè se non valu­tati den­tro i loro com­plessi rap­porti di per­ti­nenza cli­nica, pos­sono essere molto peri­co­losi per i malati. Le pre­sta­zioni potreb­bero costare poco ma essere ina­de­guate alle neces­sità cli­ni­che del malato.

Fac­ciamo un esem­pio: vi sono tanti tipi di pro­tesi dell’anca quindi tanti prezzi diversi che si giu­sti­fi­cano in ragione delle dif­fe­renti qua­lità della pro­tesi (soprat­tutto i mate­riali impiegati)…se usiamo il cri­te­rio del prezzo più basso indi­pen­den­te­mente dalla qua­lità cli­nica della pro­tesi si rischia di impian­tare ad un malato la pro­tesi sba­gliata cioè meno adatta solo per­ché costa meno.

Se que­sto cri­te­rio venisse usato per i prin­cipi attivi dei far­maci e per tutti i dispo­si­tivi medici si com­prende il rischio che corre il malato di avere pre­sta­zioni e cure di qua­lità non con­formi alle sue neces­sità. Altra cosa, cioè con ben altre impli­ca­zioni, è usare il prezzo di rife­ri­mento stan­dar­diz­zato per i ser­vizi di risto­ra­zione, puli­zia, lavan­de­ria, guar­da­roba e di can­cel­le­ria. In genere in una ottica di con­te­ni­mento della spesa, il prezzo base, come lo chiama Renzi, è più basso rispetto al prezzo mediano. Quindi non garan­ti­sce la qua­lità e l’adeguatezza del trattamento.

Poi Renzi nella sua con­fe­renza stampa-show ha soste­nuto che «appli­care i costi stan­dard in sanità può final­mente vedere rea­liz­zate alcune bat­ta­glie sto­ri­che. Penso al nomen­cla­tore, penso ai Lea, cose che sono impor­tanti per il mondo della sanità». Quindi per il capo del governo i prezzi di rife­ri­mento stan­dar­diz­zati sono la strada per rifi­nan­ziare il sistema cioè per com­pen­sare i tagli lineari. A mio parere Il “prezzo base” di Renzi altro non è se non una dif­fusa poli­tica di tagli lineari a livello di microe­co­no­mia dei costi che andrà a dan­neg­giare gra­ve­mente e diret­ta­mente il malato biso­gnoso di cure.

E gli spre­chi? E le dise­co­no­mie? E le denunce della Corte dei Conti e della guar­dia di finanza? E il mal­go­verno della sanità? E la medi­cina difen­siva? E la spen­ding review? Le liste di attesa? L’inappropriatezza? I livelli assi­sten­ziali negati a mezza Ita­lia? E il lavoro che non vale più niente? E il pre­ca­riato? E i disoc­cu­pati? E i ser­vizi in ginoc­chio a causa del blocco del turn over? E le pro­fes­sioni deva­state in tutti i modi? E la pre­ven­zione assente?

In realtà il pre­si­dente del con­si­glio sta pro­gres­si­va­mente rot­ta­mando la sanità pub­blica del nostro paese. Come dimo­strano i numeri egli non è il rifor­ma­tore che dice di essere, ma solo e niente più che un cinico sfa­scia carrozze.

Bomba ecologica a cielo aperto a Ragusa. Sequestrata discarica abusiva in impianto industriale dismesso da: ilsetteemezzomagazine.it

bomba ecologica ragusa

Nell’ambito dei servizi di controllo del territorio, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ragusa hanno individuato e posto sotto sequestro un impianto industriale per la produzione di conglomerato bituminoso, sito in contrada Tabuna nel comune di Ragusa. L’impianto industriale, fermo da oltre due anni, è risultato destinato a deposito incontrollato di rifiuti pericolosi. Nella discarica abusiva a cielo aperto c’era di tutto: sono stati scoperti enormi cumuli provenienti dalla “scarifica” di pavimentazione stradale, fusti contenenti emulsione bituminosa, gruppi elettrogeni, rulli, pneumatici dismessi, plastica, automobili in stato di abbandono, camion, rifiuti ferrosi, rifiuti in legno e silos per calcestruzzi, per un totale di circa 1000 tonnellate di rifiuti pericolosi.

I rifiuti risultano sparsi per l’intera area ubicata in una zona cittadina non distante dal centro abitato, nei pressi del Centro Commerciale “Le Masserie” di Ragusa. L’abbandono illecito ha creato una situazione di forte degrado dell’ambiente circostante con rischio di danni alle falde acquifere, ai terreni limitrofi, in alcuni casi adibiti a pascolo, e alla salute pubblica degli abitanti della zona. La ricognizione dei luoghi ha permesso, altresì, di rinvenire una stazione di rifornimento carburante in evidente stato di abbandono. Non risulta, sia mai stata eseguita la bonifica e la messa in sicurezza del relativo serbatoio.

L’intera area privata, estesa per oltre 130.000 Mq. e l’impianto sono stati sottoposti a sequestro dagli investigatori, appartenenti al Nucleo di Polizia Tributaria, che si è avvalso del supporto tecnico dei funzionari dell’Arpa Sicilia e del settore territorio ed ambiente della Provincia di Ragusa.
Il responsabile è stato segnalato dalle Fiamme Gialle alla locale Autorità Giudiziaria per le violazioni previste e punite dalla normativa in materia di tutela ambientale

Sempre più italiani, maschi, giovani: i nuovi poveri d’Italia secondo la Caritas da: lastampa.it

Nel rapporto 2015 i dati di chi si trova a chiedere aiuto ai centri diocesani. In aumento la quota degli italiani rispetto agli stranieri. E per quattro su dieci c’entra la mancanza d’impiego
ANSA
17/10/2015
stefano rizzato
RHO (MILANO)

«Il vento della ripresa economica sta soffiando anche per l’Italia: che si tratti di una brezza leggera o di un turbine, ancora non ci è dato di sapere». A leggere le parole – e soprattutto i dati – del Rapporto povertà 2015 di Caritas, il dubbio rimane. La povertà ha ancora molte facce, e non arretra. Più di 53 milioni di persone nell’Unione Europea non riescono a mettere insieme un pasto adeguato ogni due giorni. In Italia sono il 14,2 per cento della popolazione, con un incremento del 130 per cento in cinque anni. E cresce del 4,1 per cento la quota di italiani che si trovano a dover chiedere aiuto, tra mense e centri d’ascolto. Nel 2014, in Italia, a rivolgersi a una mensa Caritas per un piatto caldo sono state 191 mila persone, per un totale di oltre 6 milioni di pasti. Sono i dati presentati a Expo il 17 ottobre.

 

+ Il testo integrale del rapporto

 

Come cambia la povertà

Nel nostro Paese le famiglie che non hanno denaro per garantirsi un cibo proteico almeno ogni due giorni sono il 14,5 per cento del totale. Nel Sud e nelle Isole la percentuale sale rispettivamente al 22,4 e al 24,4 per cento. E sono difficoltà che si vedono anche dalla spesa media mensile per il cibo. In netto calo dal 2007 ad oggi: da 453 euro mensili a 436. Ma confrontando i primi sei mesi del 2013 e quelli del 2015, spiccano prima di tutto due dati: l’aumento della quota di italiani, più 4,1 per cento. E quella più lieve degli uomini che si sono rivolti ai centri Caritas: più 2,8 per cento.

 

Le percentuali di chi si rivolge ai CdA Caritas

 

 

Gli stranieri

Tra gli stranieri sono due le nazionalità che prevalgono nettamente sulle altre, quella romena e quella marocchina, ciascuna con il 18 per cento del totale. Poi ci sono i cittadini provenienti da Albania (6,6%), Ucraina (5,0%), Nigeria (4,2%), Tunisia (3,5%). Le quote sulle nazioni di provenienza sono in linea con quelle della popolazione straniera in Italia. Con qualche differenza: marocchini, nigeriani e tunisini si trovano più spesso a dover chiedere aiuto. Cinesi, filippini e indiani – forse perché comunità economicamente più stabili – sono invece quasi assenti dagli interventi Caritas.

 

Chi si rivolge ai CdA Caritas per categoria

 

 

I motivi del disagio

A spingere a chiedere aiuto alla Caritas sono stati due fattori strettamente connessi tra loro: la povertà economica (nel 54,6% dei casi) e i problemi occupazionali (nel 41%). Poi ci sono i problemi abitativi, che hanno coinvolto il 18,2% degli utenti. «L’invito ad agire è ora», ha commentato Mons. Giuseppe Merisi, presidente di Caritas Italiana dal 2008 al 2014. «Il tema del diritto a cibo è quello che meglio corrisponde alle attese delle persone. E il messaggio del Papa di ieri, per la Giornata mondiale dell’alimentazione, ci dice che non possiamo accontentarci di generici appelli alle azioni».

IL COMUNE GRILLINO DI RAGUSA RISCUOTE LE PERCENTUALI DELLE TRIVELLAZiONI PETROLIFERE E FA PAGARE LA TASI da:ilblog di matteoderrico.it

federico-piccittoUn anno fa avevano fatto parlare di sé per un record: l’abolizione della Tasi, la tassa sui servizi indivisibili, cancellata per la prima volta a Ragusa dalla giunta del Movimento 5 Stelle, che dal 2013 ha piazzato la sua bandiera nel capoluogo ibleo.

“Questa è l’ennesima dimostrazione che quando le cose le fa un’amministrazione 5 Stelle riescono meglio” gongolava sul blog di Beppe Grillo il leader dei pentastellati siciliani Giancarlo Cancelleri, complimentandosi con il primo cittadino ragusano Federico Piccitto. Adesso che il premier Matteo Renzi annuncia di volere abolire l’odiata tassa a partire dal 2016, Piccitto è invece costretto al passo indietro: a Ragusa, infatti, la giunta sta per reintrodurre la Tasi.

“Temiamo che il passo indietro dell’amministrazione posso incidere sull’economia locale: consideri che lo scorso anno, la cancellazione della Tasi non aveva poi fatto ripartire più di tanto li consumi”, si lamenta Salvo Ingallinera, presidente della Confcommercio locale. “I rapporti tra giunta e città? Devo dire che quando ho chiesto a sindaco e assessori d’intervenire sui regolamenti comunali obsoleti per i commercianti ho trovato disponibilità: l’impressione è che siano in una condizione di work in progress. Il problema è che comunicano poco, e per questo si ha la sensazione di immobilismo”.

La stessa critica mossa da Valentina Spata, ex dirigente del Pd, poi andata via dai dem insieme a Pippo Civati, che nel 2013 aveva clamorosamente votato per Piccitto, invece di seguire le indicazioni del suo partito. “Probabilmente avrebbero potuto fare di più, ma non si può certo dire che stiano lavorando male: forse peccano nella comunicazione”.

E mentre nei bar della città lamentano l’assenza del primo cittadino all’ora dell’aperitivo (“Quelli di prima si vedevano spesso, lui raramente”), i 5 Stelle di Ragusa potranno disporre nel bilancio comunale di un’entrata unica: le royalties versate dalle compagnie petrolifere. Un tema spinoso che ha esposto la giunta Piccitto al fuoco incrociato delle polemiche. Nel giugno scorso, infatti, gli uffici comunali avevano dato il via libera alla richiesta di concessione edilizia presentata dalla società Irminio, per tre nuovi punti di ricerca.

Ambientalisti ed esponenti pentastellati erano insorti: come è possibile che un comune amministrato dai 5 Stelle dia il via libera alle tanto odiate trivellazioni petrolifere? In città la definiscono come una “contraddizione nei termini”, mentre Piccitto spiega: “L’opera aveva il nulla osta di tutti gli enti competenti, compreso il Comune di Ragusa, che però l’aveva concessa prima del nostro arrivo. La delibera del Comune, quindi è solo un atto tecnico, che non sposta la nostra contrarietà alle trivellazioni, ma che non poteva essere negata, dato che rischiavamo un contenzioso milionario con Irminio”.

Evitando il contenzioso, Ragusa potrà quindi continuare a godere delle cifre a sei zeri concesse dai cercatori d’oro nero: nel 2014 l’abolizione della Tasi era stata possibile anche grazie ai 14 milioni di diritti lasciati nelle casse comunali dalle società petrolifere, mentre negli ultimi 12 mesi le royalties ammontano addirittura a 29 milioni.

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Fonte: Il Fatto Quotidiano

Un segnale forte per i medici di domani: la cattedra in Umanità alla facoltà di Medicina di Milano da:ndnoidonne

Dottori anche in ‘umanità’

Luisella Battaglia

Si è salutata con grande favore la notizia dell’istituzione di una cattedra di ‘Umanità’ nel dipartimento di oncologia della facoltà di Medicina a Milano. Un insegnamento, indubbiamente, carico di promesse, anche per il carattere fortemente evocativo di una parola che condensa in sé una straordinaria ricchezza di significati, ma che soprattutto, nel sottolineare la necessità di una formazione umanistica del medico, sembra nascere dalla presa di coscienza di una crisi della medicina scientifica. Una crisi che nasce, in realtà, dal suo stesso successo. La medicina scientifica ha compiuto infatti straordinari progressi: tecniche sempre più sofisticate consentono al malato di vedersi in tre dimensioni, il medico lo può curare a distanza grazie alla telemedicina, il chirurgo può operare senza toccare direttamente il malato. Progressi innegabili che celano tuttavia un pericolo, quello di vedere l’individuo ignorato nella sua singolarità dalle esigenze classificatorie. Siamo, in effetti, in presenza di un sistema sempre più burocratizzato che, ad esempio, anziché attribuire una valenza positiva al tempo trascorso con il paziente, considerandolo un investimento ai fini della stessa terapia, lo associa al concetto di perdita.

Che resta allora della relazione originaria tra curante e curato, di quel colloquio descritto fin dall’antichità da Ippocrate e dai suoi discepoli dell’isola di Kos? Qual è il posto del malato nella malattia, in una medicina sempre più spinta verso l’universalizzazione e chiamata a divenire una scienza dell’oggetto umano? In Nascita della clinica Michel Foucault ha tratteggiato magistralmente il cammino compiuto dalla medicina moderna, concentrandosi sul momento – la rivoluzione francese – in cui la creazione dell’ospedale, inteso come – “cittadella fortificata della salute” -, alimenta l’ambizioso progetto di una medicina come scienza esatta, attraverso l’oggettivazione della malattia e del malato. Al prezzo, tuttavia, di “sradicare” il soggetto, la persona, ignorando la molteplicità degli aspetti – biologici, psicologici, sociali – che ineriscono al problema della salute.

La ricostruzione etimologica di alcuni termini chiave potrebbe qui rivelarsi particolarmente utile. Medicus richiama il verbo latino mederi che significa “prendersi cura”, ma anche la parola greca therapeia ha tale significato: la sua radice Dher vuol dire “portare”, “prestare attenzione”. Il terapeuta è dunque “colui che sostiene”. È quanto ci ricorda un grande psicoterapeuta, James Hillman, secondo il quale il medico che passeggia “lungo le sale bianche dell’ospedale, con graziose nozioni della sofferenza, della malattia e della morte”, dovrebbe ritrovare la strada verso la visione più antica e integrata della sua vocazione, specie in quelle situazioni difficili della medicina moderna – superspecializzazioni, tariffe, amministrazione ospedaliera – che mostrano come l’aspetto umano sia caduto nell’ombra. È la stessa predilezione per la patologia scientifica ad allontanarlo dalla comprensione della sofferenza in favore della spiegazione della malattia: la sua attenzione è spostata dal soggetto all’oggetto, da colui che è disturbato al disturbo e alla sua causa. Ma, soprattutto, diventa immemore della sua stessa vulnerabilità: “I medici – rileva Hillman – sono notoriamente cattivi pazienti forse perché hanno perduto la capacità di essere feriti”.

Oggi, dinanzi ai complessi problemi della medicina ospedaliera, è davvero prefigurabile una medicina umanistica in grado di tenere insieme capacità tecniche e carattere morale? Ma, soprattutto, la cultura medica è preparata a questo rinnovamento, insieme politico e culturale? I segnali non sono certo incoraggianti: basti pensare agli attuali test di accesso alle facoltà di medicina, che privilegiano le competenze scientifiche e ignorano sistematicamente le questioni filosofiche ed etiche, di importanza fondamentale per la formazione umanistica del medico. Perché, allora, non cominciare proprio da qui, dando un segnale forte in direzione della confluenza dei diversi saperi dell’uomo e inaugurando così quel nuovo percorso per i dottori di domani che l’insegnamento di ‘umanità’ si propone?

La creazione del nuovo Dipartimento di Oncologia della Statale segna comunque una tappa importante in quel processo di umanizzazione della medicina che ponga finalmente al centro del percorso di cura la persona. Negli ultimi anni, infatti, si è provato a dare una forma originale all’insegnamento della medicina iniziando un percorso sperimentale di introduzione precoce degli studenti, nei primi giorni di frequenza, al mondo della persona malata, seguendo gli infermieri nelle attività quotidiane di accudimento. In una serie di incontri di riflessione in piccoli gruppi con una docente di Pedagogia medica, gli studenti rielaborano i profondi sentimenti e le emozioni che si originano dal prendere parte al rapporto di cura. Al termine del corso, una serie di incontri organizzati dagli stessi studenti con scrittori, filosofi, medici, offre poi l’opportunità di riconsiderare i vissuti personali in un contesto ancora più ampio. Un progetto sperimentale, questo, nato dalla consapevolezza che i corsi di Medicina tradizionale, soprattutto nei primi anni, favoriscono una concezione distorta e riduttiva del tipo di medico che la società richiede: la concezione di un medico molto centrato sugli aspetti preclinici e le scienze di base, ma poco interessato alle dimensioni culturali, relazionali e umanistiche di importanza cruciale in questa professione.